Il DdL Zan, e la sua antropologia erronea. Di Giovanni Lazzaretti.

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Il DdL Zan, e la sua antropologia erronea.

 

L’eterno ritorno dell’omofobia.

Dopo i tentativi dei governi Prodi, Monti, Letta, dopo le unioni civili di Renzi, ci risiamo anche durante il governo Draghi.

Tento un percorso esplicativo sulla questione, anche se, come disse il cardinale Caffarra rivolto al sindaco di Bologna Merola, «a doverla spiegare vien da piangere» tanto dovrebbe essere ovvia la questione per un politico.

 

INDICE

  • L’esperimento mortifero di Federico II
  • Le antropologie minimali del nostro tempo
  • Addentriamoci nelle antropologie minimali
  • Perché sono erronee, perché sono vincenti
  • L’ideologia gender vuole entrare per legge
  • Allora sei un odiatore
  • Non confondiamo il piano individuale col piano scolastico
  • La violenza è l’ultimo dei problemi
  • Il punto più pericoloso è la Giornata
  • In sintesi

 

L’esperimento mortifero di Federico II

Salimbene de Adam la racconta così:

«La seconda sua stranezza [di Federico II] fu di voler scoprire che lingua e quale idioma avessero i bambini nel crescere, se non parlavano con nessuno.

E perciò diede ordine alle balie e alle nutrici di dare il latte agli infanti e lasciar succhiare loro le mammelle e far loro il bagno e tenerli puliti, ma che non li vezzeggiassero in nessun modo e stessero sempre mute e silenziose davanti a loro.

Intendeva arrivare a conoscere se parlavano poi la lingua ebraica, la quale era stata la prima, o il greco, il latino o l’arabo; o almeno la lingua dei so’ genitori da cui erano nati.

Ma s’affaticava invano: i fanciullini ovverosia infanti morivano tutti.

Che vivere non potrebbe senza quel battimani e quegli altri gesti e la letizia ridente del volto e le carezze delle loro balie e nutrici.»

E’ il famoso esperimento attribuito a Federico II per la ricerca della “lingua nativa” dei bambini. Un esperimento che si concluse in modo fallimentare, con la morte di tutti i bambini.

I bambini non avevano alcuna “lingua nativa”. Avevano invece bisogno della lingua, e di molto altro, per poter vivere.

L’esperimento insegna due cose.

  • Per mettere in atto un’educazione corretta, occorre un’antropologia corretta.
  • L’antropologia corretta non nasce da elucubrazioni intellettuali, ma dallo sguardo sulla realtà di coloro che “sanno vivere”.

In altre parole, occorre prima sapere come funziona l’uomo, almeno gli elementi base, e poi mettere in atto le modalità educative che lo formino e lo facciano crescere.

Una qualunque mamma sa che i bambini la lingua la imparano da chi sta attorno, e la mamma possiede quindi l’antropologia corretta.

Alla mamma non gliene frega niente della lingua nativa, ma lavora sul fatto concreto: «Come agire affinché il nostro bambino parli la nostra lingua?».

Le elucubrazioni di Federico II produssero invece nella sua mente un’antropologia erronea, che gli fece mettere in atto dei passaggi educativi devastanti.

 

Le antropologie minimali del nostro tempo

E’ improbabile che Dio abbia dimenticato qualcosa nel guidarci verso l’antropologia corretta, ossia verso il “manuale d’istruzione globale” per il buon funzionamento dell’uomo.

Se guardiamo i 10 Comandamenti, comprendiamo che l’antropologia corretta deve tener conto (in ordine alfabetico) di:

–          famiglia (onora il padre e la madre, non commettere adulterio, non desiderare la donna d’altri),

–          proprietà (non rubare, non desiderare la roba d’altri),

–          religione (non avrai altro Dio di fronte a me, non nominare il nome di Dio invano, ricordati di santificare le Feste),

–          verità (non dire falsa testimonianza),

–          vita (non uccidere l’innocente e il giusto).

Ci sono poi molte cose che sono trasversali rispetto a questi 5 pilastri. L’educazione, ad esempio, li tocca un po’ tutti. Anche la sessualità tocca quasi tutti i pilastri.

E se uno non crede in Dio?

Nessun problema. Quando si troverà a stilare una Costituzione tirerà fuori più o meno queste stesse cose, perché quei comandamenti sono “legge naturale”.

E se, nello stilarla, dimentica qualcosa, partorirà purtroppo una Costituzione monca o erronea, tipica di uno Stato totalitario.

E’ quindi molto triste che oggi si ragioni sempre di antropologie minimali legate alla sola sfera sessuale.

La sfera sessuale attiene alla famiglia. Poi se ne fa un uso vario anche fuori dalla famiglia.

Ma pensare che la sessualità in quanto tale sia una forma di definizione della donna e dell’uomo è un pensiero un po’ minimale.

 

Addentriamoci nelle antropologie minimali

Dal punto di vista dell’identità sessuata, nel nostro tempo possiamo individuare tre antropologie.

1)         L’orientamento sessuale è scritto nei geni, “sei come sei”, gay si nasce, eccetera.

2)         La corporeità sessuata è una superficie neutra su cui agisce dinamicamente la performatività dei discorsi culturali, veicolati dalle relazioni, e forgiata da questi. “Sei ciò che vuoi essere”. E’ il succo dell’ideologia gender.

3)        Maschi e femmine si nasce, uomini e donne si diventa, l’educazione è integrazione ordinata degli aspetti biologici, psicologici, culturali e sociali.

La terza antropologia è quella corretta, come ben sapeva ogni mamma, papà, psicologo, educatore, politico, fino all’altroieri: basata sulla realtà e non su elucubrazioni mentali alla Federico II.

Le altre due antropologie sono erronee, anche se mediaticamente vincenti.

Stravincente la (2) nel 2021, ma la (1) le fa sempre da “grimaldello mediatico”.

Le due antropologie erronee, “sei come sei” – “sei ciò che vuoi essere”, sono apparentemente agli antipodi. In realtà dal punto di vista educativo fanno più o meno le stesse cose: destrutturano la persona, eliminano i cosiddetti “stereotipi di genere”, fanno “provare” tutto a tutti.

Perché? Perché se “sei come sei” provando tutto capirai chi sei veramente.

E se invece “sei ciò che vuoi essere” devi provare il menu completo per poter scegliere.

  • Da una parte l’enfatizzazione della natura fino a dire che l’orientamento sessuale è “natura” e quindi esistente alla nascita e non modificabile.
  • Dall’altra parte l’annullamento della natura fino a dire che “tutto è cultura” e il sesso genetico, gonadico, ormonale, cerebrale, fenotipico formatisi nel grembo materno sono superficie neutra, plastilina su cui agisce liberamente la cultura.

Ma convergono sul medesimo tipo di educazione: provare tutto, provare presto.

 

Perché sono erronee, perché sono vincenti

Perché sono erronee?

  • L’antropologia del “sei come sei” è facilmente smentita sia dall’esistenza degli ex-gay, sia dall’esistenza dei gemelli omozigoti dei quali uno solo ha tendenze omosessuali.

Alla nascita esistono certamente fattori predisponenti per il mio essere futuro, ma non certo predeterminanti.

  • Il “sei ciò che vuoi essere” è smentita dalla realtà concreta dell’essere umano che viene nel mondo nel momento in cui una femmina lo partorisce.

Questo essere umano ha il suo sesso genetico, gonadico, ormonale, cerebrale, fenotipico, già formati.

Posso mettermi a trafficare sul fenotipo e sugli ormoni, ma non posso trafficare sui miei geni XY o sul mio cervello maschile.

Sono antropologie erronee. Ma perché sono vincenti?

Perché il mondo della destra e della sinistra neoliberista ha come compito principale la destrutturazione dell’uomo, per farne una monade manipolabile dal potere e dal mercato.

Dopo aver distrutto la sua appartenenza culturale, familiare, nazionale, partitica, politica, religiosa, adesso vuole destrutturare anche l’appartenenza sessuale.

Tutti i media lavorano in questa direzione.

Ed ecco quindi il Disegno di Legge Zan (Zan unito a innumerevoli altri firmatari) intitolato “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”.

 

L’ideologia gender vuole entrare per legge

Il Disegno di Legge Zan inizia così.

  1. Ai fini della presente legge:
  2. a) per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico;
  3. b) per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso;
  4. c) per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi;
  5. d) per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

Queste sono esattamente le definizioni dell’ideologia gender: sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere, visti come 4 elementi indipendenti tra loro, indipendenti dalla natura, fluidi e modificabili.

Queste definizioni sono quindi, fin dal primo articolo, il motivo del contendere.

Una legge che nasce per “non discriminare”, sta discriminando fin dal primo articolo, perché impone a me una serie di definizioni dalle quali io, fossi l’ultimo sulla terra, dissento totalmente.

Credo nella bellezza del matrimonio, unione indissolubile di un maschio e di una femmina, e nella bellezza della famiglia, società naturale fondata sul matrimonio.

So che l’identità è dono ricevuto e compito affidato.

So che la famiglia e la scuola devono concorrere a educare i maschi nel loro cammino per diventare uomini, e le femmine nel loro cammino per diventare donne.

Credo alla identità come integrazione ordinata di tutti gli aspetti che la compongono: biologici, psicologici, culturali e sociali.

Respingo l’idea che la “identità di genere” sia una “percezione di sé” disancorata dal dato biologico e puro frutto culturale.

Respingo qualunque teoria che separi tra loro le componenti biologiche, psicologiche, culturali e sociali dell’essere maschio e dell’essere femmina.

Credo, se volessi sintetizzare tutto in due parole, che la società si regga sulla vita “connessa e casta”.

 

Allora sei un odiatore

«Allora sei un odiatore. Perché ci sono tantissimi che non credono a ciò che tu affermi.»

Tantissimi? Dite pure la stragrande maggioranza.

E che importanza ha?

Conoscete la beata Eustochio, santa di Padova? Era figlia di una monaca un po’ allegra, all’interno di un monastero allegro. Capitò qualcosa alla monaca? Non capitò nulla, la bimba venne riconosciuta dal padre, visse in convento, e quando la Chiesa tentò di dare un po’ di nerbo all’istituzione monastica, il convento semplicemente si svuotò. Rimase solo la giovane Eustochio.

Una società dai princìpi chiari non è in contraddizione con le persone che vivono fuori o contro quei princìpi.

Un principio chiaro non si traduce in odio verso chi vive fuori da quel principio.

L’idea di “essere odiati” è una forma di hybris (“tracotanza”, “eccesso”, “superbia”, “orgoglio”, vedete voi).

Nella mia vita so che qualcuno mi vuol bene, so che qualcuno mi stima, so che qualcuno avversa le mie idee.

Ma mi darei eccessiva importanza se affermassi che qualcuno mi odia.

La normalità nella vita è essere semplicemente ignorati.

Avversare il DdL Zan non è odio, ma semplicemente fermezza d’idee.

 

Non confondiamo il piano individuale col piano scolastico

Tutto questo va bene finché si sta sul piano individuale: credo nella castità della persona e della società, con tutto ciò che questo comporta a livello di matrimonio, di famiglia, di educazione dei figli.

Non mi scandalizzo, né tantomeno “odio” coloro che pensano e agiscono diversamente.

Ma quando si tratta di educazione scolastica mi scandalizzo certamente.

Non permetteremo a Federico II e alle sue elucubrazioni di fare esperimenti collettivi di antropologia erronea sulla pelle dei nostri figli e nipoti (gli esperimenti scolastici li stanno già facendo, lo sappiamo bene, ma almeno senza l’avallo esplicito di una legge).

Non è lecito definire per legge un’antropologia erronea e poi usare la scuola per plasmare bambini e ragazzi in base a quella antropologia.

E non tiriamo in ballo la questione della violenza, perché è l’ultimo dei problemi.

 

La violenza è l’ultimo dei problemi

Sono un cittadino italiano. Se una persona mi fa del male, spero che lo Stato italiano lo ricerchi, lo giudichi e lo punisca.

Se mi fa del male dopo che, per una distrazione, gli ho sfasciato l’automobile nuova, lo Stato dovrà riconoscergli delle attenuanti.

Se mi fa del male perché ho in testa un cappellino dell’Inter, oppure perché non gli piacciono i miei articoli, oppure perché sono cattolico, lo Stato deve invece attribuirgli l’aggravante dei motivi futili o abbietti.

Le stesse identiche aggravanti saranno applicate se fanno del male a una persona con attrazione omoerotica, violenza attuata proprio a motivo della sua attrazione omoerotica.

Tutto questo esiste già.

Ciò che il DdL Zan vuole aggiungere a favore della comunità LGBTQI+ è un atto discriminatorio nei miei confronti ed ha evidentemente altri scopi, visto che la tutela dalla violenza per motivi futili o abbietti esiste già.

 

Il punto più pericoloso è la Giornata

Definita un’antropologia erronea (se non vi piace chiamarla “erronea”, chiamatela almeno “di parte”), il DdL Zan ha un articolo pericolosissimo dal punto di vista educativo.

  1. La Repubblica riconosce il giorno 17 maggio quale Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione.
  2. La Giornata di cui al comma 1 non determina riduzioni dell’orario di lavoro degli uffici pubblici né, qualora cada in un giorno feriale, costituisce giorno di vacanza o comporta la riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado, ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 5 marzo 1977, n.54.
  3. In occasione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia sono organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile per la realizzazione delle finalità di cui al comma 1. Le scuole, nel rispetto del piano triennale dell’offerta formativa di cui al comma 16 dell’articolo 1 della legge 13 luglio 2015, n.107, e del patto educativo di corresponsabilità, nonché le altre amministrazioni pubbliche provvedono alle attività di cui al precedente periodo compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Il che significa che il 17 maggio si va regolarmente a scuola a sorbirsi cerimonie, incontri, iniziative gratuite organizzate dal mondo LGBTQI+ saltando completamente la volontà delle famiglie e la loro concezione antropologica.

Ricordiamoci che l’omofobia, e tutte le fobie aggiunte in seguito, sono state pensate da ideologi gay e ideologi gender per zittire il dissenso.

Nel vecchio libro “After the ball”, 1990, si descriveva quale doveva essere la strategia mediatica gay per l’accettazione.

Tra gli 8 punti della strategia, il quinto era questo:

«Ritrai i gay come vittime, non come provocatori aggressivi».

L’invenzione dell’omofobia, e di tutte le fobie successive, è la traduzione pratica di questo obiettivo mediatico.

 

In sintesi

–          Il DdL Zan vuole definire per legge un’antropologia erronea, quella creata dalle elucubrazioni mentali degli ideologi gender.

–          Le antropologie erronee generano percorsi educativi devastanti (Federico II insegna).

–          L’avversione a un’antropologia erronea è la cosa ovvia che deve fare qualunque persona che abbia chiara l’antropologia corretta.

–          Avversare un’antropologia erronea non significa “odiare” coloro che invece la seguono.

–          In nessun caso la scuola può “saltare” i genitori, primi responsabili dell’educazione dei figli.

–          La giornata nazionale contro le varie fobie, ideate dagli ideologi gender, costringe le persone ad ascoltare percorsi che contrastano con le loro convinzioni profonde sull’uomo, sulla donna, sul matrimonio, sulla castità personale e di società.

 

Il DdL Zan non è un oggetto “riformabile”: poiché parte dalla ideologia gender come definizione e fondamento, può solo essere cestinato.

Preghiamo il cielo che, come nel 2007, venga fuori uno che dica: «O fermate questa aberrazione, o cade il governo».

A viste umane c’è poco da sperare, ma la preghiera è potente.

 

Giovanni Lazzaretti

giovanni.maria.lazzaretti@gmail.com