Naturalismo ateistico e rivoluzione politica in Ernst Bloch. Note su Avicenna e la sinistra aristotelica.

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Il libretto di Ernst Bloch Avicenna e la sinistra aristotelica del 1963 (riproposto da Mimesis nel 2018), precede di poco Ateismo nel cristianesimo, edito per la prima volta nel 1968, e segue di poco Il Principio speranza, pubblicato tra il 1953 e il 1959. Come è noto, l’influenza di Bloch, filosofo ateo e marxista, sulla teologia, non solo protestante ma anche cattolica, postconciliare è enorme.

Ateismo nel cristianesimo ha influito su tutte le varie letture materialiste della Bibbia, non solo su quelle esegetiche, come nel caso di Fernando Belo, ma anche in quelle teologiche, come nel caso della teologia della liberazione. Quest’opera ha anche influito sulle teologie della secolarizzazione e della morte di Dio, dato che presenta una visione del cristianesimo nella quale è l’uomo e non Cristo a sedere alla destra del Padre. Cristo è Dio che si fa uomo e la kenosis di Dio sulla Croce richiede lo svuotarsi della Chiesa nel mondo: solo un ateo può essere un buon cristiano. Il libro si inserisce a dar ma forte alle correnti teologiche d’avanguardia che parlavano di una svolta antropologica della teologia e di una maturità del mondo nella cui nuda profanità Dio si auto-comunicherebbe.

Le sue opere sull’utopia – tema peraltro già presente in Ateismo nel cristianesimo in quanto, secondo Bloch, il filo rosso della Bibbia sarebbe stato originariamente rivoluzionario e anti-teista ma subì poi le interpolazioni dell’establishment ecclesiastico conservatore – intesa ontologicamente come dimensione di tutta la realtà e come utopia concreta, vale a dire tesa alla trasformazione del reale in senso marxista, ha potentemente influito su tutte le teologie che hanno introdotto lo storicismo in teologia, a partire da Jürgen Moltmann e la sua Teologia della speranza del 1964 per arrivare alle varie “teologie del genitivo” della seconda metà del secolo scorso. Siccome per rendere concreta e non alienante l’utopia era ritenuto indispensabile il metodo marxista, ne derivò l’ingresso trionfale del marxismo nella teologia cattolica per il tramite della teologia protestante.

Il libretto su Avicenna e la sinistra aristotelica è interessante perché presenta in nuce tutti i suddetti elementi, visti nella loro scaturigine e nelle loro categorie essenziali. Secondo Bloch, da Avicenna (e da Averroè) sarebbe partita la corrente della sinistra aristotelica che sarebbe poi arrivata fino a Gioacchino da Fiore, al Rinascimento, Giordano Bruno, Spinoza, Faust, l’Illuminismo. Essa ha rappresentato una alternativa alla destra aristotelica che farebbe capo a Tommaso d’Aquino. La sinistra guarda alla realtà e alla materia, la destra fonda il tutto su un Dio trascendente e puro Spirito. La sinistra è quindi rivoluzionaria perché fautrice di un ordine dal basso che continuamente diviene, la destra è frutto dello schema sociale del feudalesimo, ordinato dall’alto e immobile. Avicenna intende Aristotele come la ragione umana che non ha bisogno di rivelazioni, miti, immagini e similitudini. Per Alberto Magno e Tommaso, Aristotele sarebbe invece solo l’anticamera della rivelazione. Avicenna pensa che la materia sia eterna, che il principio di causalità sia insopprimibile, che non ci sia alcuna risurrezione dai morti: l’uomo, possedendo la ragione, non ha bisogno della fede. La sinistra aristotelica è quindi naturalista e, come scriveva Alessandro di Afrodisia da cui secondo Bloch sarebbe iniziata già una sinistra aristotelica ai tempi di Aristotele: “deve esistere una forza spirituale, diffusa in tutte la parti dell’universo, allo stesso modo in cui, di tutte le parti di un singolo animale, esiste una forza che le lega insieme le une alle altre”. Il naturalismo si fa quindi monismo e panteismo.

Chiave di volta della sinistra aristotelica è, secondo Bloch, la nuova concezione di materia. Per la destra essa è solo potenza e, quindi, passività, possibilità, indeterminatezza. Per Avicenna, invece, la materia è dotata sempre anche di forma efficiente, è “eternamente agitata e uniformemente viva”, “totalità vivente fecondante e fecondata”, “originaria e increata dall’eternità”. La materia porta in sé tutte le forme come germi vitali e il movimento appartiene essenzialmente ad essa e non alla forma.

La sinistra aristotelica emancipa la filosofia dalla tutela teologica, è una natura naturans emancipata dal basso, una “materia luciferina, estremamente ovvia ed anche sulfurea”.

La ricostruzione che Bloch fa di Aristotele, Avicenna e Tommaso farebbe inorridire Gilson e Fabro, tanto sono avventate, approssimate e ideologicamente guidate. Il libro però spiega bene il nesso tra naturalismo e storicismo da un lato e rivoluzione politica dall’altro e se si tiene conto che decenni di teologia cattolica ne sono stati influenzati ci si rende conto del grande danno prodotto.

Stefano Fontana