Chiesa in Italia

Don Nicola Bux: “Signore, fa’ che il papa e i vescovi non seguano la chimera del mondo nuovo”

(www.aldomariavalli.it) In vista delle festività di fine anno, don Nicola Bux ha inviato per tutti gli amici di Duc in altum una riflessione in forma di preghiera.

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O Signore Gesù, mio Salvatore, fa’ che la tua venuta, antica e sempre nuova, accresca nella Chiesa la fede in te e non nel progresso del mondo che mette da parte e persino sostituisce le cose ultime che ci aspettano: morte, giudizio, inferno o paradiso. Facci comprendere che la promessa di felicità è legata a quelle e non a questo mondo, perché il tuo regno non è di questo mondo.

Le scienze non hanno migliorato la condizione del mondo e non hanno portato in terra il paradiso; i sistemi totalitari, che lo promettevano con la loro ideologia, sono falliti. Anche i tentativi attuali di costruire il futuro sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale, espressi in modo sempre più evidente nell’Onu, sono un inganno, perché fissano i limiti del benessere raccontando che le risorse  stanno esaurendosi e raccomandando di non preoccuparsi di coloro che non sono più produttivi o che non possono più sperare in una determinata qualità della vita. Tu che sei del mondo il Creatore e il Signore, potresti mai permetterlo?

Pertanto, ti supplico, apri gli occhi agli uomini di Chiesa, a cominciare dalla Gerarchia, affinché si accorgano che questa nuova ideologia, non propone agli uomini il sacrificio necessario per raggiungere un benessere generale, bensì una strategia per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità, affinché non venga intaccata la pretesa felicità che taluni hanno raggiunto.

Ti prego ora per la donna, alla quale nei Vangeli ti sei rivolto con questo straordinario nome: falle comprendere che la sua autorealizzazione non è ostacolata dalla famiglia e dalla maternità, che anzi costituiscono la sua specificità femminile, che non si può annullare di fronte all’ideologia di un essere umano indistinto e uniforme. Aiutala, o Signore, a non aver paura di essere madre, come ha fatto la tua Madre Maria, perché il figlio che nasce non è una minaccia per il suo io e per il suo libero sviluppo, e comprenda che nel momento in cui le viene sconsigliato di amare, le viene impedito di essere donna.

Fa’ che il papa e i vescovi non seguano la chimera di un mondo nuovo, ma aiutino i cristiani prima di altri ad alzare la voce. Così saranno davvero profetici, perché parleranno in faccia al mondo. Come possono, infatti, essere rispettati e promossi i diritti dei più poveri quando l’uomo è in preda alla gelosia, all’angoscia, alla paura e persino all’odio? Come possono le pratiche abominevoli e contraddittorie, che da un lato pretendono e dall’altro rifiutano la vita (sterilizzazione, aborto, contraccezione sistematica, utero in affitto, eutanasia) restituire la gioia di vivere e di amare?

Dona, dunque, o Signore Gesù, ai laici cristiani di lottare in maniera risoluta contro questo pseudo-nuovo umanesimo, senza distogliere lo sguardo dalla vita eterna, che conferisce all’esistenza terrena la sua responsabilità, la sua grandezza e la sua dignità. Sono i tratti fondamentali da te fissati, dell’immagine cristiana dell’uomo, il contenuto concreto, politicamente realistico e realizzabile, spesso espresso dal papa Giovanni Paolo II, di una “civiltà della verità e dell’amore”.

Questo è l’antico e sempre nuovo ordine del mondo, in una parola, la pace, che tu, o Gesù Cristo mio Signore, porti con la tua venuta a tutti gli uomini di buona volontà, non senza l’ausilio di Maria tua Madre.

Amen.

Nicola Bux

L’esproprio proletario di Bergoglio

(Fonte: loccidentale.it) Se i più papisti del Papa pensavano che le preoccupazioni seguìte all’enciclica “Fratelli tutti” su una serie di aspetti, e fra questi la critica al concetto di proprietà privata, fossero le solite operazioni false e tendenziose dei cattolici non allineati alla Revolucion bergogliana, eccoli serviti. In un messaggio alla Conferenza internazionale dei giudici membri dei Comitati per i diritti sociali di Africa e America, Francesco lo ribadisce chiaro e tondo. Anzi, per restare in tema, papale papale: “Costruiamo la giustizia sociale sulla base del fatto che la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto e intoccabile il diritto alla proprietà privata”. Per Bergoglio, “il diritto alla proprietà è un diritto naturale secondario derivato dai diritti di cui tutti sono titolari, scaturito dai beni creati. Non vi è giustizia sociale in grado di affrontare l’iniquità che presupponga la concentrazione della ricchezza”.

Affermazioni assai scivolose, soprattutto se inquadrate nel contesto di un discorso che così esorta i giudici dei Comitati per i diritti sociali dei due continenti: “Nessuna sentenza può essere giusta, nessuna legge legittima se ciò che generano è più disuguaglianza”. Con tanto di invito finale a lottare “contro quanti negano i diritti sociali e lavorativi. Lottando contro quella cultura che porta a usare gli altri, a schiavizzare gli altri e finisce col togliere la dignità agli altri”.

Al netto di ovvietà come il rifiuto della schiavizzazione e della negazione dei diritti, che difficilmente potrebbero essere non condivise, un approccio per metà da socialismo reale in salsa sovietica e per metà da madurismo venezuelano, che alla valorizzazione dei talenti e all’etica del lavoro e della fatica quale strumento di realizzazione personale sembra preferire un rivendicazionismo redistributivo che come modello economico non ha fin qui dato grande prova di sé. Come proprio la storia di quel terzo mondo al quale Bergoglio si rivolge e al quale sembra guardare quasi come fonte di ispirazione dovrebbe invece dimostrare.

Insomma, dopo la patrimoniale di cui si sente parlare in casa nostra, l’esproprio proletario. Un passo avanti verso quella “Francesconomics” i cui contorni sono sempre più chiari e della quale ci occuperemo più diffusamente nei prossimi giorni. Intanto limitiamoci a rispondere attraverso la Dottrina sociale della Chiesa e la miliare enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII, rifacendoci alle osservazioni formulate su questo giornale dal professor Stefano Fontana a commento della “Fratelli tutti”.

Per quanto riguarda la concezione di disuguaglianza e inequità che per Francesco è la causa di tutti i mali, “quando la disuguaglianza è frutto dell’ingiustizia – scrive Fontana – va combattuta come ingiustizia. Ma quando la disuguaglianza è frutto o della natura o dell’impegno personale allora è una ricchezza per tutti. Anche la Rerum novarum di Leone XIII lo diceva, mettendo in guardia dalle utopie egualitariste che producono danni infinitamente maggiori di quelli che vorrebbero evitare. C’è il rischio che dalla valutazione della proprietà privata che papa Francesco esprime nell’enciclica derivino forme di statalismo populista, di pauperismo egualitario, di assistenzialismo deprimente. Bisognerebbe tornare a parlare di giustizia e non di diseguaglianza, ma per farlo bisogna superare le insufficienti dottrine moderne dell’equità (come per esempio Rawls) per tornare al concetto denso di bene comune”.
Quanto invece alle considerazioni critiche sulla proprietà privata, già formulate nella “Fratelli tutti”, la Dottrina sociale della Chiesa – ricorda il professore “ha sempre difeso il diritto naturale alla proprietà privata, frutto del lavoro, garanzia di vera libertà, tutela della famiglia, fattore propulsore dell’economia perché, diceva Leone XIII, uno si impegna di più sul suo che in quello degli altri. Il diritto naturale alla proprietà privata non contrasta con l’altro principio della destinazione universale dei beni e non ne è sottoposto e condizionato, come sembra sostenere papa Francesco. Sono sullo stesso piano o, si può dire, sono lo stesso principio. Infatti c’è un unico modo per realizzare in modo giusto e naturale la destinazione universale dei beni: diffondere la proprietà privata, che va ampliata e non ridotta, esaltata e non vilipesa, convenientemente valorizzata da un contesto etico e culturale veramente umano, ma non ridotta a questione marginale di una economia centralizzata”.

Più chiaro di così…

Articolo di Idefix

Vescovo denuncia una deriva anti-umana nella gestione di questa epidemia. Di Umberto Spiniello

Vescovo denuncia una deriva anti-umana nella gestione di questa epidemia

Di Umberto Spiniello

(www.informazionecattolica.it)

 

Nel dibattito in corso sulla pandemia spesso sentiamo ripetere dai nostri governanti che: “occorre una visione globale”, ma di quale visone si tratta?

Certo risulta difficile credere che si alluda ad una visione globale in materia di assistenza sanitaria nel nostro paese, dato che in alcuni casi sono le regioni che hanno sopperito alle mancanze del governo centrale, mettendo in atto politiche specifiche e mirate sul territorio. Inoltre anche considerando lo scenario europeo ogni nazione ha un contesto socio/sanitario differente. Anche la visione economica e del welfare nel nostro Paese non sembra essere frutto di una visione globale, data la disparità creata tra alcuni settori produttivi, ad esempio tra pubblico e privato, causata da assistenze finanziare insufficienti e norme inadeguate.

Forse quello che manca è proprio una visione globale sull’uomo e la vita.

In questo dibattito che vede coinvolta l’Europa ed il mondo, si inserisce Mons. Marc Aillet, vescovo di Bayonne in Francia. Mons. Aillet, già noto per le forti prese di posizioni in difesa della Libertas Ecclesiae nel suo Paese, ha rilasciato in questi giorni una lunga dichiarazione per la rivista diocesana Notre Eglise .

Alcuni passaggi sono degni di nota e rivelano una lucida analisi sul fine ultimo di ogni politica che si ponga come obbiettivo il bene comune:

“La paura, che si è impossessata di molte persone, è alimentata dal discorso ansiogeno e allarmista delle autorità, rilanciate dalla maggior parte dei grandi media. Ne deriva una difficoltà crescente a riflettere, una mancanza di reazione in rapporto agli eventi, un consenso quasi totale dei cittadini alla perdita di libertà fondamentali. In seno alla Chiesa, si osservano reazioni quanto meno inattese: coloro che denunciano sempre l’autoritarismo della gerarchia e contestano il magistero in modo sistematico, in particolare sui temi morali, si sottomettono oggi senza protestare allo Stato e sembrano aver perso ogni spirito critico, (…) La paura non è buona consigliera: essa conduce ad atteggiamenti sconsiderati, aizza le persone le une contro le altre, genera un clima di tensione o di violenza.”

In merito a questo particolare punto sarebbe interessante chiedere a mons. Aillet come giudica la recente dichiarazione di un noto ministro Italiano che si arroga il diritto di stabilire orari a norma covid per le celebrazioni della veglia natalizia!

Continua Aillet: “L’epidemia di Covid-19, è vero, ha causato soprattutto durante la prima ondata delle situazioni drammatiche e ha sfinito il personale sanitario. Ma come non relativizzare la sua gravità, guardando in modo prospettico gli altri disagi che troppo spesso vengono passati sotto silenzio? Ci sono innanzitutto le cifre, che vengono presentate come rivelatrici della gravità inedita della situazione: dopo il conteggio quotidiano dei decessi durante la prima ondata, c’è ora l’annuncio dei casi “positivi”, senza che si possa distinguere tra coloro che sono malati e coloro che non lo sono.”

Il vescovo francese denuncia una deriva anti-umana nella gestione di questa epidemia, frutto di una visione puramente materialistica della vita umana, dove non esistono vincoli morali o familiari, l’unico dato che conta è l’immanente e l’individualismo:

“Ci è voluto del tempo prima che si parlasse del trattamento disumano che è stato imposto nella case di riposo alle persone anziane, talvolta chiuse a chiave nelle loro stanze, con il divieto di ricevere visite dai familiari: le testimonianze sui problemi psicologici e i decessi prematuri dei nostri anziani abbondano. Si parla poco dell’aumento degli stati depressivi in soggetti non predisposti: gli ospedali psichiatrici sono sovraccarichi, le sale d’attesa degli psicologi piene, segno che la sanità mentale dei francesi peggiora in modo inquietante e questo il ministero della Salute lo ha riconosciuto pubblicamente. Si denuncia un rischio di “eutanasia sociale”, quando si stima che 4 milioni di cittadini sono in una situazione di solitudine estrema, senza contare i milioni di francesi che, dal primo confinamento, sono scivolati al di sotto della soglia di povertà.”

Queste considerazioni risultano incontestabili specie alla luce delle recenti derive in zone come il nord Europa o il Canada, dove sempre più persone avendo perso non solo il potere economico ma anche la perdita di senso esistenziale, chiedono l’eutanasia piuttosto che vivere un lockdown.

Infine mons. Aillet tocca il punto della situazione, un vero e proprio nervo scoperto per la politica progressista, una visione globale dell’essere umano, che rimane valida anche al di fuori del contesto cristiano: “Il divieto di celebrare il culto, anche quando vengono prese misure sanitarie ragionevoli, con le Messe ridotte al rango di attività “non essenziali”: questo non si è mai visto in Francia, salvo che a Parigi sotto la Comune! Giudicare, cioè valutare la realtà alla luce dei grandi principi che fondano la vita sociale. Poiché l’uomo è “unità di corpo e anima”, non è giusto fare della salute fisica un valore assoluto (…) Poiché l’uomo è sociale per natura e aperto alla fraternità, è insostenibile spezzare le relazioni familiari e amicali e condannare le persone più fragili all’isolamento e all’angoscia della solitudine.” In conclusione questa lucida analisi di mons. Aillet, risulta non solo essere un illuminante chiave di lettura del drammatico tempo che l’umanità sta attraversando ma è chiaramente anche uno sprone per tutti i governanti (e prìncipi della chiesa) a non rinnegare il sistema di valori fondati l’occidente cristiano a favore di un nichilismo mondano privo di speranza. E’ utopistico considerare una visione globale dell’uomo se si rinnega la sua intrinseca natura spirituale e trascendentale.

Intervento dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò sulle Elezioni in USA.

 

Il mondo nel quale ci troviamo a vivere è, per usare un’espressione evangelica, «in se divisum» (Mt 12, 25). Questa spaccatura, a mio parere, consiste nella realtà e nella finzione: la realtà oggettiva da una parte, la finzione mediatica dall’altra. Questo vale per la pandemia, che il filosofo Giorgio Agamben ha analizzato nella raccolta di interventi A che punto siamo recentemente pubblicata per i tipi di Quodlibet; ma vale ancora di più per la surreale situazione politica americana, nella quale l’evidenza di una colossale truffa elettorale viene impunemente censurata dai media, dando per acquisita la vittoria di Joe Biden.

La realtà del Covid contrasta palesemente con quello che vogliono farci credere i media mainstream, ma questo non basta per smontare il grottesco castello di falsità al quale la maggior parte della popolazione si adegua con rassegnazione. La realtà dei brogli elettorali, delle palesi violazioni dei regolamenti e la falsificazione sistematica dei risultati contrasta a sua volta con la narrazione dei colossi dell’informazione, per i quali Joe Biden è il nuovo Presidente degli Stati Uniti, punto. E così deve essere: non ci sono alternative né alla presunta furia devastatrice di un’influenza stagionale che ha causato lo stesso numero di decessi dello scorso anno, né all’ineluttabilità dell’elezione di un candidato corrotto e asservito al deep state. Tant’è vero che Biden ha già promesso di ripristinare i lockdown anche in America.

La realtà non conta, non è assolutamente rilevante, nel momento in cui essa si frappone tra il piano concepito e la sua realizzazione. Il Covid e Biden sono due ologrammi, due creazioni artificiali, pronte ad essere adattate di volta in volta alle esigenze contingenti o sostituite rispettivamente con il Covid-21 o con Kamala Harris. Le accuse di irresponsabilità per gli assembramenti dei sostenitori di Trump svaniscono se a riunirsi nelle piazze sono i sostenitori di Biden, come già avvenne per le manifestazioni dei BLM in America e per le celebrazioni partigiane del 25 Aprile in Italia. Quello che è criminale per alcuni, è consentito ad altri: senza spiegazioni, senza logica, senza razionalità. Perché il semplice fatto di essere di sinistra, di votare per Biden, di mettersi la mascherina è un lasciapassare assoluto, mentre il solo essere di destra, di votare per Trump o mettere in discussione l’efficacia dei tamponi è un motivo di condanna e di esecrazione che non necessita di prove né di processo. Si è ipso facto fascisti, sovranisti, populisti, negazionisti. Lo stigma sociale dinanzi al quale si dovrebbero ritirare in silenzio quanti ne sono colpiti.

Ritorniamo così a quella divisione tra buoni e cattivi che viene ridicolizzata quando è usata da una parte – la nostra – e viceversa eretta a postulato incontestabile quando vi ricorrono i nostri avversari. Lo abbiamo visto con i commenti sprezzanti alle mie parole sui «figli della Luce» e «i figli delle tenebre», come se i miei «toni apocalittici» fossero il frutto di una mente farneticante e non la semplice constatazione della realtà. Ma nel respingere con sdegno questa divisione biblica dell’umanità, costoro l’hanno confermata, limitandosi a rivendicare a sé il diritto di dare patenti di legittimità sociale, politica e religiosa.

Loro sono i buoni anche se teorizzano l’uccisione degli innocenti e noi dovremmo farcene una ragione. Loro sono i democratici, anche se per vincere le elezioni devono sempre ricorrere a brogli e frodi anche platealmente evidenti. Loro sono i difensori della libertà, anche se ce ne privano giorno dopo giorno. Loro sono obbiettivi e onesti, anche se la loro corruzione e i loro delitti sono ormai evidenti anche ai ciechi. Il dogma che essi disprezzano e deridono negli altri è indiscutibile e inoppugnabile quando sono loro a promulgarlo.

Ma come ho avuto modo di dire in precedenza, costoro dimenticano un piccolo dettaglio, un particolare che non riescono a comprendere: la Verità è in sé, esiste a prescindere dal fatto che vi sia chi le presta fede, perché possiede in se stessa, ontologicamente, la propria ragione di validità. La Verità non può essere negata perché essa è attributo di Dio, è Dio stesso. E tutto ciò che è vero partecipa di questo primato sulla menzogna. Possiamo quindi essere teologicamente e filosoficamente certi che questi inganni hanno le ore contate, perché basterà far luce su di essi per farli crollare. Luce e tenebre, appunto. Lasciamo allora che si faccia luce sulle imposture di Biden e dei Democratici, senza indietreggiare di un passo. La frode che essi hanno ordito contro Trump e contro l’America non potrà rimanere in piedi a lungo, così come non rimarranno in piedi la frode mondiale del Covid, le responsabilità della dittatura cinese, le complicità di corrotti e traditori, l’asservimento della deep church.

In questo panorama di menzogne erette a sistema, propagandate dai media con un’impudenza sconcertante, l’elezione di Joe Biden non è solo desiderata, ma considerata ineluttabile e quindi vera e quindi definitiva. Anche se i conteggi non sono conclusi; anche se i controlli sui voti e le denunce sui brogli sono appena all’inizio; anche se le denunce sono appena state depositate. Biden deve essere Presidente, perché così è stato deciso da loro: il voto degli Americani è valido solo se ratifica questa narrazione, altrimenti si muta in deriva plebiscitaria, populismo, fascismo.

Non stupisce quindi né l’entusiasmo, sguaiato e violento, con cui i Democratici esultano per il proprio candidato in pectore, né l’incontenibile soddisfazione dei media e dei commentatori ufficiali, né l’attestazione di complice e cortigiana sudditanza al deep state da parte dei leader politici di mezzo mondo. Assistiamo a una gara a chi arriva prima, sgomitando scompostamente per mettersi in mostra, per far vedere di aver sempre creduto nella vittoria schiacciante del fantoccio democratico.

Ma se la cortigianeria di capi di Stato e segretari di partito fa parte del trito copione della Sinistra mondiale, lasciano francamente sconcertati le dichiarazioni della Conferenza Episcopale Americana, immediatamente rilanciate da VaticanNews, che con inquietante strabismo si ascrive il merito di aver sostenuto «il secondo Presidente cattolico della storia degli Stati Uniti», dimenticando il non trascurabile dettaglio che Biden è un accanito abortista, un sostenitore dell’ideologia LGBT e del globalismo anticattolico. L’Arcivescovo di Los Angeles José H. Gomez, profanando la memoria dei martiri Cristeros del suo paese natale, sentenzia lapidario: «The American people have spoken», il popolo americano ha parlato. Poco importano i brogli denunciati e ampiamente provati: la fastidiosa formalità del voto popolare, ancorché adulterata in mille modi, va considerata conclusa a favore del portabandiera del pensiero unico. Abbiamo letto, non senza conati di vomito, i post di James Martin s.j. e di tutta quella schiera di cortigiani che scalpitano per salire sul carro di Biden per condividerne l’effimero trionfo. Chi dissente, chi chiede chiarezza, chi ricorre alla legge per vedere tutelati i propri diritti non ha alcuna legittimazione e deve tacere, rassegnarsi, scomparire. Anzi: deve unirsi al coro d’esultanza, applaudire, sorridere. Chi non accetta, attenta alla democrazia e va ostracizzato. Ancora due schieramenti, come si vede, ma questa volta legittimi e indiscutibili, perché sono loro a imporli.

È indicativo che la Conferenza Episcopale Americana e Planned Parenthood esprimano la propria soddisfazione per la presunta vittoria elettorale della stessa persona. Questa unanimità di consensi ricorda l’appoggio entusiastico delle Logge massoniche in occasione dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio, anch’essa significativamente non scevra dall’ombra di brogli in seno al Conclave e parimenti voluta dal deep state, come ben sappiamo dalle mail di John Podesta e dai legami di McCarrick e dei suoi colleghi con i Dem e con lo stesso Biden. Una bella compagnia, non c’è che dire.

Con queste parole è confermato e suggellato il pactum sceleris tra deep state e deep church, l’asservimento dei vertici della Gerarchia cattolica al Nuovo Ordine Mondiale, rinnegando l’insegnamento di Cristo e la dottrina della Chiesa. Prenderne atto è il primo, impreteribile passo per comprendere la complessità degli avvenimenti presenti e per considerarli in un’ottica soprannaturale, escatologica. Noi sappiamo, anzi crediamo fermamente che Cristo, unica vera Luce del mondo, ha già vinto le tenebre che lo oscurano.

 

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

8 Novembre 2020, Dominica XXIII Post Pentecosten

 

Il mondo cattolico e il genocidio dei nascituri. Appello ai cristiani e agli uomini di buona volontà. Don Mangiarotti

Il mondo cattolico e il genocidio dei nascituri.

Appello ai cristiani e agli uomini di buona volontà perché abbia fine l’inqualificabile silenzio del mondo cattolico italiano sul genocidio legalizzato dei nascituri voluto dalle ideologie della morte dominanti in Italia e abbia fine il genocidio stesso con le sue leggi e le sue ideologie.

 

L’Enciclica Evangelium Vitae (insieme con il suo complemento Dignitas personae), come chiesto più volte dal Santo Padre, sia il documento di lavoro, il criterio di giudizio, il testo da diffondere e il punto di riferimento costante per tutti i cattolici, i loro pastori e le loro comunità, e si realizzino urgentemente grandi interventi e gesti di tutto il mondo cattolico a difesa della vita e della famiglia.

IN SINTESI

1. Il genocidio abortista, per l’immensità dei numeri, la natura delle vittime, l’efferatezza del loro sterminio, la sua causa-motivazione-forza ideologica decisiva e per la sua finalità, è da considerare oggettivamente e di gran lunga il fatto più grave di tutta la storia dell’umanità.

2. La scienza aggrava questo verdetto perché dimostra sempre di più al mondo laico e cattolico la presenza della persona umana fin dal suo concepimento, come da sempre insegnato dalla Chiesa.

3. La conseguenza demografica di questo genocidio è la gravissima denatalità dell’Europa, che sta conducendo alla scomparsa dei nostri popoli, un tempo cristiani. In Italia mancano 19 milioni di giovani che, secondo il trend normale precedente, sarebbero dovute nascere in questi ultimi 50 anni.

4. Il genocidio abortista è gravissimo soprattutto perché non è opera di qualche pazzo criminale, ma di una volontà collettiva consapevole e proclamata nella legge civile da parte delle nazioni. E’ in forza di queste leggi che gli aborti si sono moltiplicati a dismisura e le coscienze si sono oscurate.

5. La causa di questa opzione di morte da parte delle nazioni sono alcune ideologie, contrarie a Cristo e alla sua legge morale, che da due secoli dominano la cultura occidentale. I soggetti culturali e politici che le sostengono sono quelli che hanno voluto le leggi abortiste e il genocidio di massa dei nascituri e le leggi contro la famiglia.

6. L’obiettivo di queste ideologie è la rivoluzione antropologica, cioè la riformulazione della stessa natura umana e della società, e il dominio assoluto su di esse, da parte del potere che si è messo al posto di Dio e intende costruire un mondo radicalmente senza Dio e contro la sua legge morale, calpestata punto per punto.

7. Queste ideologie devastanti, che si spacciano per umanitarie, hanno creato una dittatura mondiale, che domina l’umanità esteriormente e interiormente. Solo la Chiesa può resistere, smascherare questa dittatura e, facendo conoscere apertamente la verità, liberare le menti.

8. Il Magistero della Chiesa ha lottato strenuamente e pubblicamente dalla metà dell’Ottocento fino ad oggi per opporsi a questo disegno delirante, al divorzio, al genocidio dei nascituri e alla rivoluzione antropologica. Il documento più drammatico di questa opposizione della Chiesa è l’Enciclica Humanae vitae, che smaschera la disumanità e l’iniquità degli ‘anti-concezionali’ o ‘contraccettivi’ (cioè contro il concepimento).

9. Il testo fondamentale del Magistero contro il genocidio abortista, come ha ribadito il Santo Padre, è l’Enciclica Evangelium Vitae e il suo complemento Dignitas personae. In essi vengono condannate le ideologie e le leggi abortiste e viene chiesta ai cristiani una urgente generale mobilitazione delle coscienze e una grande strategia a favore della vita.

10. La lotta del Magistero contro le ideologie della morte e contro le leggi della morte ha avuto un triplice sostegno suscitato da Dio stesso, vale a dire il pensiero e l’opera dei Santi, dei nuovi carismi e lo straordinario fenomeno delle apparizioni mariane pubbliche (da Rue de Bac del 1830 a Lourdes e a Fatima, fino a quelle degli ultimi decenni del Novecento). Contro le leggi abortiste spicca il nome di Santa Madre Teresa di Calcutta.

11. Il mondo cattolico modernista e quello semimodernista hanno insabbiato questi documenti, hanno imposto il silenzio sul genocidio abortista e sulla distruzione della famiglia, hanno fatto credere a tutti i fedeli che le leggi abortiste non sono un problema, ma anzi sono accettabili e necessarie e che basta applicarle bene, hanno censurato e emarginato dentro il mondo ecclesiale tutti i cattolici pro life e pro family, hanno determinato il silenzio anche dei movimenti un tempo più attivi.

12. E’ spaventosa l’ipocrisia dei cattolici pro choice, che affermano che Dio ha lasciato liberi gli uomini di compiere il male e non vuole che siano costretti con la forza delle leggi civili a compiere il bene. Costoro vogliono perciò che ci sia per tutti la libertà di uccidere i nascituri, ma non quella di uccidere loro stessi, di rubare i loro soldi, di rapire i loro figli o di violentare le loro donne.

13. Il silenzio del mondo cattolico procura un danno immenso ai fedeli e al mondo laico: ai fedeli perché perdono la coscienza della verità e della loro missione nella società, al mondo laico perché senza l’aiuto della Chiesa non può uscire dalla morsa della menzogna e della morte.

14. Sono quattro i compiti fondamentali che la Evangelium Vitae assegna ai cattolici:

l’evangelizzazione, che insegna le verità grandiose che danno la giusta visione della vita;
– la battaglia culturale, che confuta la cultura della morte e sostiene le ragioni della vita;
– la battaglia politica, per far abrogare le leggi abortiste e far promulgare leggi a difesa della vita e della famiglia;
l’opera caritativa, per correre in soccorso alle donne incinte.

15. I cattolici pertanto devono riprendere i testi del Magistero e avere così una coscienza chiara della verità e un giudizio retto e argomentato della situazione in cui viviamo. Urge da parte dei cattolici la testimonianza della verità nella sua purezza e interezza: la ferma condanna delle ideologie della morte e delle leggi abortiste, la difesa forte e coraggiosa della vita umana dal suo concepimento alla sua morte naturale, la difesa della famiglia fondata esclusivamente sul matrimonio tra un uomo e una donna, l’opposizione alla colonizzazione ideologica omosessualista, la difesa della educazione vera della gioventù contro tutte le depravazioni morali.

16. I cattolici, con la forza di un amore profondo verso Dio e verso il prossimo, devono dare vita con regolarità a qualche grande intervento e gesto dentro la società, come la marcia annuale per la vita di Washington, la diffusione ovunque dei testi del Magistero, la ferma e continua richiesta ai politici di abrogazione delle leggi abortiste, la divulgazione delle scoperte scientifiche oggi censurate.

17. In tutte le chiese è necessario che si preghi davanti a Cristo Eucaristico e si educhi a pregare per questa tremenda lotta in difesa dell’uomo, della famiglia, del popolo, della fede, della legge morale, della Chiesa: “il rifiuto della vita dell’uomo, nelle sue diverse forme, è realmente rifiuto di Cristo” (Evangelium vitae 104). Preghiera e azione devono restare inscindibili.

18. Il primo dovere dei politici, cattolici o laici, è di abrogare le leggi abortiste e antifamily, cioè di porre fine all’omicidio degli innocenti e alla distruzione della famiglia, perché il primo dovere dell’autorità civile è la difesa della persona umana e delle famiglie. Questo è ciò che il mondo cattolico deve chiedere a gran voce a tutti i politici, rifiutandosi di votare qualsiasi partito che approvi o difenda le leggi abortiste e contro la famiglia.

19. Mentre lavorano per arrivare alla abrogazione della legge omicida 194, i politici cattolici devono chiedere che le clausole per evitare l’aborto in essa contenute siano applicate, per sottrarre più vite possibile allo sterminio, senza con ciò ritenere buona una legge che autorizza lo sterminio stesso. La legittimazione dell’uccisione di anche solo un bambino rende infame una legge: figurarsi una legge che ne ha fatti ammazzare finora 6.320.000.

20. Occorre chiedere nelle comunità cristiane che ci siano più volontari per le opere di carità a sostegno della maternità a rischio: i Centri di Aiuto alla Vita devono essere rilanciati in tutte le nostre città, mantenendo sempre presenti i doveri di intervento culturale e politico sopra descritti.

21. Non si può pregare perché cessi la pandemia se non si ha la ferma volontà di porre fine al genocidio dei nascituri e alla distruzione delle coscienze, della famiglia e della gioventù: “Anche se moltiplicaste le vostre preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue” (Isaia 1).

22. Non occorre che si ottenga il successo della nostra missione: ciò che è essenziale è che la verità sia testimoniata fino in fondo. Il trionfo verrà come conseguenza quando Dio lo vorrà.

Don Gabriele Mangiarotti

(Fonte:www.culturacattolica.it)