Ambientalismo e globalismo, le ideologie del Mondo Nuovo. Di Fabio Trevisan

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(www.ricognizioni.it) Abbiamo chiesto Stefano Fontana, direttore dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa, di illustrarci il contenuto del Dodicesimo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo, che si intitola: “Ambientalismo e globalismo: nuove ideologie politiche” (Cantagalli, ottobre 2020). Tra i temi del numero, ricordiamo “L’origine umana  (antropica) del riscaldamento globale è attendibile?”, “L’ecologismo ha a che fare con l’eugenetica?”, “La green economy è meno speculativa rispetto all’economia di sempre?”, “Il nuovo ecologismo ha a che fare con una corretta teologia della creazione?”. La pubblicazione si può acquistare (€ 16,00) scrivendo a: info@vanthuanobservatory.org.

 

Che cosa presenta il XII Rapporto dell’Osservatorio sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo?

Il nostro dodicesimo Rapporto parla dell’ambientalismo e del globalismo considerandole due pericolose ideologie oggi molti diffuse. La Chiesa stessa sembra esserne ampiamente contagiata. Per l’ambientalismo basta ricordare il sinodo dell’Amazzonia e per il globalismo il nuovo concetto di “fratellanza” indicato nell’enciclica Fratelli tutti. Tra le due ideologie c’è un legame molto stretto: per proteggere l’ambiente (ambientalismo) bisogna operare insieme (globalismo) tramite un governo politico centrale. Le crisi ambientali sono costruite a tavolino – il Rapporto dimostra che il riscaldamento globale antropico è una grossa balla – e poi per fronteggiarle si potenziano i poteri globali (con i quali si fanno molte altre cose, specialmente contrarie all’ecologia umana).

Il Rapporto presente sette saggi che analizzano le due ideologie nei loro diversi aspetti  e quindici Rapporti dalle varie zone del pianeta fortemente interessate oggi da queste prassi.

Nella presentazione del Rapporto si parla di “ecologia naturale” e “ecologia umana”, un ordine in pericolo. Quale ne è il significato?

Oggi sono in circolazione quattro concetti di ecologia: ecologia naturale, ecologia umana, ecologia ambientale ed ecologia integrale. Quest’ultima è stata coniata da Francesco. Per ecologia naturale si intende il rispetto dell’ordine finalistico della realtà. L’ecologia umana va inserita dentro l’ecologia naturale, la quale non è però autosufficiente e rimanda ad una ecologia cristiana, ossia all’ordine della realtà redento. L’ecologia ambientale riguarda invece la natura fisica. E’ molto pericoloso separarla da quella naturale, umana e cristiana, perché allora diventa culto religioso della Terra. È quello che sta succedendo oggi, come dimostriamo nel Rapporto: l’ecologia ambientale vede nell’uomo un nemico, l’ambientalismo ha origini e finalità eugenetiche. Quello di ecologia integrale, poi, è un concetto ambiguo, perché pretende di partire dall’ecologia ambientale ed allargarne le logiche fino a comprendere l’ecologia umana, che a questo punto ne dipenderebbe: procreare è considerato il principale danno ecologico.

Nella Sintesi introduttiva si delinea la reciprocità tra utopia e ideologia nella nuova religione ambientalista. Può sottolinearne brevemente le caratteristiche?

L’ambientalismo è una utopia o è una ideologia? Noi sosteniamo che sia entrambe, perché utopia e ideologia, in fondo, sono la stessa cosa. Si pensa di solito che ideologia e utopia siano contrarie perché la prima fisserebbe il presente per degli interessi parte e la seconda, invece, aprirebbe al futuro. La categoria dell’utopia è molto penetrata nel linguaggio ecclesiastico di oggi: sognare, aprire processi, non aver paura del nuovo, non farsi rubare la speranza, creare un nuovo ordine mondiale, una nuova economia e così via. L’enciclica Fratelli tutti è caratterizzata da un approccio di questo tipo. L’utopia è molto pericolosa dal punto di vista della religione cattolica, perché ci parla di una Chiesa che non si fonda più sulla tradizione che, come ogni presupposto, sarebbe ideologica, ma sulla novità e sulla superiorità del tempo sullo spazio. In questo modo finisce che ogni novità viene concepita come frutto dello Spirito, mentre ogni verità della tradizione viene intesa come un impedimento ad andare avanti. Da qui la lotta in corso contro i “dottrinari”. Noi sosteniamo che il progressismo sia teologico che politico vorrebbe opporsi a tutte le ideologie ma così facendo diventa esso stesso una ideologia, l’ideologia del nuovo. La Chiesa è oggi molto ammalata di questa ideologia. L’ambientalismo è una utopia ideologica.

Perché l’ambientalismo e il globalismo si configurano sempre più come ideologie politiche? Cosa emerge, in sintesi, dai saggi presentati nel Rapporto?

Sono ideologie “politiche” per due motivi connessi tra loro: sono il modo per realizzare oggi la rivoluzione e per essere attuate hanno bisogno di un forte potere centrale, ossia di nuove forma totalitarie. Molti commentatori oggi dicono con ragione che il verde è diventato rosso. Anche l’approccio alla pandemia da Covid 19 rientra in questo quadro. Anche l’Unione Europea è incamminata su questa strada: il programma verde europeo (Green Deal) è privo di scientificità, molto ideologico e molto dirigista.

Il Rapporto ha il pregio di verificare, quale Osservatorio internazionale, i temi che impattano con la Dottrina sociale della Chiesa nei cinque Continenti. Potrebbe sintetizzare quanto emerge dagli studi fatti?

Come dicevo, il Rapporto presenta 15 cronache dai Cinque continenti. In sintesi i quindici spaccati da varie regioni del pianeta dimostrano il carattere violento e rivoluzionario delle due ideologie. Con il pretesto della protezione dell’ambiente o della lotta ai cambiamenti climatici (presunti) di natura antropica si conducono trasformazioni economiche e sociali gestite dall’alto. Possiamo parlare di un “Modello cinese” che si va estendendo, anche se con modalità diverse. Se in Polonia ci sono moltissimi atti di violento terrorismo ambientalista, in Olanda le politiche governative, ispirate ad un durissimo rigore ecologista da Comitato di salute pubblica, danneggiano l’economia, provocano declino e obbligano a fortissimi cambiamenti di vita.  Nel frattempo la Cina, massima potenza inquinatrice al mondo, si propone come soluzione del problema. Il Rapporto parla anche dell’Africa, il cui collasso ambientale è dovuto da un lato all’arretratezza tribale e dall’altro alla “conquista” cinese. La Francia, con la sua “transizione ecologica solidale” mostra ancora una volta la sua decadenza. L’ecologismo è quindi anche una grave malattia dell’Occidente.

Fabio Trevisan