Anche in campagna elettorale è continuato il braccio di ferro tra vescovi cattolici e amministrazione Obama sulla sanità.

La lunga controversia tra i Vescovi americani e il governo Obama è continuata anche durante la campagna elettorale per le presidenziali. Ricordiamo che essa riguarda le disposizioni del ministero della salute, in ottemperanza dell’Affordable Care Act, la riforma sanitaria di Obama. Queste disposizioni obbligano le istituzioni sanitarie, anche private, ad una assicurazione dei dipendenti che comprenda la contraccezione, la sterilizzazione e l’aborto chimico. 

In campagna elettorale, un’occasione di tensione è stata quando, l’11 ottobre scorso a a Danville nel Kentucky, c’è stato il faccia a faccia tra i due candidati alla Vicepresidenza Joe Biden (democratico) e Paul Ryan (repubblicano), ambedue sedicenti cattolici.

«Per quanto riguarda l’attacco alla Chiesa cattolica – aveva dichiarato Biden durante il confronto televisivo –  vorrei chiarire che nessuna istituzione religiosa – cattolica o di altro tipo, compresi i servizi sociali cattolici, il Georgetown Hospital, il Mercy Hospital o qualsiasi ospedale –  deve obbligare alla contraccezione, nessuno deve pagare per la contraccezione, nessuna polizza di assicurazione deve essere un mezzo per ottenere la contraccezione. Questo è un dato di fatto».

La mattina seguente 12 ottobre, la Conferenza episcopale degli Stati Uniti (USCCB) ha rilasciato una Dichiarazione non firmata che definiva l’affermazione di Biden circa le disposizioni federali  “imprecisa”.

Nel corso del dibattito televisivo,  Paul Ryan,  repubblicano candidato alla vicepresidenza, aveva immediatamente contestato l’affermazione di Biden secondo la quale la controversia tra l’amministrazione Obama e i Vescovi statunitensi era definitivamente risolta. «Riguardo al problema della Chiesa cattolica e della libertà religiosa – ha detto Ryan – se i Vescovi fossero realmente d’accordo con voi, allora perché dovrebbero continuare a denunciare le vostre dichiarazioni?  Sarebbe un controsenso».

L’ Arcivescovo William Lori di Baltimora, presidente della Commssione episcopale sulla libertà religiosa, ha risposto alle osservazioni del vice-presidente durante un’intervista rilasciata al National Catholic Register, affermando che la dichiarazione di Bidsn «è estremamente imprecisa».

«Ovviamente, se non ci fosse alcuna minaccia alla libertà religiosa, se il mandato HHS non ci costringesse a finanziare e facilitare cose che consideriamo immorali, non saremmo in tribunale a chiedere il risarcimento. E stato sorprendente e deludente che qualcosa di così palesemente impreciso sia stato detto in una occasione pubblica», ha detto l’Arcivescovo. «La libertà religiosa è stata minacciata dal mandato HHS, e nessuno dovrebbe essere ingannato su questo. Tutti dovrebbero tenere a mente che si tratta di una questione di importanza nazionale; se così non fosse il dibattito non avrebbe ragione di essere».

Negli ultimi mesi, più di 100 querelanti – tra cui  università cattoliche e non cattoliche, organizzazioni di volontariato ed imprese private – hanno intentato cause contro il mandato ministeriale, sostenendo che esso violi il loro diritto costituzionale al libero esercizio della religione.

Nella Dichiarazione del 12 ottobre, la Conferenza episcopale ha specificato che il mandato HHS, a seguito delle proteste, è stato modificato solo in minima parte, per una deroga limitata ai datori di lavoro religiosi. L’esenzione si applica solo alle organizzazioni no-profit che svolgono la loro attività sulla base di valori religiosi e solo verso membri della loro stessa fede. Pertanto tutte le associazioni di beneficenza religiose, gli ospedali e le agenzie sociali che servono utenti di qualsiasi fede – tra cui il Georgetown Hospital e le altre organizzazioni nominate da Biden – non sono coperte dall’esenzione.

La Conferenza episcopale ha confermato che continuerà a chiedere all’amministrazione Obama «nei termini più forti possibili» di adottare provvedimenti che rimuovano realmente «le varie violazioni alla libertà religiosa imposte dal mandato».

 

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