Cultura Cattolica: il Premio ad Antonia Arslan e il grato ricordo a Gianfranco Morra. Di Andrea Mariotto.

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Sabato 19 giugno, presso il Teatro Remondini di Bassano del Grappa, è stato consegnato il Premio Internazionale medaglia d’oro al merito della Cultura Cattolica (38ª edizione) alla scrittrice Antonia Arslan, “una delle più celebri e amate scrittrici italiane”, come si legge nella motivazione che la Giuria ha redatto.

Nel 2004 Arslan ha incontrato il riconoscimento del grande pubblico con il libro “La masseria delle allodole”, incentrato sul tragico destino della famiglia Arslanian durante il genocidio armeno del 1915. La Masseria è stato solo il primo di un trittico di testi che è proseguito con “La strada di Smirne” nel 2009 e “Il rumore delle perle di legno” nel 2015.

Dopo gli studi classici e la laurea in archeologia, Antonia Arslan è stata docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova. Tra le sue prime pubblicazioni vi è “Invito alla lettura di Dino Buzzati”, “un coraggioso scritto che colloca Buzzati, registrandone l’inquietudine metafisica, nel pantheon dei grandi autori del Novecento”, sottolinea la motivazione letta sabato sera dal presidente della Giuria Lorenzo Ornaghi, che ha dichiarato: “La Giuria è particolarmente onorata e lieta di conferire il Premio Internazionale di Cultura Cattolica ad Antonia Arslan, la cui scrittura – per narrazione corale, interrogazione sul male e orizzonte di ricerca del senso religioso – è vicina a quella dei grandi romanzi d’ispirazione cristiana, dai Promessi sposi di Manzoni al Cavallo rosso di Eugenio Corti”.

Nella sua testimonianza, la premiata ha voluto sottolineare la sua felicità e insieme la su gratitudine: “Sono felice per me e per gli armeni”, ha esordito, per poi ripercorrere la sua storia e raccontare com’è nata la sua vocazione a dedicarsi alla storia del popolo armeno. È stata a tutti gli effetti una chiamata da parte del nonno, fuggito dalla terra d’origine durante il genocidio e diventato in Italia uno stimato chirurgo. “Un giorno, ero bambina, mi ha preso da parte e mi ha raccontato la storia della sua famiglia e dei suoi fratelli, tutti medici, tre dei quali erano stati assassinati”. Così è nata l’adesione a un impegno che le era stato “impresso”. “Il compito che mi aveva affidato mio nonno è adempiuto parzialmente, ho fatto una piccola cosa”, ha concluso Arslan prima di leggere tre sue commoventi poesie. In fondo, ha affermato, “siamo tutti un nulla, ma il mio nulla l’ho fatto ubbidendo a quello che era dentro di me e facendolo crescere, e tutto questo ha portato del bene agli armeni. Ho obbedito a un dovere che avevo dentro e che era rimasto quiescente e questa cosa ha portato gioia e conoscenza a questo povero piccolo popolo”.

La cerimonia di premiazione si è aperta con un momento speciale in ricordo del prof. Gianfranco Morra (mancato a fine maggio a 90 anni) primo premiato nel 1983 e per anni guida e ispiratore della Scuola di Cultura Cattolica e del Premio.

A lui ha dedicato un pensiero il prof. Giuseppe Ghini, ordinario di Cultura e Letteratura Russa all’università di Urbino, che ha ricordato “il Morra dedito alla verità senza ossequi alle correttezze politiche del momento (un altro degli elementi che l’hanno reso poco popolare nel mondo universitario così incline alle mode culturali)”. “Chi si metteva alla scuola di Morra si trovava inserito in una sorta di accademia fatta di autori tanto significativi, quanto estromessi dalle bibliografie mainstream”, ha aggiunto. “In tempi di straordinarie chiusure ideologiche, Morra apriva a questi giganti della cultura, non chiudeva l’orizzonte ermeneutico dei propri allievi, lettori, interlocutori. Anzi, svolgeva letteralmente la sua riflessione a partire dalla loro riflessione. Recuperava, con ciò facendo, la logica dell’università medievale come universitas magistrorum et scholarium e contemporaneamente dimostrava tutta la grandezza e l’umiltà dei grandi studiosi. Perché chiudere è dei pusillanimi, aprire è delle anime grandi”.

Anche “i fratelli di Bassano”, come li chiamava lui, hanno voluto dedicare un pensiero al prof. Morra, partendo da quel 9 dicembre 1983, data del conferimento del primo Premio Cultura Cattolica. Parole piene di gratitudine per il contributo dato alla cultura cattolica e alla Chiesa, con l’intuizione della “forza dei movimenti laicali e l’importanza essenziale del rapporto tre fede e ragione”. “Quando parlava, ci trasmetteva la sicurezza che stesse dicendo la verità. Le sue spiegazioni dei problemi filosofici e culturali, sociologici e morali, politici e religiosi, erano sempre sostenute da argomentazioni convincenti, esempi chiarificanti, ragionamenti logici e razionali. Convinceva chi lo ascoltava non con il sentimento, ma con il ragionamento. Questo era un aspetto della sua personalità che lo accomunava al nostro fondatore, don Didimo Mantiero”.

Andrea Mariotto

 

 

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