Il Sinodo sulla Parola di Dio e la Dottrina sociale della Chiesa negli interventi di Benedetto XVI.

Nello svolgimento del Sinodo sulla Parola di dio, i Padri Sinodali hanno messo spesso in evidenza nei loro interventi il rapporto tra la Parola di Dio e l’impegno nella costruzione della realtà storica con l’orientamento della Dottrina sociale della Chiesa. Ne hanno parlato, per esempio, i cardinali Martino,  Bagnasco, Rouco Varela. Credo tuttavia che le grandi linee di questo rapporto siano contenute in modo mirabile nei due interventi di Benedetto XVI: quello del 6 ottobre 2008 all’inizio della I congregazione generale e quello del 14 ottobre 2008 durante la XIV congregazione generale.

Cosa c’entra la parola, che è appunto solo parola – flatus vocis – con la costruzione della realtà? Altre sembrano le forze che costruiscono il reale, non le parole. Ed invece nella nostra esperienza quotidiana e personale vediamo che le nostre parole danno forma ai pensieri e così creano la storia, la realtà. In noi, esseri finiti, le parole vengono dopo la realtà, ma in un certo senso anche la anticipano, in quanto muovono la nostra libertà a creare la storia. Per analogia si può allora comprendere la forza infinita della Parola di Dio, che crea la realtà per farne luogo dell’incontro dell’uomo con Se stessa. La Parola che crea è la stessa Parola che salva: Gesù Cristo. La Parola dà vita alla storia della salvezza, che comincia già con la creazione. Sta qui il profondo nesso tra Parola di Dio e costruzione della realtà storica. La Parola ne è il motore. Essa non si colloca a lato della realtà e della storia per aggiungervi semmai qualche connotazione morale, ma la crea e la vivifica.

Benedetto XVI spiega così il rapporto tra il significato storico della Parola, oggetto dell’esegesi scientifica, e il suo significato teologico e salvifico, oggetto di una esegesi teologica a partire dalla Parola, come aveva del resto fatto nella Introduzione al suo libro Gesù di Nazaret. La Parola crea la storia, il Logos si è incarnato. Quindi da allora la storia non è più solo storia, su di essa si è gettata una luce senza la quale la storia stessa diventa incomprensibile: il Gesù storico ha bisogno del Gesù della Fede per essere  compreso. Non perché la storia non abbia una sua consistenza, ma proprio per il motivo contrario. Se l’esegesi si limitasse a far emergere il solo lato storico delle Scritture,  consegnerebbe per sempre quei testi alla storia: i fatti passano e vengono inghiottiti nel nulla. La Parola fa storia anche adesso, e quindi le Scritture devono essere lette alla luce della Fede ecclesiale nella Parola.

La Dottrina sociale della Chiesa è espressione della forza creatrice e salvifica della Parola. E’ ascolto della Parola alla luce della fede ecclesiale, affinché essa parli anche agli uomini di oggi e continui a creare la realtà storica. Essa è incontro con la Parola, che è Gesù stesso. Poiché la storia della salvezza non è una mitologia, ma una vera storia, la Dottrina sociale della Chiesa non si sottrarrà dall’adoperare la ragione umana, altrimenti verrebbe vanificata l’incarnazione. Essa però sa che ciò non è sufficiente per trovare il senso dei fatti storici e le direttive del nostro orientamento nel mondo. La storia profana ha bisogno di essere investita dalla luce della Parola. Questa lo può fare perché l’ha preceduta.