“Cristianesimo e diritto” di Aldo Rocco Vitale. Commento di Marco Ferraresi.

Rocco Vitale

L’agile volume di Aldo Rocco Vitale su “Cristianesimo e diritto” si lascia apprezzare, oltre che per capacità di sintesi su di un tema indubbiamente vasto, per l’incisiva trattazione e il carattere apologetico (e mai apodittico).

Tesi dell’autore (docente di Biodiritto) è che il cristianesimo abbia esercitato una profonda influenza sul pensiero giuridico e sulla legislazione occidentali, sia sul piano teorico sia su quello storico, al punto che “non vi possono essere diritto e Stato di diritto senza il Cristianesimo” (p. 63). Tale ascendente sarebbe dimostrato dalla rilevanza che anche la modernità riconosce a tre principi oggi considerati basilari dagli stessi ordinamenti giuridici, ma frutto, appunto, dell’elaborazione cristiana: la laicità, la legalità e la tutela della persona umana.

Quanto al primo, è solo grazie all’influsso cristiano che si è scolpita la necessaria distinzione tra gli ambiti di rispettiva competenza del potere temporale e di quello spirituale, ciò che appunto costituirebbe la sostanza, secondo l’A., del principio di (sana) laicità. In tale prospettiva, sono allora da condannare tutti i laicismi o giurisdizionalismi, mediante i quali l’ambito civile tenta di appropriarsi della sfera religiosa, controllando la Chiesa, sostituendo alla legge divina quella umana, avocando a sé l’educazione dei cittadini. Ma, del pari, sono da respingere le teocrazie (si pensi talora all’esperienza islamica), in cui l’autorità spirituale domina pure l’organizzazione della vita civile, applicando a questa con metodo fondamentalistico i precetti cardini della religione.

L’AQ. cita, in proposito, esempi storici di travisamento della laicità, come le ideologie totalitarie del XX secolo e le dottrine radicali e libertarie del tempo presente. Mentre il principale esempio del reciproco riconoscimento tra la sfera ecclesiale e quella civile, nei rispettivi ordini, sarebbe costituito dall’esperienza secolare dei Concordati tra la Chiesa e le autorità politiche.

Frutto della cultura cristiana sarebbe pure il principio di legalità, da intendersi quale antidoto all’assolutezza del monarca e limite di giustizia alle norme di diritto positivo. E ciò si salderebbe con il principio di tutela della persona, concetto, quest’ultimo, elaborato nell’ambito della teologia trinitaria e “limite oltre il quale l’ordinamento e lo Stato non possono agire e insorgere senza perdere il proprio stesso senso” (p. 45). Fulgido esempio storico degli sforzi profusi dal Magistero in difesa di detto principio è l’invocata soppressione dell’antico istituto della schiavitù, ben presto predicata dalla Chiesa contro le esitazioni incontrate nel corso dei secoli da parte delle autorità civili. Mentre, nel tempo presente, l’impegno dei cattolici per la persona si indirizza soprattutto alla difesa dell’essere umano dalle pulsioni distruttive e manipolative che si esprimono ad es. con l’aborto, l’eutanasia, la fecondazione artificiale.

Nel suo insieme, l’opera di Vitale coglie nel segno. Desta perplessità unicamente qualche trasposizione lessicale e concettuale, dal pensiero cristiano alla modernità, forse dettata dall’intento apologetico del volume oltre che, probabilmente, dalla brevità della pubblicazione, che impedisce uno sviluppo più completo del ragionamento.

Per es., possiamo anche, con l’A., accostare il termine “laicità” alla (corretta e necessaria) distinzione degli ambiti spirituale e temporale. Ma il “principio di laicità” appare più come il grimaldello della modernità per negare lo spazio dovuto alla vera religione nella vita pubblica, vuoi mettendo sullo stesso piano tutte le credenze, vuoi comprimendo più decisamente l’esperienza religiosa in ambito privato (si v. sul punto S. Fontana, Capire Benedetto XVI, Cantagalli, Siena, 2021, spec. p. 85 ss.). E in questa prospettiva non è nemmeno distinguibile una laicità “sana” dal “laicismo”.

Del pari, sembra lontano ciò che Vitale intende con “principio di legalità” dall’accezione usuale, che è moderna e illuministica: in senso classico, la limitazione del potere legislativo umano è in relazione all’universalità della legge divina e naturale; il pensiero moderno, invece, esclude Dio dalle Carte fondamentali e concepisce una legalità senza un contenuto indisponibile, dipendente invece vuoi dalle cangianti maggioranze, vuoi dalla volontà dei gruppi egemoni.

Da ultimo, occorre ricordare che il concetto di persona, se storicamente è tributario del pensiero cristiano, è oggi travisato e perlopiù concepito ad excludendum, al fine di negare la piena soggettività giuridica o la piena dignità del nascituro, del malato, dell’anziano, del disabile.

Marco Ferraresi

Segretario Unione Giuristi Cattolici di Pavia “Beato Contardo Ferrini”

 

Aldo Rocco Vitale, Cristianesimo e diritto – Sull’anima della civiltà giuridica occidentale, Algra Editore, Viagrande (Catania), 2017, pp. 65, € 6.