L’ultimo papa d’Occidente? Il bilancio su Benedetto XVI di Giulio Meotti

Meotti

Giulio Meotti, noto giornalista de Il Foglio, saggista e intelligente analista, ha pubblicato il libro “L’ultimo Papa d’Occidente?” (Liberilibri, Macerata 2020), una sintesi del pontificato di Benedetto XVI. Meotti ricostruisce tutti i principali aspetti del pontificato, come per esempio la denuncia del “lento suicidio dell’Europa” e del “terribile pericolo del nichilismo”. L’uomo vestito di bianco” – “coltissimo come dodici professori, umile come un bambino alla prima comunione, che viveva come un parroco di campagna, il basco in testa e una cartella sdrucita di documenti” – prevedeva un “cattolicesimo sclerotizzato e stanco” e parlava di una Chiesa come di “una barca che si è già riempita fino quasi a capovolgersi”. Il cattolicesimo europeo è in caduta spettacolare per “autodistruzione” e lui è stato l’ultimo a fare ogni sforzo per tenerlo in vita.

Benedetto XVI, secondo Meotti, aveva il “coraggio dell’anticonformismo”, è stato l’ultimo metafisico dell’occidente, aveva previsto tutto comprese la dittature democratiche, e per questo era intollerabile e scomodo, per questo fu cacciato dalla Sapienza. Per questo fu anche apprezzato dai laici non ideologici, come Habermas, Weiler, Girard, Finkielkraut. Le sue previsioni sul futuro della Chiesa sono agghiaccianti.

Meotti ricorda i grandi discorsi di Subiaco, Regensburg, ai Bernardins, al Parlamento tedesco, la sua opposizione al “nuovo ordine mondiale” dell’ONU, la sua lotta contro l’ideologia gender, la dottrina dei principi non negoziabili, l’individuazione di ecologismo, buddismo e new-age come nuovi idoli postmoderni.

Il libro è il lavoro di un giornalista intelligente e colto. Non ci sono approfondimenti filosofici e teologici, non si analizza teoreticamente il pensiero di Ratzinger/Benedetto XVI, correndo talvolta il rischio di non cogliere fino in fondo sia i risultati raggiunti sia i percorsi incompiuti o i lavori lasciti inconclusi, però dà la possibilità di ricostruire nel giro di 85 acute pagine un quadro d’insieme ove si possono trovare documentati tutti i problemi della Chiesa di oggi. Non ci sono confronti con papa Francesco, ma il lettore si rende conto che qui eravamo su un altro piano, da tutti i punti di vista.

L’aspetto più coinvolgente del libro è quello espresso nell’ultimo capitoletto e nel titolo. Benedetto XVI difendeva l’occidente. Non tutta la Chiesa lo seguiva, anzi … ma lui difendeva l’occidente. Lo difendeva prima di tutto da se stesso, dal nulla che lo sta divorando, dalla vergogna per il proprio passato, dall’odio per la propria identità, dalla sfiducia nella ragione occidentale, dalla palude del relativismo, dalla tendenza a svendersi per un piatto di lenticchie. A Regensburg lo aveva difeso da un lato dalla secolarizzazione di origine protestante interna alla sua storia e dall’altro dall’islam: ambedue contraddicono – egli diceva – il rapporto tra la fede e la ragione che è il frutto più bello della civiltà occidentale, se ricondotta alla propria anima. Lo aveva difeso dal relativismo, spiegando al Parlamento tedesco su cosa si fonda l’autorità politica e invitando l’Europa a ritrovare se stessa, cosa impossibile da farsi se, come vuole Macron e come ha voluto Conte, si chiudono le Chiese. Lo ha difeso dall’immigrazione generalizzata, sostenendo il diritto primario delle genti a non emigrare, e dall’ecologismo delle élites, parlando sempre di ecologia umana e mai solo di ecologia ambientale.

Benedetto XVI non difendeva tutto dell’occidente, ma era sicuro di una cosa: nell’occidente era avvenuto qualcosa di provvidenziale e quindi di essenziale, ossia l’incontro del cristianesimo con la metafisica greca; poiché questo rapporto si è rotto proprio qui in occidente, qui in occidente doveva esserci la ripresa. Qui è capitato qualcosa di cui la fede cristiana non può fare a meno e che nessun cristianesimo africano o asiatico potrò surrogare se dovesse finire. Il cristianesimo è sì universale, ma in occidente si è verificato qualcosa appunto di universale. Difendere l’occidente vuol dire difendere non un’area geo-politica, ma una civiltà compresi alcuni elementi senza dei quali la Chiesa non può essere quello che è. Scrive Giulio Meotti: “Tutto il pontificato di Ratzinger è stato una difesa della civiltà occidentale o, più semplicemente, dell’Occidente. Ma non c’è una sola sfida da cui Ratzinger sia uscito apparentemente vincente, come se il nichilismo dovesse essere il solo destino dell’Occidente, come se la seduzione fosse così smisurata che potesse trovare soddisfazione soltanto nell’annientamento”. Per questo Meotti intitola il suo libro “L’ultimo papa dell’occidente”. Le sconfitte sul piano storico, però, non attestano mai di per sé sole che si aveva torto. Il problema allora si fa veramente grande: può un papa non difendere più l’occidente? Dopo l’apparente sconfitta sul campo di Benedetto XVI, bisogna abbandonare l’idea della difesa dell’occidente? Non difendendo più l’occidente – nel senso chiarito sopra – il papa rinuncia a qualcosa di essenziale per la fede cattolica e per la Chiesa?

La Chiesa di oggi, a parte qualche esempio contrario, non ammette che l’occidente sia sotto attacco, anzi lo considera un nemico. Si guarda bene, la Chiesa, a definire islamici o islamisti gli atti terroristici che hanno costato la vita a tante persone innocenti. La Chiesa invita a votare Biden alle presidenziali americane, ossia l’estremo sostenitore della ideologia della morte dell’occidente per mano dell’occidente stesso. La Chiesa appoggia regimi autoritari in sudamerica e si guarda dal disturbare il gigante cinese in merito ai diritti umani, ai disastri ecologici e alla politica di potenza. La Chiesa non difende l’occidente dalla invasioni migratorie, sognando un meticciato plurireligioso. La condanna della “cultura della morte” è sporadica e frammentata, di gran lunga non paragonabile alla condanna di altri fenomeni decisamente meno impegnativi moralmente. Della enciclica Fratelli tutti si possono dire molte cose, ma senz’altro risulta impossibile considerarla come una difesa dell’occidente. È molto più facile vedere in essa proprio il contrario.

Sul punto in questione, ossia la difesa dell’occidente, il pontificato di Francesco si colloca agli antipodi di quello di Benedetto XVI. Quest’ultimo, però, aveva fondamenti tradizionali molto forti, non era un semplice vezzo di un teologo di fama. Che ne sarà, quindi, della continuità della Chiesa su questo importante terreno? Giulio Meotti conclude il suo bilancio dell’ultimo papa d’Occidente con queste parole: “Il tempo ci dirà se Ratzinger sia stato quel clown cui nessuno ha creduto mentre gridata ‘al fuoco!’ o se, invece, non sia stato un nuovo Benedetto in grado di salvare la civiltà dal grande incendio”.

Stefano Fontana