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Card. Sarah: “Anche la politica è un luogo privilegiato per testimoniare la presenza di Cristo”

El cardenal Robert Sarah, ha escrito el prólogo de uno de los últimos libros de Homo Legens, Tomás Moro. La luz de la conciencia. El purpurado guineano destaca el importante papel de los laicos a la hora de testimoniar la fe, también en sectores como la política.

Les ofrecemos el escrito del cardenal Sarah:

Doy gracias al autor por haberme enviado amablemente su obra Tomás Moro. La luz de la conciencia. Al presentar este ensayo deseo, ante todo, felicitar su elección de estudiar la figura de un cristiano laico que en su tiempo ocupó cargos de enorme responsabilidad y los vivió a la luz de su fe en Cristo y en la Iglesia. El ejemplo de Tomás Moro nos sugiere que ningún ambiente está excluido de la presencia de Cristo y que estamos llamados a transformar el mundo a través de la fe. También la política es un lugar privilegiado para este testimonio.

A este respecto me gusta recordar el Concilio Vaticano II, que puso un gran énfasis en el papel de los laicos, los cuales pueden ser testigos de Cristo en el mundo. Tomás Moro fue un gran ejemplo para muchos otros a lo largo de la historia de la Iglesia. Hay que decir que esta tarea peculiarmente laical debe encontrar, también hoy, una expresión adecuada. La Iglesia no puede desarrollar plenamente su misión, que es también la de iluminar el mundo a través de la fe, sin la contribución fundamental de laicos debidamente formados y motivados.

Un segundo aspecto que me gustaría resaltar es la elección del tema de la conciencia. Demasiado a menudo una mentalidad individualista empuja a pensar que la conciencia se identifica con las convicciones del yo. Y son pocas las ocasiones en las que recordamos que la conciencia es, ante todo, un lugar de escucha. Para Tomás Moro esta escucha significó sacrificar su yo, su posición de poder, su vida y, diría también, la de su familia, para ser fiel a la verdad que Dios le manifestó. La raíz de su martirio es la fidelidad a la conciencia, en la que reconoció la voz de Dios. Por esto es santo.

Santo Tomás Moro es un maravilloso don de la Providencia a los responsables políticos y a toda la humanidad. Recuerda constantemente a todo hombre digno de este nombre que debe seguir siendo verdadero, honesto, fiel a Dios y al discernimiento íntimo de la propia conciencia.

Es lo que san Juan Pablo II quiso recordar al mundo cuando, hablando de santo Tomás Moro, declaró: «De la vida y del martirio de santo Tomás Moro brota un mensaje que a través de los siglos habla a los hombres de todos los tiempos de la inalienable dignidad de la conciencia, la cual, como recuerda el Concilio Vaticano II, “es el núcleo más secreto y el sagrario del hombre, en el que está solo con Dios, cuya voz resuena en lo más íntimo de ella” (Gaudium et spes, 16). Cuando el hombre y la mujer escuchan la llamada de la verdad, entonces la conciencia orienta con seguridad sus actos hacia el bien. Precisamente por el testimonio, ofrecido hasta el derramamiento de su sangre, de la primacía de la verdad sobre el poder, santo Tomás Moro es venerado como ejemplo imperecedero de coherencia moral»[1].

La conciencia no es solo el sentimiento individual inmediato, sino más bien una determinación íntima y fuerte a la que no podemos llegar si no es gracias a un largo trabajo de oración, de profundización, de reflexión y de búsqueda interior.

Mártir de la conciencia, Tomás Moro manifiesta de manera particularmente adecuada para nuestra época, tan reacia a cualquier conformismo, el sentido de la justicia y la fecundidad política, el sentido de la Tradición, de las costumbres y la moral.

Ojalá Tomás Moro pueda de verdad enseñar también al hombre de hoy a abrirse a esta voz de la verdad divina, porque solo esto permite al hombre respetar profundamente a su prójimo. Tomás Moro se convirtió en víctima del poder que aplasta a los débiles porque su conciencia le habló de la voluntad de Dios, que es voluntad de bien, nunca de mal.

 Felicito al autor por esta importante obra y deseo que pueda ser motivo de reflexión y de profundización para sus lectores.

Cardenal Robert Sarah

[1] Juan Pablo II, Carta apostólica en forma de motu proprio para la proclamación de santo Tomás Moro como patrono de los gobernantes y de los políticos, 1. [Texto español disponible en: http://www.vatican.va/content/john-paul-ii/es/motu_proprio/documents/hf_jp-ii_motu-proprio_20001031_thomas-more.html].

Nasce un nuovo partito cattolico. Ecco il Manifesto.

Il Manifesto e l’elenco dei primi sottoscrittori

PER LA COSTRUZIONE DI UN SOGGETTO POLITICO “ NUOVO” D’ISPIRAZIONE CRISTIANA E POPOLARE

Nov 5, 2019

 

       Preambolo

Quello che segue è un Manifesto, e non (ancora) un Programma Politico. Esso mira a definire l’orizzonte entro il quale il nuovo soggetto politico intende muoversi per giungere ad articolare le “ policies” e per chiarire il suo modo di agire.

 

  1. La nostra è una stagione straordinaria

Le condizioni dell’Italia richiedono interventi straordinari, nei metodi e nei contenuti.

Le gravi difficoltà sociali, economiche e morali del nostro Paese, analoghe a quelle dei paesi del mondo occidentale, confermano quanto l’opzione riformista sia inadeguata, giacché il nostro tempo è connotato da fenomeni di portata epocale quali quelli della nuova globalizzazione, della quarta rivoluzione industriale, dell’aumento sistemico delle diseguaglianze sociali, degli straordinari flussi migratori, delle questioni ambientali e climatiche, della caduta di valori etici, nelle sfere sia del privato sia del pubblico. Le passioni ideali della solidarietà e della tensione civica sono sostituite da egoismi sociali e dall’individualismo libertario. Non basta allora “ri-formare”, occorre piuttosto “tras-formare”.

La Politica deve tornare a svolgere un ruolo fondamentale per la rigenerazione della vita pubblica, avanzando un nuovo modello di sviluppo inclusivo e solidale che, anche in riferimento alle prospettive indicate dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite con i suoi 17 obiettivi di sviluppo, sia in grado di sconfiggere le povertà e risolvere la complessa equazione che tiene insieme impresa, produzione, lavoro, consumi.

Il lavoro per tutti, da considerare quale primo obiettivo politico; il sistema produttivo da rilanciare, anzitutto nel Mezzogiorno; le Istituzioni, lo Stato e i partiti da riformare; la famiglia e la generazione e l’educazione dei figli da sostenere;  il sistema formativo e la Scuola da rianimare, all’interno di una più generale risposta alla grave condizione giovanile; lo sviluppo equilibrato e sostenibile e la lotta al degrado ambientale sollevano condivise attese, ma al tempo stesso, costituiscono motivi di  un intervento pubblico generoso.

Questi obiettivi trovano fondamento nel riconoscimento della Persona, della sua dignità in tutti gli stadi della vita, dal momento del concepimento fino alla sua conclusione naturale, e della famiglia che resta il primo insostituibile nucleo umano e sociale.

Le relazioni internazionali, soprattutto quelle dell’Europa e del Mediterraneo, cambiano e portano nuove trepidazioni per il mantenimento della Pace, messa a repentaglio dall’indebolimento degli organismi sovranazionali e dall’inaccettabile corsa agli armamenti.

Di fronte a tutti questi problemi, fortemente debilitato appare l’insieme del sistema politico ed istituzionale. Inevitabili le conseguenze sul funzionamento della cosa pubblica, centrale e locale, a partire dalla Giustizia e dall’apparato burocratico. Crescente è l’insoddisfazione da parte dei cittadini sempre più estraniati e distanti, persino dalle urne. Si deve rispondere a queste insoddisfazioni e ridare speranza alla nostra gente. Il centralismo statalista non nuoce solo alla società civile, ma anche al principio dell’autogoverno responsabile dei territori.

Riteniamo che oggi vi siano le condizioni per dare vita ad una nuova forza popolare aperta a credenti e a non credenti attorno ad un progetto politico di rinascita del Paese e dell’Europa. Tale progetto dovrà emergere ed essere precisato tramite il confronto democratico ed il dialogo tra tutte le persone e le forze che si ispirano ai medesimi principi qui sotto enunciati, superando le divisioni ed i personalismi del passato.

  1. Necessità di ripartire da un “pensiero forte”

Ha scritto Montesquieu: “La corruzione dei governi comincia sempre dalla corruzione dei princìpi”. I princìpi sono indispensabili perché indicano la direzione verso cui andare per realizzare il “bene comune”, inteso come il bene di tutti gli uomini e di tutto l’uomo

Il nuovo soggetto politico contribuirà alla riscoperta di un “pensiero forte” nel riferimento ai principi della Costituzione, del Pensiero sociale della Chiesa e delle varie dichiarazioni sui Diritti dell’uomo.

Molti dei problemi italiani sono dovuti a un sistema bipolare che ha provocato divisioni e divaricazioni nella società, senza assicurare la governabilità, e ha reso più difficile il rapporto degli eletti con i loro elettori e con i territori di riferimento.

C’è dunque da definire un sistema elettorale sostanzialmente proporzionale – con le dovute soglie – capace di ridare viva voce e piena rappresentatività a tutti i settori vitali della società, valorizzando il ruolo del Parlamento e degli organi elettivi ad ogni livello, nel quadro di una forte affermazione della democrazia rappresentativa e partecipata.

Ci ispiriamo al modello di democrazia liberale basato su partecipazione, rappresentatività, equilibrio, volontà di inclusione, realismo, ragionevolezza e concretezza.

3. Gli interventi necessari

Ecco le nostre proposte:

3.1) Contrastare quelle forme della politica (populista o sovranista) che umiliano i corpi intermedi della società, privati della capacità di proposta e di indirizzo. Ciò implica il passaggio verso un modello di ordine sociale fondato su Stato, Mercato, Comunità, in cui i corpi intermedi siano valorizzati per le loro proprie specificità.

3.2) Favorire il recupero delle energie vitali della società civile, molte delle quali sono promosse e consolidate dall’esperienza cristiana. Somma di intelligenze, di organismi, di capacità e di punti di vista, devono essere coinvolte il più possibile nei processi di partecipazione da cui scaturiscono idee, progetti e risultati migliori. Deve essere valorizzata e sostenuta quella rete fatta di partecipazione generosa, spontanea e benefica che, parte del più generale volontariato civile, si occupa delle disuguaglianze, dell’aiuto agli ultimi, ma anche della dimensione spirituale e culturale per rispondere alla necessità di curare le relazioni di chi è solo e abbandonato, molto spesso nell’assoluto disinteresse o in sostituzione del pubblico intervento.

Ciò significa anche ripensare il ruolo e l’organizzazione dello Stato, in particolare per quanto riguarda la piena attuazione del Titolo V della Costituzione sul sistema delle Autonomie locali e un riconoscimento delle funzioni proprie del Comune, della Provincia o Città Metropolitana e della Regione.

La presenza dello Stato deve tornare ad essere finalmente orientata verso una funzione di garanzia e di servizio per il cittadino, le famiglie e le organizzazioni intermedie. E’ necessario, così, partire per prima cosa dal ripensare  la Pubblica amministrazione mettendola al servizio delle persone e della Legge, e non il contrario, e correggere tutte le distorsioni che impediscono al cittadino di uscire da una posizione di subalternità.

3.3) La famiglia – da considerarsi come una risorsa oltre che un bene in sé da tutelare – deve vedere riconosciuta la propria essenza e funzione, perché in essa prende forma la vita umana. In essa si articolano le più dirette relazioni interpersonali, si crescono e si formano i figli che un uomo e una donna decidono liberamente di concepire come atto di amore e di fiducia verso il loro futuro e quello dell’intera società. La famiglia è spesso l’ambito in cui si vive anche la conclusione della propria vita e ad essa ci si affida perché possa essere la più naturale e dignitosa possibile. La sollecitudine pubblica verso la famiglia deve diventare, allora, un insieme di impegni che riguardano la valorizzazione della Persona e della coesione sociale, oltre che portare un sostegno all’economia generale.

Nel “deserto” della natalità cui assistiamo, devono essere consentiti il diritto reale alla procreazione, il sostegno lungo l’intero processo educativo dei figli e la funzione di primo presidio di cura delle disabilità e dei tanti disagi fisici e di relazione affrontati, spesso, senza poter contare su aiuti sostanziali. Aiuti sostanziali che, nello spirito dell’art.1 della legge 194, dovrebbero servire a scoraggiare l’aborto e favorire il diritto alla maternità e alla paternità.

3.4) La crisi del sistema economico capitalistico e l’influsso della cosiddetta finanziarizzazione sollecitano a cogliere le trasformazioni in atto e a promuovere nuove politiche industriali, sostenendo i processi di innovazione ed internazionalizzazione in particolare delle PMI, dell’artigianato, dell’agricoltura, dell’agroalimentare e del turismo, e a dirigerci verso un’economia civile di mercato, disegnata dagli art. 41, 42 e 46 della nostra Costituzione, finalizzata alla prosperità inclusiva, cioè non solo a vantaggio di pochi. Solo la costruzione di società “generative” può consentire a ciascuno di raggiungere la propria realizzazione. In esse, infatti, non si umilia quanti sono in difficoltà con provvedimenti di paternalismo di Stato e/o di conservatorismo compassionevole. Si tratta, invece, di attuare politiche che tutelino, in modo congiunto, la persona, la società, la natura, come proclama con vigore la Laudato Sì.

Tutelare la natura significa avviare una transizione ecologica, tecnicamente e finanziariamente possibile, unica prospettiva di sviluppo e di competitività in grado di affermarsi in un’economia in via di ristrutturazione con la “circolarità” e la sostenibilità ambientale delle opere pubbliche, come quelle civili. Si osserva che la prima vera grande opera pubblica da realizzare è il mantenimento continuo di tutte quelle pubbliche.

Da aggiungere il grande potenziale di occasioni di lavoro, ancora non valorizzato appieno, rappresentato dall’immenso campo dei beni culturali.

3.5) La tutela della Persona e della società si concretizza anche nell’adozione di una politica volta alla piena occupazione, con misure volte alla riduzione del costo del lavoro, a favorire il nesso tra remunerazioni e produttività, a rilanciare un piano di investimenti per lo sviluppo dei settori strategici – in grado di assicurare e sostenere le condizioni per la ricchezza di senso della vita di ciascuno, e con il superamento delle attuali scandalose diseguaglianze sia sociali, sia territoriali tra Nord e Sud.

3.6) La riforma del welfare, da lasciare in ogni caso universalista, deve passare dal modello di welfare state al modello del “welfare di comunità”, grazie al quale è l’intera società, non solo lo Stato, a farsi carico del benessere di coloro che in essa vivono, con l’apporto degli enti pubblici, delle imprese e della società civile organizzata attorno alla famiglia. Si tratta dunque di dare ali al principio di sussidiarietà circolare (cfr. l’articolo 118 della Carta Costituzionale).

3.7) L’urgenza di avviare la rigenerazione del comparto Scuola – Università è sotto gli occhi di tutti. Non basta parlare di riqualificazione e/o di riforme di Scuola e Università. E’ l’impianto culturale che va mutato: Scuola e Università devono tornare ad essere luoghi di educazione morale e civica e non solamente di istruzione e/o formazione. Ce lo chiede lo stesso mondo del lavoro che dà oggi alle cosiddette “soft skills” (integrità morale, reputazione, capacità relazionali, di risoluzione dei problemi, resilienza, ecc.) un’importanza almeno pari, se non superiore a quella alle nozioni acquisite. L’obiettivo è quello di giungere ad un “patto educativo” per aprire orizzonti nuovi alla nostra società.

Una particolare attenzione deve essere portata alla libertà di educazione e all’insegnamento scolastico assicurato dalle scuole paritarie, ovviamente garantiti nel quadro nazionale fissato in materia dallo Stato. Anche il sistema educativo dev’essere completamente ripensato dando spazio e favorendo la partecipazione delle realtà sociali, tra queste preminente quella delle famiglie. Il “ patto educativo” di cui sopra deve partire dal coinvolgimento, più ampio di come sia stato assicurato formalmente finora, di quanti non debbono restare estranei alla formazione e alla crescita di bambini, ragazzi e giovani. Possono, invece, portare un contributo fondamentale per assicurare una “ unità d’intenti” necessaria a garantire un sostegno concreto e continuo ai processi formativi dei nostri figli.

3.8) La corruzione non è mai stata contrastata adeguatamente. Questo gravissimo fenomeno, favorito purtroppo da un diffuso mal costume di base, ripropone la presenza e il peso di organizzazioni malavitose da combattere con decisione. Così come deve essere contrastata la presenza di gruppi di pressione più o meno occulti in grado di condizionare la vita dei partiti, la gestione pubblica e, persino, la più generale amministrazione giudiziaria. Al fine di contrastare l’indebita pressione esercitate dalle “ lobbies” sulle procedure di assunzione delle decisioni pubbliche e perché queste siano assunte per il conseguimento dell’interesse generale, si darà corso ad una riforma dei regolamenti parlamentari volta ad invertire il ruolo delle istituzioni e degli interessi. Le istituzioni chiameranno nella sede della formazione delle decisioni gli interessi rappresentativi (senza appesantimento della speditezza delle decisioni). Si otterrà così il risultato dell’imputazione alle forze parlamentari della decisione assunta, sulla quale si potrà esercitare il controllo da parte del corpo elettorale. La corte Costituzionale eserciterà il suo sindacato sul rispetto della procedura di chiamata degli interessi rappresentativi nella sede di formazione della legge. Si porrà mano, finalmente ad una legge sulla rappresentanza dei corpi intermedi.

3.9) L’evasione e l’elusione fiscale hanno raggiunto oramai livelli insopportabili e limitano le possibilità di alleviare il grave peso gravante su imprese, famiglia e ceto medio e di investire in innovazione e formazione. Il carico fiscale deve basarsi su di un adeguato criterio di progressione in grado di garantire l’equità, come richiesto dalla totalità delle principali categorie economiche e sociali. In ogni caso, si deve costituzionalizzare il divieto di ricorso ad ogni tipo di condono, generatore principale della corruzione diffusa nel Paese.

3.10) Gli accordi commerciali e nelle regole della concorrenza, come in quelle degli appalti, devono andare oltre l’idolatria del prezzo minimo come unico criterio. La qualità di una regola economica è riconosciuta, infatti, non solo per la sua capacità di aumentare il benessere del consumatore, ma anche nel promuovere la dignità del lavoro, la tutela della salute, la salvaguardia dell’ambiente.

3.11) L’impegno per una politica estera pro-Europa deve essere volto ad una modifica di non pochi dei punti qualificanti i Trattati, quali l’inserimento della piena occupazione tra gli obiettivi della BCE, il rafforzamento degli strumenti per far fronte agli squilibri intra-Unione, l’allargamento dei poteri decisionali e di controllo del Parlamento Europeo in materia di politica economica e fiscale e di PESC). Si tratta, infatti, di realizzare condizioni effettive di equità tra tutti i paesi e i popoli dell’Unione. Pensiamo all’Europa come avrebbe dovuto essere: libera, aperta, lungimirante, coraggiosa e coesa. Un’Europa dei valori e dei diritti, nella quale è fondamentale essere più presenti, più credibili e più autorevoli. L’Europa deve avere il coraggio di avviare anche politiche comuni ed unitarie in materia fiscale e della difesa. Deve altresì farsi carico del macro fenomeno delle immigrazioni in maniera continua e strategica, anche riprendendo e rafforzando quelle politiche di cooperazione allo sviluppo nelle aree dei paesi emergenti abbandonate nei decenni scorsi. Non possono essere i singoli paesi europei, o gli scontri tra i paesi, a risolvere un problema tanto enorme. La doverosa accoglienza deve tenere conto delle possibilità dello stato di arrivo, deve essere partecipata da tutte le nazione europee e seguita da idonee politiche d’integrazione, assicurando il coinvolgimento dell’intera Europa.

3.12) A livello globale, la nuova forza politica dovrà agire per costruire autentiche istituzioni di pace e rivedere gli Statuti delle grandi istituzioni internazionali alla luce del principio del governo dei molti e sulla base del concetto che è “lo sviluppo il nuovo nome della pace”, nella luce di un universalismo affrancato dagli egoismi dei più forti e diretto a raggiungere un progressivo disarmo di tutti gli armamenti, a partire da quelli nucleari. In questo senso riteniamo che: la tratta degli esseri umani debba essere dichiarata crimine contro l’umanità; debba essere rinegoziato l’accordo TRIPS il quale sta determinando una concentrazione della conoscenza, come mai visto nel passato,  causa prima della concentrazione di redditi e di ricchezza; sia necessario operare affinché la scienza e la tecnologia, oltre ad essere sempre più condivise, siano sempre più finalizzate alla crescita di tutti gli esseri umani; occorre dichiarare illegali i contratti di “land grabbing”  (accaparramento delle terre), vera e propria pratica di neocolonialismo.

3.13) Questo progetto “neoumanista” d’ispirazione cristiana deve accogliere la dimensione della trascendenza, orizzontale e verticale. Si tratta, nella stagione attuale di accelerata digitalizzazione, di rispondere alla grande sfida di natura antropologica ed etica rappresentata dalla tesi del superamento della dimensione umana. Si promette di giungere alla creazione di “macchine” dotate, oltre che di intelligenza artificiale, anche di coscienza artificiale. Per quanto si apprezza e si sostiene il progresso scientifico e tecnologico e l’avanzamento dell’high-tech, non si può abdicare alla piena umanità dell’uomo, al rispetto della Persona, del suo ruolo e della sua funzione nella società. Il progresso scientifico e tecnologico non può sostituire l’orizzonte della trascendenza ed essere concepito in alternativa alle le esigenze di una crescita culturale ed intellettuale d’impronta umanistica, oltre che alla complessità di sentimenti e di sensibilità destinate a dare un senso alla vita di tutte le donne e di tutti gli uomini.

 4 Estendere le libertà, rafforzare la democrazia, promuovere la solidarità

Con la concordia anche le piccole cose crescono. Riteniamo che il nostro bene e la nostra felicità dipendano non solo dai beni di giustizia, ma pure da quelli di “gratuità”. La grande scarsità di cui oggi soffre la nostra società è proprio quella di questo tipo di beni, assieme a quelli di partecipazione e coinvolgimento sulla base dello spirito di servizio e del disinteresse personale.

La politica rinuncia al proprio ruolo primario, quello di perseguire il bene comune della famiglia umana e scade al livello dello sterile calcolo di interessi contrapposti, se non prende atto di quella scarsità e non provvede a porvi rimedi.

Sovranismi e populismi sono risposte alla paura, non ai problemi che, anzi, alla fine, per esperienza storica, degradano in conflitti armati.

Per questo, siamo aperti a chi desidera estendere le libertà e rafforzare la democrazia e intende ritrovarsi attorno ai principi morali e solidali su cui si basa ogni convivenza civile e si salvaguardano la dignità della Persona, il ruolo della Famiglia, la Giustizia sociale.

Vogliamo, Insieme, portare una voce nuova nella politica italiana ed europea ricercando il massimo della convergenza e della condivisione intorno a progetti realmente in grado di rispondere alle necessità ed alle attese del mondo di oggi.

 

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Che cosa è cambiato in due anni tra i vescovi cinesi. Il fallimento dell’accordo del 2018

Che cosa è cambiato in due anni tra i vescovi cinesi. Il fallimento dell’accordo del 2018

22.06.2020

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Il prossimo 22 settembre, al compiere dei suoi due anni, l’accordo segreto siglato nel 2018 tra la Santa Sede e la Cina sulla nomina dei vescovi “scadrà”. L’ha detto il 7 giugno l’arcivescovo e diplomatico Claudio Maria Celli, protagonista da lunga data dei contatti tra le due parti.

Ed ha aggiunto:

“Penso che probabilmente dovremo riconfermarlo per ancora uno, due anni, ma ancora la Santa Sede non ha preso una decisione al riguardo, che verrà poi comunicata alle autorità cinesi”.

Celli ha riconosciuto che il negoziato “non è un cammino facile”, poiché vi sono “nodi che permangono” e “situazioni che lasciano più che pensosi, direi preoccupati”.

In effetti, dopo quasi due anni dalla stipula dell’accordo, per la Santa Sede il bilancio è disastroso.

*

Senza contare Hong Kong e Macao che hanno uno statuto a parte, le diocesi e le prefetture apostoliche in Cina sono 135, E di queste, al momento della firma dell’accordo, quelle rette da un vescovo erano solo 72, poco più della metà.

Oggi quelle con alla testa un vescovo sono ancora ferme a 72. Quindi con quasi altrettante diocesi che continuano a restare vacanti, nonostante tra le finalità della Santa Sede, con la sigla dell’accordo, ci fosse proprio quella di colmare questi vuoti.

Le uniche due nuove ordinazioni episcopali avvenute dopo il 22 settembre 2018 – quelle di Antonio Yao Shun, ordinario della diocesi di Jining, e di Stefano Yu Hongwei, coadiutore della diocesi di Hanzhong – sono entrambe dell’aprile del 2019 ed erano state concordate prima della firma dell’intesa.

Ma è istruttivo analizzare più in dettaglio le variazioni intervenute in questi ultimi due anni.

*

Alla vigilia della stipula dell’accordo, 50 diocesi cinesi erano rette da vescovi “ufficiali”, cioè riconosciuti sia da Roma che da Pechino, e 17 da vescovi “clandestini”, cioè riconosciuti da Roma ma non dal governo cinese.

In più, però, c’erano 7 vescovi colpiti da scomunica, 5 dei quali insediati dal regime in altrettante diocesi ritenute da Roma ancora vacanti, e 2 insediati invece in diocesi già rette da vescovi legittimi agli occhi di Roma, ma clandestini per le autorità cinesi.

Ebbene, all’atto della firma dell’accordo, papa Francesco ha revocato la scomunica a quei 7 vescovi e ha assegnato a ciascuno di loro il governo delle diocesi in cui si trovavano. Anche nelle due diocesi in cui c’erano già dei vescovi legittimi ma clandestini la soluzione adottata da Roma è stata di affidarne il governo ai due vescovi ex scomunicati. Per consentire ciò, nella diocesi di Shantou è stato esonerato il novantenne vescovo titolare, Pietro Zhuang Jianjian, mentre nella diocesi di Xiapu-Mindong è stato retrocesso ad ausiliare il sessantenne vescovo in carica, Vincenzo Guo Xijin.

In entrambi i casi questo passaggio di potere è stato tormentato, e nel secondo è tuttora lontano dall’essere appianato. Il coraggioso rifiuto del vescovo Guo di piegarsi ai “diktat” del regime inconciliabili con la fede cattolica, tra cui l’adesione scritta a una cosiddetta “Chiesa indipendente”, gli è costato un crescendo di ritorsioni, la cacciata di casa e la perdita completa della libertà.

A giudizio dei più accesi sostenitori vaticani dell’accordo – ai quali danno voce soprattutto il professor Agostino Giovagnoli della Comunità di Sant’Egidio e il direttore dell’agenzia “Fides” Gianni Valente – la diocesi di Xiapu-Mindong doveva essere la diocesi modello, quella che avrebbe ammaestrato il mondo sulla bontà dell’intesa tra il papa e la Cina.

Invece essa è proprio l’esempio dei continui cedimenti unilaterali della Santa Sede, senza alcuna contropartita minimamente rilevante da parte di Pechino.

Dell’immediata revoca, da parte del papa, della scomunica ai 7 vescovi più infeudati al regime si è detto. Ma viceversa, non risulta affatto che Pechino si sia mossa altrettanto alacremente a legittimare i vescovi clandestini.

Questi ultimi, all’atto della stipula dell’accordo, governavano 17 diocesi, mentre oggi ne governano 12. Ma solo a due, nel frattempo, le autorità cinesi hanno dato il benestare: a Pietro Jin Lugang, 65 anni, della diocesi di Nanyang, e a Pietro Lin Jiashan, 86 anni, della diocesi di Fuzhou. L’età avanzata di quest’ultimo non è un caso isolato. Tra i vescovi clandestini tuttora in carica altri quattro hanno più di 80 anni, e un altro è morto nel 2019 a 92 anni di età. C’è chi calcola sulla loro estinzione per legge naturale.

Quanto ai rimanenti, non sono certo trattati bene. Del vescovo Guo della diocesi di Xiapu-Mindong, retrocesso ad ausiliare e messo sotto sorveglianza, si è detto. Agostino Cui Tai, coadiutore della diocesi di Xuanhua, è agli arresti dal 2014. E Taddeo Ma Daqin, vescovo di Shanghai, è anche lui agli arresti domiciliari dal giorno della sua ordinazione nel 2012, destituito per essersi dissociato dall’Associazione patriottica dei cattolici cinesi, lo strumento con cui il regime controlla e irreggimenta la Chiesa. Non gli è valso a ottenere clemenza nemmeno l’atto di pubblica sottomissione a cui si è piegato nel 2015, tra gli applausi – anch’essi inutili – de “La Civiltà Cattolica”, che definì quel suo gesto un modello esemplare di “riconciliazione tra la Chiesa in Cina e il governo cinese”.

Per invocare la libertà a questi vescovi, la Santa Sede o il papa non hanno mai speso in pubblico nemmeno una parola. Per non dire del mistero che tuttora avvolge la scomparsa di due altri vescovi forse neppure più in vita: Giacomo Su Zhumin della diocesi di Baoding, che oggi avrebbe 88 anni, e Cosma Shi Enxiang della diocesi di Yixian, che di anni ne avrebbe 98. Del primo non si sa più nulla dal 1996, data del suo ultimo arresto, e del secondo dal 2001.

*

Ma non è tutto. Sono rimaste immutate, dopo l’accordo del 2018, anche le gerarchie nei due organismi chiave tramite i quali il regime domina la Chiesa cinese. Con i sette vescovi ex scomunicati in posizione preminente.

Uno di questi organismi è il Consiglio dei vescovi, un falso simulacro di conferenza episcopale, da cui sono esclusi i vescovi riconosciuti soltanto da Roma.

Ad esso spetta, secondo l’accordo, proporre al papa i nomi dei futuri vescovi, previa una pilotata “elezione” degli stessi nelle rispettive diocesi, da parte di rappresentanti – organici al regime – del clero, delle religiose e dei laici.

Alla testa di questo Consiglio dei vescovi ci sono tre degli ex scomunicati: Giuseppe Ma Yinglin della diocesi di Kunming come presidente, Giuseppe Guo Jincai della diocesi di Chengde come vicepresidente e segretario generale, e Vincenzo Zhan Silu della diocesi di Xiapu-Mindong come secondo vicepresidente.

Inoltre, sono vicepresidenti di questo organismo altri otto vescovi, tutti naturalmente con il timbro delle autorità cinesi: Giuseppe Li Shan della diocesi di Pechino, Giovanni Fang Xingyao della diocesi di Linyi, Giuseppe Shen Bin della diocesi di Haimen, Pietro Fang Jianping della diocesi di Tangshan, Paolo Pei Junmin della diocesi di Liaoning, Giovanni Battista Yang Xiaoting della diocesi di Yulin, Paolo He Zeqing della diocesi di Wanzhou, Giuseppe Yang Yongqiang della diocesi di Zhoucun.

L’altro organismo è la già citata Associazione patriottica dei cattolici cinesi.

Ne è presidente il vescovo Giovanni Fang Xingyao della diocesi di Linyi, mentre tra i vicepresidenti figurano quattro vescovi ex scomunicati: Giuseppe Ma Yinglin della diocesi di Kunming – lo stesso che presiede il Consiglio dei vescovi –, Paolo Lei Shiyin della diocesi di Leshan, Giuseppe Huang Bingzhang della diocesi di Shantou e Giuseppe Yue Fusheng della diocesi di Harbin-Heilongjiang.

Vicepresidente e segretario generale dell’associazione è il laico Liu Yuandong, mentre altre quattro vicepresidenze sono affidate ai vescovi Giuseppe Shen Bin della diocesi di Haimen e Paolo Meng Qinglu della diocesi di Hohhot, alla religiosa Wu Lin e alla laica Shi Xueqin.

*

Detto questo, qual è allora l’organico dei vescovi in Cina, aggiornato alla data di oggi?

Eccone qui di seguito l’elenco completo per categorie, con i nomi, l’anno di nascita e la diocesi di appartenenza.

Per un confronto con l’elenco dei vescovi alla vigilia dell’accordo tra la Santa Sede e la Cina basta ritornare a questo post di Settimo Cielo di due anni fa, basato su fonti vaticane efficacemente riordinate da Gianni Cardinale nel libro “Vescovi nella terra di Confucio”:

> Vescovi cinesi illegittimi, ufficiali, clandestini… Chi Francesco premia e chi no

Quel precedente elenco era del 5 febbraio 2018, ma valeva anche per il 22 settembre successivo, data dell’accordo, con l’unica variante della scomparsa di un vescovo morto il 15 giugno di quello stesso anno a 94 anni di età, Giuseppe Li Mingshu della diocesi di Qingdao.

*

1. VESCOVI “UFFICIALI” (RICONOSCIUTI SIA DA ROMA CHE DA PECHINO)

Vincenzo Zhan Silu, n. 1961, Xiapu-Mindong
Giuseppe Huang Bingzhang, n. 1967, Shantou
Giuseppe Liu Xinhong, n. 1964, Anhui
Paolo Lei Shiyin, n. 1963, Leshan
Giuseppe Ma Yinglin, n. 1965, Kunming
Giuseppe Guo Jincai, n. 1968, Chengde
Giuseppe Yue Fusheng, n. 1964, Harbin-Heilongjiang
Giuseppe Li Shan, n. 1965, Pechino
Francesco An Shuxin, n. 1949, Baoding
Pietro Feng Xinmao, n. 1963, Jingxian
Giuseppe Liu Liangui, n. 1964, Xianxian-Cangzhou
Giuseppe Sun Jigen, n. 1967, Yongnian-Handan
Pietro Fang Jianping, n. 1962, Yongping-Tangshan
Metodio Qu Ailin, n. 1961, Changsha
Giuseppe Tang Yuange, n. 1963, Chengdu
Giuseppe Chen Gong’ao, n. 1964, Nanchong
Paolo He Zeqing, n. 1968, Wanxian-Wanzhou
Giovanni Lei Jiaipei, n. 1970, Xichang
Pietro Luo Xuegang, n. 1964, Yibin
Giuseppe Cai Bingrui, n. 1966, Xiamen
Giuseppe Gan Junqiu, n. 1964, Guangzhou
Paolo Su Yongda, n. 1958, Beihai-Zhanjiang
Paolo Liang Jiansen, n. 1964, Jiangmen
Giuseppe Liao Hongqing, n. 1965, Meixian-Meizhou
Paolo Xiao Zejiang, n. 1967, Guiyang-Guizhou
Matteo Cao Xiangde, n. 1927, Hangzhou
Paolo Meng Qinglu, n. 1962, Hohhot
Giuseppe Li Jing, n. 1968, Yinchuan-Ningxia
Mattia Du Jiang, n. 1963, Bameng
Giuseppe Zhang Xianwang, n. 1965, Jinan
Giovanni Fang Xingyao, n. 1953, Linyi
Giuseppe Zhao Fengchang, n. 1934, Yanggu-Liaocheng
Giovanni Lu Peisan, n. 1966, Yanzhou
Giuseppe Yang Yongqiang, n. 1970, Zhoucun
Giuseppe Zhang Yinlin, n. 1971, Jixian-Anyang
Giuseppe Han Zhihai, n. 1966, Lanzhou
Nicola Han Jide, n. 1940, Pingliang
Giovanni Battista Li Sugong, n. 1964, Nanchang-Jiangxi
Francesco Savio Lu Xinping, n. 1963, Nanjing
Giuseppe Shen Bin, n. 1970, Haimen
Giuseppe Xu Honggen, n. 1962, Suzhou
Giovanni Wang Renlei, n. 1970, Xuzhou
Giovanni Battista Tan Yanquan, n. 1962, Nanning-Guanxi
Paolo Pei Junmin, n. 1969, Shenyang-Liaoning
Paolo Meng Ningyu, n. 1963, Taiyuan
Pietro Ding Lingbin, n. 1962, Changzhi
Giovanni Huo Cheng, n. 1926, Fenyang
Paolo Ma Cunguo, n. 1971, Shuoxian-Shouzhou
Antonio Dan Mingyan, n. 1967, Xi’an
Pietro Li Huiyuan, n. 1965, Fengxiang
Luigi Yu Runshen, n. 1930, Hanzhong
Stefano Yu Hongwei, n. 1975, coadiutore Hanzhong
Antonio Yao Shun, n. 1965, Jining
Giuseppe Han Yingjin, n. 1958, Sanyuan
Giovanni Battista Yang Xiaoting, n. 1964, Yan’an-Yulin
Giuseppe Martin Wu Qinjing, n. 1968, Zhouzhi
Giovanni Battista Ye Ronghua, n. 1931, Ankang
Giovanni Battista Wang Xiaoxun, n. 1966, coadiutore Ankang
Giuseppe Tong Changping, n. 1968, Tongzhou-Weinan
Pietro Wu Junwei, n. 1963, Xinjiang-Yuncheng
Pietro Lin Jiashan, n. 1934, Fuzhou
Pietro Jin Lugang, n. 1955, Nanyang

2. VESCOVI “CLANDESTINI” (RICONOSCIUTI DA ROMA MA NON DA PECHINO)

Vincenzo Guo Xijin, n. 1958, ausiliare Xiapu-Mindong, sotto sorveglianza
Tommaso Zhao Kexun, n. 1924, Xuanhua
Agostino Cui Tai, n. 1950, Xuanhua, coadiutore, in stato di arresto
Giulio Jia Zhiguo, n. 1935, Zhengding
Giuseppe Hou Guoyang, n. 1922, Chongqing
Giovanni Battista Wang Ruohan, n. 1950, Kangding
Pietro Shao Zhumin, n. 1963, Yongjia-Wenzhou
Giuseppe Gao Hongxiao, n. 1945, Kaifeng
Giovanni Wang Ruowang, n. 1961, Tianshui
Giovanni Pei Weizhao, n. 1966, Yujiang
Andrea Han Jingtao, n. 1921, Siping-Jilin
Giuseppe Wej Jingyi, n. 1958, Qiqihar-Heilongjiang
Giuseppe Zhang Weizhu, n. 1958, Xinxiang
Taddeo Ma Daqin, n. 1968, Shanghai, destituito e agli arresti

3. VESCOVI ”UFFICIALI” EMERITI

Stefano Yang Xiangtai, n. 1922, emerito Yongnian
Pietro Zhang  Zhiyong, n. 1932, emerito Fengxiang
Giuseppe Zhong Huaide, n. 1922, emerito Sanyuan

4. VESCOVI ”CLANDESTINI” EMERITI O RITIRATI

Pietro Zhuang Jianjian, n. 1931, emerito Shantou
Melchior Shi Hongzhen, n. 1929, coadiutore emerito Tianjin
Giuseppe Shi Shuang-xi, n. 1967, ausiliare emerito Yongnian
Placido Pei Ronggui, n. 1933, emerito Luoyang
Pietro Mao Qingfu, n. 1963, ritirato, Luoyang
Giuseppe Xing Wenzhi, n. 1963, ausiliare emerito Shanghai
Mattia Gu Zeng, n. 1937, emerito Xining
Giovanni Zhang Qingtian, n. 1956, ausiliare emerito Yixian
Giovanni Chen Cangbao, n. 1959, ritirato, Yixian

5. VESCOVI SCOMPARSI

Giacomo Su Zhimin, n. 1932, Baoding, scomparso dal 1966
Cosma Shi Enxiang, n. 1922, Yixian, scomparso dal 2001

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C’è infine il caso di un vescovo illegittimo sia per Roma che per Pechino: Paolo Wang Huiyao, nato nel 1959 e attivo nella diocesi di Zhouzhi, dove c’è già un vescovo “ufficiale”.

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Il discorso completo di Amy Coney Barrett di accettazione della nomina alla Corte Suprema fatta da Trump

www.sabinopaciolla.com  “Il giudice deve applicare la legge così come è scritta. I giudici non sono politici, e devono essere risoluti e mettere da parte qualsiasi opinione politica che potrebbero avere. Il presidente mi ha chiesto di diventare il nono giudice e si dà il caso che io sia abituata a far parte di un gruppo di nove: la mia famiglia“.

Il giudice Amy Coney Barrett, candidata dal presidente Trump alla Corte Suprema, ha tutti i requisiti per non piacere al mainstream: è cattolica, madre di 7 figli, pro-life e pro-family.

Se il Senato dovesse confermare la scelta del presidente, la Corte Suprema avrà guadagnato un giudice che svolgerà il suo compito con scienza e coscienza a servizio del paese.

Nel suo discorso di accettazione della nomina- pubblicato da lifesitenews –  con molta semplicità e franchezza mostra i valori, su cui fonda la sua vita, sintetizzabili in: Dio, patria e famiglia.

La traduzione è a cura di Wanda Massa.

 

Il giudice Amy Coney Barrett accetta la nomina di Trump alla Corte Suprema

Grazie mille, signor Presidente. Sono profondamente onorata dalla fiducia che lei ha riposto in me. Sono molto grata a lei e alla First Lady, al Vice Presidente e alla Second Lady, e a molti altri qui presenti per la sua gentilezza in questa occasione piuttosto travolgente. Capisco perfettamente che questa è una decisione importante per un presidente. E se il Senato mi farà l’onore di confermarmi, mi impegno ad assumermi le responsabilità di questo lavoro al meglio delle mie capacità. Amo gli Stati Uniti e amo la Costituzione degli Stati Uniti.

Sono veramente onorata dalla prospettiva di servire alla Corte suprema, se dovessi essere confermata. Mi ricorderò di chi mi ha preceduta. La bandiera degli Stati Uniti sventola ancora a mezz’asta in memoria della giudice Ruth Bader Ginsburg per segnare la fine della vita di una grande americana. Il giudice Ginsburg ha iniziato la sua carriera in un periodo in cui le donne non erano le benvenute nella professione legale. Ma non solo ha infranto le limitazioni imposte dalla società, ma le ha anche distrutte. Per questo ha conquistato l’ammirazione delle donne in tutto il paese e in tutto il mondo.

Era una donna di grande talento e importanza, la sua vita di servizio pubblico è un esempio per tutti noi. Particolarmente toccante per me è stata la sua lunga e profonda amicizia con il giudice Antonin Scalia, il mio mentore. I giudici Scalia e Ginsburg erano in forte disaccordo con la stampa senza portarsi rancore di persona. La loro capacità di mantenere una calda e ricca amicizia, nonostante le loro differenze, ha persino ispirato un’opera. Questi due grandi americani hanno dimostrato che le discussioni, anche su questioni di grande importanza, non devono distruggere l’affetto. Sia nelle mie relazioni personali che in quelle professionali, mi sforzo di soddisfare questo standard.

Ho avuto la fortuna di lavorare per il giudice Scalia, e data la sua incalcolabile influenza sulla mia vita, sono molto commossa di avere qui oggi membri della famiglia Scalia, compresa la sua cara moglie, Maureen. Ho lavorato per il giudice Scalia più di 20 anni fa. Ma le lezioni che ho imparato risuonano ancora. La sua filosofia giudiziaria è anche la mia. Un giudice deve applicare la legge così come è scritta. I giudici non sono politici, e devono essere risoluti e mettere da parte ogni loro opinione politica. Il presidente mi ha chiesto di diventare il nono giudice e si dà il caso che io sia abituata a far parte di un gruppo di nove: la mia famiglia.

Vivian e John Peter, come ha detto il presidente, sono nati ad Haiti e sono venuti da noi a cinque anni di distanza l’uno dall’altro quando erano molto giovani, e il fatto più rivelatore di Benjamin, il nostro più giovane, è che i suoi fratelli e le sue sorelle lo identificano senza riserve come il loro fratello preferito. I nostri figli ovviamente rendono la nostra vita molto piena. Anche se sono un giudice, sono meglio conosciuta a casa come genitore rappresentante di classe, autista di macchina e organizzatore di feste di compleanno. Quando le scuole hanno adottato la didattica a distanza, la scorsa primavera, ho messo un altro cappello. Jesse ed io siamo diventati co-principali della Barrett E-Learning Academy. E sì, la lista degli studenti iscritti era molto lunga. I nostri figli sono la mia gioia più grande, anche se mi privano di ogni ragionevole quantità di sonno.

Non potrei gestire questa vita molto piena senza il sostegno incrollabile di mio marito, Jesse. All’inizio del nostro matrimonio, ho immaginato che avremmo gestito la nostra casa come partner. Come si è scoperto, Jesse fa molto più della sua parte di lavoro. Con mio grande dispiacere, ho appreso di recente a cena che i miei figli lo considerano il miglior cuoco. Per 21 anni, Jesse mi ha chiesto ogni mattina cosa può fare per me quel giorno. E anche se dico quasi sempre “niente”, lui trova ancora il modo di togliermi delle incombenze. E non perché abbia molto tempo libero. Ha uno studio legale molto impegnativo. È perché è un marito superbo e generoso e io sono molto fortunata.

Jesse ed io abbiamo una vita piena di relazioni non solo con i nostri figli, ma anche con fratelli, amici e babysitter impavide, una delle quali è con noi oggi. Sono particolarmente grata ai miei genitori, Mike e Linda Coney. Ho trascorso la maggior parte della mia vita adulta come cittadina del Midwest, ma sono cresciuta nella loro casa di New Orleans. E come possono testimoniare anche mio fratello e le mie sorelle, la generosità di mamma e papà non si estende solo a noi, ma a più persone di quante chiunque di noi possa contare. Sono un’ispirazione. È importante in un momento come questo riconoscere la famiglia e gli amici. Ma questa sera voglio riconoscere anche voi, miei concittadini americani. Il presidente mi ha nominato per il servizio nella Corte Suprema e quell’istituzione appartiene a tutti noi. Se fossi confermata, non assumerei quel ruolo per il bene di chi fa parte della mia cerchia e certamente non per il mio.

Assumerei questo ruolo per servire voi. Eseguirei il giuramento, che mi impone di amministrare la giustizia senza rispetto per le persone, di trattare allo stesso modo poveri e ricchi,  di adempiere fedelmente e imparzialmente ai miei doveri secondo la Costituzione degli Stati Uniti.

Non mi illudo che la strada che mi aspetta sarà facile, sia a breve che a lungo termine. Non avrei mai immaginato di trovarmi in questa posizione. Ma ora che lo sono, vi assicuro che affronterò la sfida con umiltà e coraggio. Membri del Senato degli Stati Uniti, non vedo l’ora di lavorare con voi durante il processo di conferma, e farò del mio meglio per dimostrare che sono degna del vostro sostegno.

Grazie.

COVID 19: MEDICI DI TUTTO IL MONDO CONTRO LA FOLLIA.

(Fonte: www.marcotosatti.com)

In questo lungo articolo diverse decine di medici e sanitari di tutto il mondo, che si definiscono professionisti della Salute, vengono smontate punto per punto le teorie sanitarie che sono alla base delle forti restrizioni adottate dai governi per fronteggiare l’emergenza Covid-19. I medici lanciano un allerta internazionale al fine di sensibilizzare i cittadini ma anche tanti altri scienziati non allineati al sistema e porre così fine alle “manipolazioni” e alla “menzogne” sulla “più grande truffa di tutti i tempi”.

DOCUMENTO ORIGINALE IN LINGUA FRANCESE : FranceSoir

 

Noi, professionisti della salute, in diversi paesi del mondo

1 – Noi diciamo: STOP a tutte le misure folli e sproporzionate che sono state prese fin dall’inizio per combattere la SARS-CoV-2 (contenimento, blocco dell’economia e dell’educazione, allontanamento sociale, maschere per tutti, ecc.) perché sono totalmente ingiustificate, non si basano su alcuna evidenza scientifica e violano i principi fondamentali della medicina basata sull’evidenza. D’altra parte, naturalmente, sosteniamo misure ragionevoli come raccomandazioni per lavarsi le mani, starnutire o tossire sul gomito, usare un fazzoletto monouso, ecc.

Non è la prima volta che l’umanità si trova ad affrontare un nuovo virus: abbiamo sperimentato l’H2N2 nel 1957, l’H3N2 nel 1968, la SARS-CoV nel 2003, l’H5N1 nel 2004, l’H1N1 nel 2009, il MERS-CoV nel 2012 e affrontiamo il virus dell’influenza stagionale ogni anno. Tuttavia, per questi virus non è stata adottata nessuna delle misure adottate per la SARS-CoV-2.

2 – Ci viene detto: “Ma la SARS-CoV-2 è altamente contagiosa” e noi rispondiamo: è FALSO.

Questa affermazione è stata respinta da esperti di fama internazionale. Un semplice confronto con altri virus mostra che la SARS-CoV-2 è moderatamente contagiosa 2,3. 2,3 Malattie come il morbillo possono essere descritte come altamente contagiose. Ad esempio, una persona infettata dal morbillo può infettare fino a 20 persone, mentre una persona infettata da questo coronavirus ne infetta solo 2 o 3, cioè 10 volte meno del morbillo.

3 – “Ma, è un nuovo virus” e noi rispondiamo: H1N1 e gli altri virus che sono stati menzionati erano anch’essi nuovi virus. Eppure: non abbiamo confinato i Paesi, non abbiamo bloccato l’economia mondiale, non abbiamo paralizzato il sistema educativo, non abbiamo preso le distanze sociali e non abbiamo detto alle persone sane di indossare le maschere.

Inoltre, alcuni esperti dicono che è possibile che questo virus circolasse prima, ma che non ce ne siamo resi conto.

4 – “Ma non abbiamo un vaccino” e noi rispondiamo: all’inizio dell’H1N1 non avevamo neanche noi un vaccino, come ai tempi della SARS-CoV. Eppure: non abbiamo confinato i paesi, non abbiamo bloccato l’economia mondiale, non abbiamo paralizzato il sistema educativo, non abbiamo preso le distanze sociali e non abbiamo detto a persone sane di indossare maschere.

5 – “Ma questo virus è molto più letale” e noi diciamo: FALSO, perché proprio rispetto all’influenza e se consideriamo il periodo tra il 1° novembre e il 31 marzo, ci sono stati in tutto il mondo – quando queste misure sono state adottate -: 860.000 casi e 40.000 morti, mentre l’influenza nello stesso periodo di 5 mesi ha infettato, in media, 420 milioni di persone e ucciso 270.000 di loro. Inoltre, il tasso di mortalità dei casi annunciato dall’OMS (3,4%) è stato ampiamente sovrastimato ed è stato respinto fin dall’inizio da eminenti esperti di epidemiologia.

. Tuttavia, anche prendendo questo tasso di mortalità dei casi, possiamo vedere che questo coronavirus è tre volte meno letale di quello del 2003 (10%) e 10 volte meno letale di quello del 2012 (35%).

6 – “Ma COVID-19 è una malattia grave” e noi rispondiamo: È FALSO. La SARS-CoV-2 è un virus benigno per la popolazione generale perché dà l’85% delle forme benigne, il 99% dei soggetti infetti si riprende, non costituisce un pericolo per le donne incinte e i bambini (a differenza dell’influenza), si diffonde meno rapidamente dell’influenza 6 e il 90% delle persone che muoiono sono anziani (che devono, ovviamente, essere protetti come le altre popolazioni a rischio). Per questo motivo gli esperti hanno definito “delirante” l’affermazione che si tratta di una grave malattia e il 19 agosto hanno dichiarato che “non è peggio dell’influenza”.

“Ma ci sono persone asintomatiche” e noi rispondiamo: anche nell’influenza, il 77% delle persone infette sono asintomatiche e possono anche trasmettere il virus.

. Eppure: alle persone sane non viene detto di indossare maschere ogni anno e non viene fatto alcun allontanamento sociale nonostante l’influenza infetti 1 miliardo di persone e uccida 650.000 persone.

7 – “Ma questo virus sta causando la saturazione degli ospedali” e noi rispondiamo: È FALSO.

La saturazione riguarda solo pochi ospedali, ma si fa credere che l’intero sistema ospedaliero sia saturo o che la saturazione sia imminente, mentre in alcuni Paesi ci sono migliaia di ospedali. È ragionevole e corretto attribuire, ad esempio, a 1000 o 2000 ospedali una situazione che riguarda solo 4 o 5 ospedali? Non sorprende inoltre che alcuni ospedali siano saturi perché c’erano focolai epidemici (come la Lombardia in Italia o New York negli USA). Non va dimenticato che gli ospedali di molti paesi sono stati sopraffatti (comprese le unità di terapia intensiva) durante le precedenti epidemie di influenza e che a quel tempo si parlava addirittura di : “tsunami” di pazienti negli ospedali, “ospedali sovraffollati”, tende erette fuori dagli ospedali, “zone di guerra”, “ospedali crollati” e “stato di emergenza”. Eppure: non abbiamo confinato i Paesi, non abbiamo bloccato l’economia mondiale, non abbiamo paralizzato il sistema educativo, non abbiamo preso le distanze sociali e non abbiamo detto alle persone sane di indossare le maschere.

8 – Noi diciamo: Fermate queste folli misure anche a causa delle loro conseguenze catastrofiche che hanno già cominciato a manifestarsi: Suicidio di persone ansiose come è stato riportato in Cina, sviluppo di patologie psichiatriche, paralisi del percorso educativo di alunni e studenti universitari, impatti negativi e pericoli per gli animali, trascuratezza di altre malattie (soprattutto croniche) e aumento della loro mortalità, aumento della violenza domestica, perdite economiche, disoccupazione, grave crisi economica (pochi sanno che la crisi economica del 2007-2008 ha portato al suicidio di almeno 13.000 persone solo in Europa e in Nord America), gravi conseguenze sull’agricoltura, destabilizzazione dei Paesi e pace sociale e rischio di scoppio di guerre.

Un editoriale pubblicato sull’European Journal Of Clinical Investigation ha denunciato, fin dall’inizio, i danni: misure estreme adottate non basate su prove, informazioni esagerate sul reale pericolo del virus e notizie false propagate (anche dalle maggiori riviste). Alcuni hanno addirittura paragonato questa pandemia alla pandemia influenzale del 1918, che è una MENZOGNA  e una manipolazione poiché ha ucciso 50 milioni di persone, il che non ha assolutamente nulla a che vedere con il numero di morti di questo coronavirus.

9 -. RIFIUTIAMO L’OBBLIGO delle applicazioni di ricerca di contatti come avviene in alcuni paesi perché la SARS-CoV-2 è un virus benigno che non giustifica tale misura. Inoltre, secondo le raccomandazioni internazionali e indipendentemente dalla gravità di una pandemia (moderata, elevata, molto elevata), la ricerca di contatti non è raccomandata. Durante le epidemie di influenza, effettuiamo il tracciamento dei contatti? No. Tuttavia, il virus dell’influenza infetta molte più persone e ha più popolazioni a rischio di questo coronavirus.

10 – Noi diciamo: smettete di censurare gli esperti e gli operatori sanitari per evitare che dicano la verità (soprattutto nei Paesi che si definiscono democratici).

11 – Siamo d’accordo con gli esperti che denunciano l’inclusione dello screening nel conteggio dei casi, anche se i soggetti sono sani e asintomatici.

Questo ha portato ad una sopravvalutazione dei casi. Va ricordato che la definizione di un caso in epidemiologia è: “l’insorgenza di molti possibili esiti: malattia, complicazioni, postumi, morte. Nella cosiddetta sorveglianza sindromica, un caso è definito come il verificarsi di eventi non specifici come raggruppamenti di sintomi o motivi per cercare cure, ricoveri ospedalieri o servizi di emergenza”. Diciamo quindi: dobbiamo separare lo screening dai casi e smettere di confonderli.

12 – Siamo d’accordo con gli esperti che denunciano il fatto che non si fa distinzione tra chi è morto a causa del virus e chi è morto con il virus.

(con co-morbilità), il fatto che la causa del decesso sia attribuita alla CoV-2-SARS senza test o autopsia, e il fatto che i medici sono sotto pressione per marcare il VIDOC19 come causa del decesso, anche se il paziente è morto per qualcos’altro. Questo porta a sopravvalutare il numero dei morti ed è una scandalosa manipolazione dei numeri perché durante le epidemie di influenza stagionale, per esempio, non è questo il modo di lavorare. Tanto più che il 20% dei pazienti COVID è co-infettato anche da altri virus respiratori 12.

Dopo una nuova valutazione, solo il 12% dei certificati di morte in un paese europeo13 ha mostrato una causalità diretta del coronavirus. In un altro paese europeo, i professori Yoon Loke e Carl Heneghan hanno dimostrato che un paziente che è risultato positivo ma che è stato curato con successo e poi dimesso dall’ospedale sarà comunque conteggiato come decesso COVID anche se ha avuto un infarto o è stato falciato da un autobus tre mesi dopo. Il direttore dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) di un paese nordamericano ha riconosciuto il 31 luglio che gli ospedali hanno un incentivo finanziario perverso a gonfiare le cifre di mortalità dei coronavirus.

13 – Condividiamo l’opinione degli esperti che hanno messo in guardia contro l’intubazione quasi sistematica di alcuni pazienti a causa della folle paura del virus. I protocolli devono essere modificati perché hanno provocato un elevato numero di morti14.

14 – Diciamo che è importante che venga effettuata una revisione delle prestazioni analitiche e cliniche dei test immessi sul mercato, compresi i test virologici. Molti kit sono attualmente utilizzati quando una parte significativa delle loro prestazioni (ad esempio la specificità analitica, soprattutto per i quattro coronavirus stagionali) non è stata valutata, il che è grave perché oltre ai casi di falsi negativi, la letteratura riporta falsi positivi preoccupanti, che possono sopravvalutare il numero dei casi e dei decessi. Secondo un professore di microbiologia, la percentuale di falsi positivi può raggiungere il 20%. Alcuni degli articoli scientifici che riportano questi casi di falsi positivi sono stati censurati15

15 – Così diciamo: STOP all’obbligo dei test di screening a causa di questa mancanza di affidabilità e della mancanza di verifica delle loro prestazioni e perché nulla in questo coronavirus (che è un virus benigno con un basso tasso di letalità) lo giustifica. Come abbiamo detto, l’influenza infetta 1 miliardo di persone ogni anno, 30 volte di più del CACOV-2, eppure non sono necessari test per i viaggi.

16 – Ai cittadini diciamo: non abbiate paura, questo virus è benigno se non fate parte delle popolazioni a rischio. Se le stazioni televisive fanno la stessa cosa con l’influenza, i numeri saranno molto più alti che per il coronavirus! La televisione vi riferirà ogni giorno in media: 3 milioni di casi e 2.000 morti per influenza. E per la tubercolosi, la televisione segnalerà una media di 30.000 casi e 5.000 decessi ogni giorno. Il virus dell’influenza infetta 1 miliardo di persone ogni anno e ne uccide 650.000, mentre la tubercolosi infetta 10,4 milioni di persone ogni anno e ne uccide 1,8 milioni. Inoltre, in TV si parla di “casi” quando si tratta di screening e non di casi. Un articolo scientifico, SARS-CoV-2: fear versus data (SARS-CoV-2: fear versus data), pubblicato sull’International Journal of Antimicrobial Agents, ha mostrato che il pericolo del virus è stato sopravvalutato e che la paura può essere più pericolosa del virus stesso.

17 – Ai cittadini diciamo: il lavaggio delle mani è un riflesso che dobbiamo avere per tutta la vita, che ci sia o meno il coronavirus, perché è la misura di igiene più efficace. Ma indossare una maschera quando non si è malati e praticare l’allontanamento sociale non fa parte dell’igiene o del mantenimento della salute pubblica, ma è una follia. Indossare una maschera per lungo tempo ha diversi effetti negativi sulla salute16 e la trasforma in un nido di germi. “Il virus può concentrarsi nella maschera e quando lo si toglie, il virus può essere trasferito alle mani e diffondersi”, ha detto il dottor Anders Tegnell, un epidemiologo. Alla domanda se le persone si mettono in pericolo indossando le maschere, la dott.ssa Jenny Harries ha risposto: “A causa di questi problemi di gestione [delle maschere], le persone possono mettersi in pericolo. Anche i dentisti hanno recentemente messo in guardia dai gravi effetti sulla salute orale perché stanno scoprendo che indossare le maschere per lunghi periodi di tempo porta a malattie come la carie, le malattie parodontali e l’alito molto cattivo. “Vediamo molte persone con più infiammazioni, più carie e malattie gengivali… Vediamo infiammazioni gengivali in persone che sono sempre state sane e carie in persone che non hanno mai avuto carie prima… Circa il 50% dei nostri pazienti ne è colpito”, dice il Dr. Rob Ramondi, un dentista. “Le persone tendono a respirare attraverso la bocca piuttosto che attraverso il naso quando indossano una maschera… La respirazione dalla bocca fa sì che la bocca diventi secca, con conseguente diminuzione della saliva. La saliva è ciò che combatte i batteri e pulisce i denti… I pazienti ci dicono: “Wow, mi puzza l’alito, ho bisogno di pulizia”.

(Ma] quando si ha l’alito cattivo, o si ha già una malattia parodontale o si hanno molti batteri sulla lingua a causa della secchezza delle fauci… La malattia delle gengive – o malattia parodontale – alla fine porterà a ictus e ad un aumento del rischio di infarto”, dice il Dr. Marc Sclafani, un altro dentista. Inoltre, molti di voi si lamentano di queste maschere, soprattutto quest’estate. Dovete sapere che la bocca e il naso non sono destinati ad essere bloccati. Quello che indossi è una maschera, in apparenza, ma una museruola sulla tua libertà, in realtà. Tanto più che, come dicono diversi esperti tra cui il professor Yoram Lass, l’epidemia è finita nella maggior parte dei paesi e chi vi dice il contrario è un bugiardo.

Dicendovi che l’epidemia non è finita, brandendo la minaccia di una seconda ondata (che non si basa su alcuna prova), chiedendovi di indossare una maschera e di fare distanziamento sociale, l’obiettivo è, infatti, quello di prolungare la paura fino alla realizzazione di un vaccino e di renderlo più accettabile per voi.

18 – Diciamo alle compagnie aeree: diversi studi scientifici hanno dimostrato un legame tra l’eccessiva igiene e lo sviluppo di malattie come le malattie allergiche, le malattie autoimmuni, le malattie infiammatorie o alcuni tipi di cancro. Questo è ciò che in medicina chiamiamo: l’ipotesi igienista. Quindi, interrompete le operazioni di disinfezione e toglietevi le maschere e le ridicole tute protettive dei vostri dipendenti che abbiamo visto sui media. Fare questo è una follia. Gli aeroporti devono anche smettere di prendere temperature e fermare le quarantene. La SARS-CoV-2 non è la peste nera. Anche voi, come i cittadini, siete stati manipolati.

19 – Ai governi diciamo: togliete ai cittadini tutte le restrizioni e gli obblighi (stato di emergenza, obbligo di indossare maschere, distanza sociale, ecc.) perché sono stupidi e puramente dittatoriali e non hanno nulla a che fare con la medicina o l’igiene o la conservazione della salute pubblica. Non vi è alcuna ragione scientifica o medica per cui i cittadini non malati debbano indossare maschere. Il dottor Pascal Sacré, anestesista-rianimatore, ha detto: “Costringere tutti a portarli sempre, mentre l’epidemia scompare, è un’aberrazione scientifica e medica”. Il professor Didier Raoult ha detto: “La decisione del contenimento così come la decisione delle maschere… non si basano su dati scientifici”. La dott.ssa Lisa Brosseau e Margaret Sietsema, esperte in protezione delle vie respiratorie, affermano: “Non raccomandiamo di chiedere al pubblico che non presenta sintomi della malattia COVID-19 di indossare regolarmente un panno o una maschera chirurgica perché: non vi sono prove scientifiche che siano efficaci nel ridurre il rischio di trasmissione della SARS-CoV-2”. Il professor Maël Lemoine ha anche chiarito che il cambiamento di discorso sulle maschere è “politico, non scientifico”. In alcuni paesi asiatici, le persone indossano maschere tutto l’anno (per proteggersi, tra l’altro, dall’inquinamento). L’uso diffuso di maschere in questi paesi ha impedito loro di avere epidemie di coronavirus? L’uso diffuso di maschere in questi paesi impedisce che si verifichino epidemie annuali di influenza o di altri virus respiratori? La risposta, ovviamente, è no. D’altra parte, con gli 8 milioni di tonnellate di plastica che ogni anno vengono già scaricate negli oceani, maschere e guanti aggiungono una nuova minaccia e costituiscono un inquinamento particolarmente pericoloso per la nostra salute e per la fauna selvatica. Solo in Italia, se solo l’1% delle maschere attualmente in uso venisse gettato in natura, ogni mese finirebbero nell’oceano 10 milioni di maschere. Inoltre, le maschere chirurgiche impiegano fino a 450 anni per decomporsi! Così diciamo ai governi: STOP a queste misure illegali e pericolose di uso obbligatorio della maschera.

20 – Noi diciamo alle forze dell’ordine: i cittadini vi devono molto perché voi siete ogni giorno i garanti della loro sicurezza e del rispetto della legge e dell’ordine. Ma sostenere la legge non significa sottomettersi ciecamente a ordini ingiusti. È stato questo errore che ha portato alla seconda guerra mondiale e alla morte di 50 milioni di persone. Vi diciamo quindi: fate rispettare la legge ma non l’ingiustizia e la dittatura, rifiutate di imporre queste misure, rifiutate di verbalizzare i vostri concittadini (quando non indossano una maschera, per esempio), non picchiateli, non imprigionateli. Non siate strumenti di dittatura. Stare dalla parte dei cittadini e seguire il buon esempio dei poliziotti americani che hanno sostenuto i cittadini inginocchiandosi con loro. Vi assicuriamo che queste misure non hanno nulla a che fare con la medicina o l’igiene o la conservazione della salute pubblica, questa è dittatura e follia.

21 – Ai cittadini diciamo: la legge va rispettata. Ma questo non significa sottomissione cieca alla follia, all’ingiustizia o alla dittatura. È questa cieca sottomissione dei cittadini a leggi ingiuste che ha portato alla seconda guerra mondiale con la morte di 50 milioni di persone. Siete nati liberi e dovete vivere liberi, quindi: non abbiate paura e se non siete malati: toglietevi le maschere, uscite dalle vostre case come volete e senza allontanamenti sociali, ma fatelo in modo pacifico e senza violenza. I professori Carl Heneghan e Tom Jefferson, epidemiologi con grande esperienza nella medicina basata sull’evidenza, dicono: “Non ci sono prove scientifiche a sostegno della disastrosa regola dei due metri. La ricerca di scarsa qualità viene utilizzata per giustificare una politica con enormi conseguenze per tutti noi”.

22 – Stiamo dicendo che ci deve essere una riforma totale dell’OMS.

I successi dell’OMS sono indiscutibili: milioni di vite sono state salvate.

attraverso programmi di vaccinazione contro il vaiolo e il consumo di tabacco è stato ridotto in tutto il mondo. Ma il problema principale per l’OMS è che da diversi anni è finanziata all’80% da aziende (soprattutto farmaceutiche) e donatori privati (tra cui una nota fondazione) e l’evidenza è in aumento: falso allarme sull’H1N1 sotto l’influenza delle lobby farmaceutiche, inquietante compiacenza verso il glifosato che l’OMS aveva dichiarato sicuro nonostante le vittime dell’erbicida, cecità alle conseguenze dell’inquinamento legato alle compagnie petrolifere in Africa, minimizzazione del tributo umano dei disastri nucleari da Chernobyl a Fukushima e dei disastri dell’uso di munizioni all’uranio impoverito in Iraq o nei Balcani, mancato riconoscimento dell’Artemisia per proteggere gli interessi delle aziende farmaceutiche nonostante la sua comprovata efficacia nel trattamento della malaria. L’indipendenza dell’organizzazione è compromessa sia dall’influenza delle lobby industriali – soprattutto farmaceutiche – sia dagli interessi dei suoi Stati membri, in particolare della Cina.

Il presidente di un Paese ha detto: “Penso che l’Organizzazione mondiale della sanità dovrebbe vergognarsi perché sono diventati i portavoce della Cina”. L’istituzione ginevrina, che aveva sottovalutato la minaccia dell’Ebola (oltre undicimila morti) è inoltre accusata di trascurare le malattie tropicali a favore di mercati più succulenti. Un’indagine condotta nel 2016 (l’OMS nelle grinfie dei lobbisti)19 ha fornito una radiografia edificante dell’OMS, che ritrae una struttura fragile soggetta a molteplici conflitti di interesse. Questa indagine ha mostrato come gli interessi privati dominino le questioni di salute pubblica all’OMS. Non è accettabile che il denaro che lo finanzia provenga principalmente da una sola persona e che sia infiltrato dalle lobby. Recentemente, l’OMS è diventata ancora più screditata per essere caduta nella trappola del Lancet Gate quando un semplice studente ha scoperto la frode.

All’epoca dell’influenza H1N1: il dottor Wolfgang Wodarg, presidente della commissione per la salute dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, ha criticato l’influenza dell’industria farmaceutica sugli scienziati e sui funzionari dell’OMS, affermando che essa aveva portato alla situazione in cui “inutilmente milioni di persone sane erano esposte al rischio di vaccini mal testati” e che, per un ceppo influenzale, era “molto meno dannoso” di tutte le precedenti epidemie influenzali.

. Aveva perfettamente ragione, poiché, in seguito, il vaccino ha causato 1.500 vittime di narcolessia, l’80% delle quali erano bambini, come vedremo. Ha anche criticato l’OMS per aver alimentato i timori di una falsa pandemia’, l’ha descritta come uno dei più grandi scandali medici di questo secolo’ e ha chiesto l’apertura di un’indagine.

Infatti, i criteri per dichiarare una pandemia (come la gravità) sono stati modificati dall’OMS sotto l’influenza delle lobby farmaceutiche in modo da poter vendere i vaccini ai paesi di tutto il mondo. Secondo un rapporto21 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa sulla gestione dell’influenza H1N1, anche da parte dell’OMS: “Sono stati sprecati ingenti fondi pubblici e vi sono timori ingiustificati sui rischi per la salute… Sono state individuate gravi carenze per quanto riguarda la trasparenza dei processi decisionali relativi alla pandemia, sollevando preoccupazioni sulla possibile influenza che l’industria farmaceutica avrebbe potuto esercitare sulle decisioni chiave relative alla pandemia. L’Assemblea è preoccupata che questa mancanza di trasparenza e di responsabilità possa portare a un calo della fiducia del pubblico nelle opinioni dei principali enti sanitari pubblici”. La storia si ripete oggi con esattamente gli stessi attori e la stessa compagnia della paura. L’ex segretario generale del dipartimento di sanità pubblica dell’OMS ha rivelato in un altro sondaggio (TrustWHO) che all’epoca dell’H1N1 nessuno aveva paura all’OMS e che non conosce nessuno all’OMS che sia stato vaccinato, compreso l’ex direttore generale: la cinese Margaret Chan.

Sebbene sia un alto funzionario dell’OMS, lui e la maggior parte dei suoi colleghi sono stati esclusi da un incontro tra il Direttore Generale e le aziende farmaceutiche di vaccini con la motivazione che “questo è un incontro privato”…..

23 – Noi diciamo che bisogna aprire un’inchiesta e che bisogna interrogare alcuni funzionari dell’OMS, soprattutto quello che ha promosso il contenimento internazionale, che è un’eresia dal punto di vista medico e una truffa che ha portato il mondo fuori strada. Il 25 febbraio 2020, infatti, il capo della missione internazionale di osservazione del coronavirus in Cina ha elogiato la risposta di Pechino all’epidemia23. Ha detto che la Cina è riuscita con metodi “all’antica”, ha sottolineato che “il mondo aveva bisogno di lezioni dalla Cina”, che doveva ispirarsi ad essi e che se avesse avuto COVID-19, avrebbe voluto essere trattato in Cina! Una volta ha anche descritto la Cina24 come “molto aperta” e “molto trasparente”.

Come si può credere a queste affermazioni? Come si può credere che se avesse avuto il COVID-19, sarebbe andato in Cina per essere curato? Come si può credere che il mondo debba essere ispirato dalla Cina e che l’epidemia debba essere combattuta con “metodi antiquati”?

La cosa sorprendente è che è riuscito a far ingoiare al mondo le sue insalate. Perché purtroppo: dopo le sue dichiarazioni e il rapporto da lui supervisionato (che afferma che i metodi cinesi sono: “agili e ambiziosi”), i Paesi del mondo hanno attuato misure sproporzionate e hanno seguito ciecamente l’OMS nel confinare le loro popolazioni. La paura e la psicosi sono state propagate presentando la SARS-CoV-2 come un virus molto pericoloso o un virus della mortalità di massa, quando questo non è assolutamente il caso.

Fortunatamente, un’intervista con lui ha mostrato una parte importante della verità e del conflitto di interessi dell’OMS con la Cina quando un giornalista gli ha fatto una domanda sul rifiuto dell’adesione di Taiwan (che è in conflitto con la Cina) da parte dell’OMS: ha fatto finta di non sentire la domanda e poi, quando la domanda gli è stata posta di nuovo, ha tagliato la comunicazione! (il video è stato visto più di 8 milioni di volte).

E’ stato anche lui a dire a fine febbraio: “Attualmente c’è un solo farmaco di cui pensiamo possa avere una reale efficacia: il remdesivir”. Come può dire questo prima ancora che i risultati vengano fuori? E perché l’ha detto?

I membri canadesi eletti della Camera dei Comuni hanno persino convocato questo funzionario dell’OMS dopo che ha rifiutato l’invito a testimoniare davanti al Comitato permanente per la salute. Anche il leader ad interim del Partito conservatore canadese ha messo in dubbio l’accuratezza dei dati dell’OMS sul COVID 19. Dire che la Cina ha ridotto il numero di casi o ha gestito bene l’epidemia e ha appianato la curva attraverso il contenimento è una menzogna completa e non si basa su alcuna prova perché nessuno può dare un numero di casi o di decessi in Cina se non avesse applicato il contenimento. Per di più, mesi dopo: il mondo ha scoperto che queste cifre non erano nemmeno vere!

Recentemente, tre Paesi africani hanno espulso i rappresentanti dell’OMS perché, secondo alcuni di questi Stati, stavano falsificando il numero di casi gonfiandoli. Le persone che sono dietro il contenimento globale, la psicosi e il terrore, quando vedono la corsa della gente verso i negozi, persone che litigano per la pasta di cellulosa o la carta igienica, distanze di un metro come se fosse la peste, persone confinate come se fossero animali, strade disinfettate, agenti di polizia che colpiscono i cittadini mentre escono, droni ed elicotteri mobilitati, le persone che escono con i certificati, che indossano maschere nonostante la fine dell’epidemia e il fatto che le persone non sono malate, non è fuori discussione che possano ridere di quanto facilmente abbiano manipolato interi paesi e forse anche chiamarli pecore.

La follia ha raggiunto il punto in cui in alcuni paesi : le spiagge sono state disinfettate con candeggina, ai pompieri con baffi e barba è stato vietato il lavoro, il plexiglas è stato installato ovunque (anche nelle aule scolastiche) come se fosse la peste nera, un treno è stato fermato perché qualcuno non indossava la maschera, famiglie private della possibilità di vedere i loro morti (come se il virus stesse per saltare fuori dal loro corpo e mordere), septuagenari multati per essere usciti e aver buttato la spazzatura, e persino monete e banconote dall’estero sono state “isolate”!

Come possono i paesi accettare di cadere in questo livello di follia, stupidità e dittatura? Soprattutto quelli che si definiscono democratici. Tutto questo per un virus che causa l’85% delle forme benigne e per il quale il 99% delle persone infette guarisce.

L’OMS ha esortato il mondo a copiare la risposta della Cina a COVID-19 e ci è riuscita; ogni paese del mondo, seguendo ciecamente l’OMS, è diventato una copia carbone della Cina. Solo pochi paesi si sono rifiutati di imitare stupidamente gli altri, come la Svezia o la Bielorussia, con cui ci si può congratulare. Il presidente di un paese europeo ha avuto ragione a dire: “Questa non è altro che una psicosi più pericolosa del virus stesso”. Esperti di fama internazionale hanno descritto l’allarme globale come “sproporzionato”. Il professor Jean-François Toussaint ha detto: “Mi sembra che l’OMS abbia una grande responsabilità per non aver dato priorità, per aver continuato a ripetere instancabilmente che questa è una minaccia per l’umanità” (International Journal of Medicine, 13 giugno 2020).

24 – Diciamo che dobbiamo smettere di seguire ciecamente l’OMS perché non è una società dotta ed è ben lontana dall’essere indipendente, come abbiamo visto. Interrogato sul motivo della decisione di rendere obbligatori 11 vaccini, un ex ministro della Sanità27 di un Paese europeo ha risposto: “È una decisione di sanità pubblica che risponde, infatti, a un obiettivo globale dell’OMS, che oggi chiede a tutti i Paesi del mondo di ottenere il 95% dei bambini vaccinati per i vaccini necessari”.

Raccomandiamo inoltre ai governi di scegliere con attenzione gli esperti che li consigliano ed evitare quelli che hanno legami con i laboratori farmaceutici;

Un importante professore di infettivologia ha commentato alcuni esperti di un paese europeo: “Un membro di spicco della Commissione per le malattie trasmissibili di questo Alto Consiglio ha ricevuto 90.741 euro dall’industria farmaceutica, di cui 16.563 euro da [una società farmaceutica che produce una molecola concorrente all’idrossiclorochina]. Se un membro ha un conflitto di interessi rilevante, deve abbandonare l’assemblea e non partecipare ai dibattiti o alla stesura del parere. In fondo al presente parere, tuttavia, non si fa menzione dei conflitti di interesse o del numero di membri qualificati che hanno partecipato alla votazione. Si tratta di una grave violazione del Regolamento”.

Un ex redattore del New England Journal of Medicine ha detto: “La professione medica viene acquistata dall’industria farmaceutica, non solo in termini di pratica della medicina, ma anche di insegnamento e ricerca. Le istituzioni accademiche di questo paese si permettono di essere gli agenti pagati dell’industria farmaceutica. Penso che sia vergognoso”. Naturalmente, questo non deve essere generalizzato a tutti.

25 – Noi diciamo ai governi: non seguite più – nelle epidemie – i modelli matematici che sono cose virtuali senza alcun legame con la realtà e che hanno portato il mondo a smarrirsi in più occasioni e sono serviti come giustificazione per folli politiche di contenimento. Infatti, un’università europea con forti legami con l’OMS aveva detto che :

-50.000 britannici saranno morti per il morbo della mucca pazza, mentre alla fine ne sono morti solo 177.

-l’influenza aviaria avrebbe ucciso 200 milioni di persone, mentre solo 282 sono morte.

-H1N1 stava per uccidere 65.000 inglesi quando ne morirono solo 457.

. Il tasso di mortalità è stato anche esagerato quando l’H1N1 si è finalmente rivelato molto meno pericoloso, spingendo molte persone a denunciare i notevoli soldi, il tempo e le risorse spesi per una lieve influenza. All’epoca, la stampa scoprì che al rettore di quell’università,30 che era stato consulente dell’OMS e dei governi, veniva pagato uno stipendio di 116.000 sterline all’anno dal produttore del vaccino H1N1. E oggi, è stato sulla base dello stesso modello imperfetto, sviluppato per la pianificazione dell’influenza pandemica, che hanno dato le loro previsioni astrologiche su COVID-19; hanno detto che 500.000 moriranno nel Regno Unito, 2,2 milioni negli Stati Uniti, 70.000 in Svezia e tra 300.000 e 500.000 in Francia! Chi può credere a queste cifre pazzesche? Ecco perché il professor Didier Raoult chiama questi modelli: “forma moderna di divinazione”.

Anche il professor John Ashton ha denunciato queste previsioni astrologiche e il fatto che hanno una sorta di status religioso. Inoltre, la stampa ha scoperto che chi, in questa università, ha incitato i governi al confino non rispetta nemmeno ciò che essi sostenevano. Anche in questo caso è necessario effettuare un sondaggio tra alcuni funzionari di questa università europea.

Il professor Jean-François Toussaint ha detto a proposito del contenimento: “Dobbiamo a tutti i costi evitare che un governo prenda di nuovo una decisione del genere. Tanto più che la strumentalizzazione della pandemia con il confinamento generalizzato di metà dell’umanità porterà solo al rafforzamento dei regimi autoritari e alla sospensione delle campagne di prevenzione delle principali malattie mortali. In Francia, le simulazioni che stimano che siano state salvate 60.000 vite sono pura fantasia”. Il famoso slogan internazionale: “Resta a casa, salva vite” era semplicemente una falsa dichiarazione. Al contrario, il contenimento ha ucciso molte persone.

26 – RIFIUTIAMO l’obbligo di vaccinazione e RIFIUTIAMO l’obbligo di un certificato di vaccinazione contro il coronavirus per i viaggi, per i seguenti motivi:

-Il vaccino non è indispensabile perché l’85% delle forme sono benigne, il 99% dei  soggetti infetti si riprendono e i bambini e le donne incinte non sono a rischio. Inoltre, una gran parte della popolazione è già protetta contro il CA-MRSA-CoV-2 attraverso l’acquisizione di coronavirus stagionali attraverso la crossimmunità.

. Dire che non siamo sicuri è una MENZOGNA e mettere in dubbio la durata o l’efficacia di questa protezione è una manipolazione per proteggere il piano commerciale del vaccino.

-E’ un virus RNA, quindi è più probabile che muti e il vaccino potrebbe non essere efficace.

-I test sui vaccini sono condotti in fretta34 e alcuni chiedono di accelerare le procedure di test e di rinunciare ai consueti test sugli animali, il che è rischioso. Testare i vaccini senza prendersi il tempo necessario per comprendere appieno i rischi per la sicurezza potrebbe portare a battute d’arresto ingiustificate durante la pandemia e in futuro.

-Le precedenti sperimentazioni di vaccini contro i coronavirus sono preoccupanti: nel 2004, uno dei vaccini sviluppati per la SARS ha causato l’epatite negli animali sui quali è stato testato. Un altro vaccino in fase di sperimentazione aveva causato gravi danni ai polmoni negli animali da laboratorio, rendendoli più suscettibili a future infezioni. I vaccini sviluppati contro un altro coronavirus, il virus della peritonite infettiva felina, hanno aumentato il rischio che i gatti sviluppino la malattia causata dal virus. Fenomeni simili sono stati osservati in studi su animali per altri virus, tra cui il coronavirus che causa la SARS.

-Alcuni vaccini sono testati da aziende che non hanno esperienza nella produzione e commercializzazione di vaccini e utilizzano nuove tecnologie in medicina per le quali non sono noti né i benefici né i rischi per la salute. -Molte aziende farmaceutiche cercano il profitto finanziario a spese della salute delle popolazioni (senza, ovviamente, generalizzare su tutte).

Il capo di una società farmaceutica ha detto ai suoi azionisti durante l’influenza H1N1: “Questo vaccino sarà un’opportunità significativa in termini di ricavi. È una bella spinta per noi, per il fatturato e per il flusso di cassa”.

L’ex ministro della salute di un paese europeo ha detto il 23 maggio 2020: “Quando c’è un’epidemia come COVID, vediamo: la mortalità, quando sei un medico, … o vediamo: la sofferenza. E c’è gente che vede: dollari… hai grandi laboratori che dicono: è il momento di fare miliardi”.

Il 16 giugno 2020, il professor Christian Perronne, specialista in malattie infettive, ha detto su Sud Radio del vaccino contro il coronavirus: “Non ne abbiamo bisogno… è una storia puramente commerciale”. Il sito web

della rivista Nexus ha pubblicato il 7 agosto il parere del dottor Pierre Cave che ha detto: “L’epidemia è finita in Francia… come medico, non esito ad anticipare le decisioni del governo: non solo dobbiamo rifiutare questi vaccini [contro COVID-19], ma anche denunciare e condannare l’approccio puramente mercantile e l’abietto cinismo che ha guidato la loro produzione”.

-Violazioni etiche scandalose in molti studi clinici: poiché i paesi occidentali non permettono loro di violare i principi etici, molte aziende farmaceutiche (senza generalizzare su tutti) conducono i loro studi clinici di farmaci e vaccini in paesi in via di sviluppo o poveri, dove gli esperimenti sono condotti su persone a loro insaputa e senza il loro consenso. Il rapporto36 scritto da Irene Schipper (SOMO briefing paper on ethics in clinical trials) ha mostrato fallimenti etici scioccanti e molto gravi; in uno studio clinico, ad esempio, le donne africane hanno contratto l’HIV e poi si sono ammalate di AIDS. Questo studio clinico è stato finanziato da una nota fondazione e da un laboratorio. In alcuni Paesi, questi scandalosi studi clinici sono stati condotti con la complicità delle autorità locali in un contesto di conflitti di interesse.

-Un’azienda farmaceutica: AstraZeneca ha stipulato un accordo con diversi di loro, che alla fine hanno dovuto mostrare effetti collaterali dannosi. In altre parole, sono gli Stati e non AstraZeneca a risarcire le vittime, cioè con il denaro dei cittadini! A questo proposito, diciamo ai cittadini: Protestare MASSIVAMENTE contro questo accordo scandaloso, vergognoso e profondamente ingiusto fino alla sua abolizione. Questo uso IRRESPONSABILE del vostro denaro deve essere rifiutato. Anche gli esperti belgi sono stati “scioccati” da questo accordo.

Gli scandali dei vaccini pericolosi o addirittura mortali si sono sviluppati in tempi di epidemie, e ne citeremo due esempi (non siamo, ovviamente, anti-vaccini, perché questo significa mettere in discussione le scoperte di Edward Jenner):

Lo scandalo del vaccino H1N1: è stato testato su un piccolo numero di persone e nonostante questo, nel 2009 è stato commercializzato come sicuro. Ma un anno dopo, in Finlandia e in Svezia sono state sollevate preoccupazioni su una possibile associazione tra narcolessia e vaccino. Un successivo studio di coorte in Finlandia ha riportato un aumento di 13 volte del rischio di narcolessia dopo la vaccinazione nei bambini e nei giovani di età compresa tra i 4 e i 19 anni, con la maggior parte dei casi che si verificano entro tre mesi dalla vaccinazione e quasi tutti entro sei mesi. Solo nel 2013 uno studio pubblicato sul British Medical Journal ha confermato questi risultati anche per la Gran Bretagna. In totale, questo pericoloso vaccino ha causato 1.500 casi di narcolessia solo in Europa e l’80% delle vittime erano bambini. Alcuni dei medici del NHS vaccinati sono stati colpiti da narcolessia.

La narcolessia è una malattia neurologica cronica e incurabile in cui i pazienti si addormentano in modo incontrollabile, soffrono di improvvisi attacchi di sonno della durata di pochi minuti che si verificano ovunque e in qualsiasi momento della giornata (sonnolenza diurna) e sono anche vittime di impressionanti attacchi di cataplessia (improvviso rilassamento del tono muscolare causato da una forte emozione come una risata, rabbia o sorpresa. Questo può causare debolezza alle ginocchia, incapacità di articolazione o talvolta anche una caduta per qualche secondo). Danneggia la funzione mentale e la memoria e può portare ad allucinazioni e malattie mentali.

Peter Todd, un avvocato che rappresentava molti dei denuncianti, ha detto al Sunday Times: “Non c’è mai stato un caso come questo prima d’ora. Le vittime di questo vaccino sono incurabili e a vita e avranno bisogno di molti farmaci”. Tra i bambini vittime del vaccino c’è il bambino di otto anni Josh Hadfield, che sta assumendo farmaci anti-nausea che costano 15.000 sterline all’anno per aiutarlo a stare sveglio durante il giorno a scuola. “Se lo fai ridere, crolla. La sua memoria è distrutta. Non c’è cura. Dice che vorrebbe non essere nato. Mi sento incredibilmente in colpa: ci ho messo sette anni per portare il mio caso in tribunale. E invece di essere la casa farmaceutica a pagare il risarcimento, gli Stati lo hanno fatto con i soldi dei cittadini!

Lo scandalo del micidiale vaccino contro la dengue in un Paese asiatico nel 2018: secondo l’ufficio del procuratore Persida Acosta, 500 bambini sono morti a causa di questo vaccino e diverse migliaia sono malati. Alcuni hanno bisogno

operazioni, per riassorbire il sangue dopo una grave emorragia. La maggior parte delle famiglie non se lo può permettere. Per il pubblico ministero, le responsabilità

si dividono quota tra il laboratorio che ha venduto “un vaccino pericoloso” e il governo che ha attuato una campagna di vaccinazione “massiccia e indiscriminata” in condizioni deplorevoli.

Il dottor Erwin Erfe, che lavorava per l’ufficio del procuratore, effettuava autopsie su bambini da due a tre volte alla settimana con risultati sempre uguali: “Emorragie interne, soprattutto nel cervello e nei polmoni … e organi gonfi”. Questo vaccino è stato comunque annunciato come un trionfo planetario; nel 2015, il laboratorio ha confermato con grande pompa e circostanza la commercializzazione di un vaccino rivoluzionario contro la febbre dengue. È stata una prima mondiale, il prodotto di 20 anni di ricerca e di 1,5 miliardi di euro di investimenti. Tuttavia, fin dall’inizio, le voci si sono levate nella comunità scientifica:

Il dottor Antonio Dans ha cercato di mettere in guardia dai risultati inconcludenti dei primi studi clinici. Negli Stati Uniti, il professor Scott Halstead, un esperto di fama mondiale della malattia, era preoccupato e ha persino inviato un video al Senato degli Stati Uniti sollecitandolo a sospendere il programma di vaccinazione. L’ex ministro della salute del paese in questione è stato incriminato in questo scandalo.

“E’ stata l’avidità a uccidere questi bambini”, ha detto il procuratore Persida Acosta.

Noi diciamo: basta con tutte queste misure folli, dittatoriali e certamente malsane, a causa delle quali ogni giorno accadono tragedie: un’adolescente si è suicidata in Gran Bretagna perché il confinamento per lei è durato 300 anni, 41 anni, una donna incinta ha subito il martirio durante il parto in Francia, un’adolescente negli Stati Uniti ha avuto bisogno di un intervento chirurgico dopo essere stata aggredita da una coppia a cui è stato chiesto di indossare la maschera, un’infermiera è stata aggredita anche in Francia e un autista di autobus è addirittura morto a causa di queste misure illegali di indossare obbligatoriamente le maschere, 60, Secondo il professor Karol Sikora, 1.000 malati di cancro rischiano di morire in Inghilterra a causa di ritardi nella diagnosi e nel trattamento, 12.000 persone nel mondo rischiano di morire di fame ogni giorno (secondo Oxfam), il numero di arresti cardiaci è raddoppiato in alcuni paesi, le aziende stanno fallendo, 305 milioni di posti di lavoro a tempo pieno vengono distrutti – soprattutto donne e giovani – secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, un uomo è morto per la maschera negli Stati Uniti, ecc. Anche gli uccelli soffrono di queste pericolose misure e si ritrovano intrappolati e uccisi a causa delle maschere: “Il povero animale continuava a inciampare e a cadere, gli elastici della maschera si erano stretti intorno alle zampe, le sue articolazioni erano gonfie e lo facevano soffrire… Temo che questo gabbiano sia la prima di molte vittime”, hanno detto i dipendenti della Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals alla BBC il 20 luglio, e l’uccello ha subito questa tortura per una settimana! Va anche sottolineato che la causa iniziale e primaria della tragedia di George Floyd è il contenimento: se non ci fosse stato il contenimento, non avrebbe perso il lavoro, sarebbe stato al lavoro il 25 maggio, non sarebbe stato assassinato, non ci sarebbero mai stati saccheggi di negozi e incendi e scontri con la polizia, il caos negli Stati Uniti sarebbe stato evitato e George Floyd sarebbe ancora vivo tra noi oggi.

27 – Noi diciamo ai governi: TUTTO deve tornare immediatamente alla normalità (compresa la riapertura degli ospedali, del trasporto aereo, dell’economia, delle scuole e delle università) e questa presa di ostaggi globale deve cessare perché avete saputo e dimostrato che voi, come cittadini, siete stati vittime della più grande truffa sanitaria del XXI secolo. Il professor Carl Heneghan ha detto il 23 agosto che il timore che sta impedendo al Paese di tornare alla normalità è infondato, secondo l’Express. Le professoresse Karina Reiss e Sucharit Bhakdi hanno pubblicato a giugno un libro intitolato: “Corona: falso allarme? Il sindaco di una città in Europa ha detto: “Il clima diffuso su [il tema del coronavirus] è particolarmente pesante e sta diventando sospettoso”. Il dottor Olivier Chailley ha scritto un libro intitolato: “Il virus della paura o come il mondo intero è impazzito”.

Il professor Sucharit Bhakdi (che ha anche scritto una lettera ad Angela Merkel) ha detto delle misure adottate, comprese quelle di contenimento: “misure grottesche, assurde e molto pericolose… un impatto orribile sull’economia mondiale… autodistruzione e suicidio collettivo…”. Deve essere aperta un’inchiesta internazionale e indipendente e i responsabili devono essere consegnati alla giustizia.

28 – Noi diciamo ai cittadini: per tenervi nel gregge, è possibile che alcuni cerchino di screditarci con tutti i mezzi, per esempio accusandoci di cospirazione o complotto, ecc. Non ascoltateli, sono MENTITORI perché le informazioni che vi sono state date sono: mediche, scientifiche e documentate.

29 – Ai cittadini diciamo: questa lettera non deve portare alla violenza contro nessuno. Reagire in modo pacifico. E se un operatore sanitario che firma questa lettera sarà attaccato o diffamato o minacciato o perseguitato: sostenerlo MASSIVAMENTE. Cari cittadini: molti scienziati, eminenti professori di medicina e professionisti della salute in tutto il mondo hanno denunciato ciò che sta accadendo ed è ora di svegliarsi! Se non si dice nulla, verranno imposte nuove misure dittatoriali “made in China”. Dovete RIFIUTARLO. Vi assicuriamo che queste misure non hanno nulla a che fare con la medicina o l’igiene o la conservazione della salute pubblica, sono una follia. Il dottor Anders Tegnell ha detto: “Il mondo è impazzito”, mettendo in atto il contenimento che “va contro ciò che sappiamo sulla gestione delle pandemie di virus”.

30 – Invitiamo i professionisti della salute di tutto il mondo ad essere forti e coraggiosi e a fare il loro dovere di dire la verità, ad unirsi a noi nel collettivo: United Health Professionals e a firmare questa lettera inviando le seguenti 4 informazioni:

nome, cognome, professione e paese a: join.unitedhealthprofessionals@gmail.com L’elenco dei firmatari sarà aggiornato regolarmente.

Albert Einstein ha detto: “il mondo non sarà distrutto da coloro che fanno il male, ma da coloro che li guardano non fare nulla”.

 

Signataires

Professor Martin Haditsh, microbiology, infectious disease and tropical medicine specialist, Austria

Ghislaine Gigot, general practitioner, France

François Pesty, pharmacist, France

Catherine Raulin, general practitioner, France

Laurent Hervieux, general practitioner, France

Geneviève Magnan, nurse, France

Jean-Pierre Eudier, dental surgeon, Luxembourg

Andrée Van Den Borre, dental surgeon, Belgium

Mauricio Castillo, anesthesiologist and intensive care physician, Chile

Marie-Claude Luley-Leroide, general practitioner, France

Daniele Joulin, general practitioner, France

Mohamed Zelmat, clinical biologist, France

Nadine Blondel, nurse, France

Hélène Banoun, clinical biologist, France

Estelle Ammar, speech therapist, France

Caroline Durieu, general practitioner, Belgium

Doris Stucki, psychiatrist, Switzerland

Jessica Leddy, licensed acupuncturist, United States of America

Fabien Quedeville, general practitioner, France

Michel Angles, general practitioner, France

Dominique Carpentier, general practitioner, France

Christophe Cornil, plastic surgeon, France

Pierre Brihaye, ear, nose and throat specialist, Belgium

Elizabeth Luttrell, certified nursing assistant, United States of America

Tasha Clyde, nurse, United States of America

Walter Weber, internal medicine and oncology specialist, Germany

Professor Pierre-Francois Laterre, anesthesiologist and intensive care physician,

Belgium

Sylvie Lathoud, clinical psychologist, France

Karim Boudjedir, hematologist, France

Caroline Heisch, osteopath, France

Eric Blin, physiotherapist, France

Vincent Schmutz, dental surgeon, France

Zieciak WB, ears nose and throat surgeon, South Africa

Virginie Merlin, nurse, Belgium

Gabriel Brieuc, anesthesiologist, Belgium

Marie-José Eck, general practitioner, France

Patricia Grasteau, nursing assistive personnel, France

Christine Villeneuve, psychotherapist, France

Philippe Voche, plastic surgeon, France

Gérard Bossu, osteopath, France

Elaine Walker, emergency medicine physician, United States of America

Richard Amerling, nephrologist, United States of America

Phil Thomas, general practitioner, South Africa

Manfred Horst, allergologist and immunologist, France

Sybille Burtin, public health physician, France

Chantal Berge, nurse, France

Denis Agret, emergency medicine and public health physician, France

Mélanie Dechamps, intensive care physician, Belgium

Prosper Aimé Seme Ntomba, dental surgeon, Cameroon

Sandrine Lejong, pharmacist, Belgium

Professor Jan Zaloudik, surgical oncology, Czech Republic

Cerise Gaugain, midwife, France

Delphine Balique, midwife, France

Marion Campo, midwife, France

Olivier Chailley, cardiologist, France

Johan Sérot, physiotherapist, France

Arlette Fauvelle, pharmacist, Belgium

Farooq Salman, ear, nose and throat specialist, Irak

Olga Goodman, Rheumatologist, United States of America

Pascal Leblond, nurse, France

Sybille Morel, nurse, France

Marie-Thérèse Nizier, physiotherapist, France

Graziella Mercy, nurse, France

Pierre Maugeais, general practitioner, France

Carrie Madej, internal medicine specialist, United States of America

Victor Gomez Saviñon, cardiac surgeon, Mexico

Martin Boucher, nurse, Canada

Evelyne Nicolle, pharmacist, France

Agnès Dupond, general practitioner, France

Azad Mitha, general practitioner, France

Ines Heller, physiotherapist, France

Marie Laravine, nurse, France

Khaleel Kareem, anesthesiologist and intensive care physician, Irak

Tonya Davis, certified nursing assistant, United States of America

Mary Baty, dental hygienist, United States of America

Luis Angel Ponce Torres, physician, Peru