“Un vita cambia il mondo”. Il discorso del Presidente Trump alla Marcia per la Vita. Articolo di Stefano Martinolli.

Trump

Venerdì 24 gennaio 2020 a San Francisco ha avuto luogo la 47° Marcia per la Vita. Si sarebbe trattato di una delle tante manifestazioni pro-life oscurate dai mass media, se non avesse partecipato di persona – fatto straordinario – il Presidente Donald Trump. Il discorso da lui tenuto è stato ricco di spunti di riflessione. Dopo aver incoraggiato i giovani, intervenuti a decine di migliaia, descritti come il «cuore della Marcia», il presidente americano ha esaltato le donne definendole «forti e incredibili leader della fede» ed ha elencato tutti i suoi collaboratori, senatori, politici e giudici che si sono impegnati per la difesa della vita. Poi ha proseguito: «ogni bambino è un dono prezioso e sacro di Dio, Insieme dobbiamo proteggere, amare e difendere la dignità e la santità di ogni vita umana. Quando vediamo l’immagine di un bambino nel grembo materno, vediamo la maestosità della creazione di Dio. Quando teniamo un neonato tra le braccia, conosciamo l’amore infinito che ogni bambino porta in una famiglia […]. Una vita cambia il mondo […]. Come ci dice la Bibbia, ogni persona è meravigliosamente creata […]. Insieme siamo la voce per i senza voce […]. Ogni bambino porta gioia in una famiglia. Vale la pena proteggere ogni persona».

Trump pone in piano piano la figura del nascituro, ne descrive quasi il profilo, inserendolo in un preciso contesto familiare e relazionale. Tali affermazioni si pongono in netta contrapposizione a tutta la giurisprudenza mondiale che ha legiferato in materia d’aborto; il bambino è stato sempre posto in secondo piano, con sembianze e lineamenti quasi sfumati, mal riconoscibili, difficilmente identificabili con un essere umano, privo pertanto di qualsiasi potenzialità relazionale e sociale. I diritti della madre sono stati sempre definiti come «superiori a quelli del figlio». Il presidente invece capovolge questa impostazione ed apre finalmente alla realtà. Si osserva nelle sue parole una certa dose di orgoglio tipicamente americano, ma, alla fine, emerge preponderante un diritto universale: quello di nascere. Basti pensare che in alcuni Stati americani la Legge sull’aborto prevede che la madre, prima di decidere, debba vedere l’ecografia del proprio bambino (questo ha portato ad una netta riduzione delle interruzioni di gravidanza). Per promuovere e diffondere su vasta scala l’aborto si è, infatti, reso necessario, fra gli altri argomenti, evitare di far percepire alla madre l’immagine umana del proprio bambino. Prova ne sia, fra vari episodi, l’immediata rimozione del manifesto di Provita & Famiglia raffigurante un embrione di 11 settimane, affisso a Roma, giustificata dal fatto che si tratterebbe di immagine shoccante e conturbante.

Il presidente offe una chiave di lettura squisitamente religiosa alla difesa della vita umana e ribadisce il ruolo centrale della Creazione operata da Dio, in cui la vita è un dono prezioso e irrinunciabile, quello che a suo tempo è stata identificata come «valore non negoziabile».

Trump poi si sofferma ad immaginare cosa perderebbe il mondo se i bambini non nascessero: «non possiamo sapere cosa riusciranno a raggiungere i nostri cittadini non ancora nati. I sogni che immagineranno. I capolavori che creeranno. Le scoperte che faranno. Ma una cosa la sappiamo: ogni vita porta amore in questo mondo».

Il discorso inoltre contiene numerose proposte pratiche per combattere l’aborto. Trump, dopo aver incoraggiato le varie Associazioni pro-life, elenca quanto fatto durante la sua amministrazione: ripristino e ampliamento della Mexico City Policy (divieto del finanziamento dei gruppi che praticano e promuovono l’aborto all’estero), riforma dei criteri per l’accesso ai fondi del titolo X (taglio dei finanziamenti alla Planned Parenthood), difesa della libertà di espressione di medici, infermieri, insegnanti e studenti pro-life, difesa dell’adozione «basata sulla fede», nomina di 187 giudici federali (fra cui due giudici della Corte Suprema) con posizioni favorevoli alla vita.

Infine, viene ricordata la lettera inviata all’ONU, firmata dal Segretario di Stato Mike Pompeo e dal Segretario della Salute Alex Azar, in cui si denunciano «gli sforzi aggressivi fatti da alcuni paesi per reinterpretare documenti approvati in sede ONU e creare così un nuovo diritto internazionale all’aborto e promuovere politiche internazionali che indeboliscono la famiglia» anche attraverso l’uso di «espressioni ambigue come l’educazione sessuale omnicomprensiva e il diritto di salute sessuale riproduttiva».  Il documento sollecita gli Stati «a determinare il modo migliore per proteggere i nascituri e difendere la famiglia come cellula fondamentale della società», invitando a partecipare alla scrittura di una dichiarazione congiunta che rappresenti i valori comuni in difesa di vita e famiglia, in vista del Summit sulla salute a settembre.

Potrebbero essere una metodologia ed un percorso proponibili anche nei nostri Paesi occidentali?

Stefano Martinolli