ABORTO/ SAN MARINO AL VOTO: PARLA DON MANGIAROTTI. Di Giuseppe Rusconi

Don Mangiarotti

Domenica 26 settembre non si vota solo in Svizzera (sulle ‘nozze gay’) ma anche a San Marino sul tema dell’aborto. Il codice penale, il quesito referendario che chiede la legalizzazione dell’aborto fino alla dodicesima settimana e in diversi casi anche successivamente. L’impegno del Comitato laico ‘Uno di noi’. A colloquio con don Gabriele Mangiarotti, Gli interventi pubblici del vescovo Andrea Turazzi.

 

Domenica 26 settembre la proteiforme Grande Rivoluzione Antropologica farà tappa, oltre che in Svizzera (il cui popolo si pronuncerà sul cosiddetto ‘matrimonio per tutti’, vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/svizzera/1035-svizzera-voto-nozze-gay-no-ascoltando-anche-ratzinger.html) anche a San Marino. I circa 35mila elettori della Repubblica del Titano avranno la possibilità di scegliere se, in materia di aborto, è opportuno modificare in senso permissivo le norme vigenti del Codice penale. Si tratterà di approvare o respingere una richiesta di legalizzare l’aborto fino alla dodicesima settimana di gravidanza e oltre in diversi altri casi, iniziativa promossa in forma di referendum dall’Unione Donne sanmarinesi (Uds), gruppo femminista riesumato nel 2019 ma sulle barricate già negli Anni Settanta/Ottanta.  Tra i mantra della propaganda dell’Uds troviamo anche lo scontatissimo e abusato richiamo alla ‘normalità europea’, continente che annovera oggi solo pochi Stati in cui non è consentito abortire o lo è solo in casi estremi (Malta, Andorra, principato di Monaco, Liechtenstein – il cui popolo il 18 settembre 2019 ha respinto una proposta analoga a quella di San Marino con il 52,3% dei voti – e Polonia, che recentemente ha ristretto ulteriormente la possibilità di aborto).

 

IL CODICE PENALE SANMARINESE

Che cosa recita oggi il Codice penale sanmarinese, approvato nel 1974 (e aggiornato nel 2019) agli articoli 153 e 154?

Art. 153. Aborto.  

La donna incinta che si procura l’aborto e chiunque vi concorra sono puniti con la prigionia di secondo grado (NdR: da sei mesi a tre anni).  Alla stessa pena soggiace la persona che procura l’aborto alla donna maggiore degli anni ventuno col libero e consapevole consenso di lei.

Si applica la prigionia di terzo grado (NdR: da due a sei anni) : 1) se il fatto è commesso senza il consenso della donna; 2) se il colpevole fa mestiere di pratiche illecite o agisce per fine di lucro;  3) se in conseguenza dell’aborto la donna incinta muore o subisce una lesione grave.  Si applica la prigionia di terzo grado congiunta all’interdizione di quarto grado (NdR: da due a cinque anni), se il colpevole esercita una professione sanitaria.

Art. 154. Aborto per motivo d’onore  (NdR: riguarda il caso di una donna non sposata e in gravidanza)

La donna incinta che per motivo d’onore si provoca l’aborto o vi consente è punita con la prigionia di primo grado (NdR: da tre mesi a un anno). Chiunque concorre nel misfatto per fine di lucro è punito con la prigionia di secondo grado. Se il compartecipe esercita una professione sanitaria si applica altresì la relativa interdizione di quarto grado.

L’art. 42 (nella sezione Reato/Cause di giustificazione) invece tratta dello ‘stato di necessità’ nel commettere un reato e così recita:    

Stato di necessità 

Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.  (NdR: si applica a chi ha commesso il fatto per salvare la propria vita e dunque anche nel caso di un aborto di tale tipo).

Da notare: dall’entrata in vigore del Codice penale del 1974 nessuna donna è mai stata processata per aborto e tantomeno condannata a San Marino. Le sanmarinesi che hanno abortito non sono mai state perseguite perché l’hanno fatto fuori del territorio della Repubblica, in gran parte in Italia. Secondo i dati Istat pubblicizzati dal Comitato dei contrari Uno di noi tra il 2005 e il 2019 le sanmarinesi che hanno abortito negli ospedali di Rimini, Cesena, Pesaro-Urbino e Forlì sono state in media una ventina l’anno (picco di 30 nel 2013, 7 nel 2019).

 

IL QUESITO REFERENDARIO

Testo del quesito referendario sottoposto agli elettori di San Marino il 26 settembre 2021 (il referendum promosso dall’Uds e appoggiata tra l’altro dal movimento civico R.E.T.E.) è largamente riuscito e le firme – ne erano necessarie 1070, oltre 2900 quelle valide – sono state raccolte in tempi brevi):

“Volete che sia consentito alla donna di interrompere volontariamente la gravidanza entro la dodicesima settimana di gestazione, e anche successivamente se vi sia pericolo per la vita della donna o se vi siano anomalie e malformazioni del feto che comportino grave rischio per la salute fisica o psicologica della donna? “

Non c’è quorum per la validità del referendum: basta ottenere un voto in più della controparte.

 

LE CONSIDERAZIONI DI DON GABRIELE MANGIAROTTI

Don Gabriele Mangiarotti – settantatreenne sacerdote sanmarinese, ciellino (vecchio stampo), responsabile dell’Ufficio di pastorale scolastica e della cultura della diocesi di San Marino-Montefeltro e fondatore del noto e combattivo sito www.culturacattolica.it- è una delle anime più attive nella resistenza operosa all’avanzata della Grande Rivoluzione Antropologica.

Caro don Gabriele, prima di passare a delineare qualche tratto della campagna elettorale come si è manifestata, dedichiamo qualche minuto all’analisi del testo referendario. Che cosa dicono di volere esattamente i promotori?

Se stiamo al testo, sono diverse le osservazioni che sgorgano spontaneamente. Las prima è che i promotori vogliono che le donne possano “interrompere volontariamente la gravidanza”. Ebbene “interrompere” di solito prefigura poi una ripresa, ma in questo caso invece viene inteso come soppressione di un essere umano compiuto. Poi si parla di “donna” e qui si vuole accentuare la sua cosiddetta ‘autodeterminazione’: è invece vero che con tale ‘autodeterminazione’ si uccide un essere umano. Con quale criterio poi si stabilisce il periodo di 12 settimane? I promotori sostengono che con questo si vogliono adeguare alla legge italiana… sembra un criterio debolissimo di scelta!

Nel testo si parla di ‘donna’ e non di ‘madre’…

Il quesito referendario è l’erede ultimo di tutta una serie di proposte legislative che sono state presentate nei due ultimi decenni a San Marino, mai accolte considerata la ferma volontà della maggioranza dei politici di non modificare le norme vigenti in materia. Tali proposte si riflettono naturalmente nel detto e nel non detto del testo in votazione. E’ chiaro che non utilizzando il termine ‘madre’ si fa una scelta ideologica. Ma scompare anche la figura del padre e, se stiamo ai pregressi di cui dicevo, si afferma il diritto delle minorenni ad abortire senza il consenso dei genitori e traspare chiaramente la volontà di penalizzare il diritto del personale sanitario all’obiezione di coscienza attraverso l’assunzione negli ospedali di non-obiettori.

Restiamo ancora al testo referendario: c’è un avverbio che colpisce: “successivamente”, dunque aborto oltre le dodici settimane, se si presentano alcuni casi più o meno definiti…

Non c’è dubbio, checché ne dicano i promotori, che “successivamente” significa dalla tredicesima settimana al nono mese. E’ mostruoso, ma purtroppo possibile. Guardiamo ad esempio la legge firmata nello scorso gennaio dall’ex-governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo che è entrata in vigore nello Stato di New York e che permette alla donna di abortire oltre la 24.ma settimana, se la gravidanza implica rischi per la sua salute. Che si intende per “salute”? Sia quella fisica che quella mentale? Allora i timori sono ben giustificati.

Nel testo appare poi la parola “anomalie” (e malformazioni del feto) che potrebbero giustificare l’aborto dopo le dodici settimane … Sono scoppiate forti polemiche per un manifesto del Comitato ‘Uno di noi’ raffigurante un bambino down che dice: “Io sono una anomalia. Per questo ho meno diritti di te?”

Nei fatti il termine “anomalia” comprende i casi di sindrome di Down. La parola è contenuta nel quesito referendario. E nei manifesti è stata utilizzata per far capire la differenza tra discorsi astratti e la realtà nuda e cruda. Il nostro cartellone permetteva di vedere, di constatare tale realtà. L’immagine – che parla al cuore e alla mente dell’uomo – è stata ritenuta scandalosa dal mondo politicamente corretto, ma ha reso evidente la gravità di quanto sta accadendo: si sta andando verso l’aborto eugenetico. Non a caso nei giorni scorsi si è proiettato il film Unplanned , storia vera di Abby Johnson, direttrice in seno alla Planned Parentood (nota organizzazione abortistica statunitense), che un giorno, assistendo a un aborto alla tredicesima settimana, nota dapprima un piedino che si muove nel feto che doveva essere abortito e di seguito le sofferenze evidenti che palesava mentre veniva ucciso.  L’esperienza la segnò per la vita. Quando si vede, si comprende subito che l’aborto non può essere un diritto, ma è un omicidio.

Don Gabriele, come è andata la campagna elettorale?

I promotori hanno cercato di far passare nei media l’immagine di un popolo sanmarinese favorevole in grande maggioranza alla loro proposta. Convinto che San Marino dovesse schiodarsi da ‘fanalino di coda’ in sede europea (insieme con Malta e Andorra). Felice di poter godere di un ‘diritto umano’ fin qui negato. Insomma: regnava ufficialmente la sicurezza di una vittoria facile del quesito referendario.

… e invece?

Ho l’impressione che ci sia una cesura tra l’immagine coltivata da tanti media e la realtà della coscienza di ogni persona. A questo punto si può già dire che la vittoria del ‘sì’ non è più data per scontata, grazie all’impegno veramente esemplare del Comitato di laici Uno di noi (vedi per ulteriori informazioni www.comitatocontrario2021.org ) Abbiamo cercato di dare ragioni autenticamente umane al nostro dissenso. E, da quel che ho potuto constatare, le donne sanmarinesi non sono così compatte a favore della proposta. Neppure i giovani, pur se sono figli dell’educazione che è stata loro data e dunque difficili da convincere. Con loro si è potuto comunque dialogare, a volte con qualche difficoltà, ma l’ascolto non è mancato.

… e la Chiesa? Tu sai che l’impegno della Chiesa su temi come questo non è purtroppo più così scontato?

Da noi la Chiesa si è battuta, pur se il tema non è certo esclusivo dei cattolici, ma condiviso da tutti quelli che – indipendentemente dal loro credo – ritengono quella contro l’aborto una battaglia laica e negano all’aborto lo status di diritto umano. Come Chiesa dalla seconda metà di maggio (fino a metà luglio) abbiamo distribuito dopo le messe domenicali otto dépliants sul tema del ‘no’ all’aborto per dire ‘sì’ alla vita: nei dépliants le parole dei Papi, di laici come Bobbio e Pasolini, di associazioni professionali e laicali. E poi abbiamo continuamente richiamato la sacralità della vita, quella nascente compresa.

Ci sono stati anche interventi diretti e pubblici del vescovo monsignor Andrea Turazzi?

Sono stati tre. Il primo il 3 giugno, nell’omelia per il Corpus Domini a San Martino Città. Il secondo il 3 settembre, nell’omelia per la festa di San Marino, nella Basilica a lui dedicata. Il terzo è il comunicato-stampa di ieri, intitolato “Il Vangelo della vita”. Penso che gli interventi abbiano suscitato interesse e stimolato a una riflessione approfondita sul tema dell’aborto. Chissà che non abbiano smosso qualche coscienza…

Così si conclude la conversazione con don Gabriele. E ora qualche estratto significativo dei tre interventi pubblici di mons. Andrea Turazzi, vescovo di San Marino-Montefeltro.

Dall’omelia della Solennità del Corpus Domini, 3 giugno 2021

Ci sono momenti nei quali la nostra Repubblica (e più in generale la società) è, per così dire, messa con le spalle al muro e deve rispondere a domande incalzanti: “Che cosa dici di te stessa? Quali sono i tuoi valori fondanti? Come ti prendi cura della vita nascente, il tuo tesoro? Qual è il tuo progetto di futuro?”.

Si sta avvicinando un’opportunità grande per un sussulto di consapevolezza, di pensiero e di formazione delle coscienze. Ci sarà dibattito. Nel dibattito pubblico, nella società secolare, si confrontano ragioni di antropologia, di etica, di scienza, di per sé non di religione.

Tuttavia, ci sono valori che il cristianesimo porta in sé e che deve sempre più mettere in campo a servizio del bene comune. Con la mentalità del dono. In dialogo. Il dialogo è l’ossigeno per una società democratica. Si tratta di valori che in questa sede è mio dovere proclamare. Tra questi il primo è la vita, la creatura che nel grembo della mamma ha cominciato ad essere persona. È un valore che presuppongo in tutti e per il quale tutti dobbiamo impegnarci: è in gioco la bellezza e il valore della vita stessa.

Capisco quanto sia importante il punto di vista di una mamma: quella raggiante per l’arrivo di un bambino e quella preoccupata a causa delle difficoltà… specialmente a questa dobbiamo assicurare l’accompagnamento, la tutela e la cura necessarie. La donna porta il peso e la fatica della maternità. Ma il papà non è da dimenticare per le sue responsabilità e consapevolezza. Mai più una donna lasciata sola, non considerata, non difesa, non onorata. Abbiamo testimonianze belle di accoglienza della vita e contiamo in risoluzioni sempre più adeguate di servizio alla vita, alla donna, alle famiglie.

Dall’omelia per la festa di San Marino, 3 settembre 2021

Ci sono, poi, problematiche che affiorano nella società – a San Marino, in Italia e nel mondo – gravi interrogativi di carattere etico-antropologico, quali aborto, eutanasia e nuove frontiere sperimentali sull’uomo. È l’essere umano che è in gioco e il rapporto-alleanza che Dio ha stabilito con lui.

Ci sono cattolici impegnati sul fronte sociale, sui diritti umani e sui grandi temi dell’ecologia. Alcuni cattolici accentuano l’attenzione alla salvaguardia dei valori etici non negoziabili; talvolta sembra che tra le due prospettive affiori un solco. Agli uni e agli altri sento il dovere di ribadire come il Vangelo dell’amore di Dio per l’uomo, il Vangelo della dignità della persona e il Vangelo della vita sono un unico e indivisibile Vangelo. Non ci si può considerare cattolici e non riconoscere che la vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l’azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. (…)

Sono davanti ad un’assemblea del santo popolo di Dio che deve essere rassicurato su questi temi alla luce della Parola del Signore. Per il credente, come per il non credente, ci sono altrettanti argomenti di ragione che portano a non ammettere che anche un solo momento del meraviglioso processo della vita possa essere lasciato in balia dell’arbitrio dell’uomo.

Considerare, discernere e agire su questi temi di società è parte essenziale della fede cristiana e nostra “identità umana”. Si tratta di dare un’anima al sociale. Il nostro impegno non può essere ridotto a pratiche formalmente funzionali. L’indice di sviluppo oggi non si valuta solo dall’economia, ma soprattutto dal rispetto dei diritti umani, dal rispetto dell’altro: il diverso, il fragile, il nascituro…

Testo integrale del Messaggio in vista del referendum del 26 settembre 2021, intitolato “Il Vangelo della vita”

Senza se, senza ma, senza forse, siamo per l’accoglienza della vita. E non è per difendere un principio astratto, ma per accogliere una persona: tale è il concepito, benché fragile e indifeso.

Siamo dalla parte della mamma e del futuro papà; in particolare non vogliamo che la donna sia lasciata sola né prima, né dopo la nascita del suo bimbo. Nella maternità risplende in modo mirabile la sua bellezza. L’interruzione volontaria della gravidanza non è mai senza conseguenze per la donna, a motivo del legame unico e sublime con la creatura che porta in grembo. Crediamo che nessuna donna affronti l’aborto a cuor leggero; è sempre un dramma: non vogliamo lasciare nulla di intentato per trovare alternative. Dobbiamo far sì che mai più una vita non sbocci per insicurezza, sfiducia, solitudine, mancanza di custodia e di tutele o per motivi economici.

Tante cose sono state dette in queste settimane, talvolta con toni accesi. Ci siamo ascoltati profondamente? La posta in gioco è davvero alta, ma questo non giustifica la rissa. Ed ora come vivere questi ultimi giorni di riflessione e di raccoglimento? Come vivere l’occasione del voto?

Mettere la propria scheda nell’urna è un diritto-dovere, partecipazione al cammino della comunità, nel segreto della coscienza, in totale libertà. È un gesto importante, un atto d’amore, un’opportunità per ripensare il valore della vita, dell’esserci e del non esserci, per renderci conto dello spessore di questo dono. Per sé e per gli altri.

Oggi, col progresso delle scienze, con i mezzi a disposizione, con la crescita del senso sociale, si può fare davvero tanto per accogliere la vita nascente. L’indice di sviluppo di una società, crediamo, non si valuti tanto con l’economia, ma con il rispetto dei diritti di tutti, a partire da chi è fragile, indifeso, nascituro.

E verranno i giorni del dopo-referendum. Qualunque sia l’esito, ci impegneremo con coerenza per testimoniare il Vangelo della vita, per una cultura ed una politica favorevoli alla famiglia, per un sussulto di consapevolezza e di responsabilità. Cercheremo amici per riorganizzare la speranza. Tutti sono invitati.