Elogio di Plinio Corrêa de Oliveira a mons. Van Thuân. Di Julio Loredo

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Il prof. Plinio Corrêa de Oliveira (1905-1995) aveva un’innata capacità di interpretare gli avvenimenti, sia nel campo religioso che in quello temporale. La sua attenzione si rivolgeva naturalmente all’avanzata delle tendenze rivoluzionarie, nella Chiesa e nella società, non solo come esercizio intellettuale di analisi delle medesime, ma anche – direi soprattutto – per cercare il modo di ostacolarle e, se possibile, di ribaltarle.

In questa luce, egli seguì da vicino la caduta del Sudest asiatico nel comunismo, e in speciale del Vietnam, Paese cattolico di cultura francese col quale egli intratteneva rapporti amichevoli. Diverse opere sue, infatti, sono state tradotte in lingua vietnamita.

Nel gennaio 1964, per esempio, egli fece un lungo elogio funebre del Presidente Ngo Dihn Diem, assassinato insieme a suo fratello Ngo Dihn Nhu in un colpo di Stato che finì per favorire la rivoluzione comunista: “La morte del presidente Ngo Dihn Diem, selvaggiamente assassinato con suo fratello Ngo Dihn Nhu, non può non penalizzare i cuori dei cattolici”.

Nel 1977, Plinio Corrêa de Oliveira scrisse un vibrante elogio di mons. François Xavier Nguyen Van Thuân, vescovo ausiliare di Saigon. In un articolo sul quotidiano Folha de S. Paulo, dal titolo “Thiobacillus thiopharus”, il pensatore brasiliano osservava con rammarico la caduta nel comunismo delle nazioni caraibiche: “Le nuove e piccole nazioni caraibiche che sono diventate indipendenti hanno inaugurato regimi democratici, parlamentari e multipartitici, seguendo lo stile inglese ereditato dalla Commonwealth. Tuttavia, questi regimi si deteriorarono rapidamente e si spostarono verso un socialismo agro-riformista avanzato. Alcune di queste nazioni stanno già iniziando a dichiararsi marxiste. Soprattutto la Guyana inglese e la Giamaica. Così, quattordici nazioni caraibiche stanno camminando in fila indiana verso il comunismo”.

Egli, però, non volle chiudere l’articolo senza una nota di speranza, mostrando come, dall’altra parte del mondo, c’era un prelato coraggioso che resisteva all’avanzata dell’ateismo comunista:

“Mi concedo almeno la gioia di concludere questo articolo esaltando un grande vescovo: Mons. François Xavier Nguyen Van Thuân, vescovo ausiliare di Saigon. Secondo il Denver Catholic Register dello scorso 23 giugno, mons. Van Thuân è stato gettato dai comunisti in una prigione segreta, accusato di opposizione all’avanzata del progressismo «nella liturgia e nelle organizzazioni dei preti». Il prelato era stato rinchiuso nel villaggio di Cay Vong. Quando, però, i cittadini hanno iniziato a visitarlo per chiedergli consiglio, egli è stato trasferito in una prigione segreta.

“Non c’è niente da aggiungere alla semplicità di questa narrazione. Perché spendere un aggettivo per spiegare la venerazione, l’affetto e l’orgoglio che ogni vero cattolico prova quando sente parlare di un vescovo, un successore degli Apostoli che resiste?

“In questi giorni in cui sentiamo ancora il calore spirituale del Santo Natale, ricordiamo la solitudine e la sofferenza di questo vero Pastore tormentato dalle grinfie del Satana sovietico. E diciamo un Magnificat e una Salve Regina. Un Magnificat per il coraggio che Dio gli ha dato. Una Salve Regina perché la Madre della Misericordia possa dargli ancor più coraggio, fino alla vittoria nella terra o nel Cielo”.