Ddl Zan: i limiti della attuale cultura di opposizione.

La lotta politica contro il ddl Zan e, dall’altra parte della barricata, per la sua approvazione è prima di tutto una lotta culturale. Ciò vale anche per le iniziative parlamentari delle forze politiche, le quali hanno un significato strategico solo se sono animate da una cultura solida sulle questioni legislative oggetto della contesa. Può essere allora di grande interesse valutare la chiarezza e la consapevolezza culturale delle due forze in campo: quale delle due è posizionata meglio? Quale delle due, quindi, è potenzialmente vincente. Ciò anche alla luce del recente tentativo di esponenti di Forza Italia e della Lega di produrre un altro testo di legge che elimini gli aspetti più urticanti del testo Zan, soprattutto per quanto riguarda la tutela della libertà di pensiero e di espressione.

Su questo punto la Dottrina sociale della Chiesa, che fa propria tutta la tradizione della filosofia e della teologia del diritto naturale e cristiana, dice delle cose piuttosto importanti. Una legge è giusta o ingiusta per la sua forma. Per esempio una legge che ammetta l’uccisione dell’innocente ha la forma dell’omicidio. Quando la politica deve prendere posizione nei confronti di una legge ingiusta, come è anche il ddl Zan, deve individuare la sua forma specifica, ossia ciò per cui quella legge è ingiusta. Certamente poi seguiranno anche altre ingiustizie – perché l’ingiustizia produce ingiustizia – ma saranno ingiustizie conseguenza dell’ingiustizia formale, quella veramente decisiva.

Nel caso del ddl Zan il motivo formale della sua ingiustizia è che esso riconosce dignità pubblica alla relazione omosessuale, che è contro la legge naturale e aliena dal finalismo della comunità politica verso il bene comune. Cioè considera un bene per la comunità politica, al punto da essere protetto dalla pubblica autorità, quanto invece è un male. Il motivo formale della sua ingiustizia non è, quindi, la limitazione della libertà di espressione per quanti ritengono che la relazione omosessuale sia un male. Questo aspetto negativo è la conseguenza della formalità specifica della legge. Quindi non è corretto né efficace incentrare tutta l’attività di opposizione alla legge sul pericolo che ne deriverebbe per la libertà di espressione. O meglio, possiamo dire che è giusto farlo ma che è insufficiente, perché non coglie il nucleo originario dell’ingiustizia.

Purtroppo invece l’opposizione al ddl Zan – a parte qualche eccezione – è stata improntata esclusivamente al tema della libertà. A quel punto poteva venire spontaneo pensare che, producendo un’altra proposta di legge che togliesse dal ddl Zan i pericoli per la libertà, si sarebbe risolto il problema. Deve essere stata questa la motivazione che ha spinto alcuni esponenti del centro-destra a tentare nelle ultime ore questa via. Però la nuova proposta di legge non tocca la forma del ddl Zan, ossia il riconoscimento della relazione omosessuale come un bene, ciò per cui essa è essenzialmente ingiusta. Dato che il motivo formale dell’ingiustizia rimarrebbe, anche se si riuscisse a contenerne le conseguenze negative, in futuro esso ritornerebbe a produrne. Per questo motivo la prassi del male minore è, alla lunga, improduttiva.

La produzione da parte dell’opposizione di un nuovo testo di legge, ha indotto i partiti sostenitori dello Zan ad accelerare le operazioni, ossia ad essere ancora più intransigenti e decisi. Ciò è dovuto al fatto che essi, contrariamente all’opposizione, sono concentrati sulla forma specifica della legge, sul suo cuore essenziale al quale non vogliono rinunciare. Si nota quindi un’asimmetria di atteggiamento: da un lavoro la fedeltà decisa e chiara alla forma della legge, dall’altro la disponibilità a concedere qualcosa sulla forma della legge per ottenere qualcos’altro sulle sue conseguenze. In queste condizioni la vittoria non può che andare ai primi, per chiarezza di idee e capacità di decisione politica.

Si tenga anche presente che solo la concentrazione sulla forma della legge è capace di produrre unità di intenti politici anche tra partiti diversi, mentre la concentrazione solo sulle conseguenze e non sul cuore della legge produce solo alleanze deboli e incerte. Mentre tra Partito democratico e Cinque stelle c’è sul punto una forte unità determinata dall’intento di portare a casa la forma essenziale della legge, dall’altra parte c’è una unità fragile perché non concentrata sull’aspetto strategico culturalmente significativo e discriminante, ma sulle conseguenze per una libertà che, tra l’altro, gli stessi protagonisti considerano in modo diverso tra loro.

Queste osservazioni ci conducono, infine, a considerazioni più generali riguardanti la cultura degli attuali partiti di opposizione nel nostro Paese. Se quei partiti – in questo caso Forza Italia e la Lega – non pensano di dover colpire il cuore di un ddl ingiusto, vale a dire la relazione omosessuale come un bene per la società, ma solo alcuni suoi effetti, come le limitazioni alla libertà di espressione, vuol dire che elementi culturali che hanno motivato il ddl Zan sono presenti anche nella loro cultura politica. In questo modo i partiti di opposizione dimostrano una loro inferiorità culturale, prima ancora che politica, rispetto ai partiti sostenitori del ddl Zan. Ed infatti, se si va a vedere come la si pensa dentro Forza Italia e dentro la Lega si trovano molti sostenitori delle Unioni civili tra coppie omosessuali, che è, come più volte detto, la forma specifica del ddl Zan.

Stefano Fontana