1861-2021, Storia di ieri, Storia di oggi. Il Risorgimento che non c’è nei libri di storia.

1861

2021, lo Stato unitario italiano compie 160 anni, ma la nazione italiana ne ha molti di più. Nota Fedor Dostoevskij: “per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta … un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale… che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo regno di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, […] un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale …”. .

Dobbiamo convenirne, Dostoevskij ha colto nel segno, sia sulla vocazione universale dell’Italia sia sulle debolezze genetiche dello Stato unitario. Il libro di Giovanni Fasanella e Antonella Grillo, “1861: La storia del Risorgimento che non c’è sui libri di storia – L’Italia di ieri che racconta l’Italia di oggi”, per i tipi della  Sperling e Kupfer, lo illustra in modo sintetico, argomentato e documentato. Il testo, nei suoi primi quattro capitoli, proietta gli eventi unitari italiani nella loro reale dimensione geopolitica dell’epoca. Gli altri cinque capitoli, attraverso la narrazione di episodi giudiziari e militari ben individuati, creano la cornice in cui collocare le radici dei vizi che lo Stato unitario sembra coltivare tutt’oggi: la corruzione spirituale e materiale di certa élite alla guida del Paese e l’indulgenza, quando non la connivenza, dei mezzi d’informazione con i dominanti del momento. Si potrebbe aggiungere la tendenza della classe politica italiana a confidare eccessivamente nello straniero, fino a sposarne gli interessi invece di coltivare quelli nazionali.

La storia unitaria italiana è una vicenda elitaria, poco sentita dai popoli delle regioni meridionali. Il Sud era la parte più ricca della penisola. Sarà il Sud a pagare il prezzo più elevato in termini di sangue, di vittime e di impoverimento economico. Il Piemonte si comporterà come potenza coloniale con le tipiche violenze ed efferatezze predatorie del caso. Il Regno delle due Sicilie era il più florido d’Italia ed esprimeva la seconda potenza marinara militare e mercantile d’Europa, dopo quella inglese. La vicinanza con Suez, l’importanza strategica della Sicilia, il ruolo dei “fratelli” massoni, gli “investimenti” inglesi per finanziare i Mille di Garibaldi e corrompere la classe dirigente Borbonica, soprattutto i vertici militari, la politica isolazionista condotta da Re Francesco II di Borbone, l’avversione verso la Chiesa Cattolica Romana, furono il brodo di cultura della vicenda unitaria.

Si può affermare che la nascita dello Stato unitario fu un concepimento “di madre piemontese  e di padre inglese”, caratterizzato da una forte tensione contro la Chiesa di Roma. Tutto questo è trattato da Fasanella e Grillo non in termini complottistici, ma con abbondanza di nomi e cognomi, connivenze e circostanze, atti giudiziari con nomi di società, con una vasta documentazione e un ragguardevole apparato critico.

L’ambigua figura del conte di Cavour, artefice dello sforzo unitario, è tratteggiata con rara efficacia. È messa a nudo la potenza relazionale del Conte, l’accortezza di “grande vecchio”, manovratore di infinite trame. Un’attitudine che rimane iscritta nei geni della politica italiana, che fino ai mostri giorni è ricca di trame e misteri insoluti. “La corruzione dei quadri militari e notabili locali, il traffico d’armi, l’omicidio, la malavita locale per provocare la destabilizzazione interna dello Stato borbonico” furono gli strumenti utilizzati per preparare l’invasione del sud Italia, strumenti che segnarono il futuro del meridione, non è un caso che valenti italianisti di Oxford abbiano dedicato studi ed approfondimenti per mostrare la stretta connessione tra la nascita di “Cosa Nostra” [Cfr. John Dickie, Cosa Nostra. Storia della Mafia Siciliana, Laterza, Roma-Bari 2007].   siciliana, e gli eventi unitari. In questa storia l’Inghilterra mirava ad una governatorato sulla Sicilia, il Piemonte a rimpinguare le esauste casse svuotate da infinite “guerre di indipendenza” contro l’Austria-Ungheria, tutti miravano a mettere le mani sullo Stato Pontificio, anche con l’installazione della chiesa anglicana nel sud d’Italia.

È difficile e politicamente scorretto narrare il dolore e le sofferenze che i bersaglieri inflissero alle popolazioni meridionali, li chiamarono briganti ma erano soldati e patrioti. “L’anarchia, la corruzione, la prepotenza iniziarono a governare Napoli. La città annegò nel contrabbando nelle riffe clandestine, nelle piccole lotte di potere”, mentre in Sicilia il potere dei “picciotti” e dei “manutengoli” della mafia, fece strada come preludio all’ampio sviluppo che avrebbe avuto la mafia fino ai giorni nostri.

Lo Stato unitario nacque nella violenza, nell’inganno, nella sopraffazione, nelle trame delle logge e nel tradimento di chi si illuse di avere garantita una “pensione” o, come alcune fasce popolari siciliane, “la terra”. Molti tradirono, tutti mentirono, a pagamento, persino personaggi illustri, “Alexandre Dumas, che aveva raggiunto il Generale [Garibaldi] a Palermo e da quel momento ne aveva seguito la spedizione, pubblicandone in seguito entusiastici resoconti sul giornale L’Indipendente… fu ripagato con mezzo milione di ducati d’argento” fra i suoi collaboratori garibaldini Eugenio Torelli Viollier, che avrebbe fondato il Corriere della Sera.

Il 17 marzo 1861, nasceva ufficialmente il Regno d’Italia, giorni prima un piroscafo, l’Ercole, era affondato, senza lasciare tracce, al largo di Capri. Era partito da Palermo con un carico prezioso, i documenti di “rendicontazione finale su ben 5 milioni di ducati confiscati al Banco di Sicilia”, conti redatti da Ippolito Nievo, che colò a picco con il natante, “le elargizioni imbarazzanti erano tante, troppe, dalle spese per i rifornimenti di armi a quelle per corrompere generali e ammiragli borbonici… a quelle per pagare spie e informatori”, insomma l’Italia unita inaugurava il primo, di una lunga serie, di misteri insoluti dello Stato unitario.

Una delle pistole fumanti del misfatto giaceva in fondo al mare, il conte di Cavour poteva dormire sogni tranquilli, anche perché da li a poco, il 6 giugno 1861, sarebbe passato a “miglior” vita.  Il difetto genetico dello Stato unitario sta “nell’aver trattato il Sud come una terra di conquista, di avere riempito con le baionette dei militari il vuoto e l’inadeguatezza della classe politica post unitaria”, vuoto e inadeguatezza che sembra perpetuarsi e confermarsi fino ai giorni nostri.

Paolo Piro