Organismi Internazionali

Rapporto ACS. “Perseguitati più che mai. Focus sulla persecuzione anticristiana”. Ottobre 2019

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Nel mondo un cristiano ogni 7 vive in un Paese di persecuzione. La fotografia che emerge dalla XIV edizione del Rapporto sulla libertà religiosa di Aiuto alla Chiesa che Soffre, presentato questa mattina a Roma presso l’Ambasciata italiana presso la Santa Sede, è fortemente cupa, in special modo per i cristiani che continuano ad essere il gruppo di fede maggiormente perseguitato. Sono infatti quasi 300 milioni i cristiani che vivono in Paesi di persecuzione.

Nel periodo preso in esame dal Rapporto – dal giugno 2016 al giugno 2018 – si riscontra un aumento delle violazioni della libertà religiosa in molti Stati.

In totale sono stati identificati 38 PAESI in cui si registrano GRAVI O ESTREME VIOLAZIONI DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA. 21 Paesi sono classificati come di PERSECUZIONE: Afghanistan, Arabia Saudita, Bangladesh, Birmania, Cina, Corea del Nord, Eritrea, India, Indonesia, Iraq, Libia, Niger, Nigeria, Pakistan, Palestina, Siria, Somalia, Sudan, Turkmenistan, Uzbekistan e Yemen. 17 invece sono luoghi di DISCRIMINAZIONE: Algeria, Azerbaigian, Bhutan, Brunei, Egitto, Federazione Russa, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Laos, Maldive, Mauritania, Qatar, Tagikistan, Turchia, Ucraina e Vietnam. In sintesi: il 61% della popolazione mondiale vive in Paesi in cui non vi è rispetto per la libertà religiosa; nel 9% delle nazioni del mondo vi è discriminazione; e nell’11% degli Stati vi è persecuzione.

In 17 di dei 38 Stati in cui si registrano violazioni della libertà religiosa – ovvero quasi la metà del totale dei Paesi di persecuzione e discriminazione – la situazione è peggiorata durante il periodo in esame. In altri – quali COREA DEL NORD, ARABIA SAUDITA, NIGERIA, AFGHANISTAN ed ERITREA – il quadro è rimasto invariato, giacché così grave da non poter peggiorare.

Una tendenza preoccupate emersa nel periodo analizzato è l’aumento del nazionalismo aggressivo ai danni delle minoranze, degenerato a tal punto da poter essere definito ULTRA-NAZIONALISMO. Tale fenomeno si è sviluppato in modo diverso a seconda dei Paesi. Significativo il caso dell’INDIA dove si evidenziano sempre più atti di violenza ai danni delle minoranze religiose. Il forte aumento delle violenze ai danni delle minoranze religiose in India è coinciso con l’ascesa del Bharatiya Janata Party (BJP) e non registra battute di arresto. Nel 2017 sono stati infatti compiuti 736 attacchi contro i cristiani, con un netto aumento rispetto ai 358 del 2016.

L’ultra-nazionalismo non si identifica necessariamente con una religione. Spesse volte infatti si manifesta come una generale ostilità dello Stato nei confronti di tutte le fedi e si traduce in misure restrittive che limitano fortemente la libertà religiosa. Esempi eclatanti in tal senso sono la CINA, dove i nuovi “regolamenti sugli affari religiosi”, impongono ulteriori restrizioni ai gruppi religiosi, e la COREA DEL NORD, dove si ritiene che migliaia di cristiani siano detenuti in campi di prigionia, dove ricevono un trattamento più duro degli altri detenuti a causa della loro fede.

Il successo delle campagne militari contro ISIS ed altri gruppi iper-estremisti ha in qualche modo “celato” la diffusione di altri movimenti militanti islamici in regioni dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia. Il fondamentalismo di matrice islamica è presente in 22 Paesi, in cui vivono in totale un miliardo e 337 milioni di persone

Se Boko Haram in NIGERIA sembra perdere terreno, nel periodo in esame sono aumentate le violenze da parte dei pastori militanti islamici di etnia fulani.

Violenti attacchi anticristiani continuano a verificarsi in EGITTO, dove ai quattro gravi attentati avvenuti nel periodo in esame al Cairo, Alessandria, Tanta e Minya, si aggiunge l’attacco terroristico del 2 novembre scorso al bus di pellegrini copti a Minya.

Un’altra piaga che affligge la comunità cristiana egiziana è il rapimento e la conversione forzata all’Islam di adolescenti, ragazze e donne cristiane. Almeno sette ragazze copte sono state rapite e convertite nell’aprile 2018. La stessa sorte spetta ogni anno a circa 1000 ragazze cristiane e indù in PAKISTAN.

Quello delle violenze ai danni delle donne è un tema che ACS ha più volte portato all’attenzione e che è denunciato anche dal presente Rapporto. Gruppi militanti islamici che agiscono in Africa e in Medio Oriente, quali ISIS e Boko Haram utilizzano lo stupro e la conversione forzata delle donne come un’arma.

Non va sottaciuta inoltre la cortina di indifferenza dietro la quale le vulnerabili comunità di fede continuano a soffrire, mentre la loro condizione viene ignorata da un Occidente secolarizzato.

La maggior parte dei governi occidentali non ha provveduto a fornire la necessaria e urgente assistenza ai gruppi di fede minoritari, in particolare alle comunità di sfollati che desiderano tornare a casa nelle rispettive nazioni dalle quali sono stati costretti a fuggire.

XXVIII Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes 2018-2019

Si è svolta venerdì 27 settembre alle 10:30 a Roma, presso la Chiesa di San Francesco Saverio del Caravita (Via del Caravita 7), la presentazione dell’edizione 2019 del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, da titolo “Non si tratta solo di migranti”. Quest’ultimo è ispirato al Messaggio di Papa Francesco per la 105a  Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà due giorni dopo, domenica 29 settembre, con una funzione religiosa in Piazza San Pietro, presieduta dal Santo Padre.

Il tema del messaggio – “Non si tratta solo di migranti” – ha visto la redazione confrontarsi con una sfida importante nell’ideazione dei contenuti e delle modalità attraverso cui declinare questo concetto così universale. Una delle scelte operate con convinzione – spiegano i due organismi della Cei – è stata quella di “aprire lo sguardo”, raccogliendo alcune riflessioni e spunti sul tema offerti da diversi testimoni della scena culturale e politica del nostro Paese: da Liliana Segre a Massimo Cacciari a Mario Morcellini.

Il Rapporto – giunto alla XXVIII edizione – offre temi e dati volti a mettere in luce i diversi aspetti di vita di un migrante, ovvero di “una persona che si districa fra difficoltà di tipo burocratico, scolastico, giudiziario, sanitario, economico, sociale, ovvero con i problemi della vita quotidiana che affrontano tutti, ma che, nel suo caso, sono forse più complicati che per molti altri”.

Alla presentazione sono intervenuti, dopo il saluto del presidente della Caritas Italiana, il vescovo mons. Carlo Roberto Maria Redaelli per tramite del Direttore don Francesco Soddu, il cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Simone M. Varisco della Fondazione Migrantes, moderati da Oliviero Forti di Caritas Italiana. I lavori saranno conclusi dal presidente della Fondazione Migrantes, il vescovo mons. Guerino Di Tora.

 

Sintesi del Rapporto

GLOBAL TRENDS 2018. RAPPORTO UNHCR SUI RIFUGIATI NEL MONDO.

Nel 2018, Il numero di persone in fuga da guerre, persecuzioni e conflitti ha superato i 70 milioni. Si tratta del livello più alto registrato dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, in quasi 70 anni di attività.

I dati raccolti nel rapporto annuale dell’UNHCR Global Trends, pubblicato oggi, mostrano come attualmente siano quasi 70,8 milioni le persone in fuga. Per coglierne la portata, tale cifra corrisponde al doppio di quella di 20 anni fa, con 2,3 milioni di persone in più rispetto a un anno fa, e a una popolazione di dimensione compresa fra quelle di Thailandia e Turchia.

La cifra di 70,8 milioni è stimata per difetto, considerato che la crisi in Venezuela in particolare è attualmente riflessa da questo dato solo parzialmente. In tutto, circa 4 milioni di venezuelani, secondo i dati dei paesi che li hanno accolti, hanno lasciato il Paese, rendendo la crisi in atto uno degli esodi forzati recenti di più vasta portata a livello mondiale. Sebbene la maggior parte delle persone in fuga necessiti di protezione internazionale, ad oggi solo circa mezzo milione di queste ha presentato formalmente domanda di asilo.

“Quanto osserviamo in questi dati costituisce l’ulteriore conferma di come vi sia una tendenza nel lungo periodo all’aumento del numero di persone che fuggono in cerca di sicurezza da guerre, conflitti e persecuzioni. Se da un lato il linguaggio utilizzato per parlare di rifugiati e migranti tende spesso a dividere, dall’altro, allo stesso tempo, stiamo assistendo a manifestazioni di generosità e solidarietà, specialmente da parte di quelle stesse comunità che accolgono un numero elevato di rifugiati. Stiamo inoltre assistendo a un coinvolgimento senza precedenti di nuovi attori, fra cui quelli impegnati per lo sviluppo, le aziende private e i singoli individui, che non soltanto riflette ma mette anche in pratica lo spirito del Global Compact sui Rifugiati”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Dobbiamo ripartire da questi esempi positivi ed esprimere solidarietà ancora maggiore nei confronti delle diverse migliaia di persone innocenti costrette ogni giorno ad abbandonare le proprie case”.

La cifra di 70,8 milioni registrata dal rapporto Global Trends è composta da tre gruppi principali. Il primo è quello dei rifugiati, ovvero persone costrette a fuggire dal proprio Paese a causa di conflitti, guerre o persecuzioni. Nel 2018 il numero di rifugiati ha raggiunto 25,9 milioni su scala mondiale, 500.000 in più del 2017. Inclusi in tale dato sono i 5,5 milioni di rifugiati palestinesi che ricadono sotto il mandato dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (United Nations Relief and Works Agency/UNRWA).

Il secondo gruppo è composto dai richiedenti asilo, persone che si trovano al di fuori del proprio Paese di origine e che ricevono protezione internazionale, in attesa dell’esito della domanda di asilo. Alla fine del 2018 il numero di richiedenti asilo nel mondo era di 3,5 milioni.

Infine, il gruppo più numeroso, con 41,3 milioni di persone, è quello che include gli sfollati in aree interne al proprio Paese di origine, una categoria alla quale normalmente si fa riferimento con la dicitura sfollati interni (Internally Displaced People/IDP).

La crescita complessiva del numero di persone costrette alla fuga è continuata a una rapidità maggiore di quella con cui si trovano soluzioni in loro favore. La soluzione migliore per qualunque rifugiato è rappresentata dalla possibilità di fare ritorno nel proprio Paese volontariamente, in condizioni sicure e dignitose. Altre soluzioni prevedono l’integrazione nella comunità di accoglienza o il reinsediamento in un Paese terzo. Tuttavia, nel 2018 solo 92.400 rifugiati sono stati reinsediati, meno del 7 per cento di quanti sono in attesa. Circa 593.800 rifugiati hanno potuto fare ritorno nel proprio Paese, mentre 62.600 hanno acquisito una nuova cittadinanza per naturalizzazione.

“Ad ogni crisi di rifugiati, ovunque essa si manifesti e indipendentemente da quanto tempo si stia protraendo, si deve accompagnare la necessità permanente di trovare soluzioni e di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di fare ritorno a casa”, ha dichiarato l’Alto Commissario Filippo Grandi. “Si tratta di un lavoro complesso che vede l’impegno costante dell’UNHCR, ma che richiede che anche tutti i Paesi collaborino per un obiettivo comune. Rappresenta una delle grandi sfide dei nostri tempi”.

 

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FAO. Global Report Food Crises 2019 – Rapporto sulla Crisi Alimentare Globale 2019. (02 aprile 2019)

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Cambiamenti climatici, conflitti e instabilità economica hanno creato un’insicurezza alimentare acuta che ha colpito oltre 113 milioni di persone in tutto il mondo l’anno scorso, per lo più in Africa.

L’allarme è contenuto nella relazione annuale sulla crisi alimentare, pubblicata ieri dall’Organizzazione mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), secondo la quale, delle 53 nazioni che soffrono di scarsità di cibo, lo Yemen è quello che ha più urgente bisogno di aiuti alimentari, seguito dalla Repubblica democratica del Congo e dall’Afghanistan.

Il rapporto della Fao evidenzia che il 2018 è stato il terzo anno consecutivo in cui il numero di persone colpite da insicurezza alimentare ha superato i 100 milioni, sebbene sia leggermente migliore rispetto ai 124 milioni del 2017. Lo studio afferma anche che alcuni paesi sono stati meno colpiti da eventi meteorologici gravi come la siccità e le inondazioni.

“L’accesso all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari è essenziale per la vita, ed è la base per mantenere una vita sana e aiutare milioni di persone a uscire dalla povertà e dalla fame”, ha scritto il direttore generale della Fao Graziano da Silva in una lettera a papa Francesco datata 1° aprile, sottolineando la necessità di salvaguardare le risorse idriche mondiali per combattere l’insicurezza alimentare.

Secondo il rapporto delle Nazioni Unite sullo sviluppo idrico, circa 4 miliardi di persone, quasi due terzi della popolazione mondiale, soffrono di una grave carenza idrica per almeno un mese all’anno.

“Abbiamo una lunga strada da percorrere per convertire l’accesso all’acqua in un efficace diritto umano”, ha scritto da Silva, citando l’enciclica Laudato sí, del 2015, che “ci insegna l’importanza di un equilibrio tra gli esseri umani e la natura per garantire un futuro sostenibile per il nostro pianeta”. “Non possiamo impedire che si verifichi una siccità – ha proseguito –  ma possiamo impedire che la siccità causi una carestia e uno sconvolgimento socio-economico”.

Il direttore della Fao sta partecipando in questi giorni alle Giornate della terra e dell’acqua (31 marzo – 4 aprile) al Cairo, in Egitto, nel corso delle quali saranno esaminati i progressi compiuti nell’affrontare la scarsità d’acqua nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa.

Sulla base dell’esperienza brasiliana, inoltre, la Fao sta implementando un progetto per costruire 1 milione di cisterne per la raccolta dell’acqua nella regione africana del Sahel. (VoA / Africanews)

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FAFCE. Famiglie più forti per una società fiorente. Manifesto in occasione delle Elezioni Europee 23-26 Maggio 2019

FAFCE, the European Federation of Catholic Family Associations

Stronger Families for a flourishing Society.

Famiglie più forti per una società fiorente.

Manifesto for the European Elections 23-26 May 2019

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Il manifesto lanciato lunedì dalla Federazione europea delle associazioni familiari cattoliche (Fafce),  si rivolge nello specifico ai candidati alle prossime elezioni europee (23-26 maggio 2019), chiamati a riconoscere «il ruolo fondamentale della famiglia come unità di base della società». Il documento è suddiviso in 10 punti, il primo dei quali è un pungolo verso la creazione di un patto per la natalità che interessi tutti i Paesi dell’Ue, perché «i nostri figli sono il nostro bene comune primario». I politici che firmeranno il manifesto si impegnano anche a prendere in considerazione le famiglie in tutte le decisioni comunitarie e dare loro voce attraverso le associazioni familiari. Al punto 4 si ricorda il ruolo economico delle famiglie, che «aiutano a dare sollievo alle finanze pubbliche in difficoltà», e si chiedono opportune misure di giustizia fiscale. La famiglia svolge una funzione chiave nella «promozione dell’inclusione sociale» e da ciò discende la necessità che venga riconosciuto «il valore del lavoro a casa della madre e del padre».

Il manifesto della Fafce chiede poi ai firmatari di adoperarsi per riservare la domenica come giorno comune di riposo settimanale, bilanciando le condizioni lavorative con i bisogni della famiglia, così da assicurare «condizioni di vita che facilitino il tempo insieme». Al punto 7 si riconosce la complementarità tra uomo e donna, rifiutando ogni tentativo normativo di cancellare od offuscare l’importanza delle differenze sessuali, alla base della procreazione; e al punto 8, strettamente collegato, si ricorda che «più forti legami familiari migliorano il benessere delle persone», respingendo «ogni interferenza dell’Unione europea nella definizione legale del matrimonio», istituto che come sappiamo è stato sottoposto in questi anni a pressioni fortissime – e deleterie – da parte della lobby gay.

Nel documento, con un no implicito ad aborto ed eutanasia, si legge poi che «la famiglia è il luogo naturale dove ogni nuova vita è benvenuta» e i firmatari rispettano «la dignità di ogni vita umana, a ogni suo stadio, dal concepimento alla morte naturale». L’ultimo punto è dedicato alla libertà di educazione (sempre più minacciata dalle ideologie con cui si inquinano quelli che dovrebbero essere dei normali curriculum scolastici), inteso quindi a rispettare «il diritto dei genitori a educare i propri figli in conformità con le proprie tradizioni culturali, morali e religiose che favoriscano il bene e la dignità del bambino».

Le firme dei candidati al Parlamento europeo che avranno aderito al manifesto saranno rese pubbliche dalla Fafce il 15 maggio, dunque a ridosso delle elezioni.

(Fonte:www.lanuovabq.it)