Partita la scuola di DSC a Talmassons. Partecipazione ampia, contenuti coraggiosi. -Iscrizioni ancora aperte-

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Sabato scorso 9 novembre 2019 si è tenuto il primo incontro della Scuola di Dottrina sociale della Chiesa del Friuli Venezia Giulia. Le due prime lezioni sono state tenute nella bella Sala del Consiglio comunale del Municipio del Comune friulano, che ha patrocinato l’iniziativa insieme al Consiglio Regionale, ha ospitato l’attività e, tramite la presenza del Sindaco all’inizio dei lavori e di due consiglieri comunali durante i lavori stessi, si è reso solidale e vicino all’Osservatorio Cardinale Van Thuân e alle altre associazioni regionali che hanno promosso l’iniziativa.

L’evento ha avuto anche il piacere della visita dell’Arch. Mario Mauro Zanin, Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, che ha rivolto un saluto agli organizzatori e ai partecipanti, dicendosi soddisfatto che vengano trattati argomenti tanto importanti per il vivere civile.

Oltre cinquanta gli scritti alla Scuola, provenienti da Udine, Gorizia, Trieste, Monfalcone e altri centri della regione. Un buon successo viste anche le difficoltà incontrate a suo tempo per farla decollare.

Don Samuele Cecotti, del clero triestino, vicepresidente dell’Osservatorio, ha detto nel suo discorso di benvenuto che la Scuola del Friuli Venezia Giulia vuole essere “Permanente”, e quindi l’edizione di Talmassons verrà ripetuta in altri luoghi in futuro e a Talmassons stesso potranno essere trattati altri temi di approfondimento. Il programma di questa edizione, infatti, può essere considerato “di base”.

Il pomeriggio è stato scandito da due relazioni di Stefano Fontana, Direttore dell’Osservatorio, seguite da due momenti di ampia discussione tra i presenti.

La prima lezione aveva per titolo “Cos’è la Dottrina sociale della Chiesa e a cosa serve”. Fontana ha preso le distanze da chi oggi declina questo tema in senso solo umaneggiante, vagamente solidaristico, di impegno civile solo orizzontale. Partendo da Giovanni Paolo II che definisce la Dottrina sociale come l’annuncio di Cristo nelle realtà temporali (Centesimus annus, n. 55), il relatore ha spiegato che la natura e i fini della DSC consistono nel rivendicare pubblicamente il posto di Dio nella pubblica piazza. Già la Rerum novarum infatti diceva che “non c’è soluzione alla questione sociale fuori del Vangelo”, ossia che il cristianesimo è non solo utile ma indispensabile (come afferma la Caritas in veritate al n. 4) per poter realizzare il bene comune. Annunciare Cristo nelle realtà temporali significa annunciarlo come Creatore e come Salvatore. Come Creatore richiede di difendere l’ordine del creato che comprende anche la società, il diritto naturale, la morale naturale. Come Salvatore significa combattere il “naturalismo politico” secondo il quale non c’è bisogno della religione cattolica e della Chiesa per poter costruire una società umana, essendo questo possibile solo con mezzi naturali.

La seconda lezione aveva per titolo: “La laicità e i doveri della politica verso la religio vera”. La politica è autonoma – ha detto il relatore – ma non è indipendente, ossia non sa stabilire da sola i propri fini. Se potesse farlo, la politica diventerebbe assoluta. Essa ha a che fare con il bene comune, quindi dipende dalla morale. Ma la morale non è capace di fondare ultimamente se stessa senza il riferimento a Dio. Ecco perché la politica, pur autonoma, dipende dalla morale e dalla religione. Lo comprova il principio secondo cui l’autorità – senza la quale non può esserci società – viene da Dio. Fontana ha spiegato che ciò non vuol dire che Dio indichi le persone che devono ricoprire l’autorità, ma significa che Dio è la legittimazione dell’autorità stessa. Ciò conferma che la politica ha dei doveri essenziali e non accidentali verso la religione.

Ma quale religione? Il relatore ha spiegato che la politica non può mettere sullo stesso piano tutte le religioni e che il principio della libertà religiosa inteso come il supermercato delle religioni è sbagliato. Se essa le confronta sulla base del bene comune naturale che è il suo fine, esse risultano molto diverse e tra esse spicca la religio vera, la religione cattolica, verso la quale la politica ha un dovere perché vera e non solo perché appartiene alla storia di una determinata nazione. È anche vero però che la ragione politica non potrà fare questa valutazione delle religioni se ha rotto i contatti con la religio vera, dato che allora essa si indebolirà cadendo nel relativismo.

Il dialogo tra i partecipanti ha messo in evidenza come ci sia bisogno di riappropriarsi di concetti di fondamentale importanza che sono stati perduti lungo il tempo, uniformando la mentalità cattolica alla mentalità del mondo. Le prime due lezioni della Scuola hanno avuto il coraggio di riproporre concetti desueti ma veri quali l’autorità che viene da Dio, la regalità sociale di Cristo, il dovere della politica verso la religione vera.

Dato che i partecipanti possono accedere alle videoregistrazioni delle lezioni e ai materiali didattici, è ancora possibile iscriversi, recuperando in questo modo le lezioni di sabato 9 novembre: clicca qui.

Benedetta Cortese