IL PROGRESSISMO COME ULTIMA IDEOLOGIA E IL SUO SENSO DI SUPERIORITÀ Società Domani – Palermo

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Pubblichiamo il testo scritto e rimandiamo al video relativo confezionato molto bene dalla Associazione Società Domani di Palermo.

Sul tema del Progressismo ricordiamo il nostro Mini Dossier IL PROGRESSISMO CATTOLICO: UN BILANCIO, che si può acquistare (euro 8) scrivendo a abbonamenti_acquisti@vanthuanobservatory.org

 

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TESTO DEL VIDEO

Siamo tutti figli del ’68, figli, nipoti o pronipoti. Il ’68 è un evento che segna un prima e un dopo, in esso tutte le ideologie del ‘900 si sono aggrovigliate, si sono incontrate, scontrate anche violentemente e, infine sono scomparse, lasciando in piedi quella che oggi potremmo chiamare “l’ultima ideologia”, il progressismo.

È un modo di pensare, un orientamento culturale, una sorta di modo di vivere e di concepire il mondo, il cielo e la terra, Dio e gli inferi. Dal 1989 questa ideologia, l’ultima ideologia, ha giocato un ruolo predominante, pervasivo, fino a diventare culturalmente egemone ed anche politicamente egemone, fino a volersi imporre, anche con mezzi coercitivi, giuridici.

Progresso significa letteralmente muoversi in direzione di qualche cosa, ma per il progressismo il progresso non ha una meta; il progresso è un movimento. Il progressista avversa l’idea di bene e di male, perché ha l’idea di ciò che è utile o ciò che è inutile; non ha l’idea di bello o di brutto perché ha l’idea di ciò che piace. Ha solo un cammino. Giorgio Gaber cantava: “C’è solo la strada su cui puoi contare; la strada è l’unica salvezza”, è il canto del progressismo. Il movimento è tutto, la meta è nulla come diceva Eduard Bernstein. Il progressismo è un progresso indefinito, la sua parola magica è “cambiamento”. Se  il ’68 ha avuto come sua parola magica “ribellarsi” o “ribellione” –  Mao nel Libretto Rosso scrive “ribellarsi è giusto” -, il progressismo dice: “cambiare è giusto”. Lamarck, uno scienziato del secolo XVIII–XIX, escogitò l’idea che le giraffe avevano il collo lungo perché erano in qualche modo progredite, quindi il loro progresso era frutto del desiderio, in un certo senso era frutto, quindi, della loro volontà di  prendere le foglie sempre più in alto. La lotta per affermare una volontà fece scaturire nel tempo la realizzazione di un desiderio. Il progressismo è lotta di un desiderio di generare una realtà, anche contro l’oggettività. Il vero, il buono e il bello è ciò che escogiti  e desideri, non ciò che ricevi da una natura che viene negata, perché la natura non esiste. Il progressista è arrivato a produrre leggi che puniscono chi vorrebbe rivendicare la natura, l’oggettività, la realtà, che ci sia maschio e  femmina, che ci sia un vero e un falso. Il bene è il frutto del desiderio e della volontà, nulla è ricevuto, tutto è frutto di escogitazione, fuorilegge chi pensa che esiste un vero, un buono, un bello oggettivi. Le giraffe progressiste mangiano le foglie sempre più in alto, gli altri animali si accontentano di mangiare quelle sul prato, e da qui nasce il complesso di superiorità dei progressisti che pensano di essere coloro, unici, capaci di apprezzare ciò che è più buono, più desiderabile.

L’anima  del progressismo  è  un movimento,  il cambiamento, verso  dove? Non c’è  un  dove  andare,  ma c’è  un  movimento  per arrivarci. Avete  ancora un  vero  da affermare? Un bello  da  contemplare? Un buono  da  desiderare?  Da realizzare? Ebbene,  la  volontà  di  “cambiamento”  per  dare  a ciascuno  secondo  i propri desideri  è già in atto, ed è il progetto  del potere oggi  egemone.

È  questa l’anima  dell’ultima ideologia, il progressismo, l’anima di  un  potere  che  tutti  ci  vuole  ricomprendere,  in  “un  mondo che cambia”.

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