“Appello per il Futuro dell’Europa”. Osservazioni sulla Dichiarazione di un gruppo di partiti europei.

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La settimana scorsa 16 partiti europei hanno firmato una Dichiarazione sull’Unione Europea. L’occasione è la conferenza sul futuro dell’Europa, l’iniziativa aperta ai cittadini europei e alla società civile avviata nei giorni scorsi dalle istituzioni europee, che si pongono l’obiettivo di offrire una riflessione, appunto, sul futuro dell’Unione. Come “reazione” alla conferenza, cinque partiti che appartengono ai due gruppi delle destre, Id e Ecr, si sono fatti promotori della dichiarazione: gli italiani di Lega e FdI, gli spagnoli di Vox, i francesi del Rassemblement national, e i polacchi del Pis. Insieme a loro, Fidesz di Viktor Orban, oltre ad altri partiti che appartengono ai due gruppi.

Il nostro Osservatorio ha affrontato in diverse occasioni il tema  della attuale crisi (valoriale, di identità e culturale) dell’istituzione “Europa”. In particolare, è  doveroso ricordare come abbia dedicato ad esso il IX Rapporto Internazionale sulla Dottrina sociale  della Chiesa nel mondo (Europa: la fine delle illusioni, Cantagalli, Siena 2017)[1] e abbia partecipato attivamente ai lavori del II Convegno  Internazionale promosso da “Europa Christi” a Varsavia nel 2018[2].

La Dichiarazione che questa Nota si propone di discutere è di natura politica: è quindi opportuno  precisare che non è intenzione dell’Osservatorio soffermarsi su dinamiche partitiche o di alleanze  fra forze politiche di Paesi diversi. La presente nota ha come unico scopo quello di analizzare l’Appello per il Futuro dell’Europa sotto la lente di ingrandimento del pensiero sociale cattolico.

La prima osservazione riguarda la totale mancanza nel documento di riferimenti circa la  nascita dell’Europa stessa alla fine del secondo conflitto mondiale. Essa è stata la felice intuizione  di uomini di profonda fede cattolica che, memori dei recenti orrori del nazifascismo e consapevoli  della dirompente avanzata dell’ideologia socialista, decisero di mettersi al servizio del Bene Comune  per dare un futuro diverso all’Europa. Tre, in particolare, sono i padri fondatori: Konrad Adenauer,  Alcide De Gasperi e Robert Schuman (Santa Romana Chiesa a questi ultimi due ha assegnato il titolo  di Servi di Dio). L’istituzione Europa nasce quindi, almeno nell’ispirazione sorgiva, cattolica grazie  all’impegno di cattolici. Non esaminiamo qui se nel progetto originario ci fossero delle carenze o delle impostazioni irrealistiche, ma riteniamo comunque che l’inizio dell’Unione europea andasse ricordato.

Un punto significativo del documento riguarda il timore di una omologazione culturale e  religiosa di tutti i popoli europei come premessa alla costruzione di un “Superstato europeo” separato dalle tradizioni e dalle identità dei diversi Paesi. È una  affermazione veritiera, la cui evidenza è sotto gli occhi di tutti. Il timore palesato altro non è che il  realizzarsi di quello che di fatto è diventato il documento ideologico-culturale di base di questo “Superstato  europeo”: il Manifesto di Ventotene. Giusto per citarne uno stralcio:

«…la rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista; … la  proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, caso per caso, non dogmaticamente in linea  di principio; … nelle epoche rivoluzionarie, in cui le istituzioni non debbono essere amministrate, ma  create, la prassi democratica fallisce clamorosamente; … il popolo ha sì alcuni bisogni fondamentali  da soddisfare, ma non sa con precisione cosa volere o cosa fare; … la metodologia politica  democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria; … attraverso questa dittatura del partito  rivoluzionario si forma il nuovo stato e attorno a esso la nuova democrazia».

Questa non è l’Europa dei padri fondatori, bensì il progetto di matrice illuministica formulato  da una cerchia ristretta ed elitaria di persone che alla ricchezza della tradizione preferiscono un  nuovo “Superstato” senza storia, senza tradizioni e senza riferimenti valoriali forti, dove il potere viene inevitabilmente esercitato in modo oligarchico. Non stupisce quindi che numerose autorità  politiche (ad esempio Giorgio Napolitano ed Emma Bonino) siano state in pellegrinaggio a  Ventotene per celebrare l’Europa[3].

La terza riflessione riguarda un’ulteriore fondata critica sollevata dall’Appello per il Futuro  dell’Europa: la mancanza di una reale democrazia nelle istituzioni europee che permetta la piena  espressione e realizzazione del voto popolare nelle “stanze dei bottoni”. Pensiamo al Parlamento  Europeo: è l’unica istituzione dell’Unione Europea che viene direttamente costituita tramite  elezioni[4]. La sua funzione è quella di agire da “… co-legislatore e condivide con il Consiglio il potere  di adottare e modificare le proposte legislative e di decidere sul bilancio dell’UE”[5]. Tuttavia, è  sempre importante ricordare che, in estrema sintesi, il potere di iniziativa legislativa è unicamente  nelle mani della Commissione europea (… È l’unico organo cui compete redigere le proposte di nuovi  atti legislativi europei[6]) che non è eletta dal popolo ma costituita da “nominati” da parte degli stati  membri.

Con queste osservazioni non intendiamo dire che l’Unione Europea verrebbe giustificata e salvata dalla democrazia di tipo individualistico-procedurale, ma solo che l’avvitamento corporativo delle istituzioni è quantomeno contraddittorio con gli intenti proclamati e desta fondate preoccupazioni di autoritarismo ideologico.

Si impone a questo punto un’ultima osservazione in merito ai valori su cui dovrebbe poggiare  l’Unione Europea. Nell’Appello che stiamo esaminando non viene affrontato un tema centrale per la definizione di un nuovo  orizzonte per l’Unione Europea: la questione antropologica. Che visione di uomo si utilizzerà per la  definizione del percorso politico delineato da questo appello? È un nodo centrale, le risposte che si  daranno alla questione antropologica corrisponderanno ad altrettante (e diverse) soluzioni politiche  e istituzionali. Attualmente, nel solco del Manifesto di Ventotene, emerge un’immagine fortemente individualista e  relativista dell’uomo, che viene espropriato delle proprie caratteristiche essenziali: egli può  diventare tutto ciò che vuole essere e non si pongono freni alle sue richieste o ai suoi desideri. La  politica accompagna questo processo con la consapevolezza che più saprà soddisfare ogni esigenza  (reale o presunta) dell’uomo e più verrà confermata nei suoi poteri. La visione di uomo che invece  riteniamo essenziale per la costruzione di una Europa solida e vicina alle diverse nazioni e comunità  è fondata sui principi non negoziabili: la sacralità e dignità della vita umana dal suo concepimento  alla morte naturale; la famiglia naturale come cellula fondamentale della società; la libertà di  educazione. Al di fuori di questi tre principi tutto rischia di diventare oggetto di discussione e  modificabile ad uso e consumo dell’uomo. Nell’Appello si fa riferimento alla famiglia come unità  fondamentale delle nostre nazioni: di questi tempi è già un segnale positivo e di cui prendere atto.  Tuttavia, il principio della famiglia disgiunto dagli altri due perde il suo reale significato e la sua reale  portata per la società.

La necessità ultima per l’Europa di fare riferimento a questi principi trascende i principi stessi, in quanto ci collega con il Principio, dato che la loro indisponibilità rende manifesta la dimensione dell’Indisponibile. È qui che si inserisce la necessità del riferimento a Dio, al Dio cristiano, dell’Unione Europea.

L’Osservatorio non sostiene né prende le distanze  dall’Appello per il Futuro dell’Europa dei partiti europei. Come descritto in precedenza vi sono elementi di criticità che  non possono essere trascurati. Tuttavia, non esitiamo a rallegrarci che qualcuno abbia deciso di  levare la propria voce in contrasto al pensiero unico dominante, che sembra avere ormai  addormentato tante coscienze. Inoltre, l’Appello può rappresentare una base di discussione da  arricchire grazie all’apporto della tradizione e della Dottrina sociale della Chiesa. Non nell’interesse  di qualche partito, ma per la costruzione di una Europa che non abbia vergogna delle sue radici  cattoliche e dei valori che esse rappresentano.

 

 

[1] https://www.vanthuanobservatory.org/europa-la-fine-delle-illusioni-sintesi-introduttiva-del-ix-rapporto-sulla dottrina-sociale-della-chiesa-nel-mondo-dellosservatorio-cardinale-van-thuan/

[2] https://www.vanthuanobservatory.org/europa-fine-delle-illusioni-relazione-del-dr-pingani-al-convegno internazionale-promosso-da-europa-christi/

[3] https://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/europa/notizia_22288. html_13346998.html

[4] https://www.europarl.europa.eu/portal/it

[5] https://www.europarl.europa.eu/news/it/faq/17/quali-sono-le-competenze-del-parlamento-europeo-e-le procedure-legislative#:~:text=Il%20Parlamento%20%C3%A8%20colegislatore%2C%20cio%C3%A8,di%20parit%C3%A0%20con%20 il%20Consiglio.

[6] https://europa.eu/european-union/about-eu/institutions-bodies/european-commission_it