Cinque vescovi contro i vaccini prodotti con feti abortiti.

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(http://www.renovatio21.com) Dopo alcune imbarazzanti e semplicistiche prese di posizione da parte del mondo cattolico sul tema dell’utilizzo di vaccini prodotti con linee cellulari di feto abortito, con particolare riferimento all’attualità del vaccino anti-COVID un cardinale e quattro vescovi fra cui Mons. Athanasius Schneider tuonano contro l’utilizzo di questi farmaci, dichiarando fermamente che un cattolico non può in alcun modo partecipare, nemmeno in maniera indiretta e remota, al grande crimine contro Dio e contro l’umanità: il Male assoluto dell’aborto.

Renovatio 21 offre ai lettori la traduzione di questo importantissimo documento, che consigliamo di leggere fino alla fine. Un vero argine contro la deriva superficiale e a tratti liberale assunta da tanti ambienti in teoria intransigenti, che sono puristi nella liturgia ma incredibilmente permissivi verso ciò che in questo documento è giustamente definito come «cannibalismo bio-medico».

In calce a questo articolo, la versione in lingua inglese del documento.

 

Nelle ultime settimane, agenzie di stampa e varie fonti di informazione hanno riferito che, in risposta all’emergenza COVID-19, alcuni Paesi hanno prodotto vaccini utilizzando linee cellulari di feti umani abortiti.

In altri paesi, tali vaccini sono in fase di pianificazione. Un coro crescente di ecclesiastici (conferenze episcopali, singoli vescovi e sacerdoti) ha affermato che, nel caso in cui non fosse disponibile alcun vaccino alternativo che utilizzi componenti eticamente leciti, sarebbe moralmente consentito per i cattolici ricevere vaccini prodotti con linee cellulari di bambini abortiti.

I sostenitori di questa posizione invocano due documenti della Santa Sede: il primo, della Pontificia Accademia per la Vita, si intitola «Riflessioni morali sui vaccini preparati da cellule derivate da feti umani abortiti» ed è stato pubblicato il 9 giugno del 2005; la seconda, un’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede, si intitola «Dignitas Personae, su alcune questioni bioetiche», ed è stata pubblicata l’8 settembre del 2008. Entrambi questi documenti consentono l’uso di tali vaccini in casi eccezionali e per un tempo limitato, sulla base di quella che nella teologia morale viene chiamata cooperazione al male materiale, remota e passiva.

I suddetti documenti affermano che i cattolici che utilizzano tali vaccini hanno «il dovere di rendere noto il loro disaccordo e di chiedere che il loro sistema sanitario renda disponibili altri tipi di vaccini».

Nel caso dei vaccini ottenuti da linee cellulari di feti umani abortiti, vediamo una chiara contraddizione tra la dottrina cattolica di rifiutare categoricamente, e senza ombra di dubbio, l’aborto in tutti i casi come un grave male morale che grida vendetta al cielo (vedi Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2268, n. 2270), e la pratica di considerare i vaccini derivati da linee cellulari fetali abortite moralmente accettabili in casi eccezionali di «urgente bisogno» – per motivi di remota, passiva, cooperazione al male materiale. Sostenere che tali vaccini possono essere moralmente leciti se non ci sono alternative è di per sé contraddittorio e non può essere accettabile per i cattolici.

Si devono ricordare le seguenti parole di Papa Giovanni Paolo II sulla dignità della vita umana non nata:

«L’inviolabilità della persona, riflesso dell’assoluta inviolabilità di Dio, trova la sua prima e fondamentale espressione nell’inviolabilità della vita umana. Soprattutto, la protesta comune, che giustamente si fa a favore dei diritti umani – ad esempio, il diritto alla salute, alla casa, al lavoro, alla famiglia, alla cultura – è falsa e illusoria se il diritto alla vita, il più basilare diritto fondamentale e condizione per tutti gli altri diritti personali, non è difeso con la massima determinazione» (Christifideles Laici, 38).

L’uso di vaccini prodotti da cellule di bambini non nati e assassinati contraddice una «massima determinazione» a difendere la vita non ancora nata.

Il principio teologico della cooperazione materiale è certamente valido e può essere applicato a tutta una serie di casi (ad esempio nel pagamento delle tasse, nell’uso di prodotti ricavati dal lavoro in schiavitù, e così via). Tuttavia, questo principio difficilmente può essere applicato al caso dei vaccini ottenuti da linee cellulari fetali, perché coloro che consapevolmente e volontariamente ricevono tali vaccini entrano in una sorta di concatenazione, seppur molto remota, con il processo dell’industria dell’aborto.

Il crimine di aborto è così mostruoso che qualsiasi tipo di concatenazione con questo crimine, anche se molto remoto, è immorale e non può essere accettato in nessuna circostanza da un cattolico una volta che ne sia pienamente consapevole.

Chi usa questi vaccini deve rendersi conto che il suo corpo sta beneficiando dei «frutti» (sebbene passi attraverso una serie di processi chimici) di uno dei più grandi crimini dell’umanità. Qualsiasi legame con il processo di aborto, anche il più remoto e implicito, getterà un’ombra sul dovere della Chiesa di rendere ferma testimonianza della verità che l’aborto deve essere completamente rifiutato. I fini non possono mai giustificare i mezzi.

Stiamo vivendo uno dei peggiori genocidi conosciuti dall’uomo. Milioni e milioni di bambini in tutto il mondo sono stati massacrati nel grembo della madre e giorno dopo giorno questo genocidio nascosto continua attraverso l’industria dell’aborto, la ricerca biomedica e la tecnologia fetale, e la spinta dei governi e degli organismi internazionali a promuovere tali vaccini come uno degli obiettivi primari.

Adesso non è il momento per i cattolici di cedere; farlo sarebbe gravemente irresponsabile.

L’accettazione di questi vaccini da parte dei cattolici, sulla base del fatto che implicano solo una «cooperazione remota, passiva e materiale» con il male, giocherebbe nelle mani dei nemici della Chiesa e la indebolirebbe come ultima roccaforte contro il male assoluto dell’aborto.

Cos’altro può essere un vaccino derivato da linee cellulari fetali se non una violazione dell’Ordine di Creazione dato da Dio?

Poiché si basa su una grave violazione di questo Ordine attraverso l’omicidio di un bambino non ancora nato. Se a questo bambino non fosse stato negato il diritto alla vita, se le sue cellule (che sono state ulteriormente coltivate più volte in laboratorio) non fossero state rese disponibili per la produzione di un vaccino, non potrebbero essere commercializzate

Abbiamo quindi qui una doppia violazione del sacro Ordine di Dio: da un lato, attraverso l’aborto stesso, e dall’altro, attraverso l’atroce attività del traffico e della commercializzazione dei resti di bambini abortiti. Tuttavia, questo doppio disprezzo per l’Ordine divino della Creazione non può mai essere giustificato, nemmeno per il motivo di preservare la salute di una persona o di una società attraverso tali vaccini.

La nostra società ha creato una religione sostitutiva: la salute è diventata il bene supremo, un dio sostituto a cui si devono offrire sacrifici – in questo caso, attraverso un vaccino basato sulla morte di un’altra vita umana.

Nell’esaminare le questioni etiche che circondano i vaccini, dobbiamo chiederci: come e perché tutto questo è diventato possibile? Non c’era davvero alternativa? Perché la tecnologia basata sull’omicidio è emersa in medicina, il cui scopo è invece portare vita e salute?

La ricerca biomedica che sfrutta i nascituri innocenti e usa i loro corpi come «materia prima» ai fini dei vaccini sembra più simile al cannibalismo che alla medicina.

Dobbiamo anche considerare che, per alcuni nell’industria biomedica, le linee cellulari dei bambini non ancora nati sono un «prodotto», l’abortista e il produttore del vaccino sono il «fornitore» e i destinatari del vaccino sono i «consumatori».

La tecnologia basata sull’omicidio è radicata nella disperazione e finisce nella disperazione. Dobbiamo resistere al mito secondo il quale «non ci sono alternative». Al contrario, dobbiamo procedere con la speranza e la convinzione che le alternative esistono e che l’ingegno umano, con l’aiuto di Dio, le possa scoprire. Questo è l’unico modo per passare dall’oscurità alla luce e dalla morte alla vita.

Il Signore ha detto che alla fine dei tempi anche gli eletti saranno sedotti (cfr Mc 13:22). Oggi, l’intera Chiesa e tutti i fedeli cattolici devono cercare urgentemente di essere rafforzati nella dottrina e nella pratica della fede.

Nell’affrontare il male dell’aborto, i cattolici devono più che mai «astenersi da ogni apparenza di male» (1 Tessalonicesi 5:22).

La salute fisica non è un valore assoluto. L’obbedienza alla legge di Dio e la salvezza eterna delle anime devono avere il primato.

I vaccini derivati dalle cellule di bambini non nati crudelmente assassinati hanno un carattere chiaramente apocalittico e possono presagire il marchio della bestia (vedere Apocalisse 13:16).

Alcuni ecclesiastici dei nostri giorni rassicurano i fedeli affermando che ricevere un vaccino COVID-19 derivato dalle linee cellulari di un bambino abortito è moralmente lecito se non è disponibile un’alternativa. Giustificano la loro affermazione sulla base della «cooperazione materiale e remota» con il Male.

Tali affermazioni sono estremamente anti-pastorali e controproducenti, soprattutto se si considera il carattere sempre più apocalittico dell’industria dell’aborto e la natura disumana di alcune ricerche biomediche e tecnologie embrionali.

Ora più che mai, i cattolici non possono categoricamente incoraggiare e promuovere il peccato dell’aborto, nemmeno il minimo, accettando questi vaccini. Pertanto, come Successori degli Apostoli e Pastori responsabili della salvezza eterna delle anime, riteniamo impossibile tacere e mantenere un atteggiamento ambiguo riguardo al nostro dovere di resistere con «massima determinazione» (Papa Giovanni Paolo II) contro «l’indicibile crimine dell’aborto» (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 51).

Questa dichiarazione è stata scritta su consiglio e consiglio di medici e scienziati di vari paesi. Un contributo sostanziale è arrivato anche dai laici: da nonne, nonni, padri e madri di famiglia, e dai giovani. Tutti i  soggetti consultati – indipendentemente dall’età, dalla nazionalità e dalla professione – hanno respinto all’unanimità e quasi istintivamente l’idea di un vaccino derivato dalle linee cellulari dei bambini abortiti. Inoltre, hanno ritenuto debole e inadeguata la giustificazione offerta per l’utilizzo di tali vaccini (ovvero «cooperazione materiale a distanza di tanto tempo»).

Ciò è confortante e, allo stesso tempo, molto rivelatore: la loro unanime risposta è un’ulteriore dimostrazione della forza della ragione e del sensus fidei.

Abbiamo più che mai bisogno dello spirito dei confessori e dei martiri che evitino il minimo sospetto di collaborazione con il male della loro epoca

La Parola di Dio dice: «Siate semplici come figli di Dio senza rimprovero in mezzo a una generazione depravata e perversa, nella quale dovete risplendere come luce nel mondo» (Fil. 2, 15).

 

12 dicembre 2020, Memoria della Beata Vergine Maria di Guadalupe

Cardinale Janis Pujats, arcivescovo metropolita emerito di Riga

+ Tomash Peta, arcivescovo metropolita dell’arcidiocesi di Santa Maria ad Astana

+ Jan Pawel Lenga, arcivescovo / vescovo emerito di Karaganda

+ Joseph E. Strickland, Vescovo di Tyler (USA)

+ Athanasius Schneider, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Santa Maria ad Astana

 

 

 

( Fonte: https://www.crisismagazine.com/)

In recent weeks, news agencies and various information sources have reported that, in response to the Covid-19 emergency, some countries have produced vaccines using cell lines from aborted human fetuses. In other countries, such vaccines are being planned.

A growing chorus of churchmen (bishops’ conferences, individual bishops, and priests) has said that, in the event that no alternative vaccine using ethically licit substances is available, it would be morally permissible for Catholics to receive vaccines made from the cell lines of aborted babies. Supporters of this position invoke two documents of the Holy See: the first, from the Pontifical Academy for Life, is titled, “Moral reflections on vaccines prepared from cells derived from aborted human fetuses” and was issued on June 9, 2005; the second, an Instruction from the Congregation for the Doctrine of the Faith, is titled, “Dignitas Personae, on certain bioethical questions” and was issued on September 8, 2008. Both of these documents allow for the use of such vaccines in exceptional cases and for a limited time, on the basis of what in moral theology is called remote, passive, material cooperation with evil. The aforementioned documents assert that Catholics who use such vaccines at the same time have “the duty to make known their disagreement and to ask that their healthcare system make other types of vaccines available.”

In the case of vaccines made from the cell lines of aborted human fetuses, we see a clear contradiction between the Catholic doctrine to categorically, and beyond the shadow of any doubt, reject abortion in all cases as a grave moral evil that cries out to heaven for vengeance (see Catechism of the Catholic Church n. 2268, n. 2270), and the practice of regarding vaccines derived from aborted fetal cell lines as morally acceptable in exceptional cases of “urgent need” — on the grounds of remote, passive, material cooperation. To argue that such vaccines can be morally licit if there is no alternative is in itself contradictory and cannot be acceptable for Catholics.

One ought to recall the following words of Pope John Paul II regarding the dignity of unborn human life: “The inviolability of the person which is a reflection of the absolute inviolability of God, finds its primary and fundamental expression in the inviolability of human life. Above all, the common outcry, which is justly made on behalf of human rights — for example, the right to health, to home, to work, to family, to culture — is false and illusory if the right to life, the most basic and fundamental right and the condition for all other personal rights, is not defended with maximum determination” (Christifideles Laici, 38). Using vaccines made from the cells of murdered unborn children contradicts a “maximum determination” to defend unborn life.

The theological principle of material cooperation is certainly valid and may be applied to a whole host of cases (e.g. in paying taxes, the use of products made from slave labor, and so on). However, this principle can hardly be applied to the case of vaccines made from fetal cell lines, because those who knowingly and voluntarily receive such vaccines enter into a kind of concatenation, albeit very remote, with the process of the abortion industry. The crime of abortion is so monstrous that any kind of concatenation with this crime, even a very remote one, is immoral and cannot be accepted under any circumstances by a Catholic once he has become fully aware of it. One who uses these vaccines must realize that his body is benefitting from the “fruits” (although steps removed through a series of chemical processes) of one of mankind’s greatest crimes.

Any link to the abortion process, even the most remote and implicit, will cast a shadow over the Church’s duty to bear unwavering witness to the truth that abortion must be utterly rejected. The ends cannot justify the means. We are living through one of the worst genocides known to man. Millions upon millions of babies across the world have been slaughtered in their mother’s womb, and day after day this hidden genocide continues through the abortion industry, biomedical research and fetal technology, and a push by governments and international bodies to promote such vaccines as one of their goals. Now is not the time for Catholics to yield; to do so would be grossly irresponsible. The acceptance of these vaccines by Catholics, on the grounds that they involve only a “remote, passive and material cooperation” with evil, would play into the hands of the Church’s enemies and weaken her as the last stronghold against the evil of abortion.

What else can a vaccine derived from fetal cell lines be other than a violation of the God-given Order of Creation? For it is based on a serious violation of this Order through the murder of an unborn child. Had this child not been denied the right to life, had his cells (which have been further cultivated several times in the lab) not been made available for the production of a vaccine, they could not be marketed. We therefore have here a double violation of God’s holy Order: on the one hand, through the abortion itself, and on the other hand, through the heinous business of trafficking and marketing the remains of aborted children. Yet, this double disregard for the divine Order of Creation can never be justified, not even on the grounds of preserving the health of a person or society through such vaccines. Our society has created a substitute religion: health has been made the highest good, a substitute god to whom sacrifices must be offered — in this case, through a vaccine based on the death of another human life.

In examining the ethical questions surrounding vaccines, we have to ask ourselves: How and why did all of this become possible? Was there truly no alternative? Why did murder-based technology emerge in medicine, whose purpose is instead to bring life and health? Bio-medical research that exploits the innocent unborn and uses their bodies as “raw material” for the purpose of vaccines seems more akin to cannibalism than medicine. We also ought to consider that, for some in the bio-medical industry, the cell lines of unborn children are a “product,” the abortionist and vaccine manufacturer are the “supplier,” and the recipients of the vaccine are “consumers.” Technology based on murder is rooted in hopelessness and ends in despair. We must resist the myth that “there is no alternative.” On the contrary, we must proceed with the hope and conviction that alternatives exist, and that human ingenuity, with the help of God, can discover them. This is the only way to pass from darkness to light, and from death to life.

The Lord said that in the end times even the elect will be seduced (cf. Mk. 13:22). Today, the entire Church and all Catholic faithful must urgently seek to be strengthened in the doctrine and practice of the faith. In confronting the evil of abortion, more than ever Catholics must “abstain from all appearance of evil” (1 Thess. 5:22). Bodily health is not an absolute value. Obedience to the law of God and the eternal salvation of the souls must be given primacy. Vaccines derived from the cells of cruelly murdered unborn children are clearly apocalyptic in character and may possibly foreshadow the mark of the beast (see Rev. 13:16).

Some churchmen in our day reassure the faithful by affirming that receiving a Covid-19 vaccine derived from the cell lines of an aborted child is morally licit if an alternative is not available. They justify their assertion on the basis of “material and remote cooperation” with evil. Such affirmations are extremely anti-pastoral and counterproductive, especially when one considers the increasingly apocalyptic character of the abortion industry, and the inhuman nature of some biomedical research and embryonic technology. Now more than ever, Catholics categorically cannot encourage and promote the sin of abortion, even in the slightest, by accepting these vaccines. Therefore, as Successors of the Apostles and Shepherds responsible for the eternal salvation of souls, we consider it impossible to be silent and maintain an ambiguous attitude regarding our duty to resist with “maximum of determination” (Pope John Paul II) against the “unspeakable crime” of abortion (II Vatican Council, Gaudium et Spes, 51).

This statement was written at the advice and counsel of doctors and scientists from various countries. A substantial contribution also came from the laity: from grandmothers, grandfathers, fathers and mothers of families, and from young people. All of those consulted — independent of age, nationality and profession — unanimously and almost instinctively rejected the idea of a vaccine derived from the cell lines of aborted children. Furthermore, they considered the justification offered for using such vaccines (i.e. “material remote cooperation”) as weak and unsuitable. This is comforting and, at the same time, very revealing: their unanimous response is a further demonstration of the strength of reason and the sensus fidei.

More than ever, we need the spirit of the confessors and martyrs who avoided the slightest suspicion of collaboration with the evil of their own age. The Word of God says: “Be simple as children of God without reproach in the midst of a depraved and perverse generation, in which you must shine like lights in the world” (Phil. 2, 15).

December 12, 2020, Memorial of the Blessed Virgin Mary of Guadalupe

Cardinal Janis Pujats, Metropolitan archbishop emeritus of Riga
+ Tomash Peta, Metropolitan archbishop of the archdiocese of Saint Mary in Astana
+ Jan Pawel Lenga, Archbishop/bishop emeritus of Karaganda
+ Joseph E. Strickland, Bishop of Tyler (USA)
+ Athanasius Schneider, Auxiliary bishop of the archdiocese of Saint Mary in Astana