Lezioni di Dottrina sociale della Chiesa dell’Arciverscovo Crepaldi. Articolo di Don Samuele Cecotti.

Lezioni 2

Dalla felice esperienza della Scuola di Dottrina sociale della Chiesa promossa dall’Osservatorio Van Thuan e dal giornale on-line Nuova Bussola Quotidiana nasce ora un volume edito da Cantagalli che raccoglie i testi scritti dei dodici insegnamenti impartiti dall’arcivescovo Giampaolo Crepaldi in altrettante video-lezioni trasmesse sul sito della Nuova Bussola Quotidiana (G. Crepaldi, Lezioni di Dottrina sociale della Chiesa, Cantagalli, Siena 2018, pp. 148, euro 15 – richiedere a: info@vanthuanobservatory.org).

Il volume si presenta con un chiaro profilo didattico con i dodici capitoli che lo compongono a coincidere con le dodici lezioni divise in due sessioni secondo lo schema classico delle Scuole di Dottrina sociale curate dall’Osservatorio da anni in diversi luoghi d’Italia.

La prima sessione intitolata “La Dottrina sociale della Chiesa: problemi di fondazione e di metodo” vuole gettare le fondamenta filosofico-teologiche e metodologiche necessarie ad approcciare correttamente e a comprendere nel suo giusto orizzonte epistemologico e di contenuto quell’insegnamento magisteriale che la Chiesa offre circa la vita dell’uomo in società.

In questa sessione trovano il proprio luogo concettuale sei illuminanti lezioni di carattere fondativo capaci di presentare con rigore e semplicità la Dottrina sociale della Chiesa come annuncio di Cristo nelle realtà temporali – annuncio che è intimamente parte della vita della Chiesa, della sua missione evangelizzatrice – di rilevarne il legame essenziale con il Dogma cattolico, di riconoscerne il carattere teologico di sapere teorico-pratico. Le ultime due lezioni della sessione sono poi dedicate ai principi fondamentali della Dottrina sociale (bene comune, sussidiarietà, etc.) e ai così detti principi non negoziabili (vita, famiglia, libertà di educazione).

La Dottrina sociale della Chiesa è riconosciuta come insegnamento morale fondato sulla Divina Rivelazione (e nel diritto naturale conosciuto dalla ragione) dal Magistero della Chiesa autorevolmente proposto per l’evangelizzazione della vita socio-politica. Il carattere teologico della Dottrina sociale la sottrae da ogni travisamento praxistico così che non è mai la fattualità sociale a determinare la dottrina ma piuttosto è la dottrina a fornire la norma dell’agire cristiano in società. È la dottrina che deve guidare e giudicare la prassi socio-economico-politica, non viceversa.

Trattando dei principi fondamentali, l’arcivescovo Crepaldi non teme di urtare la suscettibilità contemporanea riaffermando, ad esempio, il principio classico della derivazione da Dio dell’autorità temporale o precisando la non coincidenza tra autorità e potere: «L’autorità è il potere giustificato, il potere è il potere esistente di fatto ma non giustificato. Il potere è giustificato quando non è a servizio di se stesso ma del bene […] L’autorità si fonda e si legittima in quanto opera per il bene, ma il bene è a sua volta garantito solo da Dio» (p. 56).

Il riferimento fondativo al diritto naturale è centrale nella lezione sui principi non negoziabili riconosciuti come espressivi delle esigenze minime per un ordinamento giuridico che voglia essere rispettoso della natura (normativa) dell’uomo, sono l’ultimo argine alla dittatura del relativismo. In questa lezione sono anche affrontati i temi dell’obbiezione di coscienza e del male minore.

La seconda sessione, significativamente intitolata “La politica alla luce della Dottrina sociale della Chiesa”, parte dalla fondazione assicurata contenutisticamente e metodologicamente dalle prima sei lezioni e si volge a considerare l’arte di governare la polis cristianamente. Sono così affrontati i temi della laicità e dei doveri pubblici verso la religione vera, del bene comune come fine e criterio dell’azione politica, dell’articolazione sussidiaria della società e della comunità politica, della democrazia.

Su tutti questi diversi temi lo sguardo unificante adottato da monsignor Crepaldi è quello del realismo metafisico che si fa oggettività nel giudizio etico secondo l’insegnamento classico del Magistero sociale della Chiesa. Così la laicità dell’ordine politico non è mai intesa agnosticamente come indifferenza alla verità o come esimente dai doveri pubblici verso la vera religione. Il bene comune è compreso come altro dal benessere e dall’interesse collettivo, è colto nella sua dimensione etica e nella sua verticalità che rimanda a Dio. Il principio di sussidiarietà è fondato sull’ordine naturale della socialità/politicità dell’uomo così che l’articolazione sussidiaria emerge come necessità di giustizia di diritto naturale.

La lezione sulla democrazia fa sintesi dell’insegnamento dei papi otto-novecenteschi sino a Pio XII e dei papi postconciliari distinguendo la democrazia come legittima forma di governo dal principio rivoluzionario della sovranità popolare, considerando la democrazia come mezzo (per il buon governo secondo il criterio del bene comune) e non come fine o valore in sé, riconoscendo con san Giovanni Paolo II che «il valore della democrazia sta o cade con i valori che essa incarna e promuove» (Evangelium vitae, 70) ben sapendo che «una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia» (Centesimus annus, 46).

Le ultime due lezioni sono dedicate alle politiche della vita e della famiglia – con il coraggioso ribadire l’insegnamento costante del Magistero sulla sessualità, il matrimonio, la famiglia e il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale (il tutto considerato nel suo aspetto socio-giuridico-politico) – e alla economia come dimensione dell’umano moralmente qualificata (in quest’ultima lezione sono considerati anche il tema della fiscalità e il diritto alla proprietà privata).

Il volume, molto snello e di facile lettura, ha tutta l’autorevolezza del suo autore, l’arcivescovo Giampaolo Crepaldi, uno dei maggiori esperti mondiali nel campo della Dottrina sociale della Chiesa. È scritto volutamente didattico che si presta dunque ottimamente ad essere adottato come libro di testo per corsi istituzionali o non di Dottrina sociale. Chi volesse approcciare con semplicità e nella chiarezza dottrinale l’insegnamento sociale della Chiesa troverà certamente nel libro di monsignor Crepaldi un validissimo strumento. Ottimo sussidio, ad esempio, per quei parroci che volessero tenere delle catechesi di Dottrina sociale a istruzione del proprio gregge.

Don Samuele Cecotti