Varie

Cento anni di PCC. Cattolici cinesi costretti a celebrare i persecutori.

(https://lanuovabq.it) Il 2021 non è solo il centenario della nascita del Partito Comunista Italiano, ma anche del ben più potente Partito Comunista Cinese, tuttora al potere (assoluto) della nazione più popolosa della terra. Per l’occasione, che si celebrerà il prossimo 23 luglio (data della fondazione del Partito, a Shanghai), i cattolici cinesi hanno ricevuto delle precise direttive dal regime. Un programma “pastorale” che in realtà è politico e mira a trasformare la Chiesa in un megafono della propaganda del Partito.

Come rilevato già su queste colonne, con l’approvazione delle nuove Misure amministrative per il personale religioso, i sacerdoti vengono schedati, sorvegliati e, di fatto, trasformati in funzionari di Stato. Può essere estromesso dalle sue funzioni religiose chiunque non si allinei alle direttive principali: “amare la madrepatria, sostenere la leadership del Partito comunista cinese, sostenere il sistema socialista, rispettare la Costituzione, le leggi, i regolamenti e le regole, praticare i valori fondamentali del socialismo, aderire al principio di indipendenza e autogestione della religione e aderire alla politica religiosa della Cina, mantenendo l’unità nazionale, l’unità etnica, l’armonia religiosa e la stabilità sociale”.

E’ in questo contesto che, per il luglio 2021, dai sacerdoti ci si attende una piena adesione alle celebrazioni del Partito. Secondo quanto riporta l’agenzia Asia News, i cattolici di Cina terranno un simposio “in memoria del centenario della fondazione del Partito comunista cinese” e approfondiranno “gli eventi commoventi durante il periodo della Lunga Marcia”, mito fondatore del Partito, cioè la lunga ritirata verso Nord dell’esercito comunista di Mao, braccato dalle forze nazionaliste durante la guerra civile, fra il 1934 e il 1935. Le direttive sono anticipate dalla rivista cattolica ufficiale La Chiesa in Cina, che nello stesso articolo menziona anche molte altre iniziative, come “corsi di formazione in collaborazione con l’Istituto centrale del Socialismo”; corsi di preparazione al raduno nazionale “della Conferenza consultiva politica del popolo cinese”; la “costruzione dell’Associazione patriottica”, cioè la Chiesa ufficiale cinese, fedele al Partito e da esso controllata.

La serie di iniziative mira a sottomettere ulteriormente la Chiesa al Partito, minando ancor di più l’intento dell’accordo fra la Cina e il Vaticano, in cui si riconosceva, almeno teoricamente, il Papa quale capo della Chiesa. Ma la vicenda assume tratti veramente grotteschi anche da un punto di vista strettamente culturale, perché i cattolici, sacerdoti per primi, saranno costretti a celebrare i loro peggiori persecutori. Il comunismo cinese, così come quello sovietico, fu coerentemente e violentemente ateo sin dalle origini. Del primo decennio del comunismo (1921-1931) si conosce relativamente poco, anche perché il Partito non aveva ancora un suo territorio da amministrare. Storie di brutalità inaudita risalgono fino alle primissime occupazioni di territori, nel 1927 e ’28. A farne le spese erano soprattutto i templi taoisti e i loro monaci, perseguitati a meno che non si sottomettessero al Partito. Nei primi veri e propri Stati comunisti in Cina, quello creato fra lo Jiangxi e il Fujian dal 1931 al 1934 e quello più duraturo nello Shaanxi, dopo la Lunga Marcia (1935-1945) emersero con drammatica chiarezza tutti i metodi che avrebbero poi caratterizzato il regime di Mao Zedong: collettivizzazione delle terre tramite persecuzione ed eliminazione dei “contadini ricchi”, soppressione di ogni forma di libertà personale, creazione di un vero e proprio culto marxista, inculcato sin dalle scuole primarie, irreggimentazione della società in organizzazioni di Partito fin dall’infanzia. Col passare del tempo, il marxismo si è fuso con un vero e proprio culto della personalità attivamente promosso da Mao. Esecuzioni sommarie, eseguite in pubblico dopo processi “di popolo”, sessioni di autocritica, uso sistematico della tortura per estorcere confessioni da cui ricavare tante altre condanne, erano metodi molto comuni, soprattutto nelle due grandi purghe del 1930-31 e del 1942-43. In questa fase della storia del comunismo la persecuzione della Chiesa cattolica e dei cristiani protestanti è un capitolo solo marginale, sia perché non erano state occupate aree ad alta densità cristiana, sia perché i nemici prioritari erano altri: contadini “ricchi”, vere o presunte spie nazionaliste e comunisti non allineati a Mao, poi, dall’inizio della guerra con il Giappone, anche veri o presunti collaborazionisti. Tuttavia, il Partito non faceva mistero di essere nemico di tutte le religioni, considerate come un residuo feudale da abbattere.

La prima grande persecuzione dei cristiani, cattolici in particolare, avvenne negli anni 50, dunque all’indomani della presa del potere di Mao. La prima vittima non fu un sacerdote o un missionario, ma un consigliere militare italiano, Antonio Riva, arrestato nel 1950, assieme al giapponese Ryuichi Yamaguchi, con l’accusa di aver cospirato per uccidere Mao. L’esecuzione di Riva avvenne in pubblico, a Pechino, nei pressi del Ponte del Cielo, il 17 agosto 1951. Il “processo” servì soprattutto a montare l’opinione pubblica cinese contro il Vaticano. “Mao era molto interessato al Vaticano – sostengono Jung Chang e Jon Halliday nella loro biografia non autorizzata del dittatore – in particolare alla sua capacità di ispirare devozione al di là dei confini nazionali e i visitatori italiani vennero spesso bersagliati di domande sull’autorità del Papa. La perseveranza e l’efficacia dei cattolici allarmarono il regime che si servì dell’episodio fasullo dell’attentato (quello di cui era stato accusato Riva, ndr) per accelerare la presa di possesso delle istituzioni cattoliche, fra cui scuole, ospedali e orfanatrofi. Una campagna diffamatoria ben sopra le righe accusò le suore e i preti di una serie di atti efferati, dall’omicidio puro e semplice al cannibalismo, fino agli esperimenti medici sui neonati”.

La grande purga dei cattolici, uno degli episodi della più ampia campagna contro i “controrivoluzionari” portò alla quasi completa estinzione della Chiesa in Cina. Dal 1950 al 1955 i missionari stranieri cattolici passarono da 5500 a una decina. Una volta cacciati o imprigionati i missionari, liberatisi di testimoni autorevoli, i comunisti passarono subito alla persecuzione dei cattolici cinesi, che allora erano circa 3 milioni. Secondo le stime del Libro nero del comunismo, nel solo 1955 vennero arrestati 20mila cattolici. Negli anni successivi gli arresti furono nell’ordine delle centinaia di migliaia.

Anche dal 1966 al 1976, negli anni della Rivoluzione Culturale, i cattolici vennero di nuovo presi di mira dal regime comunista. In quella occasione, non si salvarono dalla furia della Guardie Rosse neppure i cattolici ufficiali, quelli dell’Associazione patriottica. Del decennio più turbolento della Cina comunista si conosce ancora poco. Asia News, con un articolo di don Sergio Ticozzi ricorda alcuni degli innumerevoli episodi di violenza e di martirio, chiese devastate e saccheggiate, sacerdoti e suore uccisi in odio alla fede. L’intento della Rivoluzione Culturale era esplicito: sradicare la fede, per imporre il culto maoista, ormai divenuto una vera religione. Almeno la Rivoluzione Culturale è riconosciuta anche dall’attuale Partito Comunista come una parentesi nera della sua storia. Benché alcune sue caratteristiche siano vive e vegete, soprattutto da quando Xi Jinping è diventato presidente. La stessa trasformazione della Chiesa in un megafono della propaganda del Partito, la rieducazione sistematica di chi non si allinea, la distruzione di chiese e la rimozione di croci, la mutilazione di edifici religiosi o la loro trasformazione in centri sociali del Partito, sono tutte caratteristiche che oggi vengono giustificate con la “sinizzazione” della religione, con la volontà di creare un “cristianesimo con caratteristiche cinesi”. Ma quando i fedeli, anche in casa loro, sono costretti a rimuovere simboli religiosi e immagini di Gesù per sostituirli con i ritratti di Mao o Xi Jinping, è ancora la prosecuzione della Rivoluzione Culturale, pur con altri metodi. E’ una storia che si ripete, proprio perché non può essere studiata. E i cattolici cinesi, testimoni diretti delle persecuzioni comuniste, non solo non possono ricordare i martiri, ma ora saranno anche costretti a celebrare le gesta dei carnefici.

Stefano Magni

Lettera alla legge naturale (visto che nessuno le scrive). Di Alfredo Maria Morselli

(www.lanuovabq.it)

Carissima legge naturale,
Il mio caro Vescovo, Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Matteo Maria Zuppi (che saluto filialmente), ha scritto una Lettera alla Costituzione italiana. Seguendo il Suo esempio, ho pensato di scrivere a Te: vedendo che sei così dimenticata, trascurata, e che nessuno ti scrive, ti scrivo io, povero parroco di un paesino di montagna.

Non c’è più pietas per gli anziani e tu hai più anni della Costituzione italiana, che al tuo confronto è meno di una neonata. Tu esisti da quando è stato creato il cuore del primo uomo, e sei come relegata in casa di riposo. L’assemblea costituente che ti ha generato era composta da Tre Persone non elette, ma, a differenza dei non eletti che attualmente governano l’Italia, avevano tutto il diritto di promulgarti.

Erano l’On. Padre, l’On. Figlio, e l’On. Spirito Santo. Pur non conoscendo personalmente gli Autori, anche i pagani ti hanno riconosciuto nel profondo del loro cuore e hanno compreso che ciò che percepivano non era farina del loro sacco, ma opera di qualcuno più grande di loro.

Ad esempio Cicerone aveva già spiegato che «certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si riscontra in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti richiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall’errore; ma essa però non comanda o vieta inutilmente agli onesti né muove i disonesti col comandare o col vietare. A questa legge non è lecito apportare modifiche né toglierne alcunché né annullarla in blocco, e non possiamo esserne esonerati né dal Senato né dal popolo, né dobbiamo cercare come suo interprete e commentatore Sesto Elio; essa non sarà diversa da Roma ad Atene o dall’oggi al domani, ma come unica, eterna, immutabile legge governerà tutti i popoli ed in ogni tempo, ed un solo dio sarà comune guida e capo di tutti: quegli cioè che elaborò e sanzionò questa legge; e chi non gli obbedirà, fuggirà se stesso e, per aver rinnegato la stessa natura umana, sconterà le più gravi pene» (1).

Tu non permetti all’uomo di decidere ciò che è giusto, ma insegni agli uomini a fare i giusti. Non ti moltiplichi in mille articoli o commi, ma sei di poche parole; in dieci parole dici già tutto a chi vuole intendere.

Non permetti di uccidere l’innocente, nemmeno nel grembo della madre. Non permetti il divorzio, non permetti l’adulterio, non tolleri la menzogna, esigi la famiglia formata indissolubilmente da un uomo e una donna, e non chiami genitore uno o due il padre e la madre. Non permetti in pratica ciò che tante costituzioni non solo permettono, ma dichiarano “incostituzionale” il contrario.

Non permetti che l’uomo si ponga come centro assoluto, non sei “naturalista”, ma rimandi a un ordine superiore, non creandolo tu stessa, ma quasi aspettando un cenno dall’alto. Ci dici che siamo fratelli, ma ci dici che per esserlo dobbiamo avere lo stesso Padre.

Sei molto discreta, o Legge naturale; non imponi vaccini, non dici di accogliere indiscriminatamente tutti gli immigrati; ma ci dici di amare la vita e di essere solidali, e lasci all’uomo il compito di decidere prudentemente e generosamente come.

Sopra di Te non c’è una corte costituzionale, e neppure un parlamento, perché sei immutabile, come la natura umana. La ragione può leggerti, ma non ti può contraddire.

Accetti di buon grado che il Magistero della Chiesa ti ricordi agli uomini quando questi, feriti dal peccato e attratti un po’ troppo dal male, fanno finta di non sentirti e dimenticano qualche tuo dettame.

Ma anche il Magistero non si mette sopra di Te, ma ti ribadisce inchinandosi alla Tua autorità. O cara legge naturale, così dimenticata e negletta, ma così grande ed eterna, ricevi l’omaggio non di un Cardinale, ma di un povero parroco; a Bologna c’è un proverbio che dice “Piuttosto che niente, meglio… piuttosto”.

Ma quando trionferà il Cuore Immacolato di Maria – e trionferà sicuramente, perché la Madonna a Fatima non era in campagna elettorale e, a differenza di tanti politici che invocano la costituzione, mantiene le promesse – riceverai di nuovo gli onori dovuti, gli onori della fede e della ragione, ovvero – come diceva S. Giovanni Paolo II – delle ali dell’anima umana per volare fino a Dio.

Alfredo Maria Morselli

 

(1) “Est quidem vera lex recta ratio naturae congruens, diffusa in omnis, constans, sempiterna, quae vocet ad officium iubendo, vetando a fraude deterreat; quae tamen neque probos frustra iubet aut vetat nec improbos iubendo aut vetando movet. Huic legi nec obrogari fas est neque derogari aliquid ex hac licet neque tota abrogari potest, nec vero aut per senatum aut per populum solvi hac lege possumus, neque est quaerendus explanator aut interpres Sexus Aelius, nec erit alia lex Romae alia Athenis, alia nunc alia posthac, sed et omnis gentes et omni tempore una lex et sempiterna et immutabilis continebit, unusque erit commune quasi magister et imperator omnium deus: ille legis huius inventor, disceptator, lator; cui qui non parebit, ipse se fugiet ac naturam hominis aspernatus hoc ipso luet maximas poenas”; Cicerone, De Republica, III, 22,33.

 

Agenda China: dal palco virtuale di Davos, la sfida di Xi agli Usa e al mondo.

(loccidentale.it)

Pubblichiamo, nella versione dell’agenzia Agi, il testo del discorso pronunciato dal presidente cinese Xi Jinping dal palco virtuale della Davos Agenda 2021. Xi inaugura a modo suo l’era post Trump, e c’è di che preoccuparsi. Un intervento da leggere e che farà discutere.

 

Professor Klaus Schwab, signore e signori, amici, l’ultimo anno è stato segnato dall’improvviso attacco della pandemia di Covid-19. La salute pubblica globale ha affrontato una grave minaccia e l’economia mondiale si è invischiata in una profonda recessione. L’umanità è andata incontro a crisi multiple, raramente viste nella storia umana. L’anno passato ha dato anche testimonianza dell’enorme risolutezza e coraggio delle persone in tutto il mondo nel combattere contro il coronavirus letale.

Guidato dalla scienza, dalla ragione e dallo spirito umanitario, il mondo ha raggiunto un progresso iniziale nel combattere il Covid-19. Ciò detto, la pandemia è lontana dall’essere finita. La recente ripresa di casi Covid ci riporta alla mente che dobbiamo continuare la lotta. Tuttavia rimaniamo convinti che l’inverno non possa fermare l’arrivo della primavera e che l’oscurità non possa mai coprire la luce dell’alba. Non c’è dubbio che l’umanità prevarrà sul virus e uscirà più forte da questo disastro.

Signore e signori, amici, la Storia va avanti e il mondo non tornerà indietro a quello che era in passato. Ogni scelta e mossa che facciamo oggi modellerà il mondo del futuro. E’ importante affrontare in maniera appropriata i quattro grandi compiti di fronte alla gente dei nostri tempi.

Il primo è accelerare il coordinamento della politica macro-economica e promuovere congiuntamente una forte, sostenibile, equilibrata e inclusiva crescita dell’economia mondiale. Stiamo affrontando la peggiore recessione dalla fine della Seconda guerra mondiale. Per la prima volta nella Storia, le economie di tutte le regioni sono state colpite duramente allo stesso tempo, con l’industria globale e le filiere chiuse e il commercio e gli investimenti in crisi. Nonostante le migliaia di miliardi di dollari in pacchetti di aiuti in tutto il mondo, la ripresa globale è alquanto precaria e la prospettiva rimane incerta. Abbiamo bisogno di concentrarci sulle attuali priorità, e bilanciare la risposta al Covid e lo sviluppo economico. La politica di supporto macroeconomico deve accelerare per portare l’economia mondiale fuori pericolo il prima possibile. Ancora più importante, abbiamo bisogno di guardare al di là dell’orizzonte e rafforzare la nostra volontà e risolutezza per il cambiamento. Abbiamo bisogno di spostare le forze motrici e i modelli di crescita dell’economia globale e migliorarne la struttura, in modo da fissare il corso per uno sviluppo dell’economia mondiale solido, stabile e di lungo termine.

Il secondo è abbandonare il pregiudizio ideologico e seguire congiuntamente un percorso di coesistenza pacifica, beneficio reciproco e cooperazione vantaggiosa per tutti. Non ci sono due foglie identiche al mondo e non ci sono storie, culture e sistemi sociali che siano gli stessi. Ogni Paese è unico con la sua storia, cultura e il suo sistema sociale, e nessuno è superiore agli altri. I migliori criteri sono se la storia, la cultura e il sistema sociale di un Paese si adatti alla sua particolare situazione, goda del supporto della gente, serva a portare stabilità politica, progresso sociale e vite migliori e contribuisca al progresso umano. Le differenti storie, culture e sistemi sociali sono vecchie come le società umane, e sono caratteristiche intrinseche della civilizzazione umana. Non ci sarà civilizzazione umana senza diversità, e una simile diversità continuerà a esistere fintantoché le possiamo immaginare. La differenza in sé non è motivo di allarme. Quello che fa suonare l’allarme sono l’arroganza, il pregiudizio e l’odio; è il tentativo di imporre una gerarchia alla civilizzazione umana o di forzare una storia cultura e sistema sociale sugli altri. La scelta giusta, per i Paesi, è di perseguire la coesistenza pacifica fondata sul rispetto reciproco e sull’espansione dei punti in comune, accantonando le differenze, promuovendo gli scambi e l’apprendimento reciproco. Questo è il modo di portare slancio al progresso della civilizzazione umana.

Il terzo è chiudere il divario tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo e dare luogo congiuntamente a crescita e prosperità per tutti. Oggi, l’ineguaglianza continua a crescere, il divario Nord-Sud rimane da superare, e lo sviluppo sostenibile affronta gravi sfide. Mentre i Paesi lottano con la pandemia, le riprese economiche stanno seguendo traiettorie divergenti e il divario Nord-Sud rischia di ampliarsi ulteriormente e persino di perpetuarsi. Per quanto riguarda i Paesi in via di sviluppo, aspirano a più risorse e spazio per lo sviluppo e chiedono una rappresentanza e voce più forti nella governance economica globale. Dobbiamo riconoscere che con la crescita dei Paesi in via di sviluppo, la prosperità globale e la stabilità saranno in posizione più solida e i Paesi sviluppati beneficeranno di una simile crescita. La comunità internazionale dovrebbe mantenere i suoi occhi sul lungo termine, onorare il suo impegno e fornire necessario supporto ai Paesi in via di sviluppo e salvaguardare i loro legittimi interessi di sviluppo. Uguali diritti, uguali opportunità e uguali regole devono essere rafforzati, in modo che tuti Paesi beneficino delle opportunità e dei frutti dello sviluppo.

Il quarto è unirsi contro le sfide globali e creare congiuntamente un migliore futuro per l’umanità. Nell’era della globalizzazione economica, le emergenze di salute pubblica come il Covid-19 possono benissimo ripresentarsi e la governance di salute pubblica globale deve essere innalzata. La Terra è la nostra unica e sola casa. Aumentare gli sforzi per affrontare il cambiamento climatico e promuovere lo sviluppo sostenibile grava sul futuro dell’umanità. Nessun problema globale può essere risolto da un solo Paese. Ci deve essere azione globale, risposta globale e cooperazione globale.

Signore e signori, amici, i problemi che affronta il mondo sono intricati e complessi. La via d’uscita è attraverso il mantenimento del multilateralismo e la costruzione di una comunità con futuro condiviso per l’umanità. Per prima cosa, dobbiamo rimanere impegnati per l’apertura e l’inclusività invece della chiusura e dell’esclusione. Il multilateralismo vuol dire affrontare le questioni internazionali attraverso la consultazione, e avere il futuro del mondo deciso da ognuno lavorando insieme. Costruire piccoli circoli o cominciare una nuova Guerra Fredda, respingere, minacciare o intimidire gli altri, imporre deliberatamente la separazione economica, disagi alle forniture o sanzioni e creare isolamento o allontanamento, porterà il mondo solo alla divisione o persino a scontri.  Non possiamo affrontare le sfide comuni in un mondo diviso e lo scontro ci porterà a un vicolo cieco. L’umanità ha imparato le lezioni in modo duro e quella storia non è finita da molto. Non dobbiamo ritornare sul sentiero del passato. Il giusto approccio è agire sulla visione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità.

Dobbiamo mantenere i valori comuni dell’umanità, cioè la pace, lo sviluppo l’equità, la giustizia, la democrazia e la libertà, sollevarci sopra il pregiudizio ideologico, rendere i meccanismi, i principi e le politiche della nostra cooperazione il più aperti e inclusivi possibile, e salvaguardare congiuntamente la pace mondiale e la stabilità. Dobbiamo costruire un’economia mondiale aperta, mantenere il regime commerciale multilaterale, eliminare standard, regole e sistemi discriminatori e di esclusione, e abbattere le barriere al commercio, agli investimenti e agli scambi tecnologici. Dobbiamo rafforzare il G20 come primo forum per la cooperazione economica globale, impegnarci in un più stretto coordinamento di politica macro-economica, e mantenere le catene industriali e di filiere globali stabili e aperte. Dobbiamo assicurare la solida operatività del sistema finanziario globale, promuovere la riforma strutturale ed espandere la domanda aggregata globale in un impegno per una qualità più alta e per una capacità di ripresa più forte nello sviluppo economico globale.

Secondo, dobbiamo rimanere dediti al diritto internazionale e alle regole internazionali invece di cercare la propria supremazia. I cinesi antichi credevano che “la legge è il fondamento stesso del governo”. La governance internazionale deve essere basata sulle regole e sul consenso raggiunto tra di noi, non sull’ordine dato da uno o da pochi. La Carta delle Nazioni Unite è la norma di base e universalmente riconosciuta che governa le relazioni tra Stati. Senza il diritto internazionale e regole internazionali che siano modellate e riconosciute dalla comunità globale, il mondo potrebbe ritornare alla legge della giungla e le conseguenze sarebbero devastanti per l’umanità. Dobbiamo essere risoluti nel perorare lo stato di diritto internazionale e saldi nella nostra risolutezza di salvaguardare il sistema internazionale centrato sulle Nazioni Unite e sull’ordine internazionale fondato sul diritto internazionale.

Le istituzioni multilaterali, che forniscono le piattaforme per mettere in azione il multilateralismo che sono l’architettura di base che lo sostiene, devono avere la loro autorità ed efficacia salvaguardate. Le relazioni tra Stato e Stato devono essere coordinate e regolate attraverso istituzioni e regole appropriate. Il forte non deve prevaricare il debole. La decisione non deve essere presa semplicemente mostrando forti muscoli o sventolando un forte pugno. Il multilateralismo non deve essere usato come pretesto per atti di unilateralismo. I principi devono essere preservati e le regole, una volta fatte, devono essere seguite da tutti. “Il multilateralismo selettivo” non deve essere la nostra opzione.

Terzo, dobbiamo rimanere impegnati per la consultazione e la cooperazione, invece che per il conflitto e lo scontro. Le differenze nella storia, nella cultura e nei sistemi sociali non devono essere una scusa per l’antagonismo o lo scontro, ma piuttosto un incentivo alla cooperazione. Dobbiamo rispettare e permettere le differenze, evitare intromissioni nelle questioni interne di altri Paesi e risolvere i disaccordi attraverso la consultazione e il dialogo. La Storia e la realtà lo dicono chiaramente, ogni volta, che si verifica lo sbagliato approccio dell’antagonismo, sia nella forma di guerra fredda, guerra calda, guerra commerciale o guerra tecnologica, alla fine danneggia gli interessi di tutti i Paesi e mina il benessere di ognuno. Dobbiamo respingere l’obsoleta mentalità da Guerra Fredda e di gioco a somma zero, aderire al rispetto reciproco e all’accomodamento, e innalzare la fiducia politica attraverso la comunicazione strategica. E’ importante che rimaniamo legati al concetto di cooperazione basata sul beneficio reciproco, che diciamo no alle politiche di mentalità ristretta ed egoistiche del rubamazzo, e interrompiamo la pratica universale di mantenere tutti per sé i vantaggi nello sviluppo. Eguali diritti allo sviluppo devono essere garantiti a tutti i Paesi per promuovere lo sviluppo e la prosperità comuni. Dobbiamo sostenere la competizione equa, come competere gli uni con gli altri per l’eccellenza e in un campo di gara, non battersi a vicenda in un’arena di wrestling.

Quarto, dobbiamo rimanere impegnati a mantenere il passo con i tempi, invece di rifiutare il cambiamento. Il mondo sta attraversando cambiamenti non visti in un secolo, e ora è il momento di un grande sviluppo e di una grande trasformazione. Per mantenere il multilateralismo nel ventunesimo secolo, dobbiamo promuovere la sua raffinata tradizione, affrontare nuove prospettive e guardare al futuro. Abbiamo bisogno di essere fermi sui valori chiave e sui principi di base del multilateralismo. Abbiamo anche bisogno di adeguarci al panorama internazionale in cambiamento e rispondere alle sfide globali quando si presentano. Abbiamo bisogno di riformare e migliorare il sistema di governance globale sulla base delle consultazioni estese e della costruzione del consenso. Abbiamo bisogno di dare pieno gioco al ruolo dell’Organizzazione mondiale della sanità nel costruire una comunità globale di salute per tutti. Abbiamo bisogno di avanzare nella riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio e del sistema finanziario e monetario in un modo che spinga la crescita economica globale e protegga gli interessi di sviluppo, gli interessi e le opportunità dei Paesi in via di sviluppo. Abbiamo bisogno di seguire un orientamento politico centrato sulla gente e fondato sui fatti nell’esplorare e formulare le regole sulla governance digitale globale. Abbiamo bisogno di adempiere agli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici e promuovere lo sviluppo verde. Abbiamo bisogno di dare priorità continuata allo sviluppo, attuare l’agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e assicurarci che tutti i Paesi, specialmente quelli in via di sviluppo, condividano i frutti dello sviluppo globale.

Signore e signori, amici, dopo decenni di strenui sforzi del popolo cinese, la Cina è sulla buona strada per finire di costruire una società moderatamente prospera in tuti gli ambiti. Abbiamo ottenuto guadagni storici nel porre termine alla povertà estrema, e abbiamo intrapreso un nuovo viaggio verso la piena costruzione di una moderna società socialista. Mentre la Cina entra in uno nuovo stadio di sviluppo, seguiremo una nuova filosofia di sviluppo e promuoveremo un nuovo paradigma di sviluppo con la circolazione interna come pilastro e le circolazioni interne e internazionali che si rafforzano l’un l’altra. La Cina lavorerà con altri Pesi per costruire un mondo aperto, inclusivo e pulito e bello che gode di pace duratura, sicurezza universale e prosperità comune.

La Cina continuerà a prendere parte attiva nella cooperazione internazionale sul Covid-19. Contenere il coronavirus è il compito più urgente per la comunità internazionale.  Questo è perché il popolo e le vite devono essere sempre messe prima di qualsiasi altra cosa. E’ anche quello che ci vuole per stabilizzare e rivitalizzare l’economia. Solidarietà e cooperazione più strette, più condivisione di informazioni e una più forte risposta globale sono le cose di cui c’è bisogno per sconfiggere il Covid-19 in tutto il mondo. E’ soprattutto importante aumentare la cooperazione in ricerca e sviluppo, la produzione e la distribuzione di vaccini e renderli beni pubblici che siano davvero accessibili e a buon mercato per la gente di tutti i Paesi. A oggi, la Cina ha fornito assistenza a più di 150 Paesi e tredici organizzazioni internazionali, inviato 36 squadre di esperti medici a Paesi in stato di bisogno, ed è stata di forte supporto e attivamente impegnata nella cooperazione internazionale sul vaccino per il Covid. La Cina continuerà a condividere la sua esperienza con altri Paesi, a fare del suo meglio per assistere Paesi e regioni che sono meno preparate alla pandemia, e a lavorare per una maggiore accessibilità e convenienza dei vaccini per il Covid nei Paesi in via di sviluppo. Speriamo che questi sforzi contribuiscano a una precoce e completa vittoria sul coronavirus in tutto il mondo.

La Cina continuerà a mettere in atto una strategia di beneficio per tutti di apertura. La globalizzazione economica soddisfa il bisogno di crescita della produttività sociale ed è un naturale risultato dell’avanzamento scientifico e tecnologico. Non è nell’interesse di nessuno usare la pandemia come una scusa per rovesciare la globalizzazione e scegliere l’isolamento e la separazione economica. Come sostenitore di lunga data della globalizzazione economica, la Cina è impegnata a dare seguito alla sua politica fondamentale di apertura. La Cina continuerà a promuovere la liberalizzazione del commercio e degli investimenti, ad aiutare a mantenere senza intoppi e stabili le catene industriali e di fornitura, e ad avanzare nella cooperazione di alta qualità della Nuova Via della Seta. La Cina promuoverà l’apertura istituzionale che copre regole, regolamenti, gestione e standard. Incoraggeremo un clima d’affari che sia basato sui principi di mercato, governato dalla legge e in linea con gli standard internazionali, e liberi il potenziale dell’enorme mercato della Cina e dell’enorme domanda domestica. Speriamo che questi sforzi portino maggiori opportunità di cooperazione ad altri Paesi e diano ulteriore slancio alla ripresa economica globale e alla crescita.

La Cina continuerà a promuovere lo sviluppo sostenibile. La Cina attuerà pienamente l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Farà di più sul fronte ecologico, trasformando e migliorando la sua struttura industriale e il mix energetico a un ritmo più veloce e promuovendo uno stile di vita e una produzione verde e a basso tasso di carbonio. Ho annunciato l’obiettivo di batterci per il picco delle emissioni prima del 2030 e di raggiungere la neutralità carbonica prima del 2060. Raggiungere questi obiettivi richiederà un lavoro estremamente duro per la Cina.Ciononostante, riteniamo che quando sono in gioco gli interessi dell’intera umanità, la Cina debba farsi avanti, intraprendere l’azione, e fare il proprio lavoro. La Cina sta già stendendo piani d’azione e prendendo misure specifiche per assicurarci che soddisferemo gli obiettivi preposti. Stiamo facendo questo come un’azione concreta per mantenere il multilateralismo e come contributo per proteggere la nostra casa condivisa e realizzare lo sviluppo sostenibile dell’umanità.

La Cina continuerà nell’avanzamento della scienza, della tecnologia e dell’innovazione. Scienza, tecnologia e innovazione sono un motore chiave per il progresso umano, un’arma potente nell’affrontare molte sfide globali, e l’unico modo per la Cina di promuovere un nuovo paradigma di sviluppo e raggiungere uno sviluppo di alta qualità. La Cina investirà di più in scienza e tecnologia, svilupperà un sistema che permetta l’innovazione come priorità, trasformi le svolte nella scienza e nella tecnologia in produttività reale a un ritmo più veloce e aumenti la produzione della proprietà intellettuale, tutto per il proposito di promuovere una crescita trainata dall’innovazione e di qualità superiore. Gli avanzamenti scientifici e tecnologici devono essere di beneficio a tutta l’umanità, piuttosto che essere usati per tagliare e contenere lo sviluppo di altri Paesi. La Cina penserà e agirà con più apertura riguardo agli scambi e alla cooperazione internazionali sulla scienza sulla tecnologia. Lavoreremo con altri Paesi per creare un ambiente, aperto, equo, giusto e non discriminatorio per l’avanzamento scientifico e tecnologico che sia di beneficio a tutti e condiviso da tutti.

La Cina continuerà a promuovere un nuovo tipo di relazioni internazionali. Il gioco a somma zero e il vincitore piglia tutto non sono la filosofia che guida il popolo cinese. Come fedele seguace di una indipendente politica estera di pace, la Cina sta lavorando sodo per unire le differenze attraverso il dialogo e risolvere le dispute tramite il negoziato e perseguire relazioni amichevoli e cooperative con altri Paesi sulla base del rispetto reciproco, dell’uguaglianza e del beneficio reciproco. Come deciso membro dei Paesi in via di sviluppo, la Cina approfondirà ulteriormente la cooperazione Sud-Sud e contribuirà allo sforzo dei Paesi in via di Sviluppo di sradicare la povertà, alleviare il peso del debito, e raggiungere una maggiore crescita. La Cina sarà più attivamente impegnata nella governance economica globale e spingerà per una globalizzazione economica che sia più aperta, inclusiva, equilibrata e di beneficio per tutti.

Signore e signori, amici, C’è solo una Terra e un solo futuro condiviso per l’umanità. Mentre facciamo i conti con la crisi attuale e ci sforziamo per creare un nuovo giorno per tutti, abbiamo bisogno di rimanere uniti e lavorare assieme. Abbiamo dimostrato più volte che il rubamazzo, andare per conto proprio e scivolare nell’isolamento arrogante fallirà sempre. Uniamo le forze e lasciamo che il multilateralismo illumini la nostra via
verso una comunità con un futuro condiviso per l’umanità.

Vescovi USA: Biden si è impegnato a perseguire politiche che farebbero avanzare i mali morali e minaccerebbero la vita e la dignità umana. Di Sabino Paciolla

(www.sabinopaciolla.com) Secondo The Pillar “La conferenza episcopale statunitense ha trattenuto una dichiarazione sul presidente entrante Joe Biden mercoledì mattina, dopo l’intervento di funzionari della Segreteria di Stato vaticana prima che la dichiarazione potesse essere rilasciata.”

Nel testo della dichiarazione dei vescovi USA, José Horacio Gómez, arcivescovo di Los Angeles e presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, si è espresso senza compromessi su alcune questioni delicate. Il testo recitava: “Devo quindi sottolineare che il nostro nuovo Presidente si è impegnato a perseguire politiche che farebbero avanzare i mali morali e minaccerebbero la vita e la dignità umana, soprattutto nei settori dell’aborto, della contraccezione, del matrimonio e del genere. Di profonda preoccupazione è la libertà della Chiesa e la libertà dei credenti di vivere secondo la propria coscienza.”

“La dichiarazione – prosegue The Pillar – non è stata rilasciata mercoledì mattina (alle ore 9.00, come riporta la CNA, che l’ha rilasciata dopo quell’ora, ndr), e i vescovi sono stati informati dai funzionari dell’USCCB (la Conferenza Episcopale USA, ndr) che è rimasta sotto embargo, anche dopo che una agenzia dei media ha riferito che era stata rilasciata.

Fonti della Segreteria di Stato vaticana, altre vicine alla Conferenza episcopale statunitense e fonti tra i vescovi statunitensi hanno confermato a The Pillar che la dichiarazione non è stata diffusa per l’intervento della Segreteria di Stato vaticana, [avvenuto] ore prima della sua pubblicazione.”

The Pillar continua: “La dichiarazione era stata discussa in maniera accesa fino a martedì sera, ma diverse fonti dicono che è stato l’intervento del Vaticano che ha portato al suo ritardo.

Fonti vicine all’USCCB affermano che diversi vescovi americani hanno espresso preoccupazione per il rilascio del comunicato, ritenendolo eccessivamente critico nei confronti dell’amministrazione entrante.

Tre fonti vicine alla conferenza episcopale hanno detto che le obiezioni al rilascio della dichiarazione sono state sollevate dal cardinale Joseph Tobin di Newark e dal cardinale Blase Cupich di Chicago, oltre ad altri vescovi non nominati.

Fonti della conferenza hanno detto a The Pillar che mentre la dichiarazione di Gomez avrebbe potuto alla fine essere rilasciata, ci si aspettava che Papa Francesco rilasciasse per primo una dichiarazione sull’amministrazione Biden, mercoledì a mezzogiorno. Alcune fonti hanno affermato che in Vaticano c’era preoccupazione che una dichiarazione di Gomez, considerata critica nei confronti dell’amministrazione Biden, potesse sembrare forzare la mano del papa nei suoi stessi rapporti con Biden, che sarà il secondo presidente cattolico degli Stati Uniti e il primo in 60 anni.”

Come abbiamo più volte spiegato sulle pagine di questo blog, Biden, nel corso della sua campagna per le primarie democratiche del 2020, ha cambiato la sua posizione sull’aborto, promettendo che se fosse stato eletto avrebbe formalizzato in una legge la sentenza della Corte Suprema americana (Roe vs Wade) che ha introdotto la legalizzazione dell’aborto negli USA, precludendo di fatto agli Stati l’introduzione di limiti all’aborto.

Inoltre, Biden si è impegnato a cambiare le leggi introdotte da Trump che salvaguardano l’obiezione di coscienza e la libertà religiosa, soprattutto in materia di aborto, contraccezione e sterilizzazione.

Poco dopo il giuramento di Biden come presidente, la Santa Sede ha diffuso un comunicato di Papa Francesco che porge al nuovo presidente i “cordiali auguri e l’assicurazione delle [sue] preghiere”.

“Prego che le vostre decisioni siano guidate dalla preoccupazione di costruire una società caratterizzata da autentica giustizia e libertà, insieme all’immancabile rispetto per i diritti e la dignità di ogni persona, specialmente dei poveri, dei vulnerabili e di coloro che non hanno voce”, ha detto il Papa.

Il testo integrale e invariato della dichiarazione dell’Arcivescovo Gomez è stato pubblicato sul sito web dell’USCCB poco dopo mezzogiorno.

Del testo dell’arcivescovo Gomez riportiamo ampi stralci, quelli che hanno suscitato il dibattito in seno alla Conferenza dei vescovi USA.

Eccoli:

Lavorare con il presidente Biden sarà tuttavia unico, poiché è il nostro primo presidente in 60 anni a professare la fede cattolica. In un periodo di crescente e aggressivo secolarismo nella cultura americana, in cui i credenti religiosi devono affrontare molte sfide, sarà rinfrescante confrontarsi con un presidente che comprende chiaramente, in modo profondo e personale, l’importanza della fede religiosa e delle istituzioni. La pietà e la storia personale di Biden, la sua commovente testimonianza di come la sua fede gli abbia portato conforto in tempi di oscurità e tragedia, il suo impegno di lunga data per la priorità del Vangelo per i poveri – tutto questo lo trovo promettente e stimolante.

Allo stesso tempo, come pastori, i vescovi della nazione abbiamo il dovere di proclamare il Vangelo in tutta la sua verità e potenza, in ogni momento opportuno e non opportuno, anche quando questo insegnamento è scomodo o quando le verità del Vangelo vanno contro le direzioni della società e della cultura in generale. Devo quindi sottolineare che il nostro nuovo Presidente si è impegnato a perseguire politiche che farebbero avanzare i mali morali e minaccerebbero la vita e la dignità umana, soprattutto nei settori dell’aborto, della contraccezione, del matrimonio e del genere. Di profonda preoccupazione è la libertà della Chiesa e la libertà dei credenti di vivere secondo la propria coscienza.

I nostri impegni sui temi della sessualità umana e della famiglia, così come i nostri impegni in ogni altro ambito – come l’abolizione della pena di morte o la ricerca di un sistema sanitario e di un’economia che serva veramente la persona umana – sono guidati dal grande comandamento di Cristo di amare e di essere solidali con i nostri fratelli e sorelle, specialmente i più vulnerabili.

Per i vescovi della nazione, la continua ingiustizia dell’aborto rimane la “priorità preminente”. Preminente non significa “solo”. Abbiamo profonde preoccupazioni per molte minacce alla vita e alla dignità umana nella nostra società. Ma, come insegna Papa Francesco, non possiamo rimanere in silenzio quando quasi un milione di vite non ancora nate vengono messe da parte nel nostro Paese, anno dopo anno, a causa dell’aborto.

L’aborto è un attacco diretto alla vita che ferisce la donna e mina la famiglia. Non è solo una questione privata, ma solleva questioni preoccupanti e fondamentali di fraternità, solidarietà e inclusione nella comunità umana. È anche una questione di giustizia sociale. Non possiamo ignorare la realtà che i tassi di aborto sono molto più alti tra i poveri e le minoranze, e che la procedura viene regolarmente utilizzata per eliminare i bambini che nascerebbero con disabilità.

Piuttosto che imporre ulteriori espansioni dell’aborto e della contraccezione, come [Biden] ha promesso, sono fiducioso che il nuovo presidente e la sua amministrazione lavoreranno con la Chiesa e con altri di buona volontà. La mia speranza è che si possa avviare un dialogo per affrontare i complicati fattori culturali ed economici che spingono all’aborto e scoraggiano le famiglie. La mia speranza è anche quella di poter lavorare insieme per mettere finalmente in atto una politica coerente per la famiglia in questo Paese, che riconosca l’importanza cruciale di matrimoni e di una genitorialità forte per il benessere dei bambini e la stabilità delle comunità. Se il presidente, nel pieno rispetto della libertà religiosa della Chiesa, si impegnasse in questa conversazione, si farebbe molta strada per ristabilire l’equilibrio civile e per sanare i bisogni del nostro Paese.

L’appello del presidente Biden per la guarigione e l’unità nazionale è benvenuto a tutti i livelli. È urgentemente necessaria per affrontare il trauma causato nel nostro Paese dalla pandemia di coronavirus e dall’isolamento sociale che non ha fatto altro che aggravare le intense e lunghe divisioni tra i nostri concittadini.

Come credenti, comprendiamo che la guarigione è un dono che possiamo ricevere solo dalla mano di Dio. Sappiamo anche che la vera riconciliazione richiede un paziente ascolto di chi non è d’accordo con noi e la volontà di perdonare e di andare oltre i desideri di rappresaglia. L’amore cristiano ci chiama ad amare i nostri nemici e a benedire coloro che ci si oppongono, e a trattare gli altri con la stessa compassione che vogliamo per noi stessi. 

Siamo tutti sotto l’occhio vigile di Dio, che solo conosce e può giudicare le intenzioni del nostro cuore. Prego che Dio dia al nostro nuovo Presidente, e a tutti noi, la grazia di cercare il bene comune con tutta sincerità.

Affido tutte le nostre speranze e le nostre ansie in questo nuovo momento al tenero cuore della Beata Vergine Maria, madre di Cristo e patrona di questa nazione eccezionale. Che Ella ci guidi nelle vie della pace e ci ottenga la saggezza e la grazia di un vero patriottismo e dell’amore per la patria

La repressione comunista in Cina va “al di là dell’ immaginazione di George Orwell”… e può solo peggiorare. (Testo inglese)

(www.ncregister.com)— A British political party report into human rights violations in China released last Thursday aims to show the true extent of state-sponsored abuses of millions of Chinese citizens and argues for international sanctions and other measures to be taken against the communist regime.

The 87-page report called The Darkness Deepens — The Crackdown on Human Rights in China 2016-2020 and published by The Conservative Party Human Rights Commission, produces evidence of widespread human rights abuses and atrocities including ethnic cleansing, organ harvesting, forced labor (helped to a large degree by global brands), torture, arbitrary arrest, clampdowns on religious freedom and forced confessions.

The document was published a few days before a vote today in the House of Commons on a post-Brexit trade bill which some UK parliamentarians wanted amended to forbid any trade with states accused of committing genocide. The amendment attempt was defeated in a 319-308 vote.

Hong Kong’s last governor of the former British colony, Lord Christopher Patten, called the report a “deeply researched and exceptionally well-informed report” that “gives a terrifying view of the cruelty of Xi Jinping’s brutal regime.”

“To preserve its grip on power, the Chinese Communist Party has assaulted any sign of dissent and has set about building a totalitarian surveillance state beyond George Orwell’s imaginings,” said Patten, a Catholic who helped reform Vatican communications in the 2010s. He added that the report “demonstrates exactly why we must be on our guard in democracies to protect our freedoms and values.”

The report contains testimonies of Chinese citizens, pro-democracy and human rights activists who have had first-hand experience of the brutalities of the regime.  At the launch event broadcast online on Thursday, four Chinese citizens living in exile recounted their experiences and views of the situation.

Rahima Mahmut, representative of the World Uyghur Congress now living in exile in London and separated from her family, said the last time she spoke to her brother living in Xinjiang, the Muslim Uyghur Autonomous Region in Northwest China, was on Jan. 3. “He told me in a trembling voice, ‘Please leave us in the hands of God and we will also leave you in God’s hands,’” she said, before recalling the following concerning first-hand accounts she has received from fellow Uyghurs:

“These accounts are from 21st century concentration camps, heart-rending accounts of people who’ve lost loved ones, young and old. Every Uyghur has a similar story, each more horrifying than the other — the effects of the brutal ethnic cleansing and genocide that has been taking place there since 2017 while the world has closed its eyes to the suffering. The most painful part is not being able to offer words of comfort and hope in the midst of the torment. Since August 2018, when the UN acknowledged that one million had been interned in what China called ‘re-education camps,’ growing numbers of courageous individuals have been working to expose truth. They don’t have human rights. It is not about violations. They just don’t have human rights. Our basic human rights are taken away from us by this brutal, cruel regime. Just before I started, I received a message from someone whose mother, a doctor, disappeared two years ago and they recently learned she was sentenced to 20 years in prison. So there are millions of my people suffering at the moment unbearable pain and I am, too.”

A compelling first-hand testimony came from Simon Cheng, a former local employee of the British Consulate-General in Hong Kong, who recalled on Thursday how he was arrested on Hong Kong soil by Chinese state security in August 2019 as he returned from a business trip, and then detained and tortured for 15 days:

“I was held for two weeks accused of being a spy for the UK. I was tortured and forced to make a false confession of solicited prostitution and later, treason. I’m currently a refugee … one of those on the wanted list by national security police… The Chinese police give no reason for the arrest, show no badges, and breach personal privacy of citizens. They extract biometric information from people, detain and interrogate people in small cages, and have them placed in a tiger chair [a seat specially designed to restrain detainees]. They carry out brazen interrogations about political opinions, try to frighten citizens with mainland Chinese laws for criticizing the government of Hong Kong, systematically detain Hong Kong protesters and breach the ‘one country, two systems’ principle. This happened to me in August 2019, long before the National Security Law was imposed by in Hong Kong by Beijing… They try to frighten citizens using draconian rules as excuses to further extend detention and to execute persecution. They can detain you for two years without trial and the support of lawyers. They place you in 14 days solitary confinement, part of psychological torture, where there are no hours for exercise, they exclude rights to purchase daily necessities and toiletries. They force confessions, force you to stand and squat for long hours.”

In a detailed submission for the report, Cheng described how he was “handcuffed and shackled on a steep X-Cross doing a spread-eagled pose for hours after hours” and “forced to keep my hands up, so blood cannot be pumped up my arms.” Further torture included sleep deprivation followed by “politically correctional education.”

He added in his testimony on Thursday that Chinese police, state media, and its foreign ministry “collude together in a smear campaign using non-political charges against political dissidents.” Cheng also added that Chinese secret police “hide detainees’ whereabouts from lawyers and family members” and that if a case “doesn’t get public exposure, the detainees can be disappeared.” He recalled how a human rights lawyer was forced to “stand with his hands up in the air for 15 hours and when he dropped them, he was yelled at for being a traitor.” He said the lawyer became “so weak he was unable to stand even for a few minutes.”

The commission report noted that “if the Chinese Communist Party regime tortures an employee of the British Consulate-General in Hong Kong in this way, one can only imagine how much worse the use of torture is against unknown mainland Chinese activists who have little hope of any voice in the international community.”

Chinese law professor Teng Biao, himself a victim of “severe torture” at the hands of Chinese authorities, spoke of crackdowns against human rights lawyers in China and how “hundreds” of them have “disappeared” over the past five years, while many NGOs and churches have been “shut down” or “destroyed.”

“All religions are being persecuted, especially Muslims, the Falun Gong, Tibetan Buddhists and underground Christians,” he said. “Torture is rampant ­— almost all criminal suspects and detainees including political prisoners are tortured” and what is happening to the Uyghurs is “literally genocide.”

Biao added: “The Chinese government has utilized methods to tighten control on society, and it is a huge threat to privacy. High tech social media, big data and modern telecommunications make it easier for the Chinese Communist Party to keep people under total surveillance. Internet is used as an effective tool for censorship, propaganda and brainwashing.”

He said he could give “countless examples” of human rights violations not only in China “but beyond its borders,” and gave as an example Gui Minhai, a Swedish citizen and book publisher who was living in Thailand. Minhai was kidnapped in 2015 by Chinese police, sent back to China, and forced to reapply for a Chinese passport because he “published books on China’s top leaders,” including an alleged sex scandal involving President Xi Jinping.

The launch seminar also heard from Nathan Law Kwun-chung who at 23 became the youngest legislator for Hong Kong in 2016 but was soon disqualified when he quoted Mahatma Gandhi when taking his oath of office and said he would rather “stand by my principles and use my conscience to defend Hong Kong.” Law, who stressed the West must cease propping up such authoritarian regimes, said he was jailed, became a political prisoner, and “had to leave Hong Kong to protect myself and to continue speaking for the Hong Kong people.”

China is a “criminal state,” former Conservative Party Leader Sir Iain Duncan Smith said in closing the seminar, adding that the Western world in particular has slowly come to realize this reality.

“These are all testimonies of a state we’ve seen and experienced many times before in the past,” said Duncan Smith, a Catholic. “In many of those cases, we’ve done absolutely nothing, and we’ve seen what happens as a result: they are emboldened by the inaction of members of the free world and they think they can get away with anything.”

Edward Penting