Una precisazione sulla parola Distributismo. Dalla Prefazione al libro di Belloc. Di Stefano Fontana

NPG x7930; Hilaire Belloc by Emil Otto ('E.O.') HoppÈ

Pubblichiamo uno stralcio dalla Prefazione scritta da Stefano Fontana per il libro di Hilaire Belloc, Distributismo, la via d’uscita dallo Stato Servile, Fede & Cultura, Verona 2021, euro 15,00. Dato che il libro contiene la Prefazione del nostro direttore, può essere acquistato anche direttamente presso di noi e ricevuto senza spese di spedizione per l’Italia.

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Una delle più frequenti tra queste adulterazioni del Distributismo consiste nella storpiatura del significato della stessa parola. Distributismo viene  spesso inteso come la proposta di una distribuzione delle risorse e delle competenze dal centro alla periferia. Una specie di decentramento. In questo senso, al centro del discorso economico, sociale e politico rimarrebbe comunque il centro – per esempio lo Stato  – mentre i soggetti periferici sarebbero subordinati in quanto deriverebbero le proprie competenze, titolarità e risorse dalla volontà decentrante del centro. La famiglia o i corpi intermedi sarebbero quindi beneficati dall’alto e non avrebbero una originaria titolarità a gestire in proprio la loro autorità.

È evidente che questa interpretazione della parola che designa questo movimento è l’esatto contrario della realtà del movimento stesso. La distribuzione di cui il Distributismo parla non va intesa come una re-distribuzione dopo l’avvenuta centralizzazione. Non quindi come una distribuzione amministrativa mediante l’utilizzo della macchina burocratica dello Stato moderno di quanto questo stesso Stato ha improvvidamente accentrato, ma come una distribuzione organica ed originaria, fondata sull’ordine naturale il quale è di per sé distributivo e prevede che prima dello Stato accentrato si diano delle società naturali e dei corpi intermedi che godono di una autorità propria  e irrinunciabile. È l‘ordine naturale, quindi, e non lo Stato a distribuire doveri e diritti, autorità, soggettività sociale e politica. La storia politica che abbiamo vissuto dopo le teorizzazioni di Bodin, Hobbes e Rousseu e dopo l’implementazione concreta delle loro teorie nello Stato napoleonico e in tutte le forme statuali che ad esso si sono ispirate come ad un prototipo da replicare (e ciò, si badi bene, è un processo tuttora in corso) obbliga, in un certo senso, a lottare per una re-distribuzione dal centro ai soggetti naturali spogliati delle loro competenze altrettanto naturali. Nella lotta attuale contro lo Stato che è nello stesso tempo Uomo-Macchina-Animale-Dio, come scriveva Carl Schmitt, sintetizzando il lucido e angosciato pensiero di Hobbes, per forza bisogna togliere per ri-dare, togliere all’usurpatore per ri-dare agli usurpati. Bisogna però essere consapevoli che questa ri-distribuzione è dovuta agli errori della storia e si tratta di una correzione di un originario errore del pensiero politico moderno e della storia della modernità. Il centro da cui dovrebbe partire la ri-distribuzione è abusivo, e la ri-distribuzione non deve essere intesa come il passaggio dal centro alla periferia, perché in questo modo si rimarrebbe preda dello stesso schema erroneo. La distribuzione di cui parla il nome Distributismo è quella dell’ordine naturale delle cose. Come si vede, la confutazione di questo equivoco frequente è di grande importanza per recuperare alcuni profili architettonici del corretto pensiero politico e per rimettere le cose nel proprio ordine fisiologico.

Stefano Fontana