FILOSOFIA CRISTIANA E ATEISMO FILOSOFICO. Di Stefano Fontana

Stefano Fontana conferenza

Iniziando a breve il MINI-CORSO DI FILOSOFIA CRISTIANA (domenica 10 ottobre) e la SCUOLA DI FILOSOFIA CRISTIANA – MODULO DI GNOSEOLOGIA (mercoledì 20 ottobre) desidero mettere brevemente in evidenza l’importanza della questione per fuggire alle conseguenze tragiche dell’ateismo filosofico. Uno dei punti centrali del problema è dato proprio dalla CONOSCENZA, tema che verrà trattato sinteticamente nel MINI-CORSO e approfonditamente nella SCUOLA vera e propria.

Per ateismo filosofico intendo una filosofia che, fin dal suo primo passo, è strutturata in modo da non poter pensare Dio. Sicché tutti i suoi passi successivi necessariamente allontaneranno da Dio e la prospettiva teologica non sarà più recuperabile. Il primo passo di una filosofia ne determina il destino. Se il primo passo è tale da non permettere di pensare Dio, tutto il percorso seguente è segnato.

Più precisamente, l’ateismo filosofico è la filosofia che, fin dal suo primo passo, ammette Dio come un pensiero umano, ma non come qualcosa di esistente in sé, di trascendente e personale. L’ateismo filosofico ammette Dio come una proiezione umana, una invenzione, una favola consolante, un bisogno …. ma non come qualcosa di reale, oggettivo e trascendente.

A dirci l’importanza della GNOSEOLOGIA a questo proposito, è la constatazione che la nostra conoscenza si può impostare in due modi. Il primo modo, che chiamiamo realista, dice che il nostro intelletto conosce immediatamente l’essere e quindi la realtà trascende il pensiero. Il nostro intelletto, fin dal primo momento, non è chiuso in se stesso, ma conosce l’essere. Il secondo modo, che chiamiamo idealista, dice invece che noi non possiamo uscire dal nostro pensiero, perché quando conosciamo qualcosa conosciamo sempre anche noi che conosciamo e un al di là del pensiero non è pensabile. Il realismo dice che un al di là del pensiero è pensabile, l’idealismo dice di no.

Ora, se non c’è trascendenza in questo punto iniziale, non ci sarà più in nessun punto successivo. Per il realismo Dio è conoscibile, perché il realismo ammette che il pensiero conosca immediatamente il mondo delle cose che sta fuori di esso e quindi anche Dio come essere realmente esistente. Ma per l’idealismo Dio non è conoscibile come reale, dato che il pensiero non può andare al di là di se stesso. Se lo facesse, questo al di là sarebbe comunque pensato e, quindi non sarebbe per niente un al di là ma ancora interno al pensiero.

La FILOSOFIA CRISTIANA è realista e quindi fonda la possibilità di conoscere Dio, non certo nella sua essenza, ma nella sua esistenza ed in alcune sue caratteristiche cui la ragione può arrivare. Il Salmo chiama “stolto” chi non lo fa. Per farlo, però – questa è la sua caratteristica fondamentale! – non comincia dalla ragione ma dalla fede. Inizia dal chiedersi quali siano le esigenze razionali della fede, perché la rivelazione ha delle esigenze veritative insite nel dogma. Esigenze che essa pone, non filosoficamente ma religiosamente, alla razione e su questo la interpella e la provoca. Una di queste esigenze che la fede pone alla ragione è il realismo, ossia che la ragione possa conoscere la realtà. La fede, in questo, sostiene e guida la ragione e la invita ad approfondire le proprie conoscenze in materia, perché non cada nell’ateismo filosofico dell’idealismo, che invece non pensa che la ragione possa conoscere la realtà, ma solo se stessa.

Ho condotto queste poche riflessioni introduttive alla SCUOLA DI FILOSOFIA CRISTIANA per farne capire l’importanza. Il cristianesimo, dice Gilson, è una salvezza e non una sapienza, ma la salvezza che esso predica è la vera sapienza precisamente perché è una salvezza.

Vi invito a partecipare al MINI CORSO DI FILOSOFIA CRISTIANA (che inizia domenica 10 ottobre) e alla  SCUOLA DI FILOSOFIA CRISTIANA – MODULO DI GNOSEOLOGIA (che inizia il 20 ottobre).

Stefano Fontana