La Conferenza Episcopale del Congo denuncia di mezzo milione di cittadini espulsi dall’Angola. 31.10.2018

(Agenzia Fides) – “Al 27 ottobre Caritas Congo ha contato 508.505 persone giunte in territorio congolese senza che il movimento sia in procinto di fermarsi” afferma un comunicato della Conferenza Episcopale Nazione Congolese (CENCO) sull’espulsione di massa di cittadini della Repubblica Democratica del Congo dalla vicina Angola.
“Molte delle persone espulse hanno dichiarato di essere fatte oggetto di brutalità e di gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze dell’ordine angolane” denunciano i Vescovi nel loro comunicato, pervenuto all’Agenzia Fides. Ai primi di ottobre, le autorità di Luanda hanno emesso un ordine di espulsione nei confronti dei migranti congolesi impiegati nel settore minerario informale, nel nordest dell’Angola.
Una volta rientrate nella RDC, le persone espulse si trovano prive di assistenza. “Migliaia di bambini, donne, anziani, malati, invalidi, donne e uomini sani, sono scaricati indistintamente come volgare mercanzia sul suolo congolese, giorno dopo giorno, in zone di forte precarietà, dove le capacità d’accoglienza sono del tutto insufficienti a permette loro di recuperare un minimo di dignità” denuncia la Conferenza Episcopale congolese.
“Non sapendo né come lasciare la zona di frontiera né dove andare, la maggior parte delle persone vaga nei villaggi situati lungo il confine, dove sono accolte da persone di buona volontà. Migliaia sono ospitate nei locali di chiese, scuole e di qualche edificio pubblico. In mancanza di spazio sufficiente, altre sono accampate in rifugi di fortuna dove passano la notte sotto le stelle”.
La zona dove si registra il più grande numero di persone espulse dall’Angola è la provincia del Kasai, “che- scrivono i Vescovi- porta ancora le ferite della crisi del fenomeno ‘Kamuina Nsapu’ (vedi Fides 1/4/2017) che ha sconvolto l’area circa un anno fa. Nella sola località di Kamako vi sono 206.680 persone, un numero che supera di gran lunga quello degli abitanti di questo piccolo villaggio”.
“L’espulsione di massa dei congolesi avviene due mesi prima delle elezioni generali nella RDC e rischia di interrompere il normale corso di questo importante evento tanto atteso dal popolo congolese” sottolineano i Vescovi, che si dicono inoltre “preoccupati per la pace tra la RDC e l’Angola, che condividono più di 2.000 chilometri di frontiera con molti gruppi etnici a cavallo tra i due Paesi”.
I Vescovi chiedono al governo di Kinshasa di avviare con urgenza dei programmi di reinserimento sociale ed economico delle persone espulse, e all’Unione Africana e alla SADC (Comunità Economica dell’Africa del sud alla quale aderiscono Angola e RDC) di invitare al dialogo i governi di Luanda e Kinshasa “perché trovino insieme una soluzione alla questione dei congolesi che sono in una situazione irregolare in Angola”.

 

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