GUERRE DI RELIGIONE, GUERRE ALLA RELIGIONE. Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel Mondo 2015.

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Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel Mondo 2015

E’ in libreria il VII Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân (Cantagalli, Siena 2016).

Intervista all’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi, Presidente dell’Osservatorio

Eccellenza, in cosa consiste il vostro Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo?

Il Rapporto che ogni anno pubblichiamo e che è ormai giunto alla VII edizione, è uno strumento di analisi e riflessione sulla situazione dell’impegno nel mondo alla luce della Dottrina sociale della Chiesa. Il Rapporto fa una rassegna dai cinque continenti, fa emergere i problemi più importanti, segnala le difficoltà ma anche le nuove e incoraggianti esperienze in atto, documenta sul magistero sociale della Chiesa e, ogni anno, si focalizza su un tema considerato il “tema dell’anno”.

Da chi è redatto il Rapporto?

Il Rapporto è realizzato dalla Redazione del nostro Osservatorio, in collaborazione con altri cinque Centri di Dottrina sociale della Chiesa in Europa e in America Latina. Esso è soprattutto il frutto del monitoraggio continuo che, durante l’anno, il nostro Osservatorio fa circa tutti i problemi connessi con la Dottrina sociale della Chiesa.

Esistono altre pubblicazioni di questo genere?

A quanto mi consta no. Esistono molti Osservatori permanenti su tematiche particolari, come la libertà religiosa o l’ambiente, ma nessuno specificamente rivolto alla Dottrina sociale della Chiesa.

Cosa emerge dal vostro Rapporto?

Il Rapporto è analitico, però propone anche una sintesi. E’ analitico perché entra nello specifico delle diverse aree del pianeta. E’ di grande interesse esaminare la situazione negli Stati Uniti e in Venezuela, nell’Africa del Nord e in Francia, in Polonia e in Argentina … Tramite il nostro Rapporto si conoscono tante realtà, diverse tra loro, ove però la testimonianza dei cristiani sui fronti della giustizia e della pace è forte e significativa. Non posso quindi qui riassumere tutta questa mole di informazioni contenute nel nostro Rapporto: per questo non posso che invitare alla lettura.

Il Rapporto fa però anche uno sforzo di sintesi, proponendo ogni anno un “tema” emergente che dà anche il titolo al Rapporto stesso. Quest’anno abbiamo ritenuto che le dinamiche che principalmente caratterizzano la nostra epoca siano quelle delle nuove guerre di religione, a cui però bisogna collegare anche la guerra alla religione. Da qui il titolo: “Guerre di religione, guerre alla religione”.

Qual è il vostro punto di vista su questo tema?

Il tema che sottostà alle argomentazioni del Rapporto è la verità delle religioni e l’esistenza di una religione vera. Benedetto XVI a Regensburg nel 2006 aveva detto che ciò che non è conforme alla ragione non viene dal vero Dio. La guerra, a parte alcuni casi particolari che la morale cattolica ha sempre contemplato, non è conforme a ragione e ancora meno lo è la violenza scriteriata dei nuovi califfati e di chi sta loro dietro. Le guerre terroristiche, le guerre asimmetriche, le guerre che colpiscono i civili, le guerre che vendono e violentano le donne e i bambini non vengono dal vero Dio. Al contrario, viene dal vero Dio la religione dei martiri cristiani che in tutto il mondo sono vittime di una guerra non dichiarata – come sono ormai tutte le guerre dei nostri giorni. La religione cristiana si dimostra “dal volto umano”, come disse Benedetto XVI a Verona nel 2006, anche per questo: è testimoniata dai martiri e non dai carnefici.

Tutto questo che conseguenze dovrebbe avere per l’autorità politica?

L’autorità politica dovrebbe distinguere tra le religioni, anche a seguito della triste realtà delle nuove guerre di religione. Ma non lo fa, e continua a porre sullo stesso piano tutte le religioni, considerandole tutte come qualcosa di irrazionale. In questo modo, l’autorità politica non corre in aiuto dei cristiani perseguitati nelle varie parti del mondo, accoglie indiscriminatamente nel proprio territorio le varie religioni senza tenere in conto le esigenze del bene comune, non protegge al proprio interno la religione cristiana, che pure è fortemente intrecciata con la storia e la civiltà occidentali. L’autorità politica rinuncia a porsi il problema della verità (o falsità) umana delle religioni e nei loro confronti si pone quindi come moralmente “disarmata”. E’ per questo che essa importa le nuove guerre di religione nei propri confini, ospita e assistenzializza comunità religiose non integrate e addirittura antagoniste, coltiva dentro le proprie case i terroristi immigrati di terza generazione.

Quindi l’Occidente non reagisce alle guerre di religione perché troppo impegnato in una guerra alla religione …

E’ in atto in occidente una guerra alla religione, specialmente alla religione cattolica, che si attua non solo direttamente, impedendone molte manifestazioni pubbliche, ma soprattutto indirettamente, diluendo, fino a scioglierli, i presupposti naturali della religione stessa. La lotta alla religione cattolica indebolisce l’occidente nei confronti delle guerre di religione, oggi molto pugnaci al suo esterno ma anche al suo interno.

(a cura di Tiziano Fonte)