Chiesa in Italia

Il mondo cattolico e il genocidio dei nascituri. Appello ai cristiani e agli uomini di buona volontà. Don Mangiarotti

Il mondo cattolico e il genocidio dei nascituri.

Appello ai cristiani e agli uomini di buona volontà perché abbia fine l’inqualificabile silenzio del mondo cattolico italiano sul genocidio legalizzato dei nascituri voluto dalle ideologie della morte dominanti in Italia e abbia fine il genocidio stesso con le sue leggi e le sue ideologie.

 

L’Enciclica Evangelium Vitae (insieme con il suo complemento Dignitas personae), come chiesto più volte dal Santo Padre, sia il documento di lavoro, il criterio di giudizio, il testo da diffondere e il punto di riferimento costante per tutti i cattolici, i loro pastori e le loro comunità, e si realizzino urgentemente grandi interventi e gesti di tutto il mondo cattolico a difesa della vita e della famiglia.

IN SINTESI

1. Il genocidio abortista, per l’immensità dei numeri, la natura delle vittime, l’efferatezza del loro sterminio, la sua causa-motivazione-forza ideologica decisiva e per la sua finalità, è da considerare oggettivamente e di gran lunga il fatto più grave di tutta la storia dell’umanità.

2. La scienza aggrava questo verdetto perché dimostra sempre di più al mondo laico e cattolico la presenza della persona umana fin dal suo concepimento, come da sempre insegnato dalla Chiesa.

3. La conseguenza demografica di questo genocidio è la gravissima denatalità dell’Europa, che sta conducendo alla scomparsa dei nostri popoli, un tempo cristiani. In Italia mancano 19 milioni di giovani che, secondo il trend normale precedente, sarebbero dovute nascere in questi ultimi 50 anni.

4. Il genocidio abortista è gravissimo soprattutto perché non è opera di qualche pazzo criminale, ma di una volontà collettiva consapevole e proclamata nella legge civile da parte delle nazioni. E’ in forza di queste leggi che gli aborti si sono moltiplicati a dismisura e le coscienze si sono oscurate.

5. La causa di questa opzione di morte da parte delle nazioni sono alcune ideologie, contrarie a Cristo e alla sua legge morale, che da due secoli dominano la cultura occidentale. I soggetti culturali e politici che le sostengono sono quelli che hanno voluto le leggi abortiste e il genocidio di massa dei nascituri e le leggi contro la famiglia.

6. L’obiettivo di queste ideologie è la rivoluzione antropologica, cioè la riformulazione della stessa natura umana e della società, e il dominio assoluto su di esse, da parte del potere che si è messo al posto di Dio e intende costruire un mondo radicalmente senza Dio e contro la sua legge morale, calpestata punto per punto.

7. Queste ideologie devastanti, che si spacciano per umanitarie, hanno creato una dittatura mondiale, che domina l’umanità esteriormente e interiormente. Solo la Chiesa può resistere, smascherare questa dittatura e, facendo conoscere apertamente la verità, liberare le menti.

8. Il Magistero della Chiesa ha lottato strenuamente e pubblicamente dalla metà dell’Ottocento fino ad oggi per opporsi a questo disegno delirante, al divorzio, al genocidio dei nascituri e alla rivoluzione antropologica. Il documento più drammatico di questa opposizione della Chiesa è l’Enciclica Humanae vitae, che smaschera la disumanità e l’iniquità degli ‘anti-concezionali’ o ‘contraccettivi’ (cioè contro il concepimento).

9. Il testo fondamentale del Magistero contro il genocidio abortista, come ha ribadito il Santo Padre, è l’Enciclica Evangelium Vitae e il suo complemento Dignitas personae. In essi vengono condannate le ideologie e le leggi abortiste e viene chiesta ai cristiani una urgente generale mobilitazione delle coscienze e una grande strategia a favore della vita.

10. La lotta del Magistero contro le ideologie della morte e contro le leggi della morte ha avuto un triplice sostegno suscitato da Dio stesso, vale a dire il pensiero e l’opera dei Santi, dei nuovi carismi e lo straordinario fenomeno delle apparizioni mariane pubbliche (da Rue de Bac del 1830 a Lourdes e a Fatima, fino a quelle degli ultimi decenni del Novecento). Contro le leggi abortiste spicca il nome di Santa Madre Teresa di Calcutta.

11. Il mondo cattolico modernista e quello semimodernista hanno insabbiato questi documenti, hanno imposto il silenzio sul genocidio abortista e sulla distruzione della famiglia, hanno fatto credere a tutti i fedeli che le leggi abortiste non sono un problema, ma anzi sono accettabili e necessarie e che basta applicarle bene, hanno censurato e emarginato dentro il mondo ecclesiale tutti i cattolici pro life e pro family, hanno determinato il silenzio anche dei movimenti un tempo più attivi.

12. E’ spaventosa l’ipocrisia dei cattolici pro choice, che affermano che Dio ha lasciato liberi gli uomini di compiere il male e non vuole che siano costretti con la forza delle leggi civili a compiere il bene. Costoro vogliono perciò che ci sia per tutti la libertà di uccidere i nascituri, ma non quella di uccidere loro stessi, di rubare i loro soldi, di rapire i loro figli o di violentare le loro donne.

13. Il silenzio del mondo cattolico procura un danno immenso ai fedeli e al mondo laico: ai fedeli perché perdono la coscienza della verità e della loro missione nella società, al mondo laico perché senza l’aiuto della Chiesa non può uscire dalla morsa della menzogna e della morte.

14. Sono quattro i compiti fondamentali che la Evangelium Vitae assegna ai cattolici:

l’evangelizzazione, che insegna le verità grandiose che danno la giusta visione della vita;
– la battaglia culturale, che confuta la cultura della morte e sostiene le ragioni della vita;
– la battaglia politica, per far abrogare le leggi abortiste e far promulgare leggi a difesa della vita e della famiglia;
l’opera caritativa, per correre in soccorso alle donne incinte.

15. I cattolici pertanto devono riprendere i testi del Magistero e avere così una coscienza chiara della verità e un giudizio retto e argomentato della situazione in cui viviamo. Urge da parte dei cattolici la testimonianza della verità nella sua purezza e interezza: la ferma condanna delle ideologie della morte e delle leggi abortiste, la difesa forte e coraggiosa della vita umana dal suo concepimento alla sua morte naturale, la difesa della famiglia fondata esclusivamente sul matrimonio tra un uomo e una donna, l’opposizione alla colonizzazione ideologica omosessualista, la difesa della educazione vera della gioventù contro tutte le depravazioni morali.

16. I cattolici, con la forza di un amore profondo verso Dio e verso il prossimo, devono dare vita con regolarità a qualche grande intervento e gesto dentro la società, come la marcia annuale per la vita di Washington, la diffusione ovunque dei testi del Magistero, la ferma e continua richiesta ai politici di abrogazione delle leggi abortiste, la divulgazione delle scoperte scientifiche oggi censurate.

17. In tutte le chiese è necessario che si preghi davanti a Cristo Eucaristico e si educhi a pregare per questa tremenda lotta in difesa dell’uomo, della famiglia, del popolo, della fede, della legge morale, della Chiesa: “il rifiuto della vita dell’uomo, nelle sue diverse forme, è realmente rifiuto di Cristo” (Evangelium vitae 104). Preghiera e azione devono restare inscindibili.

18. Il primo dovere dei politici, cattolici o laici, è di abrogare le leggi abortiste e antifamily, cioè di porre fine all’omicidio degli innocenti e alla distruzione della famiglia, perché il primo dovere dell’autorità civile è la difesa della persona umana e delle famiglie. Questo è ciò che il mondo cattolico deve chiedere a gran voce a tutti i politici, rifiutandosi di votare qualsiasi partito che approvi o difenda le leggi abortiste e contro la famiglia.

19. Mentre lavorano per arrivare alla abrogazione della legge omicida 194, i politici cattolici devono chiedere che le clausole per evitare l’aborto in essa contenute siano applicate, per sottrarre più vite possibile allo sterminio, senza con ciò ritenere buona una legge che autorizza lo sterminio stesso. La legittimazione dell’uccisione di anche solo un bambino rende infame una legge: figurarsi una legge che ne ha fatti ammazzare finora 6.320.000.

20. Occorre chiedere nelle comunità cristiane che ci siano più volontari per le opere di carità a sostegno della maternità a rischio: i Centri di Aiuto alla Vita devono essere rilanciati in tutte le nostre città, mantenendo sempre presenti i doveri di intervento culturale e politico sopra descritti.

21. Non si può pregare perché cessi la pandemia se non si ha la ferma volontà di porre fine al genocidio dei nascituri e alla distruzione delle coscienze, della famiglia e della gioventù: “Anche se moltiplicaste le vostre preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue” (Isaia 1).

22. Non occorre che si ottenga il successo della nostra missione: ciò che è essenziale è che la verità sia testimoniata fino in fondo. Il trionfo verrà come conseguenza quando Dio lo vorrà.

Don Gabriele Mangiarotti

(Fonte:www.culturacattolica.it)

CEI. Messaggio per la 15ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato – 1 settembre 2020

Messaggio per la 15ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato

1 settembre 2020

Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà (Tt 2,12) Per nuovi stili di vita

 

In occasione della 15a Giornata Nazionale per la Custodia del Creato le preoccupazioni non mancano: l’appuntamento di quest’anno ha il sapore amaro dell’incertezza. Con san Paolo sentiamo davvero «che tutta la creazione geme e soffre le doglie del parto fino a oggi» (Rm 8,22).
Solo la fede in Cristo ci spinge a guardare in avanti e a mettere la nostra vita al servizio del progetto di Dio sulla storia. Con questo sguardo, saldi nella speranza, ci impegniamo a convertire i nostri stili di vita, disponendoci a «vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà» (Tt 2,12).

Vicinanza, gratitudine, lungimiranza
Siamo in un anno drammatico: la pandemia da Covid-19 ha portato malattia e morte in tante famiglie, ha messo in luce la nostra fragilità, ha ridimensionato la pretesa di controllare il mondo ritenendoci capaci di assicurare una vita migliore con il consumo e il potere esercitato a livello globale. Sono emerse tante contraddizioni nel nostro modo di concepire la vita e le speranze del futuro. Si è visto un sistema socio-economico segnato dall’inequità e dallo scarto, in cui troppo facilmente i più fragili si trovano più indifesi. Alle tante persone colpite negli affetti come nel lavoro desideriamo esprimere tutta la nostra vicinanza, nella preghiera come nella solidarietà concreta.
L’emergenza sanitaria ha anche messo in luce una capacità di reazione forte della popolazione, una disponibilità a collaborare. Tanti medici e operatori sanitari pronti a spendersi con generosità (in alcuni casi fino al dono della vita) per la cura dei malati; tanti lavoratori pronti a fare la loro parte – in condizioni spesso onerose – per consentire la prosecuzione della vita quotidiana anche in emergenza; tante famiglie pronte a stravolgimenti nella loro esistenza, restando a casa per cooperare all’azione comune; tanti uomini e donne che hanno pagato prezzi pesanti per la loro prossimità solidale ai più fragili: a tutti e a tutte la nostra gratitudine, per un impegno condiviso che è sempre risorsa fondamentale nell’emergenza. Abbiamo toccato con mano tutta la nostra fragilità, ma anche la nostra capacità di reagire solidalmente ad essa. Abbiamo capito che solo operando assieme – anche cambiando in profondità gli stili di vita – possiamo venirne a capo. Ne è prova anche la solidarietà che si è venuta a creare verso i nuovi poveri che bussano alla porta della nostra vita.

Abbiamo compreso il valore della lungimiranza, per non farci trovare nuovamente impreparati dall’emergenza stessa; per agire in anticipo, in modo da evitarla. Per questo adesso è tempo di ripensare tanti aspetti della nostra vita assieme, dalla coscienza di ciò che più vale e le dà significato, alla cura della stessa vita, così preziosa, alla qualità delle relazioni sociali ed economiche: davvero la pandemia ha evidenziato tante situazioni di vuoto culturale, di mancanza di punti di riferimento e di ingiustizia, che occorre superare. Non ultimo, in un contesto di incertezza e fragilità, diventa fondamentale ricostruire un sistema sanitario fondato sulla centralità della persona e non sull’interesse economico. Il suo smantellamento ha creato le condizioni per un impoverimento sociale.

Un pianeta malato
Cominciamo col guardare al nostro rapporto con l’ambiente; «tutto è connesso» (LS 138) e la pandemia è anche il segnale di un «mondo malato», come segnalava papa Francesco nella preghiera dello scorso 27 marzo. La scienza, provata nella sua pretesa di controllare tutto, sta ancora esplorando i meccanismi specifici che hanno portato all’emergere della pandemia. Essa appare, oltre che per ragioni sanitarie non ancora spiegate, anche come la conseguenza di un rapporto insostenibile con la Terra. L’inquinamento diffuso, le perturbazioni di tanti ecosistemi e gli inediti rapporti tra specie che esse generano possono aver favorito il sorgere della pandemia o ne hanno acutizzato le conseguenze. Questa emergenza ci rimanda, insomma, anche all’altra grande crisi: quella ambientale, che pure va affrontata con lungimiranza. Gli ultimi mesi hanno evidenziato la profondità e l’ampiezza degli effetti che il mutamento climatico sta avendo sul nostro pianeta. Se «nulla resterà come prima», anche in quest’ambito dobbiamo essere pronti a cambiamenti in profondità, per essere fedeli alla nostra vocazione di «custodi del creato».
Purtroppo, invece, troppo spesso abbiamo pensato di essere padroni e abbiamo rovinato, distrutto, inquinato, quell’armonia di viventi in cui siamo inseriti. È l’«eccesso antropologico» di cui parla Francesco nella Laudato si’. È possibile rimediare, dare una svolta radicale a questo modo di vivere che ha compromesso il nostro stesso esistere? Cominciamo con l’assumere uno sguardo contemplativo, che crea una coscienza attenta, e non superficiale, della complessità in cui siamo e ci rende capaci di penetrare la realtà nella sua profondità. Da esso nasce una nuova consapevolezza di noi stessi, del mondo e della vita sociale e, di conseguenza, si impone la necessità di stili di vita rinnovati, sia quanto alle relazioni tra noi, che nel nostro rapporto con l’ambiente. A cinque anni dalla promulgazione della Laudato si’ e in questo anno speciale dedicato alla celebrazione di questo anniversario (24 maggio 2020 – 24 maggio 2021), occorre che nelle nostre Diocesi, nelle parrocchie, in tutte le associazioni e movimenti, finalmente ne siano illustrate, in maniera metodica e capillare, con l’aiuto di varie competenze, le molteplici indicazioni teologiche, ecclesiologiche, pastorali, spirituali, pedagogiche. L’enciclica attende una ricezione corale per divenire vita, prospettiva vocazionale, azione trasfiguratrice delle relazioni con il creato, liturgia, gloria a Dio.

Impegni per le comunità: un orizzonte ecumenico
A conclusione del Convegno ecumenico «Il tuo cuore custodisca i miei precetti» (Milano, 19-21 novembre 2018), voluto dalla Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo e promosso dall’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso della CEI, assieme alle Chiese cristiane che sono in Italia, si è giunti a formulare alcune indicazioni per le nostre comunità. Possono diventare riferimenti per le iniziative pastorali in questo periodo:
• comunicare la bellezza del creato;
• denunciare le contraddizioni al disegno di Dio sulla creazione;
• educare al discernimento, imparando a leggere i segni che il creato ci fa conoscere;
• dare una svolta ai nostri atteggiamenti e abitudini non conformi all’ecosistema;
• scegliere di costruire insieme una casa comune, frutto di un cuore riconciliato;
• mettere in rete le scelte locali, cioè far conoscere le buone pratiche di proposte ecosostenibili e promuovere progetti sul territorio;
• promuovere liturgie ecumeniche sulla cura del creato in particolare per il «Tempo del Creato» (1° settembre – 4 ottobre);
• elaborare una strategia educativa integrale, che abbia anche dei risvolti politici e sociali;
• operare in sinergia con tutti coloro che nella società civile si impegnano nello stesso spirito;
• le Chiese cristiane sappiano promuovere scelte radicali per la salvaguardia del creato.
In che misura le nostre comunità sono sensibili a queste necessità impellenti per evitare il peggioramento della situazione del creato, che pare già al collasso? Gli stili di vita ci portano a riflettere sulle nostre relazioni, consapevoli che la famiglia umana si costruisce nella diversità delle differenze. Proponiamo alcune opposizioni su cui riflettere nelle nostre comunità come invito urgente a nuove relazioni: accettare/omologare; accogliere/escludere; dominare/servire. Queste scelte risultano essere propositive per uno stile di vita in cui prevalga il senso sul vuoto, l’unità sulla divisione, il noi sull’io, l’inclusione sull’esclusione.

Roma, 24 maggio 2020

La Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace
La Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo

Mons Viganò, Lettera alle Mamme.

LETTERA ALLE MAMME

 

“Salviamo i nostri bambini dalla dittatura sanitaria!

Salviamo l’Italia dalla feroce tirannia globalista!”

 

 

Egregi Signori, Carissime Mamme,

ho ricevuto la Vostra cortese email, nella quale mi informate dell’iniziativa in programma il prossimo 5 Settembre per la tutela della salute fisica, morale e spirituale dei vostri bambini. Rispondendo a voi, mi rivolgo a tutte le Mamme d’Italia.

La manifestazione da voi promossa intende raccogliere il dissenso dei cittadini e in particolare dei genitori dinanzi alle norme che il Governo, abusando del proprio potere, si appresta ad emanare in vista del nuovo anno scolastico; norme che avranno gravissime ripercussioni sulla salute e sull’equilibrio psicofisico degli alunni, come hanno giustamente evidenziato autorevoli esperti.

Va anzitutto denunciato il tentativo sistematico di demolire la famiglia, cellula della società, con il moltiplicarsi di attacchi feroci non solo contro l’unione coniugale che Cristo ha elevato a Sacramento, ma anche la sua stessa essenza naturale, ossia il fatto che il matrimonio è per sua natura costituito da un uomo e una donna, in un vincolo indissolubile di fedeltà e assistenza reciproche. La presenza di un padre e di una madre è fondamentale nella crescita dei figli, che necessitano di una figura maschile e di una femminile come riferimento per il loro armonico sviluppo integrale ed armonico; né si può permettere che i bambini, nella fase delicatissima della loro infanzia e adolescenza, siano usati per rivendicazioni ideologiche di parte, con grave danno per il loro equilibrio psicofisico, da parte di chi con il proprio stesso comportamento ribelle rifiuta la nozione stessa di natura. Potete facilmente comprendere quale possa essere l’impatto della distruzione della famiglia sul consorzio civile: abbiamo tutti sotto gli occhi i risultati di decenni di politiche sciagurate che portano inevitabilmente alla dissoluzione della società.

Queste politiche, ispirate a principi che ripugnano tanto alla Legge di natura inscritta dal Creatore nell’uomo quanto alla Legge positiva che Dio gli ha dato nei Comandamenti, giungono a consentire che i figli siano posti alla mercé del capriccio dei singoli, e che la sacralità della vita e del concepimento siano addirittura oggetto di commercio, umiliando la maternità e la dignità della donna. I figli non possono essere commissionati a fattrici dietro compenso, perché essi sono il frutto di un amore che la Provvidenza ha stabilito debba rimanere sempre e comunque nell’ordine naturale.

Sui genitori incombe la responsabilità, come diritto primario e inalienabile, dell’educazione della prole: lo Stato non può arrogarsi questo diritto, tantomeno per corrompere i figli e indottrinarli ai principi perversi oggi tanto diffusi. Non dimenticate, care Mamme, che questo è il segno distintivo dei regimi totalitari, non di una Nazione civile e cristiana. È vostro dovere levare la voce perché questi tentativi di sottrarvi l’educazione dei vostri figli siano denunciati e respinti con forza, perché ben poco potrete fare per loro, quando la vostra Fede, le vostre idee e la vostra cultura saranno giudicate incompatibili con quelle di uno Stato empio e materialista. E non si tratta solo di imporre ai vostri bambini e ragazzi un vaccino, ma di corromperli nell’anima con dottrine perverse, con l’ideologia di genere, con l’accettazione del vizio e la pratica di comportamenti peccaminosi. Nessuna legge potrà mai legittimamente rendere reato l’affermazione della verità, perché l’autorità ultima viene da Dio, che è Verità somma Egli stesso. Alla sopraffazione dei tiranni rispose la testimonianza eroica dei Martiri e dei Santi: siate oggi anche voi, con coraggio, testimoni di Cristo contro un mondo che vorrebbe assoggettarci alle forze scatenate dell’Inferno!

Un altro aspetto cruciale in questa battaglia per la famiglia è la difesa della vita dal suo concepimento alla morte naturale. Il crimine dell’aborto, che ha mietuto milioni di vittime innocenti e che grida vendetta al Cielo, è considerato oggi al pari di una normale prestazione sanitaria, e proprio in questi giorni il Governo ha autorizzato l’uso più esteso della pillola abortiva, incentivando un delitto abominevole e tacendo le terribili conseguenze sulla salute psicofisica della madre. Se pensate che durante il lockdown sono state sospese tutte le cure ai malati, ma si è continuato a praticare aborti, comprendete bene quali siano le priorità di chi ci governa: la cultura della morte! Quale progresso può essere invocato, quando la società uccide i propri figli, quando la maternità è violata orribilmente in nome di una scelta che non può esser libera, dal momento che coinvolge una vita innocente e viola un Comandamento di Dio? Quale prosperità può attendersi la nostra Patria, quali benedizioni da Dio, se nelle sue cliniche si compiono sacrifici umani come ai tempi della più sanguinaria barbarie?

L’idea che i figli siano proprietà dello Stato ripugna ad ogni persona umana. Nell’ordine sociale cristiano, l’autorità civile esercita il proprio potere per garantire ai cittadini quel benessere naturale che è ordinato al bene spirituale. Il bene comune perseguito dallo Stato nelle cose temporali ha quindi un oggetto ben definito che non può e non deve essere in conflitto con la Legge di Dio, Sommo Legislatore. Ogni volta che lo Stato dovesse infrangere questa Legge eterna e immutabile, la sua autorità viene meno, e i cittadini devono rifiutarsi di obbedirgli. Questo vale certamente per l’odiosa legge sull’aborto, ma si deve applicare anche ad altri casi, in cui l’abuso dell’autorità riguardasse l’imposizione di vaccini dei quali non si conosce la pericolosità o che, per la loro stessa composizione, dovessero comportare problemi etici. Mi riferisco ad esempio al caso in cui un vaccino dovesse contenere materiale fetale proveniente da bambini abortiti.

Ma vi sono anche altri aspetti inquietanti, oggi prospettati, che riguardano non solo i contenuti dell’istruzione, ma anche le modalità della partecipazione alle lezioni: il distanziamento sociale, l’uso di mascherine e altre forme di presunta prevenzione del contagio nelle aule e negli ambienti scolastici comportano gravi danni all’equilibrio psicofisico dei bambini e dei ragazzi, compromettendo le capacità di apprendimento, le relazioni interpersonali tra allievi e docenti, e riducendoli ad automi ai quali si ordina non solo cosa pensare, ma anche come muoversi e come respirare. Pare si sia persa la nozione stessa del buon senso che dovrebbe sovrintendere a scelte gravide di conseguenze nella vita sociale e sembrano preludere a un mondo disumano in cui ai genitori sono sottratti i figli qualora ritenuti positivi ad un virus influenzale, con protocolli di trattamento sanitario obbligatorio applicati nelle più feroci dittature.

Desta inoltre fortissime perplessità apprendere che alla Presidenza della Commissione Europea per la Salute e lo Sviluppo l’OMS abbia scelto Mario Monti, che si è distinto per le misure draconiane a carico dell’Italia, tra le quali non va dimenticata la drastica riduzione degli stanziamenti pubblici in ambito ospedaliero. Queste perplessità sono confermate dall’appartenenza di questo personaggio ad organismi sovranazionali quali la Commissione Trilaterale e il Bilderberg Club, le cui finalità sono in netta antitesi rispetto ai valori inalienabili tutelati dalla stessa Costituzione, vincolanti per il Governo. Questa commistione di interessi privati nella cosa pubblica, ispirati ai dettami del pensiero massonico e mondialista, deve essere oggetto di una vigorosa denuncia da parte dei rappresentanti dei cittadini, e di quanti vedono usurpati i propri poteri legittimi da un’élite che non ha mai fatto mistero dei propri intenti.

Non dobbiamo perdere di vista un elemento fondamentale: al perseguimento di scopi perversi ideologicamente orientati si accompagna invariabilmente, come un binario parallelo, un interesse di natura economica. Si può facilmente concordare sul fatto che nella donazione volontaria del cordone ombelicale non vi sia alcun lucro, così come non vi è alcun lucro nella donazione del plasma iperimmune per la cura del Covid; è viceversa estremamente remunerativo per le cliniche abortive fornire tessuti fetali e per le case farmaceutiche produrre anticorpi monoclonali o plasma artificiale. Non stupisce quindi che, in una logica di mero profitto, le soluzioni più ragionevoli ed eticamente sostenibili siano oggetto di una deliberata campagna di discredito: abbiamo sentito sedicenti esperti farsi promotori di cure offerte da aziende delle quali essi stessi – in palese conflitto di interessi – detengono quote azionarie o di cui sono ben remunerati consulenti.

Fatta questa premessa, occorre comprendere se la soluzione dei vaccini rappresenti sempre e comunque l’idonea risposta sanitaria ad un virus: nel caso del Covid, ad esempio, molti esponenti della comunità scientifica concordano nell’affermare che è più utile sviluppare un’immunità naturale, piuttosto che inoculare il virus depotenziato. Ma anche in questo caso, come sappiamo, l’immunità di gregge si realizza senza costi, mentre le campagne vaccinali implicano investimenti enormi e garantiscono guadagni altrettanto cospicui per chi li brevetta e li produce. E si dovrebbe altresì verificare – ma in questo gli esperti potranno certamente esprimersi con maggior competenza – se sia possibile produrre un vaccino per un virus che non pare esser stato ancora isolato secondo i protocolli della Science Based Medecine; e quali possano essere le conseguenze dell’uso di vaccini di nuova generazione geneticamente modificati.

La Sanità mondiale, con il ruolo pilota dellOMS, è diventata una vera e propria multinazionale che ha come scopo il profitto degli azionisti (case farmaceutiche e fondazioni così dette filantropiche) e come mezzo per perseguirlo la trasformazione dei cittadini in malati cronici. Ed è evidente: le case farmaceutiche vogliono guadagnare vendendo farmaci e vaccini; se eliminare le malattie e produrre farmaci efficaci comporta la riduzione del numero dei malati e quindi dei profitti, sarà quantomeno logico aspettarsi che i farmaci siano inefficaci e che i vaccini siano strumento per diffondere le patologie anziché per debellarle. Ed è infatti quello che succede. Come possiamo pensare che sia promossa la ricerca di cure e terapie, se chi la finanzia lucra cifre spropositate proprio dal perdurare di patologie?

Può sembrare difficile persuadersi che chi dovrebbe garantire la salute voglia invece assicurarsi il perdurare delle malattie: un tale cinismo ripugna – e giustamente – a chi è estraneo alla mentalità che si è instaurata nella Sanità. Eppure questo è quanto avviene sotto i nostri occhi, e coinvolge non solo l’emergenza del Covid e i vaccini – in particolare quelli anti-influenzali, largamente diffusi nel 2019 proprio in quelle aree in cui il Covid ha mietuto il più alto numero di vittime – ma tutte le cure e le terapie, il parto, l’assistenza dei malati. Tale cinismo, che ripugna al codice deontologico, giunge a vedere in ciascuno di noi una fonte di guadagno, mentre dovrebbe vedere in ogni paziente il volto di Cristo sofferente. Ci appelliamo quindi ai tanti, tantissimi medici cattolici e di buona volontà, affinché non tradiscano il giuramento di Ippocrate e il cuore stesso della loro professione, che è fatto di misericordia e compassione, di amore per chi soffre, di aiuto disinteressato al più debole, ricordando le parole di Nostro Signore: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).

La Chiesa Cattolica, specialmente negli ultimi decenni, ha saputo intervenire autorevolmente in questo dibattito, anche grazie alla Pontificia Accademia per la Vita fondata da Giovanni Paolo II. I suoi membri, sino ad alcuni anni orsono, hanno dato indicazioni di natura medico-scientifica che non entrassero in conflitto con i principi morali inviolabili per qualsiasi Cattolico.

Ma come nella società civile abbiamo assistito ad un progressivo venir meno della responsabilità dei singoli e dei governanti nei vari ambiti della vita pubblica, ivi compreso quello sanitario; così nella “chiesa della misericordia” nata nel 2013 si è preferito adeguare l’impegno dei Dicasteri Pontifici e dell’Accademia per la Vita ad una visione liquida, direi perversa perché negatrice della verità, che sposa le istanze dell’ambientalismo, con pesanti connotazioni di malthusianesimo. La lotta all’aborto, che si oppone alla denatalità perseguita dal Nuovo Ordine Mondiale, non è più priorità di molti Pastori. Durante le manifestazioni pro life – come quelle tenutesi a Roma in questi ultimi anni – il silenzio e l’assenza della Santa Sede e della Gerarchia sono stati vergognosi!

Ovviamente i principi morali sui quali si fondano le norme da adottare in campo medico rimangono sempre validi, né potrebbe essere altrimenti. La Chiesa è custode dell’insegnamento di Cristo e non ha alcuna autorità per modificarlo né adattarlo a proprio piacimento. Rimane tuttavia lo sconcerto nell’assistere al silenzio di Roma, che pare aver più a cuore i metodi di raccolta differenziata – al punto da scriverne un’Enciclica – che non la vita dei nascituri, la salute dei più deboli, l’assistenza ai malati terminali. Questo è solo un aspetto di un ben più vasto problema, di una ben più grave crisi, che come ho più volte detto rimonta al momento in cui la parte deviata della Chiesa, con alla testa quella che una volta era la Compagnia di Gesù, ha preso il potere e si è resa schiava della mentalità del mondo.

In considerazione del nuovo orientamento della Pontificia Accademia per la Vita (la cui presidenza è stata affidata ad un personaggio a tutti ben noto per aver profuso il meglio di sé quand’era vescovo di Terni), non potremo aspettarci alcuna condanna nei confronti di chi usa tessuti fetali di bambini abortiti volontariamente. I suoi membri auspicano infatti la vaccinazione di massa e la fratellanza universale del Nuovo Ordine Mondiale, contraddicendo pronunciamenti precedenti della stessa Pontificia Accademia[1]. Su quest’onda anomala, si è inserita proprio in questi giorni la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles[2]: da una parte essa ha riconosciuto che “la Chiesa è contraria alla produzione di vaccini che utilizzano tessuti derivati da feti abortiti, e riconosciamo il disagio che molti cattolici provano di fronte alla scelta di non vaccinare il loro bambino o di sembrare complici dellaborto”, ma ha poi affermato, in gravissima contraddizione con i principi irriformabili dettati dalla Morale cattolica[3], che “la Chiesa insegna che limportanza fondamentale della salute di un bambino e di altre persone vulnerabili potrebbe permettere ai genitori di usare un vaccino che in passato è stato sviluppato usando queste linee cellulari diploidi”. Questa affermazione è priva di qualsiasi autorità dottrinale e si allinea piuttosto all’ideologia dominante promossa dall’OMS, dal suo sponsor principale Bill Gates e dalle case farmaceutiche.

Sotto il profilo morale, per ogni Cattolico che intenda rimanere fedele al proprio Battesimo, è assolutamente inammissibile accettare una vaccinazione che nel processo di produzione utilizzi materiali provenienti da feti umani: lo ha ribadito autorevolmente anche il vescovo americano Joseph E. Strickland in una sua Lettera Pastorale dello scorso 27 Aprile[4] e in un suo tweet del 1º agosto scorso.[5]

Dobbiamo quindi pregare il Signore affinché dia voce ai Pastori, in modo da creare un fronte compatto che si opponga allo strapotere dell’élite globalista che ci vorrebbe soggiogare tutti. E va ricordato che mentre sul binario del solo interesse economico procedono le case farmaceutiche, su quello ideologico operano personaggi che, con l’occasione del vaccino, vorrebbero anche impiantare dispositivi per l’identificazione delle persone; e che queste nanotecnologie – mi riferisco al progetto ID2020, ai quantum dots e ad altri analoghi – sono brevettate dagli stessi soggetti che hanno brevettato tanto i virus quanto il loro vaccino. Inoltre, un progetto di criptovaluta è stato brevettato per consentire non solo l’identificazione sanitaria, ma anche quella personale e bancaria, in un delirio d’onnipotenza che fino a ieri poteva esser liquidato come farneticamento di complottisti, ma che oggi è già stato avviato in alcuni Paesi, tra cui ad esempio la Svezia e la Germania. Vediamo concretizzarsi, sotto i nostri occhi, le parole di San Giovanni: “Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio” (Ap 13, 16-17).

Data la gravità della situazione, dobbiamo pronunciarci anche in merito a questi aspetti: non possiamo tacere qualora l’Autorità pubblica dovesse rendere obbligatori dei vaccini che pongono gravi problemi etici, morali o che più prosaicamente non diano garanzia di ottenere gli effetti prospettati e si limitino a promettere benefici che sotto il profilo scientifico sono assolutamente opinabili. I Pastori della Chiesa levino finalmente alta la voce per difendere, in questo attacco sistematico contro Dio e contro l’uomo, il gregge loro affidato!

Non dimenticate, care Mamme, che questa è una battaglia spirituale – anzi una guerra – in cui poteri che nessuno ha mai eletto e che non hanno alcuna autorità se non quella della forza e dell’imposizione violenta della propria volontà, cercano di demolire tutto quello che evoca anche solo lontanamente la divina Paternità di Dio sui Suoi figli, la Regalità di Cristo sulle società e la verginale Maternità di Maria Santissima. Per questo odiano menzionare le parole padre e madre; per questo vogliono una società irreligiosa e ribelle alla Legge di Dio; per questo promuovono il vizio e detestano la virtù. Per questo vogliono corrompere i fanciulli e i giovani, assicurandosi schiere di servi obbedienti per un futuro ormai prossimo in cui sia cancellato il nome di Dio e bestemmiato il Sacrificio redentore del Suo Figlio sulla Croce; una Croce che essi vogliono bandire, perché ricorda all’uomo che lo scopo della sua vita è la gloria di Dio, l’obbedienza ai Suoi Comandamenti e l’esercizio della Carità fraterna: non il piacere, non l’esaltazione di sé, non l’arrogante sopraffazione del debole.

L’innocenza dei fanciulli e il loro ricorso fiducioso a Maria Santissima, la Mamma celeste, può davvero salvare il mondo: per questo il Nemico mira a corromperli, ad allontanarli dal Signore e ad insinuare in essi il germe del male e del peccato.

Care Mamme, non venite mai meno al dovere di proteggere i vostri figli non solo nell’ordine materiale, ma anche in quello spirituale, ben più importante. Coltivate in essi la vita della Grazia, con la preghiera costante, specialmente tramite la recita del Santo Rosario; con la penitenza e il digiuno; con la pratica delle opere di misericordia corporale e spirituale; con la frequenza assidua e devota dei Sacramenti e della Santa Messa. Nutriteli con il Pane degli Angeli, vero alimento per la vita eterna e difesa dagli assalti del Maligno. Essi saranno domani cittadini onesti, genitori responsabili e protagonisti della restaurazione della società cristiana che il mondo vorrebbe cancellare. E pregate anche voi, perché la preghiera è un’arma temibile, un vero infallibile vaccino contro la dittatura perversa che sta per esserci imposta.

L’occasione mi è grata per assicurarvi della mia preghiera e per impartire la mia Benedizione a Voi tutti: a voi, care Mamme e ai vostri figli, e a tutti coloro che lottano per salvare i nostri bambini e ciascuno di noi da questa feroce tirannia globalista che si sta abbattendo sulla nostra amata Italia.

 

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

 15 Agosto 2020

Assunzione della Beatissima Vergine Maria

 

[1] Cfr. Pontificia Accademia per la Vita, Nota circa l’uso dei vaccini, 31 Luglio 2017: http://www.academyforlife.va/content/pav/it/the-academy/activity-academy/note-vaccini.html

[2] Cfr. Conferenza Episcopale dell’Inghilterra e del Galles, The Catholic position on vaccination,

https://www.cbcew.org.uk/wp-content/uploads/sites/3/2020/03/catholic-position-on-vaccination-290720.pdf

http://www.vanthuanobservatory.org/ita/vaccini-da-feti-abortiti-e-obiezione-di-coscienza-di-amedeo-rossetti/

https://www.corrispondenzaromana.it/chiesa-cattolica-per-i-vescovi-inglesi-i-vaccini-sono-moralmente-obbligatori/

[3] Cfr. Pontificia Accademia per la Vita, Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti, 5 Giugno 2005:

[4] Mons. Joseph E. Strickland, Pastoral Letter from Bishop Joseph E. Strickland On the Ethical Development of COVID-19 Vaccine, 23 Aprile 2020:

Pastoral Letter from Bishop Joseph E. Strickland On the Ethical Development of COVID-19 Vaccine

[5] “I renew my call that we reject any vaccine that is developed using aborted children. Even if it originated decades ago it still means a child’s life was ended before it was born & then their body was used as spare parts. We will never end abortion if we do not END THIS EVIL!”

Tra ideologie e leggi inique, cosa ci attende come Cristiani? Cosa fare?

Pubblichiamo questo articolo tratto da Cooperatores Veritatis (QUI) nel quale vengono citati Stefano Fontana e l’Osservatorio Van Thuan.

 

Si fa un gran parlare della grave situazione politica che stiamo vivendo non soltanto locale ma universalmente, che forse sarebbe bene riflettere per capire cosa ci attende, in quanto Cristiani. Di particolare rilievo è l’affermazione di san Paolo sul superamento delle discriminazioni religiose, sociali e sessuali:

Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.” (Gal.3,28), ma ciò che intendeva il Beato Apostolo delle Genti non era certo quanto sta accadendo oggi nel mondo, non intendeva il sincretismo religioso, non intendeva l’appiattimento dei ruoli e neppure il gender…. quel  “poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” intende sottolineare che – chi vive in Cristo-Dio – anticipa in qualche modo ciò che sarà l’eternità beata nella quale scomparirà ogni categoria sociale e “il diventare come Gesù, l’essere simili agli Angeli”, significa che non avremo più la necessità di esprime gli affetti carnali, i quali servono per la procreazione… come spiegava Gesù stesso in Matteo capitolo 19 sulla questione del matrimonio e di quel “farsi eunuchi” per il regno dei cieli, aprendo così alla castità partendo proprio dai Suoi Apostoli, sollecitandoli a ben comprendere cosa significasse CONSACRARSI totalmente a Dio. Sempre san Paolo, infatti, specificherà i due grandi Sacramenti e del Matrimonio e dell’Ordine Sacro per il sacerdozio.

Per questo, la Chiesa, ha sempre privilegiato fin dall’inizio il valore della castità e del consacrarsi al Cristo totalmente… ma senza mai dimenticare la preziosità del ruolo dei laici che si sposavano, mettendo su Famiglia, o nel curare il cammino spirituale di ogni laico che nel mondo avrebbe svolto svariati ruoli di importanza sociale, appunto. Giusto per fare un esempio basti pensare agli ospedali che hanno avuto origine dalla carità di numerosi Santi, così come il ruolo stesso degli “Infermieri/e”. Per ora ci fermiamo qui perché il discorso si farebbe molto lungo, ma è da tutte queste realtà sociali e culturali di ogni tempo che la Chiesa stessa si è arricchita di ciò che è la DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA.

Restringendo il campo agli ultimi secoli è necessario capire come certi meccanismi – che hanno avuto origine da quanti apostatarono dalla Chiesa come Lutero e la catena protestantica – hanno dato origine alle IDEOLOGIE…. Per affrontare l’argomento ci faremo aiutare dal professore Stefano Fontana, che molto sta spiegando sia attraverso il canale dell’Osservatorio cardinale VanThuan, sia dalla Nuova Bussola nella sezione dedicata proprio alla Dottrina Sociale della Chiesa.

  • Cosa c’è all’origine dell’ideologia? – leggiamo – Dal punto di vista di filosofia della politica, l’ideologia è una posizione di parte che pretende di valere per il tutto. Per esempio nel marxismo una classe sociale – il proletariato – pretende di essere il tutto e di rappresentare addirittura il senso della storia. Atteggiamento anticipato dall’Assemblea nazionale costituente agli inizi della Rivoluzione francese, quando il terzo stato, radunatosi nella sala della Pallacorda, pretese di rappresentare l’intera nazione. Oppure, ancora meglio, dal Comitato di Salute Pubblica durante il Terrore…”

Se può interessare l’approfondimento consigliamo questo vecchio articolo: Maradiaga e Robespierre, vera e falsa religione. Dunque, all’origine di ogni ideologia c’è sempre “lui” l’anticristo per eccellenza… Gesù, infatti, non venne a portarci “una idea”, una filosofia di vita, uno stile di vita confacente ai tempi ecc… Egli disse categoricamente: “IO SONO… la via (quella via che cercate), la verità (quella verità che cercate – Gv.8,32) e la vita (quella vita eterna che cercate)…” perciò – chi accoglie il Cristo – non vive di una idea ma in Dio ha la Via segnata dall’unica VERITA’ che davvero conta e con la quale si ha la VITA nella beatitudine eterna. LE RIVOLUZIONI non sono mai opera del Cristo mentre RIFORME E AMMAESTRAMENTO DI VITA SOCIALE E CULTURALE appartengono proprio alla Chiesa, gli sono proprie perché non nascono da una idea del mondo, ma vengono da Dio e che identifichiamo essere in ciò che chiamiamo LEGGE NATURALE la quale non è un monopolio cristiano-cattolico, ma appartiene a tutto il genere umano, indipendentemente dalla sua conversione al Cristo. Maestri di tutto ciò sono I SANTI…

Leggiamo ancora questo passaggio imponente:

  • Ma quando si parla di Chiesa il significato politico non è mai sufficiente, e questo vale anche per l’ideologia. Qui il senso della parola deve essere teologico. E cosa vuol dire mettere la parte al posto del tutto dal punto di vista teologico? Vuol dire affrontare le questioni che appartengono al piano naturale senza tenere conto del piano soprannaturale. In fin dei conti l’ideologia ha sempre un significato prometeico – voler sottrarre il fuoco agli dei – e il peccato di Adamo ne è stato il primo esempio. Teologicamente si applica lo schema ideologico quando il Quaggiù viene affrontato senza il Lassù: in questo caso la parte diventa il tutto o, se vogliamo, l’uomo diventa Dio. Quando questo avviene, le cose degenerano, perché è il tutto che fa vivere la parte, un tutto che non è mai la semplice somma delle parti. Benedetto XVI ad Aparecida nel 2007 aveva detto che senza Dio non c’è una vera comprensione della realtà. Voleva dire che senza il tutto, le parti non si comprendono bene e fino in fondo. Lo stesso Benedetto XVI, consapevole che in questo modo nascono molti guai, aveva perfino invitato i non credenti a vivere come se Dio fosse: ossia come Colui che da senso al tutto esistesse, pur non credendovi.
  • L’ideologia allora nasce dal naturalismo, che significa appunto la pretesa di organizzare la parte a prescindere dalla prospettiva del tutto. Per esempio organizzare questa vita senza tenere conto della vita eterna, come lamenta la Caritas in veritate: “Senza la prospettiva di una vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro” (n.11). Il secolarismo comporta l’indipendenza di ogni livello dal livello superiore: della ragione dalla fede, dell’economia dall’etica, dell’etica dalla religione cattolica, della coscienza dalla legge … e così via. L’ideologia pone ogni parte al posto del suo tutto e polverizza la realtà in ambiti autoreferenziali. La Chiesa dovrebbe stare molto attenta a non cadervi dentro.

Se non si apprendono queste nozioni fondamentali e basilari, non è possibile capire cosa sta accadendo e – in quanto Cristiani per giunta Cattolici – ci attende dalle tante leggi inique che stanno portando a compimento. Sì perché deve essere chiaro che – per queste persone – il nemico da abbattere resta la Chiesa e più chiaramente GESU’ CRISTO che è il vero nemico del Male e di ogni iniquità.

COSA POSSIAMO FARE NOI?

In vista della mobilitazione RESTIAMO LIBERI prevista per sabato 11 lugliospiega il professor Stefano Fontana quimi sembra che questo intervento di ben 33 associazioni possa essere di chiarimento e aiuto.

  • Non deve diventare illecito dire la verità
    La legge Zan “contro l’omofobia” è inaccettabile
    Dichiarazione
    del Coordinamento Nazionale Justitia et Pax per la Dottrina sociale della Chiesa
  • “La proposta di legge Zan mira a punire coloro che esprimano forme di intolleranza nei confronti delle persone ad orientamento omosessuale, transessuale o bisessuale. Essa riprende e sviluppa la proposta di legge Scalfarotto già presentata nelle precedenti legislature. Su queste finalità della proposta di legge facciamo tre valutazioni di merito.
  • Alla base di questa legge c’è quanto Benedetto XVI chiamava “tolleranza negativa”, la quale, secondo lui, avrebbe preparato la strada a nuove forme di totalitarismo: “La vera minaccia di fronte alla quale ci troviamo è che la tolleranza venga abolita in nome della tolleranza stessa”. Tolleranza negativa comporta per esempio di non ammettere che si dica in pubblico che la famiglia è solo quella naturale tra uomo e donna per non essere intolleranti verso altre forme di famiglia. Vorrebbe anche dire di impedire di affermare in pubblico che la vera sessualità umana è quella tra uomo e donna per non discriminare altre forme di esercizio della sessualità.
  • Quando questo venisse disposto per legge diventerebbe illecito dire la verità. Non solo la Chiesa cattolica non potrebbe più proporre gli insegnamenti biblici in materia, ma ogni cittadino non potrebbe più fare riferimento ad una natura umana eticamente normativa, ad una verità fonte di divieti morali assoluti, ad un ordine delle cose che richiede di essere rispettato. Non si vieterebbe solo la libertà di esprimere una opinione ma quella di dire la verità. Essa lederebbe direttamente la libertà di espressione, religiosa e di insegnamento, ma soprattutto eliminerebbe il fondamento stesso, oltre che l’esercizio, della libertà, ossia la verità, senza della quale la libertà diventa pura opinione infondata.
  • (…) Alla base della legge Zan c’è quindi un errore politico, un errore etico e un errore antropologico. Viene fatta coincidere la dignità della persona con l’espressione di una libertà intesa come autodeterminazione priva di criteri ossia priva di ragioni.”

Proponiamo allora qui di seguito alcuni passi antologici da Benedetto XVI. In questi brevi frammenti si sente la lucidità di un pensiero acuto e lungimirante. Rileggiamoli e non perdiamoli di vista

L’intolleranza negativa
“Si sta diffondendo un’intolleranza di tipo nuovo, è evidente. Esistono modi di pensare ben rodati, che devono essere imposti a tutti. E che vengono promossi in nome della cosiddetta tolleranza negativa. Come, ad esempio, quando si dice che in virtù dell’intolleranza negativa non devono esserci crocifissi negli edifici pubblici. In fondo così sperimentiamo l’eliminazione della tolleranza, perché in realtà questo significa che la religione, che la fede cristiana non possono più esprimersi in modo visibile” (Luce del Mondo, LEV, Città del Vaticano 2010, p.  82).

Un tirannico criterio ultimo
“Quando ad esempio, in nome della non discriminazione si vuole costringere la Chiesa cattolica a cambiare la propria posizione riguardo all’omosessualità o all’ordinazione sacerdotale delle donne, questo significa che non le è più consentito di vivere la propria identità, ergendo invece una astratta religione negativa a tirannico criterio ultimo, al quale tutti devono piegarsi. E questa sarebbe la libertà, per il solo fatto che libererebbe da tutto quello che è venuto prima” (Ibidem).

La nuova religione
“In realtà si tratta di uno sviluppo che conduce sempre più ad una rivendicazione intollerante da parte di una nuova religione che pretende essere valida per tutti perché razionale, anzi, perché è la ragione stessa che sola conosce e che quindi determina anche ciò che è rilevante per ognuno” (Ibidem).

La tolleranza intollerante
“La vera minaccia di fronte alla quale ci troviamo è che la tolleranza venga abolita in nome della tolleranza stessa. C’è il pericolo che la ragione, la cosiddetta ragione occidentale, sostenga di avere finalmente riconosciuto ciò che è giusto e avanzi così una pretesa di totalità che è nemica della libertà. Credo necessario denunciare con forza questa minaccia. Nessuno deve essere costretto a vivere secondo la nuova religione, come fosse l’unica e vera, vincolante per tutta l’umanità” (Ivi, pp. 82-83).

Ridotto lo spazio per vivere
“Nella realtà determinati modi di agire e di pensare vengono presentati come gli unici ragionevoli e quindi come gli unici a misura d’uomo. Il Cristianesimo si vede allora esposto ad una pressione d’intolleranza la quale, in un primo momento, si esercita presentandolo quale modo di pensare alla rovescia, sbagliato, e si tende a ridicolizzarlo; per poi, in nome di un’apparente ragionevolezza, mirare a privarlo dello spazio per vivere” (Ivi, p.  83).

Un divieto di discriminazione molto discriminante
“Il concetto di discriminazione viene sempre più allargato, e così il divieto di discriminazione può trasformarsi sempre di più in una limitazione della libertà di opinione e della libertà religiosa. Ben presto non si potrà più affermare che l’omosessualità, come insegna la Chiesa cattolica, costituisce un obiettivo disordine nello strutturarsi dell’esistenza. E il fatto che la Chiesa è convinta di non avere il diritto di dare l’ordinazione sacerdotale alle donne viene considerato, da alcuni, fin d’ora inconciliabile con lo spirito della Costituzione europea” (L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture, Cantagalli, Siena 2005, p. 42).

Il nuovo dogmatismo e le limitazioni della libertà
“La concezione non definita o mal definita affatto di libertà, che sta alla base di questa cultura [illuminista], inevitabilmente comporta contraddizioni: ed è evidente che proprio per via del suo uso (un uso che sembra radicale) comporta limitazioni della libertà che una generazione fa non riuscivamo nemmeno a immaginarci. Una confusa ideologia della libertà conduce ad un dogmatismo che si sta rivelando sempre più ostile alla libertà” (Ivi, p.  43).

Non c’è più motivo: basta Messe igieniste. Di Luisella Scrosati.

È ormai passato più di un mese dal “ripristino” delle Messe con il popolo. In queste settimane abbiamo dovuto accettare, volenti o nolenti, che le nostre chiese venissero invase da metri e metri di nastri di plastica bianco-rossi, trasformando l’ambiente sacro in un cantiere.

Le indicazioni date dal Ministero sono state arricchite dalla stravaganza clericale, più igienista dell’Ufficio igiene pubblica; la più indigesta tra tutte, quella di impedire (non ovunque, grazie a Dio) ai fedeli di inginocchiarsi durante la consacrazione. In alcune chiese, poi, la fantasia di parroci e vescovi ha arbitrariamente esteso le distanze interpersonali oltre la ragionevolezza: nei cartelli esposti alle porte del luogo sacro si parla di mantenere la distanza di più metri, e la collocazione dei posti occupabili ha previsto distanze che vanno dai due ai tre metri. Ad abundantiam.

Poi, il momento della Comunione è un’altra delle fasi più sofferte della Messa: in alcune chiese bisogna rigorosamente rimanere al posto, seduti o in piedi, a seconda che si voglia ricevere o meno il Sacramento. Altrove, ci sono “gli ausiliari del traffico”, muniti di pettorina o di fascia al braccio, che fanno segnali per indicare chi può mettersi in fila e chi no.

Le nuove disposizioni arrivate ieri dal Comitato tecnico-scientifico, interpellato dal Ministero dell’Interno, in risposta a due quesiti posti dalla CEI rendono il tutto ancora più irritante: viene concesso al prete di non mettere i guanti per distribuire la comunione e per quanto riguarda i matrimoni gli sposi sono esentati dall’indossare le mascherine. Tutto il resto rimane com’è stato fino ad oggi, anzi, per la prima volta è un documento ministeriale a esplicitare l’obbligo di comunione distribuita in mano. Si tratta di una ingerenza gravissima che la CEI incassa senza battere un colpo, anzi quasi soddisfatta di aver strappato una qualche concessione.

Allora, ci pare doveroso presentare ai vescovi la domanda che queste norme arbitrarie vengano rimosse. Perché è piuttosto fastidioso constatare che al supermercato ci si può muovere più liberamente di quanto si possa fare nelle chiese. Abbiamo tutti bisogno di normalità, ed in particolare, quando andiamo in chiesa, vorremmo avere la libertà di pensare al Signore, senza essere continuamente distratti da tutte queste “precauzioni”, che lasciano trasparire, al di là delle intenzioni, che l’idea che si ha dei fedeli è più o meno quella del popolo bue, incapace di badare a se stesso.

E poi c’è il problema dei problemi: quello della Comunione imposta sulle mani. Si è già avuto modo di far notare (vedi qui) rispettivamente che:

  • Non esiste alcuna evidenza scientifica del fatto che la Comunione sulla mano sia più pericolosa di quella direttamente in bocca. Anzi. Qualche giorno fa il tanto discusso (e discutibile) Walter Ricciardi ha ribadito che «la stragrande maggioranza dei contagi avviene attraverso le mani, quindi lavarle è un’abitudine che può controllare circa il 60% dei contagi, […] Il distanziamento fisico e il lavaggio delle mani da soli possono evitare quasi il 100% dei contagi». Ecco. Quindi se il sacerdote si disinfetta le mani prima di dare la Comunione ai fedeli, se pone attenzione a non entrare in contatto con le mani, o con la lingua (e nel caso il contatto avvenga, ponga attenzione a disinfettarsi nuovamente le mani, previa purificazione), non c’è alcuna ragione al mondo per cui si debba preferire la Comunione sulla mano. Preferire: figuriamoci obbligare.
  • Il Governo italiano, almeno nel protocollo firmato con la CEI non ha imposto alla Chiesa cattolica la Comunione in mano. Né lo potrebbe fare. E la disposizione pubblicata ieri sera ha tutta l’aria di essere stata imbeccata dalla CEI. L’art. 2 § 1 del Concordato stabilisce infatti che «la Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica». Tradotto: come dare la Comunione lo decide la Chiesa e non lo Stato. Di fatto, le indicazioni date a suo tempo dal Ministero non dicevano nulla di tale presunto obbligo: esse si limitavano a richiedere di aver cura di non entrare in contatto con i fedeli. Nel protocollo firmato con la Chiesa ortodossa, non c’è neppure quel riferimento “non entrare in contatto con le mani dei fedeli”, che è invece presente in quello con la Chiesa cattolica.
  • La Chiesa Cattolica ha un suo Codice di Diritto Canonico che dev’essere rispettato sia dall’autorità civile, sia, a maggior ragione, da quella ecclesiastica. In questo Codice è espressamente dichiarato che «ogni battezzato, il quale non ne abbia la proibizione dal diritto, può e deve essere ammesso alla sacra comunione» (can. 912). Vengono poi definite con precisione le categorie alle quali è necessario rifiutare la Comunione: «Non siano ammessi alla sacra comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l’irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto» (can. 915). Dunque, chi si presenta al sacro Ministro per ricevere la Comunione direttamente in bocca non può e non deve subire l’umiliazione che gli venga rifiutata.

Per quanto si possa capire la premura per il rispetto delle precauzioni sanitarie, esse non possono essere imposte al punto tale da andare a ledere il diritto ecclesiastico. In modo ancora più esplicito, l’Istruzione Redemptionis Sacramentum, n. 91, richiamando un altro canone fondamentale del Diritto Canonico, ricorda che «nella distribuzione della santa Comunione è da ricordare che “i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli” (can. 843). Pertanto, ogni cattolico battezzato, che non sia impedito dal diritto, deve essere ammesso alla sacra comunione. Non è lecito, quindi, negare a un fedele la santa Comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l’Eucaristia in ginocchio oppure in piedi».

Qualcuno potrebbe obiettare che le “ragioni sanitarie” possano giustificare una prassi diversa. Al contrario, la Congregazione per il Culto Divino, consultata in occasione della pandemia influenzale 2009-2010, la famosa “suina”, il 24 luglio 2009, con lettera protocollare N. 655/09/L, firmata dall’allora sottosegretario P. Anthony Ward, non fece altro che far presente i testi sopra riportati, aggiungendo anche il n. 92 di Redemptionis Sacramentum, il quale ribadisce ancora una volta che ogni fedele ha «sempre il diritto di ricevere, a sua scelta, la santa Comunione in bocca».

Tirando le somme, le attuali disposizioni della Chiesa Cattolica Italiana che vietano di ricevere la Comunione in bocca sono un abuso. Ed un abuso dev’essere rimosso dalle autorità competenti, le quali hanno il dovere di ripristinare il diritto. Punto.

Che fare, dunque? Anzitutto, scrivere. Occorre mostrare alle autorità che c’è un popolo che vive il disagio di questa situazione e che è consapevole di essere vittima di un abuso. Occorre mandare raccomandate, fax, email al proprio Ordinario, al Presidente della CEI, il cardinal Bassetti (segreteria.arcivescovo@diocesi.perugia.it ), alla Congregazione per il Culto Divino (qui i contatti). Bisogna fare come la vedova importuna e non fermarsi fino a quando il diritto dei fedeli non venga ripristinato e le chiese non tornino ad essere luoghi di preghiera, pur con le dovute precauzioni.

E poi, osare. Se non mi può essere rifiutata la Comunione allorché non sono interdetto, né scomunicato, né vivo in peccato pubblico manifesto, allora posso e devo presentarmi a ricevere l’Eucaristia, con le dovute disposizioni, senza chiedere permessi particolari. Un sacerdote, a sua volta, non la può rifiutare. Se il vescovo gli farà delle reprimende, si rivolga alle Congregazioni competenti, perché un vescovo non può andare contro il Diritto della Chiesa. Dobbiamo in qualche modo scardinare questo sistema che sta rendendo normale un abuso bello e buono, e che le “concessioni” di ieri hanno perfino peggiorato.

(Fonte: https://www.lanuovabq.it/)