Organismi Internazionali

World Watch List 2021. Rapporto di Open Doors sulla persecuzione dei Cristiani nel mondo.

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(www.lanuovabq.it) Ci sono nel mondo 340 milioni di cristiani perseguitati a causa della loro fede perché vivono territori ostili, vittime di pregiudizi, di intolleranza, indifesi quando le loro vite, la loro libertà e le loro proprietà sono minacciate. È quanto emerge dal nuovo rapporto diffuso ieri, 13 gennaio, da Open Doors, l’associazione internazionale fondata nel 1955 per aiutare i cristiani perseguitati, che ogni anno pubblica la World Watch List (WWList), un elenco dei 50 stati in cui è più difficile essere cristiani, e un rapporto sulla situazione mondiale, paese per paese.

Nel rapporto precedente, relativo al 2019, i cristiani perseguitati nei 50 stati dell’elenco erano 260 milioni. Nel 2020 sono saliti a 309 milioni, un aumento impressionante, anche tenendo conto della concomitante crescita demografica, e che da solo giustifica la preoccupazione con cui in tutto il mondo la WWList in queste ore viene commentata. Rispetto al 2019, inoltre, è aumentato considerevolmente, del 60 per cento, anche il numero dei cristiani uccisi: da 2.983 a 4.761 (in media 13 al giorno). Ci sono poi 4.277 cristiani in carcere senza processo, arrestati durante l’anno (in media, più di 11 al giorno) in seguito a denunce quasi sempre palesemente pretestuose. E ancora, 1.710 sono stati rapiti (più di quattro al giorno in media). Unico dato positivo, è il netto calo delle chiese e delle strutture religiose (oratori, seminari, scuole, ospedali…) danneggiate, saccheggiate, distrutte o chiuse: 9.488 nel 2019, “solo” 4.488 nel 2020.

Nel corso della conferenza stampa per la presentazione del rapporto, Cristian Nani, direttore di Open Doors Italia, ha ricordato che nella WWList i paesi sono divisi in fasce in base ai diversi livelli di persecuzione registrati misurando il grado di libertà religiosa e di tolleranza in cinque ambiti: “La vita privata, quindi il rapporto intimo con la fede; la vita famigliare e il come vivere la fede all’interno di essa; la vita comunitaria o civile e di conseguenza anche il mondo del lavoro; la vita nazionale, ovvero il tipo di leggi che possono discriminare una minoranza cristiana; e la vita della Chiesa, cioè la possibilità che la comunità di cristiani possa subire forme di restrizione alle attività religiose”. Un sesto parametro misura il grado di violenza subita.

Nel 2019 le fasce erano tre – estrema (11 stati), molto alta (34), alta (5) – mentre quest’anno sono due: estrema e molto alta. Questo indica che non soltanto ci sono più cristiani perseguitati, ma che la situazione di molti è ulteriormente peggiorata.

Open Doors ha individuato nel Covid-19 uno dei fattori responsabili delle maggiori difficoltà alle quali molti cristiani hanno dovuto far fronte nel 2020. Ad esempio, il confinamento ha costretto molti convertiti al Cristianesimo a vivere a più stretto contatto con famigliari che disapprovano la loro scelta e lo fanno “pesare” in molti modi. La pandemia inoltre ha “esacerbato alcune vulnerabilità già esistenti per le minoranze cristiane”. In diversi paesi, tra cui l’India, il Bangladesh, il Pakistan, il Sudan, il Vietnam, i cristiani sono stati i primi a perdere il lavoro e gli ultimi a ricevere aiuti alimentari e sanitari, dai quali in certi casi sono stati del tutto esclusi.

In India, ad esempio, i partner di Open Doors hanno assistito oltre 100.000 cristiani in difficoltà. L’80% di essi hanno detto ai ricercatori della WWList di essersi visti negare l’accesso ai centri di distribuzione degli aiuti. Alcuni hanno camminato per chilometri e hanno dovuto nascondere di essere cristiani per ottenere aiuto da qualche altra parte. In Nigeria, nello stato settentrionale di Kaduna, a maggioranza islamica, le famiglie cristiane di molti villaggi hanno raccontato di aver ricevuto un sesto della razione alimentare data alle famiglie musulmane.

Secondo il direttore di Open Doors Italia, le “matrici” delle persecuzioni ai cristiani sono nove: l’Islam, il nazionalismo religioso: l’antagonismo etnico; l’oppressione intra-tribale, di clan e famiglia; il protezionismo denominazionale (che si verifica quando una denominazione cristiana ne opprime un’altra); i regimi comunisti e post comunisti; l’intolleranza secolare; la paranoia dittatoriale; il crimine organizzato.

Scorrendo l’elenco in effetti si ha riscontro di tutte le matrici individuate da Open Doors: l’antagonismo etnico nell’intera Africa, la repressione comunista, devastante in Cina, il nazionalismo religioso di cui gli estremisti indù in India sono l’esempio più esasperato, il crimine organizzato, come in Colombia, l’intolleranza secolare, che si diffonde nei paesi occidentali. Ma salta agli occhi l’enorme ruolo che nel corso degli anni ha assunto l’Islam.

L’attuale fascia di persecuzione estrema comprende 12 stati: nell’ordine, Corea del Nord (da sempre al primo posto), Afghanistan, Somalia, Libia, Pakistan, Eritrea, Yemen, Iran, Nigeria, India, Iraq e Siria. Ne esce il Sudan, vi sono entrati Nigeria e Iraq. In nove paesi su 12 è l’Islam a perseguitare i cristiani.

Quanto ai restanti 38 stati in cui la persecuzione è molto alta, in 27 l’Islam gioca un ruolo decisivo, siano essi a maggioranza islamica (come il Marocco, il Mali, la Giordania…) oppure a maggioranza cristiana (Kenya, Mozambico…). Dove i cristiani sono una minoranza la persecuzione può essere sia istituzionale, esercitata con leggi che discriminano, emarginano, pongono limiti alla pratica religiosa, sia imposta dalla società civile, sia inflitta da gruppi e movimenti radicali. Altrove è l’estremismo islamico a costituire una minaccia che i governi non riescono o non cercano di contrastare. Il Mozambico, dove i musulmani sono meno del 19 per cento della popolazione, è il caso più recente, infestato dal jihad a partire dal 2017. Ancora assente nella WWList 2020, lo troviamo in quest’ultima, al 45° posto.

 

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IL RAPPORTO ONU 2020 SULLE MIGRAZIONI

 

La IOM, Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, organismo ONU con sede in Svizzera, ha pubblicato il suo Rapporto 2020, un documento di quasi 500 pagine, con dati globali e dettagliati sulla situazione mondiale, aggiornati a fine 2019 e confrontati con quella rilevata nel 2000. Il Rapporto esce in concomitanza con la celebrazione della Giornata internazionale dei migranti, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2000. Quest’anno il tema della giornata è: “Re-immaginare la mobilità umana”. “Emigrare dovrebbe essere una scelta, non una necessità – spiega il sito ufficiale dell’Onu dedicato alla giornata – riaffermiamo il nostro impegno per una emigrazione sicura e dignitosa per tutti”.

 

 

WORLD MIGRATION REPORT 2020

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COMMENTO

DI ANNA BONO

(collaboratrice del nostro Osservatorio)

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UNDP: Scaling Fences: Voci di migranti africani irregolari verso l’Europa.

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Scaling Fences: Voci di migranti africani irregolari verso l’Europa. Il Rapporto presenta i risultati di un ampio studio che esplora le prospettive e le esperienze di individui  che nel 1970 emigrarono attraverso rotte irregolari dall’Africa all’Europa, provenienti da 39 paesi africani. L’obiettivo di questo Documento è contribuire a una migliore comprensione del rapporto tra migrazione e sviluppo. 

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The Scaling Fences: Voices of Irregular African Migrants to Europe report presents the results of an extensive study exploring the perspectives and experiences of 1970 individuals who migrated through irregular routes from Africa to Europe, originating from 39 African countries.

Its aim is to contribute to a better understanding of the relationship between migration and development. The Scaling Fences report is the second major review of contemporary development issues affecting Africa to be published by UNDP’s Regional Bureau for Africa.

Highlights

  • 58% of respondents were either earning (49%) or in school (9%) at the time of their departure. For a majority of those earning, income appears to have been competitive in the national context.
  • For 66% of respondents earning, or the prospect of earning, was not a factor that constrained the decision to migrate.
  • 62% of respondents felt they had been treated unfairly by their governments, with many pointing to ethnicity and political views as reasons for perception of unfair treatment.
  • 77% felt that their voice was unheard or that their country’s political system provided no opportunity through which to exert influence on government.
  • 41% of respondents said ‘nothing’ would have changed their decision to migrate to Europe Average earnings in Europe far outstrip average earnings in Africa, even in real terms.
  • 67% of those who did not want to stay permanently in Europe said their communities would be happy if they returned, compared to 41% of those who did want to live permanently in Europe.

Caritas. Flash Report sulla povertà ed esclusione sociale 2019 – 17 novembre 2019

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Alla vigilia della terza Giornata Mondiale dei Poveri del 17 novembre 2019 (XXXIII del Tempo Ordinario), è disponibile il Flash Report sulla povertà ed esclusione sociale 2019 (.pdf) di Caritas Italiana.

In questa edizione, oltre a riportare i dati provenienti dagli oltre 3.300 Centri di Ascolto di tutta Italia, un focus curato insieme a Legambiente è dedicato alle strette connessioni tra ambiente, degrado, povertà e giustizia sociale.

Rapporto ACS. “Perseguitati più che mai. Focus sulla persecuzione anticristiana”. Ottobre 2019

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Nel mondo un cristiano ogni 7 vive in un Paese di persecuzione. La fotografia che emerge dalla XIV edizione del Rapporto sulla libertà religiosa di Aiuto alla Chiesa che Soffre, presentato questa mattina a Roma presso l’Ambasciata italiana presso la Santa Sede, è fortemente cupa, in special modo per i cristiani che continuano ad essere il gruppo di fede maggiormente perseguitato. Sono infatti quasi 300 milioni i cristiani che vivono in Paesi di persecuzione.

Nel periodo preso in esame dal Rapporto – dal giugno 2016 al giugno 2018 – si riscontra un aumento delle violazioni della libertà religiosa in molti Stati.

In totale sono stati identificati 38 PAESI in cui si registrano GRAVI O ESTREME VIOLAZIONI DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA. 21 Paesi sono classificati come di PERSECUZIONE: Afghanistan, Arabia Saudita, Bangladesh, Birmania, Cina, Corea del Nord, Eritrea, India, Indonesia, Iraq, Libia, Niger, Nigeria, Pakistan, Palestina, Siria, Somalia, Sudan, Turkmenistan, Uzbekistan e Yemen. 17 invece sono luoghi di DISCRIMINAZIONE: Algeria, Azerbaigian, Bhutan, Brunei, Egitto, Federazione Russa, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Laos, Maldive, Mauritania, Qatar, Tagikistan, Turchia, Ucraina e Vietnam. In sintesi: il 61% della popolazione mondiale vive in Paesi in cui non vi è rispetto per la libertà religiosa; nel 9% delle nazioni del mondo vi è discriminazione; e nell’11% degli Stati vi è persecuzione.

In 17 di dei 38 Stati in cui si registrano violazioni della libertà religiosa – ovvero quasi la metà del totale dei Paesi di persecuzione e discriminazione – la situazione è peggiorata durante il periodo in esame. In altri – quali COREA DEL NORD, ARABIA SAUDITA, NIGERIA, AFGHANISTAN ed ERITREA – il quadro è rimasto invariato, giacché così grave da non poter peggiorare.

Una tendenza preoccupate emersa nel periodo analizzato è l’aumento del nazionalismo aggressivo ai danni delle minoranze, degenerato a tal punto da poter essere definito ULTRA-NAZIONALISMO. Tale fenomeno si è sviluppato in modo diverso a seconda dei Paesi. Significativo il caso dell’INDIA dove si evidenziano sempre più atti di violenza ai danni delle minoranze religiose. Il forte aumento delle violenze ai danni delle minoranze religiose in India è coinciso con l’ascesa del Bharatiya Janata Party (BJP) e non registra battute di arresto. Nel 2017 sono stati infatti compiuti 736 attacchi contro i cristiani, con un netto aumento rispetto ai 358 del 2016.

L’ultra-nazionalismo non si identifica necessariamente con una religione. Spesse volte infatti si manifesta come una generale ostilità dello Stato nei confronti di tutte le fedi e si traduce in misure restrittive che limitano fortemente la libertà religiosa. Esempi eclatanti in tal senso sono la CINA, dove i nuovi “regolamenti sugli affari religiosi”, impongono ulteriori restrizioni ai gruppi religiosi, e la COREA DEL NORD, dove si ritiene che migliaia di cristiani siano detenuti in campi di prigionia, dove ricevono un trattamento più duro degli altri detenuti a causa della loro fede.

Il successo delle campagne militari contro ISIS ed altri gruppi iper-estremisti ha in qualche modo “celato” la diffusione di altri movimenti militanti islamici in regioni dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia. Il fondamentalismo di matrice islamica è presente in 22 Paesi, in cui vivono in totale un miliardo e 337 milioni di persone

Se Boko Haram in NIGERIA sembra perdere terreno, nel periodo in esame sono aumentate le violenze da parte dei pastori militanti islamici di etnia fulani.

Violenti attacchi anticristiani continuano a verificarsi in EGITTO, dove ai quattro gravi attentati avvenuti nel periodo in esame al Cairo, Alessandria, Tanta e Minya, si aggiunge l’attacco terroristico del 2 novembre scorso al bus di pellegrini copti a Minya.

Un’altra piaga che affligge la comunità cristiana egiziana è il rapimento e la conversione forzata all’Islam di adolescenti, ragazze e donne cristiane. Almeno sette ragazze copte sono state rapite e convertite nell’aprile 2018. La stessa sorte spetta ogni anno a circa 1000 ragazze cristiane e indù in PAKISTAN.

Quello delle violenze ai danni delle donne è un tema che ACS ha più volte portato all’attenzione e che è denunciato anche dal presente Rapporto. Gruppi militanti islamici che agiscono in Africa e in Medio Oriente, quali ISIS e Boko Haram utilizzano lo stupro e la conversione forzata delle donne come un’arma.

Non va sottaciuta inoltre la cortina di indifferenza dietro la quale le vulnerabili comunità di fede continuano a soffrire, mentre la loro condizione viene ignorata da un Occidente secolarizzato.

La maggior parte dei governi occidentali non ha provveduto a fornire la necessaria e urgente assistenza ai gruppi di fede minoritari, in particolare alle comunità di sfollati che desiderano tornare a casa nelle rispettive nazioni dalle quali sono stati costretti a fuggire.