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La politica assistenzialista di Fillon e la crisi sociale in Francia.

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14-12-2016 - di Silvio Brachetta

Denis Sureau, teologo francese e direttore di Chrétiens dans la Cité (Cristiani nella Città), ha contestato il programma dell’ex premier François Fillon – vincitore alle recenti primarie del centrodestra – laddove egli promette di stanziare miliardi di euro per la sicurezza sociale, nel caso fosse eletto Presidente della Repubblica.

In effetti la proposta di Fillon sembra puntare tutto, o quasi, sul danaro. In controtendenza alle politiche di destra, l’ex primo ministro ha promesso una strategia di ‘lacrime e sangue’: più di cento miliardi di tagli alla spesa pubblica e mezzo milione di licenziamenti nel pubblico impiego. Non solo, ma è previsto anche l’aumento dell’i.v.a. per un finanziamento di almeno quaranta miliardi alle imprese. Quanto ai fondi alla sicurezza sociale, non si tratta certo di una manovra astratta: la “Sécurité sociale” è presente in Francia come istituzione, attiva specialmente dal primo dopoguerra del Novecento. Eppure dovunque, almeno in Occidente, grossi emolumenti vanno a finanziare le tre forme di tutela pubblica, che costituiscono la sicurezza sociale storica: previdenza sociale, assistenza sociale e tutela della salute.

 

Svilimento del principio di sussidiarietà

 

Il problema però – spiega Sureau, nel suo articolo del 2 dicembre – non sta nel danaro, ma nel fatto che la sicurezza sociale sia promossa sullo sfondo politico liberale e ultraliberale francese. La Dottrina sociale della Chiesa – aggiunge – prevede la sicurezza sociale, ma non come «la» soluzione ai problemi della povertà, né tantomeno il suo esercizio nell’ambito del liberalismo.

Storicamente – scrive Sureau - «i cristiani sociali [francesi] sono stati i pionieri nella creazione di mutue e cooperative, in una società devastata dal capitalismo liberale». Dopo il 1945, però, i comunisti imposero a De Gaulle la nazionalizzazione dei fondi per la previdenza sociale, creando così «il monopolio della sicurezza sociale», da parte dello Stato. Qua s’intravvede già una scelta che va contro il principio della sussidiarietà, accentrando indebitamente lo spirito d’iniziativa dei singoli e delle associazioni. Non va poi dimenticato che all’accentramento dell’iniziativa corrisponde spesso «l’irresponsabilità, la cattiva gestione e l’ingiustizia» statale, come puntualmente avvenne e sta avvenendo in Francia. Tutto questo getta una forte perplessità sul programma, tutto sommato assistenzialista e statalista, di Fillon.

 

Le indicazioni del magistero

 

Sureau cita il magistero di Pio XII, per confermare le proprie tesi. Il Pontefice, nell’Allocuzione del 2 novembre 1950, affermava: «C’è una parola che oggi è spesso ripetuta: “sicurezza sociale”. […] Se questo significa sicurezza attraverso la società […] noi temiamo non solo che la società intraprenda una cosa che, di solito, è avulsa dal suo ufficio, ma pure che il senso della vita cristiana e il buon ordine di questa vita siano indeboliti o scompaiano […]». La sicurezza sociale, cioè, non può prescindere dalla società stessa, generandosi altrove. Dove invece deve nascere? Pio XII risponde: «Per i cristiani e, in generale, per coloro che credono in Dio, la sicurezza sociale non può che essere la sicurezza nella società e con la società, in cui la vita soprannaturale dell’uomo, l’istituzione e il progresso naturale del focolare domestico e della famiglia siano come il fondamento sul quale riposa la società medesima, prima di esercitare regolarmente e sicuramente le sue funzioni». La sicurezza sociale, quindi, non può che scaturire «nella società e con la società», ovvero nelle famiglie e nelle associazioni, altrimenti si trasforma in mero (e difettoso) assistenzialismo.

Sureau cita pure una riflessione di Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, a seguito dell’Allocuzione: «Una sicurezza sociale che fosse soltanto un monopolio di stato potrebbe pregiudicare le famiglie e le professioni, in favore e per mezzo delle quali essa si dovrebbe in primo luogo esercitare». Il concetto è il medesimo di quello espresso da Pio XII: il centro propulsore di ogni previdenza e tutela sociale è la famiglia, la professione, l’impresa. Lo Stato, viceversa, ha l’ufficio di sostenere, in modo sussidiario, la libera iniziativa delle persone, qualora fossero troppo deboli per realizzare la sicurezza sociale.

 

Il fallimento della previdenza sociale in Francia

 

Per questo Sureau commenta che «la Chiesa aveva ben compreso la differenza di natura» tra i due segmenti della società: da una parte c’è lo Stato, che «pretende di governare l’essere umano dalla nascita alla morte, proteggendolo da tutti i rischi»; dall’altra ci sono «le protezioni liberamente volute e organizzate dalle famiglie e dalle professioni». Secondo la Dottrina sociale della Chiesa, insomma, «ciascuno dovrebbe essere in grado di scegliere il suo sistema di previdenza, con il coinvolgimento d’intermediari d’appartenenza (scuole, professioni, ecc…)».

La situazione francese è il paradigma di un mondo allo sbando, nel momento in cui la “Sécurité sociale” è molto attiva, ad esempio, nei rimborsi alla contraccezione e all’aborto. E, allo stesso tempo, c’è una «decadenza delle politiche familiari», date in pasto ad «una macchina enorme che assorbe la ricchezza» e ad una «burocrazia sterile e asfissiante». Questa situazione è tutta a favore degli assicuratori, che fanno grandi affari, nonché fortemente deleteria, per via di uno Stato che «conserva una funzione puramente sostitutiva» della società. Con Fillon non sembra ci possa essere un’inversione di tendenza.

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Anno XII (2016), numero 4, OTTOBRE - DICEMBRE

Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa

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