Guardare in alto. Intervento di Stefano Fontana alla Giornata della Nuova Bussola Quotidiana.

Guardare in alto

Intervento di Stefano Fontana alla Giornata della Nuova Bussola Quotidiana

Intervista di Riccardo Cascioli

3 ottobre 2020

 

Mi ha sempre colpito la definizione della Dottrina sociale della Chiesa come annuncio di Cristo nelle realtà temporali. Cioè la DSC – come dice la Centesimus Annus – è uno strumento di evangelizzazione. Puoi spiegare bene questo punto?

Questo è proprio il punto che collega la DSC al tema della Giornata di oggi: “guardare in alto”. Anch? io credo che questa definizione di DSC che ci ha dato Giovanni Paolo II sua la più bella. Ad essa ne aggiungerei un’altra: “Non c’è soluzione alla questione sociale fuori del Vangelo”, coniata da Leone XIII e ripresa da Giovanni Paolo II sempre nella Centesimus annus. È come dire: se volete risolvere i problemi penultimi dovere guardare alle cose ultime, che è poi il succo di tutto l’insegnamento di Benedetto XVI sulla centralità di Dio. Se si smette di guardare in verticale si finisce per smettere di guardare anche in orizzontale, anzi, si finisce per non vedere più, per vedere niente o per vedere il niente. Ad Aparecida nel 2007 Benedetto XVI ha detto che chi esclude Dio non vede la realtà.

Gomez D’Avila ha un bellissimo aforisma a questo riguardo: “Quando le cose ci sembrano essere solo quel che sembrano, presto si sembreranno essere ancora meno”. Se guardo la natura senza il Creatore finirà che non vedo nemmeno la natura ma un mucchio di pietre.

Senza il senso ultimo non ci sono nemmeno i sensi intermedi – ci insegnava san Tommaso – che quindi si degradano. Senza il matrimonio religioso pian piano viene meno anche quello naturale e alla fine vien meno il matrimonio come tale. È la situazione del Barone di Munchausen ricordata da Benedetto XVI nel suo libro del 1969 “Introduzione al Cristianesimo”: il Barone era caduto in una palude, ma non si preoccupava: basta – diceva – che mi prenda per i capelli e che mi trasporti sulla riva. Ma il fine ultimo – la riva – non ce lo diamo da soli perché noi siamo penultimi e il più non viene dal meno. Non può essere chi è penultimo a trasportarsi verso l’ultimo. Questo è il primo aspetto dell’immagine. Il secondo è che il Barone non rimane fermo lì a galleggiare, sprofonda. Senza le cose ultime, le penultime non rimangono nemmeno tali ma degradano. Non c’è neutralità: un mondo senza Dio non è un mondo neutro – diceva Benedetto XVI – ma è un mondo senza Dio, e un mondo senza Dio non può che essere anche contro Dio. Una laicità moderata non esiste: se non si sale si sprofonda, non si rimane a galla.

La DSC annuncia Cristo nelle realtà temporali, come si diceva. Ora tu hai chiarito che le realtà temporali non possono perseguire i loro stessi fini naturali senza Cristo. Oggi però una simile posizione è accusata di integralismo. La DSC è integralista, quindi?

Può sembrare così. A molti sembra così. Ma non è così. Benedetto XVI, nel suo discorso al parlamento tedesco del 2011, ha detto che la legittima autorità politica si fonda sul diritto naturale e non sulla religione cristiana. Però il re Salomone – di cui egli stava parlando – chiese a Dio il dono della sapienza per ben governare. Se l’autorità è legittimata dal diritto naturale a cui si arriva con la sola ragione, che bisogno c’è di chiedere poi a Dio questa sapienza? Se il piano naturale della ragione politica si legittima sul suo stesso piano penultimo, perché chiedere l’aiuto del piano ultimo? Non è integralismo? Evidentemente Benedetto XVI pensava di no. Il piano naturale gode di una sua legittima autonomia, ma l’uomo non riesce a vederlo pienamente né a rimanervi fedele senza il piano soprannaturale. Tanto è vero che Dio ha ritenuto opportuno rivelare non solo verità di ordine soprannaturale ma anche di ordine naturale.

Anzi, si può dire di più. Quando il piano naturale si considerasse capace di se stesso in modo completo, si assolutizzerebbe e diventerebbe una nuova religione. Il Barone caduto nella palude che pensa di potersi dare il fine ultimo da sé ne è l’emblema. È la presunzione di assolutezza – “essere discepoli di se stessi”,  diceva BXVI – per cui rifiutato Dio si cade vittima degli dèi, dei nuovi assoluti umani. Allora è proprio il contrario di quanto si dice: il legame essenziale dell’ordine politico con il Dio Vero è garanzia della sua legittima autonomia e della vera laicità, perché altrimenti cade vittima di se stesso intendendosi come Dio. Non c’è alternativa. Man mano che sparisce la religio vera avanza un’altra religione, fosse anche la religione dell’irreligiosità. Non possiamo illudersi circa la possibilità di posizioni moderata.

Con il vescovo Giampaolo Crepaldi avete fondato 15 anni fa l’Osservatorio di Dottrina sociale della Chiesa che porta il nome del cardinale Van Thuan. Cosa c’èntra con questa attività quanto ci hai detto finora”.

Guardare in alto ha un significato religioso, di fede e spirituale. Ma ha anche un significato intellettivo e intellettuale: vedere nelle cose sempre più di quanto sembrano. A ciò si dà il nome di sguardo metafisico. Che non è cosa per professoroni di filosofia, è cosa di tutti i giorni. Se perdiamo questo sguardo cadiamo nel riduzionismo: il matrimonio e ridotto a convivenza, la sessualità è ridotta a chimica, l’anima è ridotta al cervello, il creato è ridotto a natura, la persona è ridotta al corpo, generare è ridotto a produrre, la moglie è ridotta a partner, lo sguardo è ridotto all’occhio, l’educazione a istruzione, l’economia a speculazione, la qualità alla quantità come sa bene, purtroppo,  la nostra democrazia. La religio vera richiede questo sguardo metafisico. È il dogma stesso – come non si stancava di ripetere Antonio Livi – che esprime esigenze di verità e di razionalità. Del Noce diceva che nella rivelazione cristiana è implicita una metafisica e per approfondirla la ragione non deve uscire dalla fede.

Il nostro Osservatorio è nato 15 anni fa per affrontare le questioni sociali in questa prospettiva.
E, se posso fare qui un peccatuccio di superbia, mi sembra che sia l’unico a farlo. Oggi la DSC non viene più intesa così e dello sguardo metafisico si stanno perdendo le tracce. Si tende a rovesciare la prospettiva e a partire dal basso anziché dall’alto. Si deve dire Uomo e non Dio, sosteneva Karl Rahner. Il nostro Osservatorio pensa che si debba dire Dio e non Uomo, anche nelle questioni sociali. Il Cardinale van Thuân, che dà il nome all’Osservatorio, la pensava così. Lo ha dimostrato nella sua prigionia, come Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nei suoi scritti e nel suo strenuo impegno per darci il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa.

Concludo con Romano Guardini: “Ogni essere è più che se stesso; ogni avvenimento significa più che non il suo stretto compiersi. Tutto si riferisce a qualcosa che sta al di sopra o al di là. E solo a partire di là riceve la sua pienezza. Se esso scompare, le cose e le situazioni si svuotano di senso”.