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Noi come cittadini. Noi come popolo.

Prezzo
€ 9,00

Pagine
96

Jorge Mario Bergoglio
[Libreria Editrice Vaticana-Jaca Book]

Questo libro offre la traduzione di un importante discorso che il cardinale Jorge Mario Bergoglio pronunciò a Buenos Aires il 16 ottobre 2010, in occasione della XIII Giornata di Pastorale Sociale per il bicentenario della Nazione argentina.

L´obiettivo principale dell’intervento dell’allora Arcivescovo porteño era di favorire la rinascita della politica e della vita democratica in Argentina, coinvolgendo tutte le classi sociali e, in particolare, i gruppi dirigenti del Paese. Nella Presentazione al volume, però, Mons. Mario Toso,  Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, sottolinea la validità e l’originalità delle parole allora pronunciate dal Papa per la vita sociale e politica di qualsiasi comunità nazionale. Ciò è tanto vero che due dei passaggi contenuti nel discorso del Bergoglio-Arcivescovo sono stati quasi letteralmente ripresi nel Magistero di Papa Francesco.

In primo luogo quando a Buenos Aires raccomandava, contro il particolarismo e la frammentazione sociale, a tutti gli Argentini di passare dall’essere dei semplici “abitanti” del proprio Paese a veri e propri cittadini. Nell’idea di cittadinanza di Bergoglio, infatti, è racchiusa tutta la dignità personale e la responsabilità sociale del cristiano perché, affermava l’allora Arcivescovo, «La sfida di essere cittadino, oltre ad essere un dato antropologico, si inquadra nell’orizzonte del politico. Si tratta infatti della chiamata e del dinamismo della bontà, che si dispiega verso l’amicizia sociale. E non si tratta di un’idea astratta di bontà, di una riflessione teorica che fonda un vago concetto di etica, un “eticismo”, ma di un’idea che si sviluppa nel dinamismo del bene, nella natura stessa della persona, nelle sue attitudini» (op. cit., p. 47). E più avanti, sempre nel discorso di Buenos Aires, Bergoglio ribadiva che «Una cosa è la bontà, altra cosa è l’etica. Può addirittura esistere un’etica senza bontà. Sono tipici di un “esistenzialismo mediocre” l’intelligenza senza talento e un “eticismo” senza bontà» (p. 48). 

Francesco ha quindi ribadito i medesimi concetti nell’omelia alla Messa celebrata il 19 giugno 2013 a S. Marta. Dall’altare il Pontefice ha utilizzato contro i farisei di ieri e di oggi quasi le stesse parole del 2010: «Gesù lo dice: “Non entrate voi e non lasciate entrare gli altri”. Sono eticisti senza bontà, non sanno cosa sia la bontà. Ma sì, sono eticisti, eh? “Si deve far questo, questo, questo...” Ti riempiono di precetti, ma senza bontà. E quelli delle filatterie che si addossano tanti drappi, tante cose, per fare un po’ finta di essere maestosi, perfetti, non hanno il senso della bellezza. Arrivano soltanto ad una bellezza da museo. Intellettuali senza talento, eticisti senza bontà, portatori di bellezze da museo. Questi sono gli ipocriti, ai quali Gesù rimprovera tanto» (cit. in Il Papa ai cristiani: non siate ipocriti e moralisti, ma magnanimi e larghi di cuore, sito della “Radio Vaticana”, 20 giugno 2013). Anche nell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”, pubblicata il 24 novembre 2013, ritroviamo la medesima condanna dei «progetti più formali che reali, i fondamentalismi antistorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza saggezza» (n. 231).

In secondo luogo, nel discorso di Buenos Aires il Papa esponeva per la prima volta quelle quattro prospettive nuove a partire dalle quali ripensare l’insieme delle relazioni sociali che pure ritroveremo nella “Evangelii Gaudium”: «Per crescere come cittadini occorre elaborare, alla confluenza delle categorie logiche di società e mitiche di popolo, questi quattro principi: il tempo è superiore allo spazio, l’unità è superiore al conflitto, la realtà è superiore all’idea, e il tutto è superiore alla parte» (op. cit. p. 68).

I medesimi concetti (e parole) il Papa ha spiegato nel capitolo IV, intitolato “La dimensione sociale dell’Evangelizzazione”, della recente Esortazione Apostolica nella quale, ha commentato Mons. Giampaolo Crepaldi, egli «riprende con nuovi accenti i grandi temi del rapporto tra annuncio di Cristo e sua ripercussione comunitaria, tra la confessione della fede e l’impegno sociale, ma enuncia anche prospettive nuove, che arricchiscono il magistero precedente. “Il tempo è superiore allo spazio”, “L’unità prevale sul conflitto”; “La realtà è più importante dell’idea”; “Il tutto è superiore alla parte”» (G. Crepaldi, L’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”di papa Francesco e la Dottrina sociale della Chiesa, in Van Thuan Observatory’s Newsletter n.460, 2-12-2013). Questi «quattro principi relazionati a tensioni bipolari proprie di ogni realtà sociale», secondo il Pontefice, «derivano dai grandi postulati della Dottrina Sociale della Chiesa, i quali costituiscono “il primo e fondamentale parametro di riferimento per l’interpretazione e la valutazione dei fenomeni sociali”. Alla luce di essi desidero ora proporre questi quattro principi che orientano specificamente lo sviluppo della convivenza sociale e la costruzione di un popolo in cui le differenze si armonizzino all’interno di un progetto comune. Lo faccio nella convinzione che la loro applicazione può rappresentare un’autentica via verso la pace all’interno di ciascuna nazione e nel mondo intero» (Papa Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium ai Vescovi, ai Presbiteri e ai Diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, n. 221).

Nel discorso di Buenos Aires del 2010, infine, troviamo formulate grandi direttive attraverso le quali far fuoriuscire, ad avviso di Bergoglio, la politica dall’asservimento agli interessi settoriali e individuali, nonché dalla sua strumentalizzazione e riduzione a veicolo di gestione di posti e di spazi, senza capacità progettuale e  senza limiti e contrappesi nei confronti del capitale. Da dove ripartire, quindi? Occorre valorizzare l’istruzione ed il lavoro, che «sono elementi chiave sia per lo sviluppo e la giusta distribuzione dei beni sia per il raggiungimento della giustizia sociale. Il lavoro è fonte di dignità e costituisce la colonna portante dell’identità personale e sociale. La dimensione soggettiva del lavoro rappresenta un asse fondamentale nel riconoscimento e nella valorizzazione del contributo delle persone al processo produttivo e alla costruzione della nazione. L’istruzione contribuisce allo sviluppo della soggettività della persona, all’esercizio civile responsabile, alla possibilità di occupazione, alla creazione di un’identità nazionale aperta alla ragione e a uno sguardo responsabile» (p. 84).

Ad arricchire il libro vi è infine una Preghiera per la patria, composta da Bergoglio sempre nel 2010, nella quale l’allora Arcivescovo, assieme ai suoi connazionali, invoca il Signore nello sforzo collettivo di «essere un nazione la cui identità sia la passione per la verità e l’impegno per il bene comune», con «il coraggio della libertà dei figli di Dio per amare tutti senza escludere nessuno, privilegiando i poveri e perdonando quelli che ci offendono, rifiutando l’odio e costruendo la pace» (p. 93).

Giuseppe Brienza

 

Jorge Mario Bergoglio, Noi come cittadini. Noi come popolo, Presentazione di monsignor Mario Toso, Libreria Editrice Vaticana-Jaca Book, Milano 2013, 96 pagine, 9 euro

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