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La Chiesa “verde” è a servizio dell’eugenetica. Di Riccardo Cascioli

Si resta sgomenti a leggere gli “Orientamenti pastorali sugli sfollati climatici”, 26 pagine di scempiaggini scientifiche ed economiche, accompagnate da una spruzzatina di buoni sentimenti cristiani e di impegni a far diventare le parrocchie delle succursali del WWF. Il documento è stato presentato in pompa magna martedì in Vaticano introdotto da un messaggio di papa Francesco, a dare la misura dell’importanza che la Santa Sede dà al tema della conversione ecologica che  – sugli sfollati climatici – si unisce al cavallo di battaglia dei migranti.

Si resta sgomenti nel constatare come i vertici della Chiesa siano ormai totalmente asserviti a un’ideologia che è anti-umana alla radice; si resta sgomenti nel vedere il Papa proporre una parodia di un brano del profeta Isaia per annunciare catastrofi prossime venture per chi non si converte all’ecologismo; si resta sgomenti nel vedere un documento, che si vorrebbe autorevole, infarcito di luoghi comuni e teorie bizzarre che sembrano appena ascoltate al bar.
Confutare punto per punto quanto affermato in questi orientamenti pastorali riguardo ai cambiamenti climatici e agli effetti sulle popolazioni richiederebbe ben più di un articolo. Ma si tratta comunque di argomenti che sulla Bussola abbiamo affrontato più volte (vedi qui). E comunque chi vuole può confrontare il documento vaticano con il recente Rapporto di Dottrina Sociale della Chiesa, pubblicato dall’Osservatorio cardinale Van Thuan, dedicato a “Ambientalismo e globalismo: nuove ideologie politiche”, a cui la Bussola ha dato un importante contributo.

Qui invece mi limiterò a qualche considerazione di carattere generale. La prima riguarda il processo di secolarizzazione che appare ormai compiuto anche nella Chiesa, o perlomeno nei documenti espressi dai vertici. Il linguaggio di questo documento – che si intende far penetrare fino all’ultima parrocchia – per quanto riguarda le questioni climatiche e il tema degli sfollati è totalmente mutuato dai movimenti ecologisti e dagli organismi dell’ONU. L’unica conversione di cui si parla sono stili di vita più ecologici e la transizione verso l’energia da fonti rinnovabili. Rivelatore l’unico accenno a una prospettiva eterna – da trasmettere ai giovani – che viene identificata con il «tipo di condizioni ambientali che lasceranno a figli e nipoti». Cioè, anche l’eternità è ridotta a una dimensione tutta terrena. Qualsiasi commento appare superfluo.

La seconda questione è che in questo appiattimento, la Chiesa si fa megafono di un mito – quello della narrazione dei cambiamenti climatici – che viene spacciato per scienza. Il mito viene riproposto sinteticamente in questi Orientamenti pastorali, quando si afferma che il sistema climatico della Terra «dopo più di 10.000 anni di relativa stabilità – l’intero arco della civiltà umana – (…) sta rapidamente cambiando, a causa delle attività umane». E ovviamente c’è un’età aurea a cui tornare: è quella dei popoli primitivi, la cui saggezza e armonia con la natura viene continuamente celebrata dal documento vaticano (sempre nell’ottica “imparate dai popoli dell’Amazzonia”).

Bisogna rassegnarsi al fatto che a costoro è inutile parlare della realtà, cioè di un clima che è sempre in continuo cambiamento; che ci sono state epoche più calde di quella attuale; che anche dalla Rivoluzione industriale (descritta come l’origine del dissesto) a oggi non c’è stata alcuna impennata lineare della temperatura, ma una crescita graduale che ha avuto diversi alti e bassi; che non c’è alcuna prova di aumenti di eventi naturali estremi legati alle attività umane; che l’economia dei popoli primitivi è tutt’altro che armonia con la natura.
Chi è prigioniero del mito diventa impermeabile a qualsiasi indagine seria, e diventa intollerante e violento contro chiunque ponga anche solo una domanda. Infatti il documento vaticano è chiaro: chi non vede il disastro climatico con quel che ne consegue o è ignorante o persegue degli inconfessabili interessi personali (poi magari un giorno ci diranno invece quanto denaro affluisce in Vaticano da queste organizzazioni internazionali che promuovono lo sviluppo sostenibile).

Una terza considerazione riguarda il tema dello sviluppo, che viene considerato la fonte di ogni disastro ecologico, e causa di quelle emissioni di gas serra che cambiando il clima con tanto di eventi naturali estremi al seguito, danneggerebbe i paesi più poveri provocando anche il fenomeno degli sfollati climatici. Ora, se c’è una evidenza è che invece è proprio il sottosviluppo a rendere vulnerabili tante popolazioni davanti ai fenomeni climatici così come alle malattie e a qualsiasi altro evento avverso. Basti pensare alla diversità di danni e perdite umane che uno stesso uragano provoca, ad esempio, quando si abbatte sulle coste del Nicaragua e poi su quelle degli Stati Uniti. È chiaro che un paese sviluppato è in grado di meglio difendersi davanti ai disastri naturali, che peraltro ci sono sempre stati, proprio perché è in grado di provvedere sistemi di allarme e infrastrutture capaci di resistere e proteggere la popolazione.

Al tema dello sviluppo è legata un’ultima considerazione: il Papa promuove la crociata ecologista pensando in questo modo di portare un aiuto ai Paesi poveri, lo fa in nome dei poveri. In realtà sta dando una grossa mano a chi i poveri li vuole eliminare fisicamente. Il concetto di “sviluppo sostenibile” a questo serve. È scritto nero su bianco nel rapporto che ha dato origine a questo concetto (Our common future, rapporto della Commissione Brundtland, 1987): per salvare l’ambiente e garantire lo sviluppo bisogna tagliare la popolazione, con il controllo delle nascite e con lo stop alla crescita economica. Nessuna sorpresa: costoro sono tutti discendenti delle Società eugenetiche e continuano a propugnarne gli ideali.

Possibile che a nessuno in Vaticano venga in mente la domanda di come mai i nuovi maestri che si sono scelti – da Jeffrey Sachs in giù – sono tanto attenti all’ambiente quanto feroci nel volere la diffusione di contraccezione e aborto? Non è una sfortunata coincidenza, è il frutto di un pensiero coerente. È l’eugenetica. E questi prelati, senza fede e ignoranti, stanno portando tutta la Chiesa a diventare strumento delle Società eugenetiche.

Riccardo Cascioli
(www.lanuovabq.it)

Il vescovo Schneider chiede un «nuovo movimento pro-vita» contro i vaccini e i medicinali «contaminati dall’aborto»

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews il resoconto dell’intervento di Mons. Athanasius Schneider nella conferenza online dal titolo «Unmasking COVID-19: Vaccines, Mandates, and Global Salute» in cui egli auspica la formazione di un «nuovo movimento pro-vita» che rifiuti di avere a che fare con medicinali o vaccini derivati in qualunque modo da bambini abortiti.

Osservo che il problema non è solo di ordine morale in relazione all’uso di cellule fetali ma riguarda anche l’incognita rappresentata dalle non sufficientemente testate conseguenze (anche a medio/lungo termine) sull’organismo umano di prodotti concepiti e realizzati nell’ambito delle nuove bio-tecnologie. Essi sono impropriamente definiti vaccini, posto che non corrispondono alle caratteristiche dei vaccini usati fino ad oggi che agiscono conferendo l’immunità attraverso la creazione indotta di anticorpi. I nuovi prodotti, invece, agiscono invasivamente sui delicati equilibri del meccanismo di funzionamento delle cellule; un meccanismo complesso, neppure compiutamente noto oltre che interconnesso in maniera mirabile ma non del tutto esplorata, con tutti gli innumerevoli apparati fisiologici dell’organismo umano. In conclusione, manifestare perplessità riguardo ai vaccini anti-Covid, non significa essere no-vax, ma esercitare liberamente il proprio diritto di scelta sia per ragioni di ordine morale – oggetto della cura pastorale del vescovo Schneider – che in attesa di maggiori elementi di valutazione sotto l’aspetto sanitario. (M.G.)

 

Vaccino, un vescovo chiede un «nuovo movimento pro-vita»
contro i medicinali «contaminati dall’aborto»

Un vescovo cattolico chiede la formazione di un «nuovo movimento pro-vita» che rifiuti di avere a che fare con medicinali o vaccini derivati in un modo o nell’altro da bambini abortiti.

«Dobbiamo creare un nuovo movimento per la vita», ha detto il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, Kazakistan, il 19 febbraio durante il suo intervento ad una conferenza online dal titolo «Unmasking COVID-19: Vaccines, Mandates, and Global Salute», organizzata da LifeSiteNews

Mons. Schneider ha detto che fino ad ora il movimento pro-life è stato «molto meritorio» nell’assumere una posizione univoca contro l’aborto. Ed ha aggiunto: «Penso tuttavia che ora sia arrivato un nuovo tempo, una nuova fase, un nuovo periodo per tutti i movimenti pro-vita perché protestino, in modo chiaro e inequivocabile, contro le medicine contaminate dall’aborto, contro l’abuso di parti del corpo del nascituro». «Questa è una nuova fase e dobbiamo essere coraggiosi»

L’invito all’azione di Schneider arriva sulla scia delle rivelazioni su come i ricercatori, per disporre di tessuto utilizzabile, si procurano da bambini abortiti vivilinee cellulari utilizzate nello sviluppo di numerosi vaccini – tra cui un certo numero di vaccini COVID –

Le linee guida della Chiesa cattolica del 2020 consentono ai cattolici di ricevere vaccini contaminati dall’aborto, sottolineando che i cattolici che ricevono un vaccino COVID connesso in qualche modo all’aborto possono farlo in «buona coscienza» con «la certezza che l’uso di tali vaccini non costituisce cooperazione formale con l’aborto» (corsivo nell’originale).

Mons. Schneider, mentre certamente potrebbe essere d’accordo sulla non cooperazione formale (cioè una partecipazione volontaria) da parte di un vaccinato ad un aborto da cui è stata procurata una linea cellulare per produrre vaccini, sostiene anche che i cristiani non possono “semplicemente dissociarsi” dal fatto che la produzione di vari medicinali è legata alla macellazione di bambini prematuri dei quali vengono utilizzate parti del corpo.

«La voce del sangue dei bambini non ancora nati grida a Dio dai vaccini contaminati dall’aborto, dalle medicine contaminate dall’aborto», ha dichiarato Mons. Schneider. «Questa voce sta gridando in tutto il mondo e dobbiamo svegliarci». Ed ha aggiunto: «Nessuno che sia veramente profondamente preoccupato per la difesa della vita e della legge morale può tacere o rimanere tranquillo e rassegnarsi a questa situazione».

Il vescovo si è lamentato dei leader della Chiesa, soprattutto quelli legati alla Santa Sede, «che purtroppo non vedono la gravità» della questione.

Schneider ha sottolineato che c’è un «accumulo di crimini» riguardanti la creazione di medicinali contaminati dall’aborto.

«Il primo crimine è l’omicidio, l’assassinio del nascituro. Poi c’è l’estrazione delle cellule: è un crimine, è orribile. E poi c’è il riciclaggio di queste parti del corpo. E poi c’è la commercializzazione e via dicendo. E poi c’è la fabbricazione di medicinali e la fabbricazione di vaccini».

«Sono tutti aspetti collegati. Non si possono separare», ha detto. «Quando si assume un certo medicinale o un certo vaccino, non si può dire: ‘Oh, tutti questi mali scompaiono, e io sono molto lontano [da tutti].’ Ciò non è vero. Si entra in questa catena». «È giunta l’ora che tutte le persone di buona volontà, in particolare i cattolici credenti, tutte le organizzazioni pro-vita si alzino in piedi e protestino ardentemente con voce unanime dicendo: “Non saremo mai d’accordo, non  ammetteremo mai [nelle nostre vite] questi mali”».

Schneider ha citato da I fratelli Karamazov di Dostoevskij, l’avvertimento dell’autore russo circa il costo morale della creazione di un’utopia di «pace e inattività» fondata sulla tortura, la morte e le «lacrime invendicate» di «una piccola creatura – quel bambino che si batte il petto con il pugno».

«Dobbiamo protestare contro questo e dare inizio ad un nuovo movimento nel settore farmaceutico, in medicina, senza alcun collegamento, nemmeno il più remoto, a questi crimini», ha detto il Vescovo.

Schneider ha dichiarato che i cristiani in questo nuovo movimento dovrebbero essere disposti ad affrontare la «prigione» e persino la «morte» piuttosto che ricevere benefici per la salute derivanti dall’omicidio di bambini non nati.

«Come si può sfruttare per la propria salute temporale l’omicidio e tutti questi orribili crimini su bambini non nati più deboli e innocenti? Il fine non giustifica mai i mezzi. Non si può entrare in questa catena».

Ha indicato l’esempio dei primi cristiani che, affrontando tempi di persecuzione, scelsero il martirio piuttosto che salvare le loro vite, le loro famiglie, i loro figli col porre un grano d’incenso davanti alla statua di un idolo. «Essi hanno rifiutato qualsia si atto di ambiguità o cooperazione contro il primo comandamento di Dio», ha detto.

«Penso che ci stiamo avvicinando a un tempo in cui i veri cristiani entreranno in una sorta di periodo di persecuzione. I segni ci sono già. Ma non dobbiamo avere paura perché Dio è con noi […]  Se Cristo vive in noi, non dobbiamo avere paura», ha aggiunto.

«Dobbiamo essere convinti di essere vincitori e guardare all’eternità. Cos’è un cristiano? Direi una persona dell’eternità. E poiché guardiamo oltre questa vita solo temporale, stiamo guardando l’eterno, stiamo cercando la volontà di Dio. E quando lo faremo, Dio ci darà sempre la forza di Gesù, persino la sua consolazione e le sue benedizioni».

 

Fonte: Chiesa e Postconcilio

 

RENATO CRISTIN: IL GREAT RESET «FOMENTA LA SECOLARIZZAZIONE» E SPIANA LA STRADA PER UNA «SOCIETÀ DE-CRISTIANIZZATA».

L’iniziativa del «Great Reset» del World Economic Forum mira a comunistizzare il capitalismo, tecnocratizzare la società, alimentare la secolarizzazione e spianare la strada per un mondo scristianizzato, ha avvertito il professore di filosofia Renato Cristin.

La proposta, avallata da leaders mondiali e che ha come obiettivo creare un futuro più sostenibile e generare solidarietà dopo la crisi del coronavirus, «esacerberebbe» l’attuale processo di secolarizzazione e scristianizzazione, e la Chiesa non dovrebbe prenderne parte, ritiene il prof. Cristin, docente di ermeneutica filosofica dell’Università di Trieste in Italia.

Cristin, un anticomunista convinto, che ha promosso l’iniziativa per una Norimberga per il comunismo, ha risposto alle mie domande per l’articolo comparso sul «National Catholic Register» il 4 febbraio sul Great Reset. Come sempre, in un articolo non è possibile includere se non una selezione di qualche frase, pubblico quindi qui di seguito le sue risposte complete.

 

Perché Papa Francesco e il Vaticano si stiano deliberatamente allineando a queste iniziative (“The Great Reset”, Capitalismo inclusivo, Missione 4.7, Obiettivi di sviluppo sostenibile, ecc.)? Lei cosa ne pensa?

Penso che, in linea di principio, papa Bergoglio aderisca a qualsiasi iniziativa che sia, anche solo minimamente, ostile al sistema capitalistico. La sua visione, fortemente basata sulla teologia della liberazione ovvero su quella teologia politica di provenienza latinoamericana che è anti-occidentale (e soprattutto anti-statunitense), anti-capitalistica, progressista, filo-marxista e sostanzialmente comunista, lo porta ad abbracciare ogni progetto economico-sociale che abbia alcune di queste caratteristiche. Esempi di ciò sono l’adesione al progetto del Great Reset o al Global Compact for Migrations elaborato dall’ONU, ma anche lo stretto rapporto fra Vaticano e Cina, con la quale Bergoglio sembra essere in grande sintonia, al punto che una delle persone più vicine a Bergoglio, il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo sostiene che «quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi», e così la Cina «sta assumendo una leadership morale che altri hanno abbandonato». La Cina come guida morale mondiale è un’immagine troppo grottesca per essere credibile, ma è funzionale alla linea Bergoglio contro il sistema socioeconomico capitalistico e nella sua parallela apologia della povertà come strumento eminente per avvicinarsi a Dio. E in questa direzione va anche il progetto intitolato The Economy of Francesco, che sostiene la teoria della «economia di comunità», che al di là della bella formula è in aperto contrasto con il sistema capitalistico occidentale e conduce ad avventure pauperistiche e socialistiche molto pericolose.

 

Ritiene che il libro The Great Reset di Klaus Schwab e Thierry Malleret, su cui si basa l’agenda del World Economic Forum, sia tanto serio quanto alcuni lo affermano, un tentativo di fondere il comunismo cinese con il capitalismo, il marxismo riconfezionato, o qualcos’altro secondo lei, forse semplicemente l’idealismo umanista?

Il libro di Schwab è un tipico esempio della crisi del mondo attuale, della mancanza non solo di certezze ma anche di idee, intese come punti fermi, chiari e solidi su cui costruire il futuro. Il Great Reset è un esempio di questa carenza e della confusione mentale con cui si tenta di trovare risposte. Io penso che il mondo occidentale sia oggi, per molte ragioni che non ho qui lo spazio per spiegare, sotto quello che io chiamo «il segno del caos», e che anche tentativi come il Great Reset siano un frutto del disorientamento che affligge oggi il mondo occidentale. Certo, il progetto (io non parlo di «complotto» perché non esiste un complotto in senso proprio, ma solo la lotta per il potere, la quale ha sempre animato la storia umana) del World Economic Forum è di costruire un «nuovo ordine mondiale», ma questo assetto, se mai si dovesse realizzare, sarà un ulteriore contributo al caos globale.

Oggi avremmo bisogno di teorie fondate, solide, chiare ed efficaci, che si richiamino ai grandi valori della tradizione occidentale e che portino realmente ordine nel mondo, invece il progetto del Great Reset è un melting pot di vari approcci, una mescolanza di posizioni nella quale spicca una propensione sia a comunistizzare il capitalismo sia a tecnocratizzare la società, con il possibile risultato di creare un ibrido economico, sociale e culturale nel quale, credo, alla fine avrà la prevalenza l’aspetto ideologico più forte, cioè il socialismo. E temo che l’amministrazione Biden sarà un terreno fertile per questa confusa e buonistica teoria economico-sociale.

 

Alcuni sostengono che si tratta di un documento positivo, pieno di speranza, con idee sensate per rendere il mondo un posto migliore, principalmente aumentando la solidarietà reciproca dopo anni di eccessi consumistici e di individualismo. Cosa ne dice del suo punto di vista?

I progressisti, intesi non solo come i marxisti culturali, ma anche come gli ingenui che credono nella bontà dell’uomo e nell’inevitabile progresso dell’umanità, vedono in qualsiasi teoria apparentemente filantropica qualcosa di positivo, un contributo al miglioramento dell’umanità, ma se non si analizzano dettagliatamente i contenuti di una teoria, si perde di vista la sua finalità, che non sempre è immediatamente decifrabile. La finalità del libro di Schwab è quella di superare la crisi del sistema sottraendo elementi di capitalismo e immettendo princìpi di altro genere, socialisti soprattutto e quindi anche statalisti. L’eccesso consumistico non si attenua con un maggiore controllo da parte dello Stato né con una «decrescita» economica, come molti economisti e sociologi di sinistra sostengono, ma con una crescita di coscienza da parte delle persone. Ecco, del problema della coscienza, che è un problema spirituale e filosofico, non c’è traccia nel libro di Schwab, in cui il termine coscienza è usato per lo più in senso pragmatico e, in un caso, in riferimento al confucianesimo.

A mio avviso, per superare la crisi del capitalismo non bisogna cercare altre esperienze economiche, perché così si finisce sempre, in un modo o in un altro, nel socialismo. Invece, c’è bisogno di più capitalismo, cioè di un rafforzamento dei fondamenti e dei princìpi tradizionali e sani del capitalismo, che ridimensionino la speculazione finanziaria selvaggia e riportino la bussola sui cardini classici: produzione, profitto, reinvestimento e così via.

 

Il libro del Great Reset non menziona una sola volta la religione. Ritiene che la Chiesa debba in qualche modo allinearsi a una tale iniziativa laica?

La perdita della dimensione religiosa (e quindi la scomparsa del senso del sacro) è un esito della secolarizzazione che non colpisce soltanto la Chiesa e i fedeli in senso stretto, ma che produce un laicismo nihilistico che danneggia l’intera società occidentale, anche nelle sue istituzioni e strutture civili laiche. E quindi una teoria generale della società (quale appunto il Great Reset vorrebbe essere) dovrebbe proteggere e valorizzare la sfera religiosa e le sue articolazioni istituzionali, mentre invece la teoria del Great Reset alimenta la secolarizzazione e spiana la strada a una società de-cristianizzata, priva di un nucleo fondante della civiltà occidentale quale appunto è la sfera religiosa tradizionale.

E quindi, per rispondere alla Sua domanda, ritengo che la Chiesa non dovrebbe appoggiare questo tipo di iniziative che accentuano la de-cristianizzazione, perché i processi storici sono difficili da invertire, soprattutto se alle porte dell’Occidente c’è una forza religiosa come l’Islam che è radicalmente ostile alla nostra tradizione ebraico-cristiana e che, per quanto frammentata e priva di un vertice istituzionale, mira nientemeno che alla conquista delle nostre società.  Ed è anche a forze negative come l’islamismo radicale che le scriteriate iniziative come il Great Reset spianano la strada. La Chiesa dovrebbe invece applicare la Dottrina sociale della Chiesa, nella sua formulazione originale e autentica data da papa Leone XIII con l’Enciclica Rerum Novarum, e da papa Giovanni Paolo II con le Encicliche Laborem Exercens e Centesimus Annus, anziché seguire visioni economiche e teologico-politiche terzomondiste e anti-occidentali legate alla teologia della liberazione.

Fonte:  Edward Pentin

Cento anni di PCC. Cattolici cinesi costretti a celebrare i persecutori.

(https://lanuovabq.it) Il 2021 non è solo il centenario della nascita del Partito Comunista Italiano, ma anche del ben più potente Partito Comunista Cinese, tuttora al potere (assoluto) della nazione più popolosa della terra. Per l’occasione, che si celebrerà il prossimo 23 luglio (data della fondazione del Partito, a Shanghai), i cattolici cinesi hanno ricevuto delle precise direttive dal regime. Un programma “pastorale” che in realtà è politico e mira a trasformare la Chiesa in un megafono della propaganda del Partito.

Come rilevato già su queste colonne, con l’approvazione delle nuove Misure amministrative per il personale religioso, i sacerdoti vengono schedati, sorvegliati e, di fatto, trasformati in funzionari di Stato. Può essere estromesso dalle sue funzioni religiose chiunque non si allinei alle direttive principali: “amare la madrepatria, sostenere la leadership del Partito comunista cinese, sostenere il sistema socialista, rispettare la Costituzione, le leggi, i regolamenti e le regole, praticare i valori fondamentali del socialismo, aderire al principio di indipendenza e autogestione della religione e aderire alla politica religiosa della Cina, mantenendo l’unità nazionale, l’unità etnica, l’armonia religiosa e la stabilità sociale”.

E’ in questo contesto che, per il luglio 2021, dai sacerdoti ci si attende una piena adesione alle celebrazioni del Partito. Secondo quanto riporta l’agenzia Asia News, i cattolici di Cina terranno un simposio “in memoria del centenario della fondazione del Partito comunista cinese” e approfondiranno “gli eventi commoventi durante il periodo della Lunga Marcia”, mito fondatore del Partito, cioè la lunga ritirata verso Nord dell’esercito comunista di Mao, braccato dalle forze nazionaliste durante la guerra civile, fra il 1934 e il 1935. Le direttive sono anticipate dalla rivista cattolica ufficiale La Chiesa in Cina, che nello stesso articolo menziona anche molte altre iniziative, come “corsi di formazione in collaborazione con l’Istituto centrale del Socialismo”; corsi di preparazione al raduno nazionale “della Conferenza consultiva politica del popolo cinese”; la “costruzione dell’Associazione patriottica”, cioè la Chiesa ufficiale cinese, fedele al Partito e da esso controllata.

La serie di iniziative mira a sottomettere ulteriormente la Chiesa al Partito, minando ancor di più l’intento dell’accordo fra la Cina e il Vaticano, in cui si riconosceva, almeno teoricamente, il Papa quale capo della Chiesa. Ma la vicenda assume tratti veramente grotteschi anche da un punto di vista strettamente culturale, perché i cattolici, sacerdoti per primi, saranno costretti a celebrare i loro peggiori persecutori. Il comunismo cinese, così come quello sovietico, fu coerentemente e violentemente ateo sin dalle origini. Del primo decennio del comunismo (1921-1931) si conosce relativamente poco, anche perché il Partito non aveva ancora un suo territorio da amministrare. Storie di brutalità inaudita risalgono fino alle primissime occupazioni di territori, nel 1927 e ’28. A farne le spese erano soprattutto i templi taoisti e i loro monaci, perseguitati a meno che non si sottomettessero al Partito. Nei primi veri e propri Stati comunisti in Cina, quello creato fra lo Jiangxi e il Fujian dal 1931 al 1934 e quello più duraturo nello Shaanxi, dopo la Lunga Marcia (1935-1945) emersero con drammatica chiarezza tutti i metodi che avrebbero poi caratterizzato il regime di Mao Zedong: collettivizzazione delle terre tramite persecuzione ed eliminazione dei “contadini ricchi”, soppressione di ogni forma di libertà personale, creazione di un vero e proprio culto marxista, inculcato sin dalle scuole primarie, irreggimentazione della società in organizzazioni di Partito fin dall’infanzia. Col passare del tempo, il marxismo si è fuso con un vero e proprio culto della personalità attivamente promosso da Mao. Esecuzioni sommarie, eseguite in pubblico dopo processi “di popolo”, sessioni di autocritica, uso sistematico della tortura per estorcere confessioni da cui ricavare tante altre condanne, erano metodi molto comuni, soprattutto nelle due grandi purghe del 1930-31 e del 1942-43. In questa fase della storia del comunismo la persecuzione della Chiesa cattolica e dei cristiani protestanti è un capitolo solo marginale, sia perché non erano state occupate aree ad alta densità cristiana, sia perché i nemici prioritari erano altri: contadini “ricchi”, vere o presunte spie nazionaliste e comunisti non allineati a Mao, poi, dall’inizio della guerra con il Giappone, anche veri o presunti collaborazionisti. Tuttavia, il Partito non faceva mistero di essere nemico di tutte le religioni, considerate come un residuo feudale da abbattere.

La prima grande persecuzione dei cristiani, cattolici in particolare, avvenne negli anni 50, dunque all’indomani della presa del potere di Mao. La prima vittima non fu un sacerdote o un missionario, ma un consigliere militare italiano, Antonio Riva, arrestato nel 1950, assieme al giapponese Ryuichi Yamaguchi, con l’accusa di aver cospirato per uccidere Mao. L’esecuzione di Riva avvenne in pubblico, a Pechino, nei pressi del Ponte del Cielo, il 17 agosto 1951. Il “processo” servì soprattutto a montare l’opinione pubblica cinese contro il Vaticano. “Mao era molto interessato al Vaticano – sostengono Jung Chang e Jon Halliday nella loro biografia non autorizzata del dittatore – in particolare alla sua capacità di ispirare devozione al di là dei confini nazionali e i visitatori italiani vennero spesso bersagliati di domande sull’autorità del Papa. La perseveranza e l’efficacia dei cattolici allarmarono il regime che si servì dell’episodio fasullo dell’attentato (quello di cui era stato accusato Riva, ndr) per accelerare la presa di possesso delle istituzioni cattoliche, fra cui scuole, ospedali e orfanatrofi. Una campagna diffamatoria ben sopra le righe accusò le suore e i preti di una serie di atti efferati, dall’omicidio puro e semplice al cannibalismo, fino agli esperimenti medici sui neonati”.

La grande purga dei cattolici, uno degli episodi della più ampia campagna contro i “controrivoluzionari” portò alla quasi completa estinzione della Chiesa in Cina. Dal 1950 al 1955 i missionari stranieri cattolici passarono da 5500 a una decina. Una volta cacciati o imprigionati i missionari, liberatisi di testimoni autorevoli, i comunisti passarono subito alla persecuzione dei cattolici cinesi, che allora erano circa 3 milioni. Secondo le stime del Libro nero del comunismo, nel solo 1955 vennero arrestati 20mila cattolici. Negli anni successivi gli arresti furono nell’ordine delle centinaia di migliaia.

Anche dal 1966 al 1976, negli anni della Rivoluzione Culturale, i cattolici vennero di nuovo presi di mira dal regime comunista. In quella occasione, non si salvarono dalla furia della Guardie Rosse neppure i cattolici ufficiali, quelli dell’Associazione patriottica. Del decennio più turbolento della Cina comunista si conosce ancora poco. Asia News, con un articolo di don Sergio Ticozzi ricorda alcuni degli innumerevoli episodi di violenza e di martirio, chiese devastate e saccheggiate, sacerdoti e suore uccisi in odio alla fede. L’intento della Rivoluzione Culturale era esplicito: sradicare la fede, per imporre il culto maoista, ormai divenuto una vera religione. Almeno la Rivoluzione Culturale è riconosciuta anche dall’attuale Partito Comunista come una parentesi nera della sua storia. Benché alcune sue caratteristiche siano vive e vegete, soprattutto da quando Xi Jinping è diventato presidente. La stessa trasformazione della Chiesa in un megafono della propaganda del Partito, la rieducazione sistematica di chi non si allinea, la distruzione di chiese e la rimozione di croci, la mutilazione di edifici religiosi o la loro trasformazione in centri sociali del Partito, sono tutte caratteristiche che oggi vengono giustificate con la “sinizzazione” della religione, con la volontà di creare un “cristianesimo con caratteristiche cinesi”. Ma quando i fedeli, anche in casa loro, sono costretti a rimuovere simboli religiosi e immagini di Gesù per sostituirli con i ritratti di Mao o Xi Jinping, è ancora la prosecuzione della Rivoluzione Culturale, pur con altri metodi. E’ una storia che si ripete, proprio perché non può essere studiata. E i cattolici cinesi, testimoni diretti delle persecuzioni comuniste, non solo non possono ricordare i martiri, ma ora saranno anche costretti a celebrare le gesta dei carnefici.

Stefano Magni

Lettera alla legge naturale (visto che nessuno le scrive). Di Alfredo Maria Morselli

(www.lanuovabq.it)

Carissima legge naturale,
Il mio caro Vescovo, Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Matteo Maria Zuppi (che saluto filialmente), ha scritto una Lettera alla Costituzione italiana. Seguendo il Suo esempio, ho pensato di scrivere a Te: vedendo che sei così dimenticata, trascurata, e che nessuno ti scrive, ti scrivo io, povero parroco di un paesino di montagna.

Non c’è più pietas per gli anziani e tu hai più anni della Costituzione italiana, che al tuo confronto è meno di una neonata. Tu esisti da quando è stato creato il cuore del primo uomo, e sei come relegata in casa di riposo. L’assemblea costituente che ti ha generato era composta da Tre Persone non elette, ma, a differenza dei non eletti che attualmente governano l’Italia, avevano tutto il diritto di promulgarti.

Erano l’On. Padre, l’On. Figlio, e l’On. Spirito Santo. Pur non conoscendo personalmente gli Autori, anche i pagani ti hanno riconosciuto nel profondo del loro cuore e hanno compreso che ciò che percepivano non era farina del loro sacco, ma opera di qualcuno più grande di loro.

Ad esempio Cicerone aveva già spiegato che «certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si riscontra in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti richiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall’errore; ma essa però non comanda o vieta inutilmente agli onesti né muove i disonesti col comandare o col vietare. A questa legge non è lecito apportare modifiche né toglierne alcunché né annullarla in blocco, e non possiamo esserne esonerati né dal Senato né dal popolo, né dobbiamo cercare come suo interprete e commentatore Sesto Elio; essa non sarà diversa da Roma ad Atene o dall’oggi al domani, ma come unica, eterna, immutabile legge governerà tutti i popoli ed in ogni tempo, ed un solo dio sarà comune guida e capo di tutti: quegli cioè che elaborò e sanzionò questa legge; e chi non gli obbedirà, fuggirà se stesso e, per aver rinnegato la stessa natura umana, sconterà le più gravi pene» (1).

Tu non permetti all’uomo di decidere ciò che è giusto, ma insegni agli uomini a fare i giusti. Non ti moltiplichi in mille articoli o commi, ma sei di poche parole; in dieci parole dici già tutto a chi vuole intendere.

Non permetti di uccidere l’innocente, nemmeno nel grembo della madre. Non permetti il divorzio, non permetti l’adulterio, non tolleri la menzogna, esigi la famiglia formata indissolubilmente da un uomo e una donna, e non chiami genitore uno o due il padre e la madre. Non permetti in pratica ciò che tante costituzioni non solo permettono, ma dichiarano “incostituzionale” il contrario.

Non permetti che l’uomo si ponga come centro assoluto, non sei “naturalista”, ma rimandi a un ordine superiore, non creandolo tu stessa, ma quasi aspettando un cenno dall’alto. Ci dici che siamo fratelli, ma ci dici che per esserlo dobbiamo avere lo stesso Padre.

Sei molto discreta, o Legge naturale; non imponi vaccini, non dici di accogliere indiscriminatamente tutti gli immigrati; ma ci dici di amare la vita e di essere solidali, e lasci all’uomo il compito di decidere prudentemente e generosamente come.

Sopra di Te non c’è una corte costituzionale, e neppure un parlamento, perché sei immutabile, come la natura umana. La ragione può leggerti, ma non ti può contraddire.

Accetti di buon grado che il Magistero della Chiesa ti ricordi agli uomini quando questi, feriti dal peccato e attratti un po’ troppo dal male, fanno finta di non sentirti e dimenticano qualche tuo dettame.

Ma anche il Magistero non si mette sopra di Te, ma ti ribadisce inchinandosi alla Tua autorità. O cara legge naturale, così dimenticata e negletta, ma così grande ed eterna, ricevi l’omaggio non di un Cardinale, ma di un povero parroco; a Bologna c’è un proverbio che dice “Piuttosto che niente, meglio… piuttosto”.

Ma quando trionferà il Cuore Immacolato di Maria – e trionferà sicuramente, perché la Madonna a Fatima non era in campagna elettorale e, a differenza di tanti politici che invocano la costituzione, mantiene le promesse – riceverai di nuovo gli onori dovuti, gli onori della fede e della ragione, ovvero – come diceva S. Giovanni Paolo II – delle ali dell’anima umana per volare fino a Dio.

Alfredo Maria Morselli

 

(1) “Est quidem vera lex recta ratio naturae congruens, diffusa in omnis, constans, sempiterna, quae vocet ad officium iubendo, vetando a fraude deterreat; quae tamen neque probos frustra iubet aut vetat nec improbos iubendo aut vetando movet. Huic legi nec obrogari fas est neque derogari aliquid ex hac licet neque tota abrogari potest, nec vero aut per senatum aut per populum solvi hac lege possumus, neque est quaerendus explanator aut interpres Sexus Aelius, nec erit alia lex Romae alia Athenis, alia nunc alia posthac, sed et omnis gentes et omni tempore una lex et sempiterna et immutabilis continebit, unusque erit commune quasi magister et imperator omnium deus: ille legis huius inventor, disceptator, lator; cui qui non parebit, ipse se fugiet ac naturam hominis aspernatus hoc ipso luet maximas poenas”; Cicerone, De Republica, III, 22,33.