Intervista al Card. Muller: parla del Presidente Biden, dei politici pro-aborto e dei vescovi.

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 La seguente intervista è stata rilasciata dal cardinale Müller a kath.net ed è stata originariamente pubblicata il 25 gennaio 2021. È stata tradotta dal tedesco da Michael J. Miller e ripubblicata sul The Catholic World Report. Traduzione in italiano a cura di Sabino Paciolla (www.sabinopaciolla.com). 

 

“Chiunque relativizzi il chiaro riconoscimento della sacralità di ogni vita umana con giochi tattici, di facciata e sofismi a causa di preferenze politiche, si oppone pubblicamente alla fede cattolica”. Lo spiega il cardinale Gerhard Müller in un’intervista esclusiva a kath.net a proposito della difesa dell’aborto del nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che è un membro della Chiesa cattolica. L’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede prosegue: “Ora gli Stati Uniti, con il loro conglomerato potere politico, mediatico ed economico, sono a capo della campagna più sottilmente brutale per scristianizzare la cultura occidentale negli ultimi cento anni”.

Kath.net: Eminenza, la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (qui e qui) ha espresso una forte critica alle politiche pro-aborto del nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden. D’altra parte, alcuni vescovi statunitensi hanno espresso la loro opinione che la critica dell’USCCB (la Conferenza Episcopale USA, ndr) a Biden sia stata poco saggia. Il cardinale Blase Cupich di Chicago scrive sul suo account personale di Twitter che la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti ha rilasciato “una dichiarazione sconsiderata” in occasione dell’inaugurazione del nuovo presidente. Vede la critica della USCCB come giustificata, o i vescovi stanno esagerando?

Cardinale Müller:  Un vescovo cattolico si distingue dai politici di potere e dagli ideologi per la sua obbedienza alla Parola di Dio rivelata. Sarebbe un falso apostolo se relativizzasse la legge morale naturale in nome della sua preferenza politica o perché favorisce un partito o l’altro. Ogni essere umano riconosce le esigenze della legge naturale nella sua coscienza grazie alla sua ragione. Quando coloro che detenevano il potere politico e religioso al tempo degli apostoli cercarono di proibire loro di proclamare l’insegnamento di Cristo sotto minaccia di punizione, questi risposero: “Dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (Atti 5,29).

Chiunque relativizzi il chiaro riconoscimento della sacralità di ogni vita umana con giochi tattici, sofismi e di facciata a causa di preferenze politiche, si oppone pubblicamente alla fede cattolica. Il Vaticano II e tutti i papi fino a Francesco hanno descritto l’uccisione deliberata di un bambino prima o dopo la nascita come una gravissima violazione dei comandamenti di Dio.

Kath.net: Il presidente dell’USCCB, l’arcivescovo Gomez, dichiara al presidente Joe Biden il suo chiaro parere: “Come insegna Papa Francesco, non possiamo rimanere in silenzio quando quasi un milione di vite non ancora nate vengono scartate nel nostro paese anno dopo anno attraverso l’aborto”. Qual è l’insegnamento della Chiesa sull’aborto?

Cardinale Müller: “Dio, il Signore della vita, ha affidato agli uomini la nobile missione di salvaguardare la vita, e gli uomini devono svolgerla in modo degno di sé. La vita deve essere protetta con la massima cura fin dal momento del concepimento: l’aborto e l’infanticidio sono crimini abominevoli.” (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 51).

Kath.net: Il presidente Joe Biden si è presentato – non solo il giorno del suo insediamento – come un cattolico credente e praticante. Quanto è credibile secondo lei, vista la sua lunga serie di dichiarazioni pro-choice (a favore dell’aborto, ndr) e la sua dichiarazione ufficiale nel 48° anniversario di Roe v. Wade, la decisione della Corte Suprema che legalizza l’aborto: “Negli ultimi quattro anni, la salute riproduttiva, compreso il diritto di scelta (dell’aborto, ndr), è stata sottoposta a un attacco implacabile ed estremo (da parte di Trump, ndr)”, e anche il suo annuncio che la sua amministrazione sosterrà massicciamente l’aborto negli Stati Uniti e nel mondo, anche finanziariamente?

Cardinale Müller: Ci sono buoni cattolici anche nelle più alte cariche vaticane che, nei loro ciechi sentimenti anti-Trump, sopportano tutto o minimizzano ciò che ora si sta scatenando negli Stati Uniti contro i cristiani e tutte le persone di buona volontà.

Ora gli Stati Uniti, con il loro potere politico, mediatico ed economico conglomerato, sono a capo della campagna più sottilmente brutale per scristianizzare la cultura occidentale negli ultimi cento anni. Essi minimizzano la vita di milioni di bambini, che ora cadono vittime della campagna mondiale e organizzata di aborto sotto l’eufemismo di “diritto alla salute riproduttiva”, facendo riferimento ai difetti di carattere di Trump.

Un confratello altrimenti molto rispettato mi ha rimproverato, dicendo che non devo fissarmi sull’aborto. Poiché ora che Trump non è stato rieletto, questo elimina il pericolo molto più grande che quel pazzo possa premere il pulsante nucleare. Sono convinto, però, che l’etica individuale e sociale abbia la priorità sulla politica. Si oltrepassa una linea quando la fede e la morale sono valutate da un calcolo politico. Non posso appoggiare un politico favorevole all’aborto solo perché costruisce case popolari, come se dovessi tollerare ciò che è assolutamente malvagio per qualcosa di relativamente buono.

Kath.net: Negli Stati Uniti ci sono vescovi che dicono pubblicamente che Biden, a causa delle sue dichiarazioni e azioni pubbliche riguardo all’aborto, non è in piena comunione con la Chiesa cattolica, per esempio l’arcivescovo di Denver, Samuel J. Aquila, e l’ex arcivescovo di Philadelphia, Charles Chaput. Chaput sostiene l’idea che in questo momento Biden non dovrebbe ricevere la Comunione. Al contrario, Wilton D. Cardinal Gregory, arcivescovo di Washington, D.C., ha detto che non si discosterebbe dalla pratica attuale di permettere a Biden di continuare a ricevere la Comunione. Come valuta questo?

Cardinale Müller: Anche tra i cattolici si è insinuata l’assurda opinione che la fede sia un affare privato e che nella vita pubblica si possa tollerare, approvare e promuovere qualcosa che è intrinsecamente cattivo.

Concretamente, nella pratica i cristiani in una legislatura o in un governo potrebbero non riuscire sempre ad adottare la legge morale naturale su tutti i punti. Ma non devono mai partecipare al male attivamente o passivamente. Devono almeno protestare contro di esso e, per quanto possibile, opporvisi, anche se ne soffrono le discriminazioni.

Si sa che un cristiano che dichiara la sua opposizione al mainstream della propaganda LGBT, all’aborto, all’uso legalizzato di droghe e all’abolizione della sessualità maschile o femminile viene chiamato “di estrema destra” o addirittura un “nazista”, anche se in realtà i nazionalsocialisti con la loro ideologia biologistico-darwinista erano diametralmente opposti all’antropologia cristiana.

Quelli con un’affinità spirituale (che denigrano gli altri con paragoni nazisti ma allo stesso tempo si indignano quando vengono paragonati ai nazisti) si riuniscono, invece, dove ci si ribella a Dio, che ha creato l’uomo a Sua immagine e somiglianza – come uomo e donna.

Kath.net: I vescovi statunitensi possono in linea di principio contare su Papa Francesco per sostenere il loro impegno pro-vita su tutta la linea, in modo che eventuali disaccordi nel trattare con un presidente in carica sarebbero al massimo una questione di tatto?

Cardinale Müller: Il Santo Padre non ha mai mancato di opporsi nel modo più chiaro possibile all’aborto come omicidio premeditato, e per questo è stato calunniato vilmente da coloro che altrimenti amano citarlo e non possono sottolineare abbastanza forte il contrasto con il precedente Papa Benedetto XVI. Spero che a nessuno venga in mente l’idea perversa di bilanciare l’aborto e l’eutanasia con l’ammissione di immigrati e migranti alla frontiera con il Messico e quindi di accettare “silenziosamente” i crimini contro l’umanità come parte dell’accordo.

Kath.net: Date le posizioni pro-aborto del nuovo presidente, i cattolici americani possono e devono semplicemente e obbligatoriamente assecondare i suoi appelli all’”unità” e alla guarigione delle ferite?

Cardinale Müller: La riconciliazione è il dono che Dio ci ha fatto attraverso Gesù Cristo. Proprio per i cristiani in politica questo dovrebbe essere anche uno standard per il loro discorso e le loro azioni. Ma una frattura ideologica nella società non si supera quando una parte emargina, criminalizza e distrugge l’altra, così che alla fine tutte le istituzioni, dai media alle imprese internazionali, sono ormai governate solo da rappresentanti del mainstream capital-socialista.

Negli Stati Uniti, come ora in Spagna, le scuole cattoliche, gli ospedali e altre istituzioni senza scopo di lucro sostenute con fondi pubblici sono costrette ad attuare politiche immorali; se si rifiutano vengono chiuse. Anche il più ingenuo dovrebbe essere in grado di capire ormai se i discorsi sulla riconciliazione nella società erano intesi seriamente o erano solo un trucco di propaganda.

Gli stessi che ne parlano a squarciagola dovrebbero esaminarsi criticamente sul proprio contributo alla divisione. Lo slogan “Se non vuoi essere mio amico, ti spacco il cranio” non è la strada giusta per la riconciliazione e il rispetto reciproco.

Kath:net: Una reazione così forte contro le politiche pro-aborto sarebbe immaginabile in Austria, Germania e Svizzera tedesca?

Cardinale Müller: Dal XVIII secolo, insieme all’assolutismo, abbiamo anche nella cattolica Francia, Austria e Baviera la tradizione empia della chiesa ufficiale di stato (gallicanesimo, febronianesimo, giuseppinismo).

Di conseguenza, la Chiesa non si definisce più in termini della sua missione divina per la salvezza di tutti gli uomini, ma piuttosto in termini di servizio che può svolgere per la società entro i parametri del bene comune e della dipendenza dallo Stato. Solo una volta, durante la Kulturkampf [guerra culturale tedesca] contro l’assolutismo statale prussiano e contro l’ideologia totalitaria, ci fu un’opposizione pratica in nome della sua missione superiore (Pio XI, Enciclica Mit brennender Sorge, 1937).

Da allora, i cattolici [di lingua tedesca] si sono ovviamente subordinati in larga misura agli obiettivi secolari del governo (la cosiddetta “rilevanza del sistema”) e hanno affrontato l’aggressiva scristianizzazione della società solo nella sfera privata. Un vescovo dell’Europa centrale si trova oggi di fronte alla scelta di sopravvivere attraverso il conformismo o di essere bollato come fondamentalista dalla gente ignorante.

Kath.net: Mentre negli Stati Uniti la partecipazione di un gran numero di vescovi cattolici al più grande evento pro-vita del mondo, la Marcia per la Vita, è diventata quasi una routine, in Germania si possono contare sulle dita di una mano i pochi vescovi coraggiosi che vengono alla Marcia per la Vita.

Cardinale Müller: Non è mio compito valutare la condotta dei singoli vescovi. Mi ha sempre colpito Clemens August von Galen, che il 18 ottobre 1933 fu consacrato vescovo di Münster [Germania]. Il motto sul suo stemma episcopale era: Nec laudibus – nec timore. “Né la lode degli uomini né il timore degli uomini ci devono muovere”.

Kath.net: In Polonia, al contrario, i vescovi sono decisamente e sorprendentemente pro-vita. Lei apprezza i loro sforzi?

Cardinale Müller: Più di tutte le altre nazioni europee, i polacchi per 200 anni hanno sofferto e combattuto per la democrazia costituzionale e la fede cattolica. Ciononostante, circolano pregiudizi malevoli contro questo paese. Anche nei circoli ecclesiastici questi luoghi comuni e stereotipi sono adottati acriticamente. La difesa di vescovi, sacerdoti e laici polacchi è associata a un sentimento tradizionalista fondamentale di una nazione che, dopo la dittatura nazionalsocialista e comunista e il dominio straniero, non è ancora così matura per la democrazia.

Dalla Germania e dall’Austria, tra tutti i luoghi, arrivano offerte di corsi di recupero in materia di democrazia e di rapporti con una società secolarizzata. Tutto sommato, dovremmo essere più solidali con i nostri fratelli cattolici. Potremmo imparare cose importanti gli uni dagli altri e insieme realizzare molto bene per la Chiesa cattolica nel mondo di oggi.