Appello a Bassetti: non rompete la comunione. Di Luisella Scrosati.

Comunione covid

Dopo l’appello perché sia ripristinato il diritto dei fedeli a una Messa senza abusi da pandemia, in particolare la distribuzione della Comunione, la Bussola si rivolge direttamente a Bassetti. 

Eminenza Reverendissima,
le nuove disposizioni relative alla modalità di distribuzione della Santa Comunione, purtroppo, non fanno che confermare una sensazione che già stava maturando: la Conferenza Episcopale Italiana appare più attenta a non urtare il comitato tecnico-scientifico voluto dal Governo che non ad evitare di angariare i fedeli.

È triste dirlo, ma è così. Voi state accogliendo delle indicazioni che significano di fatto l’accettazione di un abuso universale all’interno della Chiesa. Perché è la legge della Chiesa che vieta ai sacri Ministri di rifiutare la Comunione ad un fedele, per il solo fatto che chieda di riceverla in bocca (can. 843; Redemptionis Sacramentum, 91). È la legge della Chiesa che prevede scrupolosamente quali sono gli unici casi in cui è doveroso rifiutare la Comunione (can. 915), senza lasciare troppo spazio alle fantasie o alle ossessioni igieniste. È sempre la legge della Chiesa che difende il diritto del fedele di ricevere la Comunione, purché interiormente ben disposto e libero da censure ecclesiastiche (can. 912). E voi, cosa state facendo di questa legge?

Lo Stato non può determinare la modalità con cui la Chiesa amministra i sacramenti: voi lo sapete bene, ed anche i funzionari statali lo sanno, tant’è vero che nelle risposte ai quesiti che voi avete mandato al Ministero dell’Interno, il Capo dipartimento deve parlare della «raccomandazione di evitare la distribuzione delle ostie consacrate portate dall’officiante direttamente alla bocca dei fedeli». Raccomandazione, chiaro? Perché il Governo non può fare altro se non raccomandare; diversamente andrebbe contro il Concordato del 1985. Ma voi, di quella raccomandazione, avete fatto un randello da tirare sulla testa dei fedeli e dei sacerdoti che vogliono obbedire a Dio e non agli uomini (cf. Atti 5, 29).

La responsabilità della proibizione della Comunione in bocca, e dunque la formalizzazione de facto di un grave abuso, ricade interamente su voi Vescovi. Su di voi grava la responsabilità di fomentare una divisione interna nella Chiesa: fedeli e sacerdoti si trovano ora nella condizione che per obbedire al Diritto universale della Chiesa, dovranno disobbedire ai Pastori che tale diritto dovrebbero invece difendere e far osservare. Su di voi pesa lo scandalo inevitabile che si avrà nelle nostre celebrazioni, dove i fedeli si presenteranno per ricevere la Santa Eucaristia nel modo previsto dalla Chiesa e si troveranno il rifiuto dei sacerdoti, oppure sacerdoti consenzienti (secondo il Diritto!), ma che saranno poi denunciati dai parrocchiani, etc.

Noi vogliamo continuare a ricevere la Comunione secondo quella modalità che secondo l’insegnamento della Memoriale Domini di Paolo VI, che voi state di fatto mettendo sotto i piedi, «esprime e significa il riverente rispetto dei fedeli verso la Santa Eucaristia». Quel Papa volle che fosse a tutti chiaro che «la Sede Apostolica esorta caldamente Vescovi, Sacerdoti e fedeli a osservare con amorosa fedeltà la disciplina in vigore, ora ancora una volta confermata», ossia quella della Comunione direttamente in bocca.

Voi invece la proibite. E in questo modo create divisione nella Chiesa. Su di voi ricade la responsabilità di questa divisione, che sta mettendo fedeli gli uni contro gli altri, fedeli contro i loro sacerdoti, gli uni e gli altri contro i loro Vescovi. Su di voi quello che inevitabilmente si andrà a verificare e che per altro già avviene (ed è bene che ne siate a conoscenza): i fedeli che vogliono continuare a ricevere la Santa Comunione nel modo stabilito dalla Chiesa ed osservato per secoli e secoli, quei fedeli stanno andando a ricevere il sacramento della Comunione in comunità non in piena comunione con la Chiesa, ma che custodiscono la dottrina del Sacramento e la disciplina della Chiesa relativa ad esso. Giusto? Sbagliato? Sicuramente non consigliabile ed ancor meno auspicabile. Ma questa è la situazione che si è creata per il grave abuso che voi avete autorizzato.

Ma veramente l’ossequio alle opinioni di alcuni scienziati – perché di questo si tratta! – vale più della comunione ecclesiale? Quegli scienziati che prima ritenevano che la mascherina in chiesa andasse messa a tutti, sposi inclusi, e poi si accorgono che gli sposi non possono «essere considerato estranei tra loro» e quindi, niente mascherina.

Che cosa volete che facciano i fedeli per manifestare il loro dissenso, il loro dolore, la loro determinazione a non assoggettarsi ad un abuso?

Cosa volete: che azzeriamo le offerte? Che diamo l’8 per mille allo Stato, o alle comunità ortodosse? Che ci mettiamo con dei manifesti davanti agli uffici della CEI? Perché state portando il popolo di Dio all’esasperazione. Dopo anni di fatica per ricomporre (e nemmeno del tutto) la divisione creata dalla riforma liturgica, adesso volete crearne un’altra per il divieto della Comunione in bocca?

Ancora vogliamo credere che vi stiano a cuore l’unità della Chiesa ed il bene delle anime e per questo vi invitiamo a rivedere l’obbligo della Comunione sulla mano. Non c’è alcuna evidenza scientifica che questa prassi sia migliore dell’altra, quanto alla trasmissione del virus. Il Presidente dei Medici Cattolici italiani, il professor Boscia, lo aveva detto a chiare lettere. Vi chiediamo di avere un confronto con lui e con medici diversi da quelli del comitato del Governo.

In ogni caso la convinzione che la Comunione sulla mano sia igienicamente più sicura può semmai rendere comprensibile che si raccomandi tale pratica, ma non che la si imponga. Ristabilite il diritto nella Chiesa, senza il quale non ci può essere vera unità.

Dev.ma in Cristo.

Per scrivere al cardinal Bassetti: segreteria.arcivescovo@diocesi.perugia.it 

 

(Fonte: https://www.lanuovabq.it/)