Card. Muller: Messe solo per vaccinati? E’ la prova scioccante di quanto la secolarizzazione e la scristianizzazione del pensiero abbiano già raggiunto i pastori del gregge di Cristo.

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(Fonte:www.sabinopaciolla.com)Interessante intervista su vaccini e green pass fatta dal giornalista Edward Pentin al Card. Gerhard L. Muller, Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede. L’intervista è stata pubblicata sul National Catholic Register.

 

Eminenza, qual è la sua reazione a questi mandati sempre più severi, in particolare in Europa e in Australia?

Solo in casi di estrema emergenza un’autorità statale legittima può imporre ai cittadini un obbligo generale di vaccinazione.

In questi casi, 1) Il bene comune deve essere il fattore determinante, che, in certe circostanze, può limitare, se non abolire, la libertà dell’individuo. 2) La produzione del vaccino deve essere eticamente valida, e 3) Le conseguenze mediche, psicologiche, sociali e gli effetti collaterali devono essere misurabili e rimanere proporzionati ai benefici previsti.

Purtroppo, molti governi hanno perso la fiducia del pubblico attraverso misure caotiche che hanno una logica contraddittoria.

In non pochi casi, i regolamenti sono stati compromessi e contaminati dagli interessi finanziari e politici delle lobby ideologiche e dei giganti farmaceutici. Invece di unire la società nella lotta contro la pandemia, i poteri della politica, i media mainstream e Big Tech hanno sfruttato spietatamente la situazione per promuovere l’agenda del “Grande Reset”, cioè il pensiero totalitario. Fino dentro le famiglie, le persone sono ai ferri corti tra loro.

Ma in una crisi, i vertici della Chiesa e dello Stato devono lavorare per la coesione ed evitare di discriminare i dissenzienti chiamandoli “teorici della cospirazione”, “peccatori contro la carità”. Altrimenti, sono colpevoli della stessa cattiva condotta divisiva di cui accusano pubblicamente gli altri.

 

Perché pensa che il Vaticano e i vescovi, quasi senza eccezione, abbiano manifestato la tendenza a tacere pubblicamente su queste politiche discriminatorie e, alcuni direbbero, totalitarie, soprattutto quando l’efficacia dei vaccini nel prevenire la trasmissione rimane discutibile (il numero di casi di COVID è in aumento in Austria, Germania e altri paesi nonostante la vaccinazione diffusa) e quando la Congregazione per la Dottrina della Fede si è espressa contro la vaccinazione obbligatoria nel dicembre 2020?

I vescovi e i sacerdoti sono ministri della riconciliazione degli uomini con Dio (2 Corinzi 5:19) e della riconciliazione degli uomini tra loro (Lumen Gentium 1; 21; 28). La loro missione e la loro autorità provengono da Gesù Cristo e sono rese efficaci dallo Spirito Santo.

I servi di Cristo nel ministero apostolico non devono offrirsi come cortigiani ai governanti di questo mondo e farsi loro propagandisti. Secondo la nostra fede cattolica, il papa, oltre ad essere il primo testimone della rivelazione soprannaturale di Dio in Gesù Cristo, è anche il supremo custode della legge morale naturale. Il magistero della Chiesa ha quindi il diritto e il dovere di indicare i limiti del potere temporale, che termina con la libertà di fede e di coscienza.

 

Qual è la sua opinione su alcune diocesi, come quella di Berlino, che sta attuando la regola delle 2G – cioè limitare la messa solo ai vaccinati o a quelli guariti da poco dalla COVID? (Una piccola minoranza di diocesi in Germania ha limitato le messe ai vaccinati o a quelli recentemente guariti dal virus, ndr)

È soprattutto contrario alla legge divina se l’accesso ai mezzi di grazia della Chiesa, cioè ai sacramenti di Cristo, è ostacolato o addirittura vietato dalle autorità statali. Che persino i vescovi abbiano chiuso le loro chiese o negato i sacramenti alle persone che cercano aiuto è un grave peccato contro la loro autorità data da Dio. Questa è una prova scioccante di quanto la secolarizzazione e la scristianizzazione del pensiero abbiano già raggiunto i pastori del gregge di Cristo.

In questa situazione, noi vescovi dovremmo ricordare l’esempio di San Carlo Borromeo e, soprattutto, farci guidare dalla parola di Gesù: “Io sono il Buon Pastore. Un buon pastore dà la sua vita per le pecore” (Giovanni 10,11).

I mercenari, infatti, come i padroni di casa, dispongono della grazia di Dio come meglio credono. I vescovi, invece, come successori degli apostoli, non sono governanti secondo i modi del mondo, ma ministri della Parola e ministri della grazia di Cristo. Un po’ diversa è l’osservanza delle regole ragionevoli per prevenire la trasmissione della malattia. Ma questo non può essere usato per giustificare il rifiuto dei sacramenti per principio.

Perché la grazia della vita eterna deve avere la precedenza sui beni temporali.

 

Come pensa che la Chiesa dovrebbe rispondere; cosa dovrebbero dire i suoi responsabili?

In tempi di crisi, i luoghi di culto e i cuori delle persone devono essere spalancati in modo che le persone possano cercare rifugio in Dio, da cui viene ogni aiuto. Tutti i vaccini hanno un effetto temporale limitato. Nessuna medicina o invenzione tecnica può salvarci dalla morte temporale ed eterna. Il Pane che Gesù dà è la cura per la morte eterna e – senza data di scadenza – il cibo per la vita eterna. “Chi mangia questo pane vivrà per sempre” (Giovanni 6,51). Ed è per questo che, all’inizio del secondo secolo, il vescovo martire Ignazio di Antiochia, nella sua “Lettera alla Chiesa di Efeso” (20,2), ha potuto chiamare l’Eucaristia “medicina dell’immortalità”.

Il compito dei vescovi è di amministrare l’Eucaristia ai fedeli, non di tenerli lontani da essa. La devozione personale a casa e la co-celebrazione virtuale sugli schermi non possono sostituire la presenza reale e fisica nell’assemblea dei fedeli, perché siamo esseri corporei e sociali. Pertanto, la grazia e la verità di Dio ci viene comunicata attraverso l’incarnazione di suo Figlio e viene condivisa con noi nella comunità della Chiesa. È il suo Corpo. Nell’Eucaristia, Cristo è nascosto ma realmente presente con la sua divinità e la sua umanità – in carne e sangue.