Il sistema giuridico deve giustificarsi in base a fondamenti di vera giustizia. Il diritto e la legge secondo Danilo Castellano

8619135190

 

Danilo Castellano (1945), preside emerito della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Udine, è filosofo politico e del diritto. Il volume in commento compare nella Collana “De re publica” – Documenti di cultura filosofica e civile contemporanea, diretta dal medesimo a., collana che “privilegia problemi e autori che la cultura egemone ignora o non considera adeguatamente”. L’intonazione critica del volume verso il pensiero e l’esperienza giuridica dominanti nella contemporaneità è vieppiù esplicita nel titolo del libro che, oltre a tenere da subito distinti “diritto” e “legge”, si propone di superare la concezione della “legalità della Modernità” e del diritto reso mera “pretesa”, tutta soggettiva e arbitraria, nell’era attuale.

L’opera raccoglie saggi, testi di relazioni a convegni scientifici e interviste di Castellano, di vario taglio, ma tutti accomunati dal metodo di indagine: metodo “teoretico”, cioè finalizzato alla “conoscenza della realtà”, per attingere all’“essere delle cose”, così affermando la “onticità del diritto” (p. 5). Simile approccio porta con sé conseguenze rilevanti. In primo luogo, il giurista non può offrire semplicemente tesi fondate su “premesse attualmente per lo più condivise ma non dimostrate”, come se il problema del diritto “starebbe nella sola sua coerenza” (pp. 9-10) rispetto a postulati acriticamente accolti: al contrario, il sistema deve giustificarsi in base a fondamenti di vera giustizia (di qui il necessario impegno teoretico). In secondo luogo, deve allora rigettarsi l’impostazione positivistica che fa derivare il diritto dalla legge, come prodotto di questa: al contrario, la norma posta dal legislatore è dotata di giuridicità (e così obbliga in coscienza) solo se, appunto, partecipa del diritto, come giusto ordine delle cose promanante dalla loro natura. Ciò, peraltro, costituisce il solo modo in cui possa garantirsi la certezza del diritto, intesa dalla Modernità come prevedibilità dei suoi contenuti. Modernità che, tuttavia, non è in grado di garantire, una volta che ha rimesso all’arbitrio dell’autorità la determinazione dell’oggetto del comando (p. 12).

La Postmodernità porta ciò alle estreme conseguenze (p. 13), consegnando il diritto al capriccio del singolo attraverso la categoria dell’autodeterminazione (espressione normativa di una libertà “negativa”, che cioè pretende di fondarsi su se stessa, dunque senza reale fondamento). A simile esito offre un contributo ideologico determinante la giurisprudenza contemporanea, specie delle Corti superiori, con l’ermeneutica dei “diritti umani” basata sul dogma di una coscienza individuale che non riconosce altra autorità al di fuori di sé.

Su simili presupposti, l’a. affronta, nella prima parte, questioni concettuali nodali nella riflessione filosofico-giuridica contemporanea: la modalità con cui il tema dello Stato diviene questione di coscienza (p. 17 ss.); le contraddizioni della modernità giuridica, nelle sue varie accezioni (p. 35 ss.); la concezione della legge e dei suoi rapporti con il diritto (p. 45 ss.); l’autodeterminazione come sovranità soggettiva assoluta (p. 73 ss.).

Se unica autorità per il giurista, in definitiva, è la vera giustizia, a questa stregua possono e debbono giudicarsi pure le tesi dei grandi maestri. La seconda parte del volume è così dedicata a una critica, garbata ma schietta, di autori del calibro, ad esempio, del costituzionalista Livio Paladin, a motivo del suo “kelsenismo essenziale” (p. 89 ss.). O dello storico del diritto, e presidente emerito della Corte costituzionale, Paolo Grossi, al cui “realismo giuridico storico” si attribuisce, da un lato, il merito di aver bene evidenziato le distorsioni della concezione del diritto della modernità; dall’altro, il limite di porre il fondamento del sistema “nella sola effettività storica o nel solo consenso”, tralasciando la necessità di rispondere alla esigenze del “realismo metafisico” (p. 145).

La terza parte del volume applica i principi anzidetti a questioni di più stretta attualità. Di particolare interesse appaiono le pagine critiche sulla Costituzione italiana, talora dogmaticamente assunta da autori cattolici come proiezione normativa dei valori evangelici (p. 167 ss.). In vero, la legge fondamentale del nostro Paese è incompatibile con il diritto naturale classico sin dal suo primo articolo, che pone la sovranità nel popolo; mentre il giusnaturalismo di altre disposizioni (come l’art. 2) è solo apparente, come dimostra la giurisprudenza costituzionale applicativa, per la quale i diritti inviolabili della persona sono, pur sempre, quelli posti dall’ordinamento, secondo l’interpretazione delle Corti superiori: non è un caso che persino la soppressione, con l’aborto, di una vita umana innocente sia riguardata oggi come un diritto fondamentale della donna; o che sia riconosciuta la pretesa, naturalmente inconfigurabile, di un matrimonio (o unione civile) tra persone dello stesso sesso.

Marco Ferraresi, Presidente Unione Giuristi Cattolici di Pavia “Beato Contardo Ferrini”

 

Danilo Castellano, Del diritto e della legge – Oltre la legalità della Modernità e il diritto come “pretesa” della Postmodernità, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2019, pp. 219, € 25