L’uomo di Galilea – Una storia di Gesù, unico salvatore del mondo.

L'uomo di galilea

Ho terminato da poco la meditazione del volume “L’uomo di Galilea – Una storia di Gesù, unico salvatore del mondo” (Fede & Cultura VEDI QUI) scritto dal Servo di Dio John Fulton Sheen (1895-1979), arcivescovo statunitense e predicatore di fama internazionale.

Vorrei utilizzare alcuni stralci di questo testo per formulare i miei auguri a tutti gli amici dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân, prendendo in prestito una riflessione che riguarda la nascita del nostro Salvatore, Gesù Cristo.

L’evento che ha cambiato la storia dell’uomo e dell’universo si svolge in un angolo remoto della terra, in una grotta fredda e umida. Il Re dei Re viene alla luce a Betlemme nella più misera delle sistemazioni, accudito da Maria Vergine e Madre e da Giuseppe suo sposo.

Chi sono coloro che hanno il privilegio di poter contemplare, primi fra gli uomini, “Il Verbo [che] si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi[1]? I pastori e i Magi.

I primi sono “…anime semplici che nulla sapevano della politica del mondo, nulla di arte o di letteratura[2]. Molto probabilmente sono degli analfabeti mai andati a scuola perché impegnati nel loro umile lavoro per avere il sudato pane quotidiano. Non sono fini teologi capaci di disquisizioni ardite o ricche di riferimenti alla Sacra scrittura. Nella loro piccolezza hanno però il dono della fede: “… riconoscevano l’esistenza di Dio sopra di loro e delle pecore ai loro piedi. … E prendendo una delle cose che conoscevano, un agnellino, lo portarono con loro e lo deposero ai piedi della sola altra cosa che non ignorassero: il Dio dei cieli…[3]. Sanno di non sapere ma allo stesso tempo la fede li conduce alla grotta davanti a Colui che è sapienza infinita.

Dopo i pastori arrivano tre strane figure, sembrano degli stranieri: sono i Magi che “… non erano re, ma maestri di re; non dilettanti del sapere, ma scrutatori dei cieli e scopritori di stelle[4]. Si potrebbe pensare che, dopo i miserabili, sia il turno dei nobili e degli uomini di cultura. In realtà, non la loro cultura e nemmeno i loro soldi li hanno portati a Betlemme. Figuriamoci se nelle vicinanze non vi fossero uomini dediti allo studio o fini aristocratici! I Magi non sono giunti a Betlemme in quanto ricchi di nozioni o di denaro! Anch’essi sono giunti alla grotta grazie alla loro fede: “Costoro videro soltanto una stella e intuirono la presenza di un Dio. Per l’uomo superbo la stella non è che una stella; ma per il sapiente la stella è opera delle mani di Dio, è manifestazione e rivelazione di qualche cosa che la trascende[5]. Il loro studiare non è orientato alla superbia o alla vanagloria, non cercano riconoscimenti nei grandi consessi. La loro intelligenza è a servizio della Verità per la ricerca della Verità: sanno che il loro sapere ha un senso solamente grazie alla loro fede. Per questo possono davvero essere chiamati sapienti.

Davanti alla grotta di Betlemme arrivano quindi solamente due gruppi di persone, i pastori ed i Magi, entrambi caratterizzati da una profonda fede e dalla forte umiltà.

Anche noi, quando ci inginocchieremo davanti alla mangiatoia nella notte di Natale, chiediamo il dono delle fede che illumini la nostra vita. Porteremo in offerta ciò che siamo, con le nostre fragilità e le nostre miserie, ma anche con la consapevolezza della nostra unicità e della nostra indispensabilità per la realizzazione del Regno dei Cieli che invochiamo ogni volta che recitiamo il Padre Nostro. Chiediamo la grazia di essere umili pastori pronti ad ascoltare ed accogliere la Sua parola senza troppe domande o riflessioni: come i pastori serviamo e dedichiamoci alla nostra vocazione senza paura e senza esitazioni.

Chiediamo la grazia di essere come i sapienti Magi che interrogano la loro intelligenza, illuminata dalla fede, per entrare sempre di più nella Sua parola: come i Magi seguiamo la stella senza esitazioni per cercare quella Verità che ci chiama e ci scuote.

Allora sì che nella grotta di Betlemme ci saremo anche noi, insieme alla Sacra famiglia, al bue l’asinello, agli umili pastori e ai sapienti magi e ci accorgeremo di non essere in una semplice grotta: “I pastori e i Magi erano abbastanza umili per volersi inchinare, e dopo che si furono abbassati, scoprirono di non essere affatto in una grotta, bensì in un mondo nuovo in cui si trovava una meravigliosa donna, alla quale il sole incoronava la fronte e la luna faceva da sgabello ai piedi, che reggeva tra le braccia il Bambino le cui minuscole dita sorreggono la terra intera che ci ospita”.[6]

Luca Pingani

Vicedirettore dell’Osservatorio

luca.pingani@gmail.com

 

[1] Giovanni 1, 14.

[2] J. F. Sheen. L’uomo di Galilea. Una storia di Gesù, unico Salvatore del mondo,. Fede & Cultura, Verona 2020, p. 16.

[3] Ibidem.

[4] Ivi, p. 17.

[5] Ibidem.

[6] Ivi, p. 19.

 

John Fulton Sheen, L’uomo di Galilea – Una storia di Gesù, unico salvatore del mondo”, Ed. Fede & Cultura