L’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi affida la Città di Trieste alla Maternità celeste della Madonna della Salute. Il nostro Osservatorio si unisce alle sue intenzioni.

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L’arcivescovo Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste, fondatore e presidente onorario del nostro Osservatorio, domenica 15 marzo, terza di Quaresima, si è recato nel Santuario di Santa Maria Maggiore e ha affidato la Città, minacciata dall’epidemia del coronavirus, alla Madonna della Salute, in quel santuario venerata dai Triestini.

In precedenza, nella cattedrale di San Giusto, il vescovo aveva celebrato la Santa Messa e aveva pronunciato un’omelia dedicata alla crisi sanitaria e sociale che stiamo vivendo, con parole di realismo e di speranza. L’epidemia minaccia tutti gli aspetti della nostra vita e, dopo di essa, bisognerà ricominciare da capo. La fede del Vescovo lo induce a sperare che si ricominci da Gesù.

Riportiamo qui il testo dell’omelia e la preghiera composta da Mons. Crepaldi e recitata in tutta la diocesi. Come Osservatorio facciamo nostre le intenzioni dell’arcivescovo.

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III DOMENICA DI QUARESIMA

+ Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 15 marzo 2020

 

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo!

È stato appena proclamato uno dei testi più belli e profondi del Vangelo di Giovanni, quello che racconta l’incontro, presso un pozzo, tra Gesù e la Samaritana (cf. Gv 4,5-42), entrambi accumunati dalla sete. La sete di Gesù in primo luogo, che rivolge alla samaritana la richiesta Dammi da bere (cf. Gv 4,5-7), domanda insolita  perché tra ebrei e samaritani non correva buon sangue. Di fatto, con questa richiesta Gesù porta la sua interlocutrice a iniziare un cammino interiore per far emergere in lei il desiderio di qualcosa di più profondo e di più grande. Sant’Agostino scrisse: Colui che domandava da bere, aveva sete della fede di quella donna (In Io ev. Tract. XV,11: PL 35,1514). Poi la sete della samaritana – donna irrequieta nella sua inconcludente libertà affettiva e relazionale e dolorosamente infelice – che chiede dell’acqua a Gesù (cf. Gv 4,15), manifestando un irresistibile bisogno di Dio, di liberazione e di salvezza che solo Lui può colmare. Una sete d’infinito che viene finalmente saziata dall’acqua viva che Gesù offre, dall’acqua viva che è Gesù stesso. Un’acqua viva che purifica e cambia la sua vita personale e la porta ad adorare l’unico vero Dio in spirito e verità; un’acqua viva capace di diventare in lei sorgente che zampilla per la vita eterna; un’acqua viva che la vivifica a tal punto da indurla a lasciare la brocca lì accanto al pozzo per correre nel suo villaggio ad annunciare che aveva incontrato il Salvatore.

Carissimi fratelli e sorelle, in questi giorni, vissuti tristemente nella paura e nello smarrimento a causa dell’epidemia da coronavirus, la quotidianità di tutti risulta riprogrammata da una serie di comportamenti che mai e poi mai avremmo pensato di dover far nostri: niente strette di mano o un abbraccio, timorosi che l’altro – anche il conoscente, anche il familiare – sia un potenziale nemico da cui difenderci perché ci potrebbe infettare; niente messe, niente comunioni, niente confessioni, un niente che ha scombinato i ritmi normali della nostra vita cristiana, mortificando il quotidiano e familiare rapporto con Dio; perfino niente funerali, a testimonianza che non solo il vivere, ma anche il morire – ormai senza lacrime e spesso in un abbandono pieno di desolazione umana e spirituale – ne risulta radicalmente e drammaticamente segnato. Il coronavirus sta mettendo tutto in discussione: le relazioni con il prossimo, le relazioni con Dio, la relazione con il senso personale del vivere e del morire, ma anche il nostro convenire nazionale e internazionale sul piano culturale, socioeconomico e politico. Quando sarà passato niente sarà come prima, tante e tali saranno le sfide che ci toccherà affrontare sul piano personale e comunitario.  Penso sia bene incominciare a prendere confidenza con l’idea di dover ricominciare da capo. Da dove e come? Domanda difficile e forse un poco presuntuosa. Ma è bene iniziare a prefigurare qualche salutare risposta. Una su tutte. Decidere di fare come la samaritana: buttar via l’acqua vecchia, cercando un’acqua nuova, cioè l’acqua viva del Vangelo, quella dell’incontro con Gesù. Senza di Lui ritorneremo ad essere come prima, un albero senza radici, e alla prossima botta ci ritroveremo più sperduti di adesso come un treno costretto ad andare avanti senza sapere dove sta andando. Decidere oggi di ripartire da Lui, di ripartire con Lui, di ripartire in Lui, pronti a vivificare le nostre persone con la sua acqua viva per poter ricostruire l’umano con nuove relazioni di fraternità, di amore e di pace.  Con l’aiuto materno della Madonna della Salute ce la faremo.

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Preghiera dell’Arcivescovo alla Madonna della Salute nella prova del coronavirus

 

Madonna della Salute,
come tante volte nella storia della nostra Trieste,
veniamo a te smarriti e pieni di paura
per chiedere il conforto della tua materna presenza
che ci protegga dal pericolo del virus.

Consolatrice degli afflitti,
ottienici l’amore provvidente del Padre celeste,
che dona forza ai malati e a quanti li curano,
che sostiene chi lavora e produce,
che illumina i governanti nella scelta del bene comune.

Madre di misericordia,
rinsalda in noi la volontà di non peccare più,
e accompagnaci per mano dal Figlio tuo Gesù
che professiamo come unico nostro Salvatore
da amare con tutto il cuore e in cui sperare.

Vergine clemente e fedele,
implora la potente azione dello Spirito Consolatore
che lava ciò che è sordido,
che sana ciò che sanguina,
che riempie di verità e carità il cuore di tutti.

Madonna della Salute,
radunati sotto il tuo manto a te ci consacriamo,
fiduciosi che, dopo questo periodo di sofferenza,
farai tornare nella nostra Trieste, nell’Italia e nel mondo intero
il tempo della tranquillità operosa e serena. Amen!

+ Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo