Certi danni di Maritain. Articolo di Stefano Fontana.

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Al recente convegno di Montefiascone su “Liberare la persona dai personalismi [link], non poteva mancare un nuovo esame del personalismo politico di Jacques Maritain. La cosa è di una certa rilevanza se si ricorda l’enorme influenza esercitata da Maritain da quando nel 1936 pubblicò Umanesimo integrale e fino a quando scrisse Cristianesimo e democrazia o l’Uomo e lo Stato. Molti osservatori parlano di “tre Maritain”: quello tradizionalista di Tre Riformatori, quello della “nuova cristianità” e infine quello de Il Contadino della Garonna, opera scritta in tarda età e che contiene spunti di revisione del pensiero precedente. Dal convegno però è emerso che l’impronta iniziale di Maritain perdurò fino alla fine, nonostante i cambiamenti nella sua vita intellettuale. Per alcuni relatori al convegno di Montefiascone, la sua visione della persona non era tomista ma kantiana, nonostante Maritain abbia sempre parlato del proprio pensiero come di un “personalismo tomista”.

E a dire il vero, la principale nozione del suo personalismo, vale a dire la distinzione tra individuo e persona, è già presente in un’opera apparentemente indubitabile, ossia in Tre Riformatori, la cui prima edizione è del 1937. Per Maritain l’individuo è il polo materiale per il quale l’uomo non si distingue dal resto del creato di cui è come un frammento, un punto in una rete. La persona, invece, è il polo spirituale che trascende l’individuo, non è sottomessa a niente, è un tutto indipendente davanti ad un altro tutto. Ne consegue che la persona è libertà e autonomia, libertà di emancipazione, e lo sviluppo consiste nel rendere consapevole l’uomo di questa sua superiorità e indipendenza. Più egli si allontana dalle istituzioni e più afferma tale sua libertà, ordinandosi solo al tutto della Visione Beatifica.

La distinzione tra individuo e persona separa la società dalla Chiesa, la quale ha una missione spirituale connessa con la persona e non deve riguardare la politica che è connessa con l’individuo. Maritain condanna la cristianità medievale per non aver compreso questo, e propone una “nuova cristianità” in cui i credenti operano non “in quanto cristiani” ma “da cristiani”, ossia in un regime di separazione tra politica e religione che spiega le molte “scelte religiose” compiute all’interno del mondo cattolico. Con la qual cosa Maritain accetta in fondo gli esiti della secolarizzazione e pensa al Vangelo solo come un fermento animatore della speranza temporale in una società pluralista. Egli propone quindi una nuova fede democratica intesa come il credo della libertà.

Il personalismo di Maritain si colloca nel solco del “naturalismo politico”, ossia sulla strada secondo la quale il piano naturale della vita politica non ha bisogno dell’aiuto essenziale del soprannaturale, sicché il ruolo della religione cattolica nella società e nella politica può essere al massimo di aiuto ma non indispensabile.

La sua distinzione tra individuo e persona, oltre a produrre una frattura dentro l’uomo tra il cittadino e il credente, apre la strada alla visione della persona come autodeterminazione, ponendo la libertà come elemento costitutivo della dignità della persona, mentre nella concezione classica di persona, la libertà era solo una proprietà derivante dalla sua natura razionale e, quindi, da questa limitata e orientata. Ne deriva un concetto di dignità come attività, mentre la dignità della persona è prima di tutto ricevuta. La persona intesa come libertà si erge quindi in una specie di sovranità, mentre nella sua concezione classica e veramente tomista la persona è tale dentro (e quindi in subordinazione con) l’ordine finalistico del creato e la sua dignità non deriva da un processo di cui essa stessa e regista e operatrice, ma dall’adesione ad un ordine della dignità oggettivo e trascendente.

Una riflessione approfondita sul personalismo politico maturatosi negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso risulta allora molto importante per capire l’aiuto che in seguito i cattolici hanno dato all’individualismo esasperato dei nuovi diritti e alla democrazia intesa come metodo per ogni scelta.

Stefano Fontana