Chiesa nel Mondo

Conferenza Episcopale dell’Ecuador. Amare e difendere la Vita. 16.09.2019

AMAR Y DEFENDER LA VIDA

“Lo que hagan con el último, el más pequeño de mis hermanos,
conmigo lo hacen”. (Mt 25, 40)

Nos preguntamos el motivo por el cual venimos al Templo, especialmente acompañados de la familia.

Sin duda alguna, muchos venimos para orar por alguien enfermo en casa, por alguna dificultad o para agradecer por nuestra familia y por el don de la vida de cada uno de nosotros.

Así como damos gracias a nuestros padres porque apostaron por nuestra vida en su momento y tenemos una familia, hoy queremos orar, de manera muy especial, para que este 18 de setiembre los 137 Asambleístas, que representan a 16 millones de ecuatorianos, también lo hagan y defiendan la vida del concebido y de la madre gestante.

Por favor, no cometan el nefasto error de aprobar una Ley que legitima el crimen del aborto por cuatro causales más: violación, incesto, malformación e inseminación no consentida; tengan en cuenta que, si está en el vientre, es porque ya tiene vida. ¡No le condenen a muerte antes de nacer!

Como somos un país, más del 80% creyente en Dios y, por lo mismo, en el amor, en el perdón, en la justicia, en la verdad y en la misericordia, también debemos orar por aquellos que, confundidos o presionados, pretenden negar el derecho a VIVIR, cuando sus padres no lo hicieron con ellos. ¿Quiénes somos para dar muerte a un ser inocente e indefenso? 

Nuestro compromiso con las dos vidas es ofrecerles ESPERANZA y no oscuridad; brindar a muchas madres gestantes nuestro consejo, escucha y apoyo y, sin juzgar, ayudarlas a entender que ellas valen tanto que estamos luchando por su vida y por la de su niño que ya vive en su vientre.

Estimados hermanos Asambleístas, confiamos en que defenderán la verdad y la justicia, pero sobre todo la vida, como garantía de que velarán por quienes VOTAMOS por ustedes.

¡Que el Señor nos conceda la sabiduría, la pasión y la valentía para amar y defender la vida humana desde su concepción!

CONSEJO DE PRESIDENCIA
CONFERENCIA EPISCOPAL ECUATORIANA

«Una crociata di preghiera e digiuno per il Sinodo sull’Amazzonia». 13.09.2019

UNA CROCIATA DI PREGHIERA E DIGIUNO

PER IMPLORARE DIO CHE L’ERRORE E L’ERESIA NON PERVERTANO L’IMMINENTE SINODO DEI VESCOVI DELLA REGIONE PANAMAZZONICA

 

Vari prelati e commentatori laici, nonché istituti laicali, hanno messo in guardia sul fatto che gli autori dell’Instrumentum Laboris – pubblicato dalla Segreteria del Sinodo dei Vescovi e che servirà da base per la discussione nella prossima Assemblea Speciale per la Regione Panamazzonica – hanno inserito gravi errori teologici ed eresie nel documento.

Invitiamo pertanto il clero cattolico e i laici a partecipare a una crociata di preghiera e digiuno per implorare il Nostro Signore e Salvatore, attraverso l’intercessione della sua Vergine Madre, per le seguenti intenzioni:

che durante l’assemblea sinodale non vengano approvati gli errori teologici e le eresie inserite nell’Instrumentum Laboris;

che in particolare Papa Francesco, nell’esercizio del ministero petrino, possa confermare i suoi fratelli nella fede con un netto rifiuto degli errori dell‘Instrumentum laboris e non acconsenta all’abolizione del celibato sacerdotale nella Chiesa latina con l’introduzione della prassi dell’ordinazione di uomini sposati, i cosiddetti “viri probati”, al Sacro Sacerdozio.

Proponiamo una crociata di quaranta giorni di preghiera e digiuno da iniziare il 17 settembre e terminare il 26 ottobre 2019, nella vigilia della conclusione dell’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica. Chiunque venga a sapere della crociata dopo la data iniziale ovviamente può unirsi ad essa in qualsiasi momento.

Durante tale crociata, proponiamo di pregare ogni giorno almeno una decina del Santo Rosario e di digiunare una volta alla settimana per le suddette intenzioni. Secondo la tradizione della Chiesa, il digiuno consiste nel consumare solo un pasto completo durante il giorno, con la possibilità di aggiungere altre due refezioni leggere. Il digiuno a pane e acqua è consigliato per quanti sono in grado di farlo.

È nostro dovere rendere consapevoli i fedeli su alcuni dei principali errori che si stanno diffondendo attraverso l’Instrumentum Laboris. A mo’ di premessa, va osservato che il documento è lungo e contrassegnato da un linguaggio non chiaro, specialmente per quanto riguarda il deposito della fede (depositum fidei). Tra gli errori principali, notiamo in particolare quanto segue:

1.  Panteismo implicito

L’Instrumentum Laboris promuove una socializzazione pagana della “Madre Terra”, basata sulla cosmologia delle tribù amazzoniche, implicitamente panteistica.

  • I popoli aborigeni scoprono come tutte le parti “sono dimensioni che esistono costitutivamente in relazione, formando un tutto vitale” (n°21) e pertanto vivono “con la natura nel suo insieme” (n°18) e “in dialogo con gli spiriti” (n°75);
  • La loro vita e il “buon vivere” sono caratterizzati dall’ “armonia dei rapporti” con “la natura, con gli esseri umani e con l’essere supremo” e con “le varie forze spirituali” (n°12-13), raccolte nel “mantra” di Papa Francesco: “tutto è collegato” (n°25);
  • Le credenze e i riti degli “anziani guaritori” (n°88-89) nei confronti della “divinità chiamata in tantissimi modi” agendo con e in relazione alla natura (n°25), “creano armonia ed equilibrio tra gli esseri umani e il cosmo” (n°87);
  • Quindi, dobbiamo ascoltare il grido di (n°146), fermare lo stermino di (n°17) e vivere in salutare armonia con la “Madre Terra” (n°85).

 

Il Magistero della Chiesa rifiuta un tale panteismo implicito come incompatibile con la Fede Cattolica: “Il calore della Madre Terra, la cui divinità pervade tutto il Creato, colmi il divario fra Creato e il Dio-Padre trascendente dell’Ebraismo e del Cristianesimo e elimini la prospettiva di essere giudicati da questo Essere. In questa visione di un universo chiuso che contiene «Dio» ed altri esseri spirituali insieme a noi, riconosciamo un implicito panteismo” (Pontificio Consiglio della Cultura e Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, “Gesù Cristo portatore dell’acqua viva: una riflessione cristiana sul ‘New Age’”, 2.3.1).

Il Magistero della Chiesa rifiuta il panteismo e il relativismo quando insegna:

“Essi tendono a relativizzare la dottrina religiosa, in favore di una cosmovisione espressa come un sistema di miti e di simboli rivestito di linguaggio religioso. Ancor di più, frequentemente propongono un concetto panteistico di Dio che è incompatibile con la Sacra Scrittura e la Tradizione Cristiana. Essi sostituiscono la responsabilità personale davanti a Dio per le nostre azioni con un senso di dovere verso il cosmo, capovolgendo in questo modo il vero concetto di peccato e il bisogno di redenzione attraverso Cristo” (Giovanni Paolo II, Discorso ai Vescovi degli Stati Uniti dell’Iowa, del Kansas, del Missouri e del Nebraska in occasione della loro visita “Ad Limina”, 28 maggio 1993).

 

2. Le superstizioni pagane come fonti della Divina Rivelazione e percorsi alternativi per la salvezza

L’Instrumentum Laboris trae dalla sua concezione panteistica implicita un concetto errato della Divina Rivelazione, affermando sostanzialmente che Dio continua ad auto-comunicarsi nella storia attraverso la coscienza dei popoli e i gridi della natura. Secondo questa prospettiva, le superstizioni pagane delle tribù amazzoniche sono un’espressione della Rivelazione divina, che merita un atteggiamento di dialogo ed accettazione da parte della Chiesa:

  • L’Amazzonia è un “luogo teologico” dove la fede “o l’esperienza di Dio nella storia” è vissuta; è una “particolare fonte della rivelazione di Dio: luoghi epifanici” dove le “carezze di Dio” diventano “incarnate nella storia” (n°19);
  • La Chiesa deve “scoprire la presenza incarnata e attiva di Dio” nella “spiritualità dei popoli originari” (n°33), riconoscendo in essi “altre vie” (n°39), visto che lo Spirito Creatore “ha nutrito la spiritualità di questi popoli per secoli anche prima dell’annuncio del Vangelo” (n°120) insegnando loro “la fede in Dio Padre-Madre Creatore” e “il rapporto vivo con la natura e la ‘Madre Terra’” così come “con gli antenati” (n°121);
  • Attraverso il dialogo, La Chiesa deve evitare di imporre “dottrine pietrificate” (n°38), “formulazioni di fede espresse da altri riferimenti culturali” (n°120), e un “atteggiamento corporativo che riserva la salvezza esclusivamente al proprio credo” (n°39); e così facendo, la Chiesa sarà in cammino “alla ricerca della sua identità verso l’unità nello Spirito Santo” (n°40);

Il Magistero della Chiesa rifiuta la relativizzazione dell’unicità della rivelazione di Dio contenuta nella Sacra Scrittura e nella Sacra Tradizione, insegnando:

“La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo (…) Insieme con la sacra Tradizione, ha sempre considerato e considera le divine Scritture come la regola suprema della propria fede; esse infatti, ispirate come sono da Dio e redatte una volta per sempre, comunicano immutabilmente la parola di Dio stesso e fanno risuonare nelle parole dei profeti e degli apostoli la voce dello Spirito Santo. È necessario dunque che la predicazione ecclesiastica, come la stessa religione cristiana, sia nutrita e regolata dalla Sacra Scrittura” (Concilio Vaticano II, Costituzione Dogmatica Dei Verbum, n°21).

Il Magistero della Chiesa afferma inoltre che c’è un solo Salvatore, Gesù Cristo, e che la Chiesa è il suo unico corpo mistico e la sua sposa:

“In connessione con l’unicità e l’universalità della mediazione salvifica di Gesù Cristo, deve essere fermamente creduta come verità di fede cattolica l’unicità della Chiesa da lui fondata. Così come c’è un solo Cristo, esiste un solo suo Corpo, una sola sua Sposa: «una sola Chiesa cattolica e apostolica». Inoltre, le promesse del Signore di non abbandonare mai la sua Chiesa (cf. Mt 16,18; 28,20) e di guidarla con il suo Spirito (cf. Gv 16,13) comportano che, secondo la fede cattolica, l’unicità e l’unità, come tutto quanto appartiene all’integrità della Chiesa, non verranno mai a mancare” (Congregazione per la Dottrina della Fede – Dichiarazione Dominus Iesus circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, n°16).

3. Dialogo interculturale anziché evangelizzazione

L‘Instrumentum Laboris contiene l’errata teoria secondo cui gli aborigeni hanno già ricevuto una rivelazione divina e che la Chiesa cattolica in Amazzonia deve operare una “conversione missionaria e pastorale”, invece di cercare d’introdurre una dottrina e una pratica della verità e della bontà universali. L’Instrumentum Laboris afferma inoltre che la Chiesa deve arricchirsi dei simboli e dei riti dei popoli indigeni:

  • Una “Chiesa in uscita” evita il rischio di “proporre una soluzione di valore universale” o l’applicazione di “una dottrina monolitica difesa da tutti” (n°110) e favorisce l’interculturalità, ad esempio, “un arricchimento reciproco delle culture in dialogo,” perchè “Il soggetto attivo dell’inculturazione sono gli stessi popoli indigeni” (n°122);
  • Più ancora, La Chiesa riconosce “la spiritualità indigena come fonte di ricchezza per l’esperienza Cristiana” e intraprende “una catechesi che assuma il linguaggio e il significato delle narrazioni delle culture indigene e afro-discendenti” (n°123);
  • Condividendo reciprocamente “le loro esperienze di Dio”, i credenti fanno “delle loro differenze uno stimolo per crescere e per approfondire la propria fede” (n°136).

Il Magistero della Chiesa rifiuta l’idea che l’attività missionaria sia semplicemente un arricchimento interculturale, insegnando:

“Le iniziative principali con cui i divulgatori del Vangelo, andando nel mondo intero, svolgono il compito di predicarlo e di fondare la Chiesa in mezzo ai popoli ed ai gruppi umani che ancora non credono in Cristo, sono chiamate comunemente «missioni». (…) Fine specifico di questa attività missionaria è la evangelizzazione e la fondazione della Chiesa in seno a quei popoli e gruppi umani in cui ancora non è radicata. (…) Il mezzo principale per questa fondazione è la predicazione del Vangelo di Gesù Cristo” (Concilio Vaticano II, Decreto Ad Gentes, n°6).

“Per l’inculturazione la Chiesa incarna il Vangelo nelle diverse culture e, nello stesso tempo, introduce i popoli con le loro culture nella sua stessa comunità; trasmette a esse i propri valori, assumendo ciò che di buono c’è in esse e rinnovandole dall’interno. Da parte sua, con l’inculturazione la Chiesa diventa segno più comprensibile di ciò che è strumento più atto della missione” (Papa Giovanni Paolo II, Enciclica Redemptoris Missio, n°52).

4. Un’errata concezione dell’ordinazione sacramentale, che postula ministri del culto di entrambi i sessi per compiere persino rituali sciamanici

In nome dell’inculturazione della fede e con il pretesto della mancanza di sacerdoti per celebrare frequentemente l’Eucaristia, l’Instrumentum Laboris sostiene l’adattamento dei ministeri cattolici ordinati alle usanze ancestrali degli aborigeni, la concessione di ministeri ufficiali alle donne e l’ordinazione di leader sposati della comunità come sacerdoti di seconda classe, privati di parte dei loro poteri ministeriali, ma in grado di compiere rituali sciamanici:

  • Visto che “il clericalismo non è accettato nelle sue varie forme” (n°127), “si cambino i criteri di selezione e preparazione dei ministri autorizzati a celebrare l’Eucaristia” (n°126), studiando la possibilità di ordinazione sacerdotale “di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile” (n°129), che mostrino “un altro modo di essere chiesa (…) senza censura, dogmatismo o discipline rituali” (n°138);
  • Dato che nelle culture dell’Amazzonia “l’autorità è a rotazione”, sarebbe opportuno “riconsiderare l’idea che l’esercizio della giurisdizione (potere di governo) deve essere collegato in tutti gli ambiti (sacramentale, giudiziario, amministrativo) e in modo permanente al Sacramento dell’Ordine” (n°127);
  • La Chiesa deve “identificare il tipo di ministero ufficiale che può essere conferito alle donne” (n°129);
  • Si debbono riconoscere “i rituali e le cerimonie indigene” che “creano armonia ed equilibrio tra gli esseri umani e il cosmo” (n°87), così come gli “elementi tradizionali che fanno parte dei processi di guarigione” compiuti da “anziani guaritori” (n°88), in cui “riti, simboli e stili celebrativi” devono essere integrati “nel rituale liturgico e sacramentale” (n°126).

Il Magistero della Chiesa rifiuta tali pratiche, e le idee che sottendono, insegnando:

“Il sacerdozio ministeriale differisce essenzialmente dal sacerdozio comune dei fedeli poiché conferisce un potere sacro per il servizio dei fedeli. I ministri ordinati esercitano il loro servizio presso il popolo di Dio attraverso l’insegnamento (munus docendi), il culto divino (munus liturgicum) e il governo pastorale (munus regendi)” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n°1592).

“Cristo, figlio unico del Padre, in virtù della sua stessa incarnazione, è costituito Mediatore tra il cielo e la terra, tra il Padre e il genere umano. In piena armonia con questa missione, Cristo rimase per tutta la vita nello stato di verginità, che significa la totale dedizione al servizio di Dio e degli uomini. Questa profonda connessione tra la verginità e il sacerdozio in Cristo si riflette in quelli che hanno la sorte di partecipare alla dignità e alla missione del Mediatore e Sacerdote eterno, e tale partecipazione sarà tanto più perfetta, quanto più il sacro ministro sarà libero da vincoli di carne e di sangue (…) Il celibato consacrato dei sacri ministri manifesta infatti l’amore verginale di Cristo per la Chiesa e la verginale e soprannaturale fecondità di questo connubio, per cui i figli di Dio né dalla carne né da sangue sono generati” (Papa Paolo VI, Enciclica Sacerdotalis Caelibatus, n°21 e 26).

“La volontà della Chiesa trova la sua ultima motivazione nel legame che il celibato ha con l’Ordinazione sacra, che configura il sacerdote a Gesù Cristo Capo e Sposo della Chiesa. La Chiesa, come Sposa di Gesù Cristo, vuole essere amata dal sacerdote nel modo totale ed esclusivo con cui Gesù Cristo Capo e Sposo l’ha amata. Il celibato sacerdotale, allora, è dono di sé in e con Cristo alla sua Chiesa ed esprime il servizio del sacerdote alla Chiesa in e con il Signore” (Papa Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Pastores dabo vobis, n°29).

“L’ordinazione sacerdotale, mediante la quale si trasmette l’ufficio che Cristo ha affidato ai suoi Apostoli di insegnare, santificare e governare i fedeli, è stata nella Chiesa cattolica sin dall’inizio sempre esclusivamente riservata agli uomini. (…) Il fatto che Maria Santissima, Madre di Dio e della Chiesa, non abbia ricevuto la missione propria degli Apostoli né il sacerdozio ministeriale mostra chiaramente che la non ammissione delle donne all’ordinazione sacerdotale non può significare una loro minore dignità né una discriminazione nei loro confronti. (…) Al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli (cf. Lc 22, 32), dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa” (Papa Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Ordinatio Sacerdotalis, n°1, 3 e 4).

5. Un’“ecologia integrale” che declassa la dignità umana

In sintonia con le sue implicite visioni panteistiche, l’Instrumentum Laboris relativizza l’antropologia cristiana – che riconosce la persona umana come creata a immagine di Dio e quindi come apice della creazione materiale (Gen 1, 26-31) – e considera invece l’essere umano come un semplice anello nella catena ecologica della natura, vedendo lo sviluppo socioeconomico come un’aggressione alla “Madre Terra”.

  • “Un aspetto fondamentale della radice del peccato dell’essere umano sta nello staccarsi dalla natura e non riconoscerla come parte di sé stessi, sfruttarla senza limiti” (n°99);
  • “Un nuovo paradigma di ecologia integrale” (n°56), si deve basare nella “saggezza dei popoli indigeni” e nella loro vita quotidiana che ci insegna “a riconoscerci come parte del bioma” (n°102), “parte di ecosistemi” (n°48), “parte della natura” (n°17);

Il Magistero della Chiesa respinge l’idea che gli esseri umani non possiedano una dignità unica al di sopra del resto della creazione materiale e che il progresso tecnologico sia legato al peccato, insegnando:

“Dio dà agli uomini anche il potere di partecipare liberamente alla sua provvidenza, affidando loro la responsabilità di «soggiogare» la terra e di dominarla. In tal modo Dio fa dono agli uomini di essere cause intelligenti e libere per completare l’opera della creazione, perfezionandone l’armonia, per il loro bene e per il bene del loro prossimo” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n°307).

6. Un collettivismo tribale che mina il carattere unico della persona e la sua libertà

Secondo l’Instrumentum Laboris, una “conversione ecologica” integrale include l’adozione del modello sociale collettivo delle tribù indigene, in cui la personalità individuale e la sua libertà sono minate:

  • “Il concetto di sumak kawsay [‘buon vivere’] è stato forgiato dalla sapienza ancestrale dei popoli indigeni e delle nazioni. È una parola più collaudata, più vecchia e più attuale, che propone uno stile di vita comunitario in cui tutti SENTONO, PENSANO E AGISCONO allo stesso modo, come un filo tessuto che sostiene, avvolge e protegge, come un poncho dai diversi colori” (Appello “The Cry of the Sumak Kawsay in Amazzonia”, nota 5 del n° 12);
  • “La vita in Amazzonia è integrata e unita al territorio, non c’è separazione o divisione tra le parti. Questa unità comprende tutta l’esistenza: il lavoro, il riposo, le relazioni umane, i riti e le celebrazioni. Tutto è condiviso, gli spazi privati – tipici della modernità – sono minimi. La vita è un cammino comunitario dove i compiti e le responsabilità sono divisi e condivisi in funzione del bene comune. Non c’è posto per l’idea di un individuo distaccato dalla comunità o dal suo territorio” (n°24).

Il Magistero della Chiesa respinge tali opinioni, insegnando:

“La persona umana va sempre compresa nella sua irripetibile ed ineliminabile singolarità. L’uomo esiste, infatti, anzitutto come soggettività, come centro di coscienza e di libertà, la cui vicenda unica e non paragonabile ad alcun’altra esprime la sua irriducibilità a qualunque tentativo di costringerlo entro schemi di pensiero o sistemi di potere, ideologici o meno” (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n°131).

“L’uomo giustamente apprezza la libertà e con passione la cerca: giustamente vuole, e deve, formare e guidare, di sua libera iniziativa, la sua vita personale e sociale, assumendosene personalmente la responsabilità (Veritatis Splendor, 34). La libertà, infatti, non solo permette all’uomo di mutare convenientemente lo stato di cose a lui esterno, ma determina la crescita del suo essere persona, mediante scelte conformi al vero bene (Catechismo della Chiesa Cattolica, n°1733): in tal modo, l’uomo genera sé stesso, è padre del proprio essere (Gregorio di Nissa, De vita Moysis) costruisce l’ordine sociale (Centesimus Annus, 13)” (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n°135).

Conclusione

Gli errori e le eresie teologiche, implicite ed esplicite, contenute nell’Instrumentum Laboris dell’imminente Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica, sono una manifestazione allarmante della confusione, dell’errore e della divisione che affliggono la Chiesa ai nostri giorni. Nessuno può giustificarsi dicendo di non essere stato informato sulla gravità della situazione ed esimersi dal dovere d’intraprendere azioni appropriate per amore di Cristo e della sua vita con noi nella Chiesa. In particolare, tutti i membri del Corpo Mistico di Cristo, davanti ad una tale minaccia alla Sua integrità, devono pregare e digiunare per il bene eterno dei suoi membri, che a causa di questo testo rischiano di essere scandalizzati, cioè portati alla confusione, all’errore e alla divisione. Inoltre, ogni cattolico, da vero soldato di Cristo, è chiamato a salvaguardare e promuovere le verità della fede e la disciplina con cui queste verità sono onorate nella pratica, affinché la solenne assemblea dei Vescovi non tradisca la missione del Sinodo, che è quella di “prestare aiuto con il loro consiglio al Romano Pontefice nella salvaguardia e nell’incremento della fede e dei costumi, nell’osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica” (can. 342). Il 13 ottobre 2019, durante lo svolgimento dell’assemblea sinodale, si terrà la Canonizzazione del Beato Cardinale John Henry Newman. Che il Santo Padre e tutti i membri dell’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica ascoltino e accettino il seguente luminoso insegnamento di questo nuovo Santo della Chiesa, che mise in guardia contro errori teologici simili agli errori dell’Instrumentum Laboris sopra menzionati:

“Nel loro giorno, i credi privati, le religioni fantasiose, possono essere appariscenti e imponenti per molti; le religioni nazionali possono giacere enormi e senza vita, ingombrare il suolo per secoli, distrarre l’attenzione o confondendo il giudizio dei dotti; ma alla lunga si scoprirà che o la Religione cattolica è davvero, effettivamente, l’arrivo del mondo invisibile in questo, o che non c’è nulla di positivo, niente di dogmatico, niente di reale, in nessuna delle nostre nozioni su da dove veniamo e dove andiamo” (Discourses to Mixed Congregations, XIII).

“Mai la santa Chiesa ha avuto maggiore necessità di qualcuno che si opponesse [allo spirito del Liberalismo nella religione] quando, ahimé! si tratta ormai di un errore che si estende come una trappola mortale su tutta la terra; …Il liberalismo in campo religioso è la dottrina secondo cui non c’è alcuna verità positiva nella religione, ma un credo vale quanto un altro, e questa è una convinzione che ogni giorno acquista più credito e forza. È contro qualunque riconoscimento di una religione come vera. Insegna che tutte devono essere tollerate, perché per tutte si tratta di una questione di opinioni. La religione rivelata non è una verità, ma un sentimento e una preferenza personale; non un fatto oggettivo o miracoloso; ed è un diritto di ciascun individuo farle dire tutto ciò che più colpisce la sua fantasia. La devozione non si fonda necessariamente sulla fede. Si possono frequentare le Chiese protestanti e le Chiese cattoliche, sedere alla mensa di entrambe e non appartenere a nessuna. Si può fraternizzare e avere pensieri e sentimenti spirituali in comune, senza nemmeno porsi il problema di una comune dottrina o sentirne l’esigenza” (Discorso del Biglietto, 12 maggio 1879).

Possa Dio, per l’intercessione dei molti missionari veramente cattolici che hanno evangelizzato i popoli indigeni americani – tra cui San Toribio di Mogrovejo e San José de Anchieta -, dei santi che gli indigeni americani hanno dato alla Chiesa – tra i quali San Juan Diego e Santa Kateri Tekakwitha – e in particolare per l’intercessione della Beata Vergine Maria, Regina del Santo Rosario, che sconfigge tutte le eresie, ottenere che i membri della prossima Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica e il Santo Padre siano protetti dal pericolo di approvare errori dottrinali ed ambiguità, e di minare la regola apostolica del celibato sacerdotale.

Raymond Leo Cardinale Burke

Vescovo Athanasius Schneider

 

12 Settembre 2019

Festa del Ss.mo Nome di Maria

Esortazione dei Vescovi del Messico ai legislatori federali e alle autorità educative. 03 settembre 2019

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“L’autentica educazione è un atto che richiede piena libertà e responsabilità. Senza una chiara e retta intenzione di educare, l’azione è contaminata da altri interessi, non trascendenti nè fondamentali. L’educazione è il più nobile dei compiti” ribadisce la Conferenza Episcopale Messicana in un appello rivolto ai legislatori federali e alle autorità educative, perché in vista della discussione in Parlamento di tre progetti di legge sull’educazione, promuovano “un vero dialogo con i principali protagonisti chiave dell’istruzione”. Occorre infatti consolidare gli sforzi compiuti finora in materia educativa emanando norme legislative che “rispondano con realismo e lungimiranza, alle sfide dell’emergenza educativa che viviamo oggi, nonché alle richieste già incorporate nell’ultima riforma costituzionale” (vedi Fides 24/06/2016; 12/7/2016; 21/7/2016).
Nel documento, pervenuto a Fides, i Vescovi si dicono particolarmente preoccupati perché sia assicurata la libertà in quattro ambiti dell’educazione. In primo luogo citano “l’autonomia e la piena libertà dell’organismo che sostituirà l’Istituto nazionale di valutazione educativa” previsto dalla recente riforma dell’articolo 3 della Costituzione.
Quindi ricordano che già nel loro documento dell’ottobre 2013, cioè mesi prima dell’entrata in vigore della riforma dell’istruzione dell’ultimo governo federale, avevano evidenziato la preoccupazione per il fatto che “alcuni gruppi sindacali avevano un potere politico inadeguato, che permetteva loro di sedersi al tavolo con le autorità, al fine di negoziare le condizioni di lavoro, tra l’altro, riducendo il valore educativo centrale, cioè il miglior interesse di bambini, adolescenti e giovani”. Oggi temono che la pressione di questi gruppi ostacoli “l’effettivo esercizio della libertà della società e del governo, nella strutturazione di un nuovo Sistema di istruzione nazionale”.
Il terzo aspetto messo in rilievo riguarda la partecipazione dei genitori all’educazione dei loro figli: le proposte di legge “dichiarano, riconoscono e incoraggiano la partecipazione dei genitori all’educazione dei bambini”, riconoscono i Vescovi, tuttavia in nessun momento sono riconosciuti come “i principali responsabili dell’educazione” dei loro figli, ma solo come “corresponsabili” di essa, non prevedendo alcuna struttura o forma di rappresentanza. “Cioè, il loro diritto è riconosciuto, ma non si aprono veri spazi di libertà per l’esercizio dei loro diritti”.
L’ultimo motivo di preoccupazione riguarda la gestione delle infrastrutture educative, che spetta alla discrezione dell’autorità federale, “che deve essere garantita attraverso l’esercizio chiaro e onesto del controllo di bilancio, nonché una chiara distribuzione dei poteri”. “È molto importante – sottolineano – rafforzare il federalismo in questo sforzo di adattamento e strutturazione del Sistema Educativo Nazionale”.
L’appello si conclude ribadendo le intenzioni dei Vescovi: “Come episcopato messicano, esprimiamo la nostra volontà di continuare a partecipare all’esercizio della nostra libertà religiosa, nel contesto pluralista del nostro Paese. Continueremo a farlo con la massima prudenza e con l’intenzione di cercare il bene più grande di tutto il popolo messicano, comprese le sue autorità”

(Fonte: Fides)

La Conferenza Episcopale Dominicana contro l’inserimento di programmi LGBT nelle scuole. 04 luglio 2019

In conclusione della 57° assemblea plenaria, i vescovi dominicani hanno chiesto al governo di annullare l’ordinanza 33 la quale impone al Ministero dell’Istruzione di inserire programmi LGBT nelle scuole.

I vescovi dichiarano: “Riteniamo necessario eliminare il termine ‘genere’ dalla politica educativa, per evitare l’intromissione di questa odiosa e distruttiva ideologia gender che, ne siamo sicuri, la maggioranza della società non vuole.  L’applicazione di una politica di genere ha aperto la porta all’ingresso di ideologie che distruggono la famiglia, i valori e la cultura, nonché la negazione di concetti scientifici che sono inconfutabili. La Chiesa cercherà sempre di appoggiarsi su basi e premesse che riflettono una corretta antropologia”.

 

COMUNICADO DE LA CED FRUTO DE LA ASAMBLEA PLENARIA 2019

Los Obispos de la República Dominicana enviamos un saludo a la nación desde la 57ª Asamblea Plenaria que cada año llevamos a cabo para planear y evaluar  el trabajo pastoral y social que realiza la Iglesia. En el marco de la reunión reflexionamos, entre otros temas,  sobre el intento de la implementación de una política de género por parte del Ministerio de Educación de la República Dominicana, situación que nos mueve a continuar alertando a la población acerca de la evolución que el concepto género ha tenido en las últimas décadas, que sin lugar a duda, conllevaría  a aceptar agendas nocivas en el proceso educativo.

Creemos en la equidad e igualdad de derechos y oportunidades  entre el hombre y la mujer; entendemos que esto es a lo que la mayoría de la población aspira; consideramos la necesidad de eliminar el término género de la política educativa para evitar la intromisión de la odiosa y destructiva ideología de género que estamos seguros la mayoría de la sociedad  no desea.

Como expresamos recientemente a través de un comunicado, ratificamos nuestra posición: la Orden Departamental 33-2019 carece de sustento que permita su aplicación. No podemos olvidar que en todos los países de América Latina la aplicación de una política de género, llamada así, ha abierto la puerta para la entrada de ideologías que destruyen la familia,  los valores y cultura, así como, desconocen conceptos científicos que son irrefutables.

En tanto, solicitamos que se derogue la Orden Departamental 33-2019 para poder iniciar un diálogo abierto, democrático, transparente y participativo. Por esto, apoyamos la iniciativa de laicos que se manifestaron con el lema “Con mis hijos no te metas”, pues son los que tienen más derecho para exigirlo.

La Iglesia siempre ha estado abierta al diálogo y a participar en los procesos que puedan contribuir al desarrollo de propuestas que construyan una sociedad más equitativa. A este respecto, en cuanto al tema de la Educación la Iglesia buscará siempre que se parta de bases y premisas que reflejen una antropología basada en la justa razón.

Exhortamos a todos los dominicanos a unirnos para llegar a sentar las bases de un diálogo que pueda construir un sistema que logre elevar el nivel educativo a la altura a la que la República Dominicana merece y que soñamos.

 

https://www.ced.org.do/comunicado-de-la-ced-fruto-de-la-asamblea-plenaria-2019/

 

I Vescovi dell’Ecuador si pronunciano sulla Risoluzione sul “Matrimonio Egualitario”. 13.06.2019

COMUNICADO DE PRENSA

Quito, 13 de junio de 2019

 

El 12 de junio del 2019, los Jueces de la Corte Constitucional, con 5 votos a favor y 4 en contra, dieron paso en el Ecuador al matrimonio entre personas del mismo sexo.

 

Estas dos resoluciones vulneran gravemente la seguridad jurídica de nuestro país y la supremacía constitucional por los siguientes motivos:

 

1.- La Corte Constitucional bajo ningún argumento está facultada para reformar el contenido de la Constitución de la República, entre ellas la figura del matrimonio, definida en su Art. 67 como la unión de un hombre y una mujer, toda vez que los únicos mecanismos de reforma constitucional son: mediante Referéndum o a través del voto calificado de la Asamblea Nacional, según lo prevé su Art. 441.

 

2.- Dos Jueces de la Corte constitucional estaban moral y legalmente impedidos de participar en la tramitación de estas causas, por cuanto han sido abogados patrocinadores y defensores del matrimonio igualitario antes de ser nombrados jueces, y, a más de ello, públicamente expresaron con anterioridad sus criterios de apoyo a este reclamo.

 

3.- La definición de matrimonio, como la unión de un hombre y una mujer, fue aprobada por el pueblo ecuatoriano, mediante referéndum realizado el año 2008, con el 63% de la votación, justamente para proteger y fortalecer la institución matrimonial que es la única que garantiza la prosecución de la especie humana y su libre desarrollo, por lo que mal pueden 5 jueces irse en contra de la voluntad soberana de los ecuatorianos.

 

Mientras éstas y otras consideraciones, son resueltas en las instancias legales respectivas, como Iglesia Católica queremos ratificar nuestro compromiso de:

 

a) Respetar los derechos de todas las personas, independientemente de su edad, raza, sexo, religión, inclinación sexual o cultura, como base de una auténtica convivencia democrática, libre de toda forma de discriminación social, política, religiosa, económica o cultural.

 

b) Promover el matrimonio entre hombre y mujer, tal como lo reconoce el Pacto de San José de Costa Rica, la Convención Americana de Derechos Humanos, y la Constitución del Ecuador, como fundamento de la familia y de la sociedad, institución que debe ser reconocida y garantizada por el Gobierno Ecuatoriano.

 

c) Defender la prevalencia de los derechos de los niños en todas las etapas de su existencia y en sus dimensiones: físicas, psíquicas, sociales, éticas y espirituales, de tal manera que crezcan libres de toda forma de violencia y explotación infantil y dentro de hogares estables.

 

d) Ratificar los principios sobre el matrimonio y la familia, base de la sociedad, inspirados en la Palabra de Dios, como un derecho de la libertad religiosa, reconocido por el Estado Laico del Ecuador. (Constitución Ecuatoriana Art. 66, 8)

 

e) Enseñar a los niños y jóvenes que el matrimonio según la fe cristiana, es la unión indisoluble entre un hombre y una mujer y que, como fruto de ese amor, nacen los hijos para la Sociedad y para el Reino de Dios.

 

 

CONSEJO DE PRESIDENCIA

DE LA CONFERENCIA EPISCOPAL ECUATORIANA

“Con speranza, educazione e lavoro, artigiani di una nuova Argentina” Messaggio della Conferenza Episcopale argentina in vista delle elezioni. 14 marzo 2019

“Con speranza, educazione e lavoro, artigiani di una nuova Argentina” è il titolo del messaggio pubblicato a conclusione della 117ª Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale Argentina, tenutasi dall’11 al 14 marzo. Il documento, inviato a Fides, esprime le riflessioni dei Vescovi in questo anno in cui si svolgono le elezioni presidenziali.
“La nobiltà della vocazione politica chiede ai leader di collaborare affinché il popolo, che è sovrano, sia artigiano della sua storia. Abbiamo bisogno di politici che ci aiutino a guardare oltre la congiuntura e che ci propongano autentici percorsi di amicizia sociale” si legge nel testo, che continua: “In una realtà che ci colpisce e ci ferisce a causa della crescente povertà, non vogliamo perdere la speranza di andare avanti, assumendo la sfida di passare dalla cultura della voracità e dello scarto, alla cultura del prendersi cura di ogni vita e della nostra casa comune, della fraternità e dell’accoglienza”.
Il messaggio si conclude ricordando che, in quanto Pastori, “ascoltiamo la drammatica richiesta di lavoro, che insieme alla pubblica istruzione sono i più importanti temi della questione sociale”.
Dalle informazioni pervenute a Fides durante i giorni dell’Assemblea, si apprende che i Vescovi argentini hanno parlato di diversi argomenti, tra cui la preparazione della imminente Visita ad limina in Vaticano, che si terrà dal 28 aprile al 18 maggio. Inoltre hanno definito i dettagli del Congresso mariano che si terrà nella diocesi di Catamarca nel 2020. Hanno anche riflettuto sul Mese Missionario Straordinario del prossimo ottobre. Mons. Fernando Croxatto, Vescovo di Neuquén e Presidente della Commissione episcopale delle missioni, ha guidato la riflessione su questo tema e i Vescovi hanno deciso di iniziare una nuova missione ad gentes della Chiesa argentina nella zona dell’Amazzonia.
(Agenzia Fides)

 

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Esortazione della Conferenza Episcopale del Venezuela: dubbi sulla legittimità nuovo mandato Maduro 09-01-2019

Il 2019, ha osservato mons. Azuaje, si apre in un clima di “grande incertezza nella vita personale, istituzionale e comunitaria di un popolo”. Il riferimento – riferisce l’Agenzia Sir – è alle ultime vicende politiche del Paese: all’Assemblea nazionale legittimamente eletta (e contraria al nuovo mandato di Nicolas Maduro) è stato tolto il potere legislativo per assegnarlo ad un’Assemblea costituente.

Il governo Maduro non ha portato nessun cambiamento nell’economia

Il 10 gennaio prossimo, Maduro giurerà per assumere il suo secondo mandato di presidente, dopo aver vinto le elezioni anticipate del 20 maggio scorso, boicottate dall’opposizione. “Tanti i dubbi su questo giuramento, è legittimo, è illegittimo?”, si è chiesto mons. Azuaje: “La storia, al momento opportuno”, darà “il suo verdetto. Ciò che è certo è che nel Paese si sta vivendo una crisi sproporzionata in tutti gli ambiti, però sfortunatamente coloro che hanno guidato il governo durante questi ultimi anni, producendo un deterioramento umano e sociale nella popolazione e nella ricchezza della nazione, continuano sulla stessa strada, senza cambiamenti significativi nell’economia e per il miglioramento delle condizioni di vita dei venezuelani”. “Proseguire nello stesso modo – ha sottolineato – significa portare il popolo sull’orlo del precipizio”.

Il presidente dei vescovi elenca tutti i grandi problemi del Venezuela

“Il tasso altissimo di povertà, l’aumento delle persone malate che non possono essere curate da istituzioni sanitarie collassate, maggiore minaccia e repressione, una violenza incontrollabile con oltre 20.000 persone assassinate durante il 2018, l’iperinflazione e la distruzione del settore produttivo, la corruzione aperta e brutale, la più grande emigrazione della storia venezuelana, centinaia di detenuti politici, civili e militari che reclamano giustizia, le violazioni dei diritti umani che hanno avuto il suo apice nell’assassinio del giovane indigeno Pemon Charly Peñaloza di 21 anni e la repressione delle comunità indigene e dei leader comunitari”. “Cambiare completamente queste politiche “, ha ribadito, “è un proposito ineludibile, urgente. È la sfida per l’anno che inizia”. (Agenzia Sir)

 

 

Exhortación del Episcopado Venezolano: “lo que hicieron a uno de estos hermanos míos más pequeños, a mí me lo hicieron” (Mt 25,40)

 

  1. Los Arzobispos y Obispos de Venezuela, con ocasión de la 111ª Asamblea Ordinaria, conscientes de nuestra responsabilidad espiritual y moral como ciudadanos y pastores, nos dirigimos al pueblo de Venezuela, al que pertenecemos y del cual somos servidores. Recibimos el año 2019, con la confianza puesta en Dios, como una buena oportunidad para el cambio que el país pide a gritos: la recuperación del Estado de Derecho según la Constitución y la reconstrucción de la sociedad venezolana, en dignidad, libertad y justicia para todos.  Queremos alentar la verdadera esperanza del pueblo, sustentada en el misterio de la Navidad que celebra que el Hijo de Dios se hace humano y pobre para hacernos más humanos y solidarios.
  2.  Como pastores, tenemos la obligación de preguntarnos por el sentido ético de la gravísima situación que estamos viviendo. Nuestras apreciaciones nacen de una valoración moral sobre la dignidad humana violentada, el bien común irrespetado y la verdad manipulada. San Oscar Arnulfo Romero, profeta y mártir de América, dijo: “si hay un conflicto entre el gobierno y la Iglesia, no es porque la Iglesia sea opositora sino porque el conflicto ya está establecido entre el gobierno y el pueblo, y la Iglesia defiende al pueblo” (Homilía del 21-10-1979). Todo poder humano es transitorio y se legitima si en su ejercicio produce un bienestar colectivo con especial atención a los pobres y excluidos, logrando así una sana convivencia en la pluralidad y la diferencia. El pueblo venezolano vive una situación dramática y de extrema gravedad por el deterioro del respeto a sus derechos y de su calidad de vida, sumido en una creciente pobreza y sin tener a quien acudir. Es un pecado que clama al cielo querer mantener a toda costa el poder y pretender prolongar el fracaso e ineficiencia de estas últimas décadas: ¡es moralmente inaceptable! Dios no quiere que por el sometimiento a injusticias sufra el pueblo. Urge, por tanto, asumir el clamor popular de un cambio, de una concertación para una transición esperada y buscada por la inmensa mayoría.
  3. Como señalamos en nuestra Exhortación del 11 de julio de 2018, “reiteramos que la convocatoria del 20 de mayo (para elegir el Presidente de la República) fue ilegítima, como lo es la Asamblea Nacional Constituyente impuesta por el poder ejecutivo. Vivimos un régimen de facto, sin respeto a las garantías previstas en la Constitución y en los más altos principios de dignidad del pueblo” (No temas, yo estoy contigo, n. 6). Por tanto, la pretensión de iniciar un nuevo período presidencial el 10 de enero de 2019 es ilegítima por su origen, y abre una puerta al desconocimiento del Gobierno porque carece de sustento democrático en la justicia y en el derecho.4.- En esta crisis política, social y económica, la Asamblea Nacional, electa con el voto libre y democrático de los venezolanos, actualmente es el único órgano del poder público con legitimidad para ejercer soberanamente sus competencias. En efecto hace tres años (1-12-2016) el Secretario de Estado del Vaticano, Cardenal Pietro Parolin, pidió que se restituyera cuanto antes a la Asamblea Nacional el rol previsto en la Constitución. El voto de confianza que el pueblo venezolano le ha conferido debe ser retribuido con el cumplimiento de los deberes de los diputados, diseñando y redactando las leyes que necesita el país para el restablecimiento de la democracia y la vuelta a la decencia y honestidad en la administración de los fondos públicos. El Papa Francisco en el Mensaje para la Jornada Mundial de la Paz de este año nos interpela: “la función y la responsabilidad política constituyen un desafío permanente para todos los que reciben el mandato de servir a su país, de proteger a cuantos viven en él y de trabajar a fin de crear las condiciones para un futuro digno y justo. La política, si se lleva a cabo en el respeto fundamental de la vida, la libertad y la dignidad de las personas, puede convertirse verdaderamente en una forma eminente de la caridad” (1-1-2019).
  4. Los venezolanos no podemos ser simples espectadores de lo que sucede en el país, pues somos ciudadanos y, como tales, actores de primer orden. La defensa de la libertad ha costado mucha sangre y muchos sufrimientos, para ver de lejos lo que la mayoría rechaza: políticas de hambre, persecución política, represión militar y policial, presos políticos, torturas, corrupción, ineficiencia e ineficacia en la gestión pública. Como ciudadanos y como instituciones nos toca asumir las responsabilidades que nos competen para mejorar la actual situación y recuperar el país con sus valores y potencialidades. Esto exige la articulación de todos los sectores sociales, promoviendo la creatividad y proactividad de muchas personas en la búsqueda de soluciones.
  5. Como dijo el Papa Francisco, es necesario buscar juntos caminos de “concordia” y entendimiento, de unión del pueblo venezolano, de respuestas a los múltiples problemas y de defensa de los derechos humanos que nos permitan superar la crisis y atender a los más pobres. ¿A quién bendice nuestro Dios en la actual situación dramática de Venezuela? La respuesta que nos da Jesús es clara, profunda y desafiante: “Vengan benditos de mi Padre… porque tuve hambre y me dieron de comer; tuve sed, y me dieron de beber; era emigrante y me recibieron; estaba desnudo, y me vistieron; enfermo, y me visitaron; en la cárcel y me vinieron a ver” (Mt 25,34-36). Es una pregunta acuciante para todas las personas de buena voluntad, cuya respuesta debe llevarnos a una acción eficaz.
  6.  Somos conscientes que cuanto se haga por los más pequeños es a Cristo a quien se le hace, y por ello como Iglesia nos comprometemos en las diócesis y en las parroquias, en primer lugar, a seguir ayudando a la supervivencia, tanto de los más débiles y desprotegidos dentro del país como a los que han emigrado buscando trabajo y mejores condiciones de vida, así como refugio y asilo. En segundo lugar, a continuar trabajando en la defensa y promoción de los derechos humanos, en particular de los que carecen de todo, de los amenazados de muerte, de los perseguidos y privados de libertad. En tercer lugar, con mayor ahínco, nos proponemos seguir desarrollando programas de formación y organización que permitan la recuperación de la institucionalidad democrática y la reconstrucción del país de una forma pacífica. Todo esto enmarcado en el proceso de evangelización que promueve los valores de verdad, autenticidad, justicia, solidaridad, paz, reconciliación y fraternidad.
  7. Tenemos muchas razones para agradecer a personas e instituciones. Al Santo Padre Francisco por su constante cercanía y preocupación por nuestra patria. El 7 de enero de 2019, el Discurso a los miembros del Cuerpo Diplomático acreditado ante la Santa Sede, expresó: “Deseo para la amada Venezuela que se encuentren vías institucionales y pacíficas para solucionar la crisis política, social y económica, vías que consientan asistir sobre todo a los que han sido afectados por las tensiones de estos años y ofrecer a todo el pueblo venezolano un horizonte de esperanza y de paz”. Igualmente, agradecemos a las Iglesias y Gobiernos de diversos países su solidaridad y su atención a los compatriotas que, producto de la crisis, han tenido que dejar el país en búsqueda de mejores condiciones de vida. Apreciamos el trabajo pastoral y de solidaridad que desarrollan día a día los sacerdotes, diáconos, religiosas y laicos, así como las muchas iniciativas que en este campo se están llevando adelante desde Cáritas a nivel nacional, diocesano y parroquial, desde la comisión de Justicia y Paz y las vicarías de Derechos Humanos, de otras organizaciones y asociaciones. Invitamos a articular iniciativas y proyectos en favor del pueblo a los hermanos de otras iglesias y de otras religiones, a las instituciones públicas y privadas, a los empresarios, profesionales, trabajadores y obreros, para trabajar por la paz y por un mejor país.
  8.  Como creyentes cultivemos la oración personal y comunitaria. Con María, proclamemos que la misericordia de Dios llega a sus fieles de generación en generación, “porque el Señor hace proezas con su brazo, dispersa a los soberbios de corazón y derriba del trono a los poderosos y enaltece a los humildes” (Lc 1,51-52). Aprendamos de María, nuestra Madre, que Tú, Señor Jesús, eres el alfa y la omega, el principio y fin de nuestra existencia, nuestro pan para el largo camino, nuestra alegría completa, nuestra paz duradera. Amén.

Con nuestra bendición,

 

Los Arzobispos y Obispos de Venezuela

CENTÉSIMO UNDÉCIMA

ASAMBLEA PLENARIA ORDINARIA

DEL EPISCOPADO VENEZOLANO

Caracas, 9 de enero de 2019

Comunicato della Diocesi di Tijuana, Messico. Bisogna guardare con benevolenza i migranti. 09-11-2018

“Dobbiamo aiutare il popolo a guardare con benevolenza tutti coloro che attraversano il nostro territorio. Non bisogna alimentare xenofobia e disprezzo per il migrante; anche se molti mostrano il loro affetto, rispetto e sostegno per i migranti, c’è una minoranza che si oppone a loro. Spero che il popolo messicano continui ad essere un popolo che dà la mano a tutti i migranti, perché il Messico è anche un popolo migrante: gran parte della nostra popolazione ha dovuto emigrare negli Stati Uniti. Dobbiamo sempre avere questa verità sotto i nostri occhi. Nessuno può negare ad un altro il diritto di muoversi, cercando condizioni di vita migliori. Siamo tutti migranti ed è per questo che dobbiamo anche guardare con occhi buoni e sostenere coloro che sono nel bisogno ora”: lo dichiara, in una nota pervenuta all’Agenzia Fides, Mons. Rogelio Cabrera, Arcivescovo di Monterrey e nuovo presidente della Conferenza Episcopale Messicana (CEM), a pochi giorni dalla chiusura dell’Assemblea Plenaria dei Vescovi del Messico, in cui si è trattato anche il tema dei migranti che continuano ad attraversare il paese.
Nella città di Tijuana sono arrivati migliaia di migranti e le autorità non riescono a gestire il flusso di persone. Non ci sono fisicamente posti dove accoglierli. Anche ieri c’è stata un’altra manifestazione a Tijuana dei residenti che urlavano slogan: “Sono invasori, sono armati: via dal paese!”.
A Tijuana la gente ormai dorme per strada, mente si fa fatica a stimare il numero dei migranti arrivati. Si prevede che altre 4 mila persone arriveranno questa settimana da Mexicali, cittadina vicina. Il sindaco di Tijuana ha richiesto l’aiuto federale per contenere la situazione. “Non siamo anti-migranti, ma chiediamo di rispettare la legge e l’ordine” ha detto. (CE) (Agenzia Fides, 20/11/2018)

 

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La Conferenza Episcopale del Congo denuncia di mezzo milione di cittadini espulsi dall’Angola. 31.10.2018

(Agenzia Fides) – “Al 27 ottobre Caritas Congo ha contato 508.505 persone giunte in territorio congolese senza che il movimento sia in procinto di fermarsi” afferma un comunicato della Conferenza Episcopale Nazione Congolese (CENCO) sull’espulsione di massa di cittadini della Repubblica Democratica del Congo dalla vicina Angola.
“Molte delle persone espulse hanno dichiarato di essere fatte oggetto di brutalità e di gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze dell’ordine angolane” denunciano i Vescovi nel loro comunicato, pervenuto all’Agenzia Fides. Ai primi di ottobre, le autorità di Luanda hanno emesso un ordine di espulsione nei confronti dei migranti congolesi impiegati nel settore minerario informale, nel nordest dell’Angola.
Una volta rientrate nella RDC, le persone espulse si trovano prive di assistenza. “Migliaia di bambini, donne, anziani, malati, invalidi, donne e uomini sani, sono scaricati indistintamente come volgare mercanzia sul suolo congolese, giorno dopo giorno, in zone di forte precarietà, dove le capacità d’accoglienza sono del tutto insufficienti a permette loro di recuperare un minimo di dignità” denuncia la Conferenza Episcopale congolese.
“Non sapendo né come lasciare la zona di frontiera né dove andare, la maggior parte delle persone vaga nei villaggi situati lungo il confine, dove sono accolte da persone di buona volontà. Migliaia sono ospitate nei locali di chiese, scuole e di qualche edificio pubblico. In mancanza di spazio sufficiente, altre sono accampate in rifugi di fortuna dove passano la notte sotto le stelle”.
La zona dove si registra il più grande numero di persone espulse dall’Angola è la provincia del Kasai, “che- scrivono i Vescovi- porta ancora le ferite della crisi del fenomeno ‘Kamuina Nsapu’ (vedi Fides 1/4/2017) che ha sconvolto l’area circa un anno fa. Nella sola località di Kamako vi sono 206.680 persone, un numero che supera di gran lunga quello degli abitanti di questo piccolo villaggio”.
“L’espulsione di massa dei congolesi avviene due mesi prima delle elezioni generali nella RDC e rischia di interrompere il normale corso di questo importante evento tanto atteso dal popolo congolese” sottolineano i Vescovi, che si dicono inoltre “preoccupati per la pace tra la RDC e l’Angola, che condividono più di 2.000 chilometri di frontiera con molti gruppi etnici a cavallo tra i due Paesi”.
I Vescovi chiedono al governo di Kinshasa di avviare con urgenza dei programmi di reinserimento sociale ed economico delle persone espulse, e all’Unione Africana e alla SADC (Comunità Economica dell’Africa del sud alla quale aderiscono Angola e RDC) di invitare al dialogo i governi di Luanda e Kinshasa “perché trovino insieme una soluzione alla questione dei congolesi che sono in una situazione irregolare in Angola”.

 

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