Card. Burke: Politici cattolici e l’esclusione dalla Sacra Comunione

burke

Ricevo da Sua Eminenza Card. Raymond Leo Burke e molto volentieri pubblico. La traduzione del testo, rivista e approvata da Sua Eminenza, è mia.

Potete trovare la presente lettera sul sito di Sua Eminenza al seguente link.

Sabino Paciolla

www.sabinopaciolla.com

 

28 ottobre 2021

Festa dei Santi Simone e Giuda, Apostoli

 

Sia lodato Gesù Cristo!

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

 

negli ultimi mesi, l’intenzione della Chiesa negli Stati Uniti d’America è stata molto presente nelle mie preghiere. Nella loro prossima riunione di novembre, i vescovi degli Stati Uniti prenderanno in considerazione l’applicazione del canone 915 del Codice di Diritto Canonico: “Non siano ammessi alla sacra comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l’irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto.” [1].  Le loro deliberazioni affronteranno, in particolare, la situazione a lungo termine e gravemente scandalosa dei politici cattolici che persistono nel sostenere e promuovere programmi, politiche e leggi in grave violazione dei precetti più fondamentali della legge morale, mentre, allo stesso tempo, affermano di essere cattolici devoti, specialmente presentandosi a ricevere la Santa Comunione. Pregando per i Vescovi e per la mia patria, gli Stati Uniti d’America, ho sempre più pensato all’esperienza della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti di più di 17 anni fa, nel loro incontro estivo a Denver nel giugno del 2004, nell’affrontare la stessa questione. È un’esperienza che ho vissuto intensamente.

Ho ritenuto importante offrire le seguenti riflessioni come un aiuto per tutti noi nell’affrontare ora e in futuro una questione così critica – una questione di vita e di morte per i non nati e di salvezza eterna per i politici cattolici coinvolti – nella mia patria, come in altre nazioni. Avrei voluto offrire queste riflessioni molto prima, ma il recupero da recenti difficoltà di salute ha impedito la scrittura di queste riflessioni fino ad ora.

Il contesto della riunione del giugno 2004 dei vescovi degli Stati Uniti era la campagna del senatore John Kerry per la presidenza degli Stati Uniti. Il senatore Kerry sosteneva di essere cattolico, mentre, allo stesso tempo, sosteneva e promuoveva l’aborto su richiesta nella nazione. All’epoca ero arcivescovo di Saint Louis (nominato il 2 dicembre 2003 e insediato il 26 gennaio 2004). Come era stata mia prassi come Vescovo di La Crosse (nominato il 10 dicembre 1994 e insediato il 22 febbraio 1995), ho ammonito il senatore Kerry a non presentarsi a ricevere la Santa Comunione perché, dopo essere stato debitamente ammonito, persisteva nel peccato oggettivamente grave di promuovere l’aborto procurato direttamente. Non sono stato l’unico vescovo ad ammonirlo in questo modo.

Fin dai tempi del mio primo ministero episcopale nella diocesi di La Crosse, ho affrontato la situazione di politici che si presentano come cattolici praticanti e, allo stesso tempo, sostenevano e promuovevano programmi, politiche e leggi in violazione della legge morale. Come vescovo nuovo e relativamente giovane, ho parlato con fratelli vescovi, specialmente con uno dei suffraganei più anziani della mia provincia ecclesiastica, di diversi legislatori cattolici nella diocesi di La Crosse, che si trovavano in questa situazione. La risposta comune dei fratelli Vescovi era l’aspettativa che la Conferenza dei Vescovi avrebbe alla fine affrontato la questione.

Conoscendo il mio obbligo morale in una questione di così gravi conseguenze, definite nel can. 915, ho cominciato a contattare i legislatori della diocesi di La Crosse, chiedendo di incontrarli per discutere la completa incoerenza della loro posizione sull’aborto procurato con la fede cattolica che professavano. Purtroppo, nessuno di loro era disposto a incontrarmi. Uno di loro ha portato avanti una certa corrispondenza con me, insistendo che la sua posizione riguardo all’aborto era coerente con la fede cattolica, seguendo l’errato consiglio presentato da alcuni professori di teologia morale dissidenti, aderenti alla scuola eretica del proporzionalismo, in un summit tenutosi nella residenza di Hyannisport della famiglia Kennedy nell’estate del 1964. La documentazione della riunione si trova in un libro di Albert R. Jonsen che accompagnò uno dei professori europei dissidenti di teologia morale e che fu presente a tutta la riunione.[2]

Per quanto riguarda il rifiuto dei legislatori di incontrarmi, devo osservare che trovo, nel migliore dei casi, ingenuo il ritornello comune che ciò che è necessario è più dialogo con i politici cattolici e i legislatori in questione. Nella mia esperienza, essi non sono disposti a discutere la questione perché l’insegnamento della legge naturale, che necessariamente è anche l’insegnamento della Chiesa, è fuori discussione. In alcuni casi, inoltre, ho avuto la forte impressione che non fossero disposti a discutere la questione perché semplicemente non erano disposti a farsi cambiare la mente e il cuore. La verità rimane che l’aborto procurato è la distruzione consapevole e volontaria di una vita umana.

Quando ero arcivescovo di Saint Louis, un legislatore cattolico accettò di incontrarmi, anche se, come attestò anche il suo parroco, non si presentava a ricevere la Santa Comunione. Iniziò l’incontro mostrandomi una foto della sua famiglia. Se ricordo bene, lui e sua moglie avevano quattro figli. Mentre la nostra conversazione procedeva, gli chiesi come, dopo avermi mostrato con tanto orgoglio la foto dei suoi figli, potesse regolarmente votare a favore dell’uccisione dei bambini nel grembo materno. Ha immediatamente abbassato la testa e ha detto: “È sbagliato. So che è sbagliato”. Mentre lo esortavo ad agire secondo la sua coscienza, che aveva appena espresso, ho dovuto ammirare il fatto che, almeno, ammettesse il male in cui era coinvolto e non cercasse di presentarsi a me come un cattolico devoto. Considerando la realtà oggettiva della pratica dell’aborto come una gravissima violazione del primo precetto della legge naturale, che salvaguarda l’inviolabilità della vita umana innocente e indifesa, non c’è nulla su cui dialogare. Il tema del dialogo deve essere il modo migliore per prevenire un tale male nella società. Tale prevenzione non può mai implicare l’effettiva promozione del male.

Con l’annuncio del mio trasferimento dalla Diocesi di La Crosse all’Arcidiocesi di Saint Louis il 2 dicembre 2003, la stampa secolare si recò nella Diocesi di La Crosse, per trovare materiale per la creazione di un’immagine negativa del nuovo Arcivescovo prima del suo arrivo nell’Arcidiocesi. Mentre, prima del mio trasferimento, non c’era stata alcuna discussione pubblica dei miei interventi pastorali con i legislatori in questione, come è del tutto appropriato, la questione diventò pubblica nel dicembre del 2003 e nel gennaio del 2004. Nel porre la questione dell’applicazione del can. 915 davanti al corpo dei vescovi nella sua riunione del giugno 2004, l’azione pastorale che avevo intrapreso nella diocesi di La Crosse e che stavo iniziando a intraprendere nell’arcidiocesi di Saint Louis fu messa in seria discussione. Per illustrare il fatto, durante una pausa della riunione, incontrai, su una tromba delle scale, uno degli eminenti membri della Conferenza dei Vescovi, che scosse il dito contro di me, dichiarando: Non puoi fare quello che stai facendo senza l’approvazione della Conferenza dei Vescovi. Per essere chiari, altri vescovi stavano seguendo un’azione pastorale simile. Risposi alla sua dichiarazione facendo notare che, quando sarei morto, sarei apparso davanti al Signore per rendere conto del mio servizio come Vescovo, non davanti alla Conferenza dei Vescovi.

Qui, devo notare che l’azione pastorale intrapresa non aveva nulla a che fare con l’interferenza nella politica. Era diretta alla salvaguardia della santità della Santa Eucaristia, alla salvezza delle anime dei politici cattolici in questione – che stavano peccando gravemente non solo contro il Quinto Comandamento, ma che commettevano anche un sacrilegio ricevendo indegnamente la Santa Comunione – e alla prevenzione del grave scandalo causato da loro. Quando sono intervenuto pastoralmente con i politici cattolici, è stato fatto in modo appropriatamente confidenziale. Certamente, non ho dato pubblicità alla questione. Sono stati piuttosto i politici che hanno trovato utile presentarsi come cattolici praticanti, nella speranza di attirare i voti dei cattolici, a pubblicizzare la questione per un fine politico.

La discussione durante l’incontro del giugno 2004 è stata difficile e intensa. Senza entrare nei dettagli della discussione, apparentemente non c’era consenso tra i Vescovi, anche se c’era tra alcuni dei Vescovi più influenti il desiderio di evitare qualsiasi intervento con politici cattolici che, secondo la disciplina del can. 915, non avrebbero dovuti essere ammessi a ricevere la Santa Comunione. Alla fine, il presidente, l’allora vescovo Wilton Gregory della diocesi di Belleville, rimandò la questione a una Task Force sui vescovi cattolici e i politici cattolici sotto la presidenza dell’allora cardinale Theodore McCarrick che era chiaramente contrario all’applicazione del can. 915 nel caso di politici cattolici che sostenevano l’aborto procurato e altre pratiche che violavano gravemente la legge morale. La Task Force era composta da un gruppo di vescovi con opinioni contrastanti sull’argomento. In ogni caso, con il tempo, la Task Force fu dimenticata, e la questione critica fu lasciata senza essere affrontata dalla Conferenza dei Vescovi. Quando il vescovo Gregory annunciò la Task Force, il vescovo seduto accanto a me osservò che ora potevamo essere certi che la questione non sarebbe stata affrontata.

Nel contesto del ricordo dell’incontro di Denver della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti nel giugno 2004, è importante per me raccontare altre due esperienze personali collegate.

In primo luogo, nella primavera del 2004, mentre ero a Washington, D.C., per attività a favore della vita, ho incontrato privatamente per quarantacinque minuti uno dei più alti funzionari del governo federale, un cristiano non cattolico che manifestava grande rispetto per la Chiesa cattolica. Nel corso della nostra conversazione, mi chiese se, alla luce delle gravi difficoltà di salute di Papa San Giovanni Paolo II, l’elezione di un nuovo Papa potesse significare un cambiamento nell’insegnamento della Chiesa riguardo all’aborto procurato. Ho espresso una certa sorpresa per la sua domanda, spiegando che la Chiesa non potrà mai cambiare il suo insegnamento sul male intrinseco dell’aborto procurato perché è un precetto della legge naturale, la legge scritta da Dio su ogni cuore umano. Rispose che aveva posto la domanda perché aveva concluso che l’insegnamento della Chiesa in materia non poteva essere così fermo, dato che poteva nominare per me 80 o più cattolici nel Senato e nella Camera dei Rappresentanti, che sostenevano regolarmente la legislazione a favore dell’aborto.

La conversazione in questione è stata una testimonianza eloquente del grave scandalo causato da tali politici cattolici. Essi, infatti, hanno contribuito in modo significativo al consolidamento di una cultura di morte negli Stati Uniti, in cui l’aborto procurato è semplicemente un fatto della vita quotidiana. La testimonianza della Chiesa cattolica sulla bellezza e la bontà della vita umana, dal suo primo momento di esistenza, e la verità della sua inviolabilità è stata gravemente compromessa al punto che i non cattolici credono che la Chiesa abbia cambiato o cambierà quello che è, di fatto, un insegnamento immutabile. Mentre la Chiesa, svolgendo la missione di Cristo, suo Capo, per la salvezza del mondo, è totalmente contraria all’attacco alla vita umana innocente e indifesa, la Chiesa cattolica negli Stati Uniti sembra accettare questa pratica ripugnante, in accordo con una visione totalmente secolarizzata della vita umana e della sessualità.

A questo proposito, mi è stato detto che l’argomento della verità sulla vita umana è spesso inefficace, poiché la cultura non ha alcun riguardo per la verità oggettiva, esaltando le opinioni dell’individuo, non importa quanto contrarie alla retta ragione possano essere. Forse, l’approccio adottato nell’assistere le madri e i padri che stanno prendendo in considerazione l’aborto dovrebbe essere preso su una scala più ampia, cioè la visione di un’ecografia della piccola vita umana al suo inizio. Nella mia esperienza, quando le madri e i padri che pensano di procurare un aborto vedono, prima, una tale ecografia, la maggior parte di loro non procede all’aborto. L’immagine visibile della bellezza e della bontà della vita umana li convince del male dell’aborto. Tali ecografie dovrebbero essere facilmente visibili, specialmente da coloro che sono responsabili di guidare la testimonianza essenziale della Chiesa alla vita e da coloro che sono responsabili delle politiche, dei programmi e delle leggi della nazione, che dovrebbero proteggere e promuovere la vita umana, non prevedere la sua distruzione.

Il secondo evento ha avuto luogo durante la mia visita a Roma alla fine di giugno e all’inizio di luglio del 2004, per ricevere da Papa Giovanni Paolo II il pallio di arcivescovo metropolita di Saint Louis. Data la difficile esperienza dell’incontro di Denver, all’inizio del mese di giugno, mi fu consigliato di visitare la Congregazione per la Dottrina della Fede, per essere certo che la mia pratica pastorale fosse coerente con l’insegnamento e la pratica della Chiesa. Fui ricevuto in udienza dall’allora Prefetto della Congregazione, Sua Eminenza, Joseph Cardinale Ratzinger, dall’allora Segretario della Congregazione, l’Arcivescovo, ora Cardinale, Angelo Amato, e da un funzionario di lingua inglese della Congregazione. Il Cardinale Ratzinger mi assicurò che la Congregazione aveva studiato la mia pratica e non vi aveva trovato nulla di discutibile. Mi ammonì solo di non sostenere pubblicamente i candidati alle cariche, cosa che, di fatto, non avevo mai fatto. Espresse una certa sorpresa per il mio dubbio in materia, data una lettera che aveva scritto ai vescovi degli Stati Uniti, che aveva affrontato la questione in modo approfondito. Mi chiese se avessi letto la sua lettera. Gli dissi che non avevo ricevuto la lettera e gli chiesi se potesse gentilmente fornirmene una copia. Sorrise e mi suggerì di leggerla su un popolare blog, chiedendo al funzionario di lingua inglese di fare una fotocopia del testo così come appariva nella sua interezza sul blog. [3]

La lettera in questione espone in modo autorevole l’insegnamento e la pratica costante della Chiesa. La mancata distribuzione ai Vescovi degli Stati Uniti ha certamente contribuito al fallimento dei Vescovi nel giugno del 2004 nel prendere azioni appropriate nell’attuazione del can. 915. Ora, mi si dice che si sostiene che la lettera fosse riservata e, quindi, non pubblicabile. La verità è che fu pubblicata, già ai primi di luglio del 2004, e che evidentemente il Prefetto della Congregazione, che ne era l’autore, non era affatto turbato dal fatto.

Sono passati diciassette anni dalla riunione della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti a Denver durante il mese di giugno del 2004. La questione più seria dell’applicazione del can. 915 del Codice di Diritto Canonico ai politici cattolici che sostengono e promuovono programmi, politiche e legislazioni in grave violazione della legge naturale rimane apparentemente una questione per la Conferenza dei Vescovi. Infatti, l’obbligo del singolo Vescovo è una questione di disciplina universale della Chiesa, riguardante la fede e la morale, sulla quale la Conferenza dei Vescovi non ha autorità. Infatti, un certo numero di Vescovi ha compreso il suo sacro dovere in materia e sta prendendo misure appropriate. Una Conferenza dei Vescovi svolge un importante ruolo di sostegno al Vescovo Diocesano, ma non può sostituire l’autorità che propriamente gli appartiene. È il Vescovo diocesano, non la Conferenza, che applica la legge universale ad una situazione particolare.[4]

Il lavoro della Conferenza dei Vescovi è quello di assistere i singoli Vescovi nello svolgimento del loro sacro dovere, in accordo con il can. 447 del Codice di Diritto Canonico: “La Conferenza Episcopale, organismo di per sé permanente, è l’assemblea dei Vescovi di una nazione o di un territorio determinato, i quali esercitano congiuntamente alcune funzioni pastorali per i fedeli di quel territorio, per promuovere maggiormente il bene che la Chiesa offre agli uomini, soprattutto mediante forme e modalità di apostolato opportunamente adeguate alle circostanze di tempo e di luogo, a norma del diritto.”  [5] Che cosa corrisponde di più alla promozione del “maggior bene che la Chiesa offre all’umanità” se non la salvaguardia e la promozione della vita umana creata a immagine e somiglianza di Dio [6], e redenta dal Preziosissimo Sangue di Cristo, Dio Figlio Incarnato [7], correggendo lo scandalo dei politici cattolici che promuovono pubblicamente e ostinatamente l’aborto procurato.

Vi invito a pregare con me per la Chiesa negli Stati Uniti d’America e in ogni nazione, affinché, fedele alla missione di Cristo, suo Sposo, sia fedele, limpida e senza compromessi nell’applicazione del can. 915, difendendo la santità della Santa Eucaristia, salvaguardando le anime dei politici cattolici che violerebbero gravemente la legge morale e si presenterebbero comunque a ricevere la Santa Comunione, commettendo così un sacrilegio, e impedendo il più grave scandalo causato dalla mancata osservanza della norma del can. 915.

Che Dio benedica voi e le vostre case. Vi prego di pregare per me e specialmente per il recupero della mia salute.

 

Vostro nel Sacro Cuore di Gesù

e nel Cuore Immacolato di Maria,

e nel purissimo Cuore di San Giuseppe,

 Raymond Leo Cardinale BURKE