Introduzione ai lavori del Convegno “Libertà e Autorità”. 25 Settembre 2021

Arcivescovo Giampaolo Crepaldi

Introduzione ai lavori del Convegno

Libertà e Autorità

Organizzato dall’Osservatorio Cardinale Van Thuân

in multistreaming

Sabato 25 settembre 2021 – ore 10-13

 

Sono lieto di avviare con questo mio breve intervento introduttivo il quinto convegno annuale su “San Tommaso e la Dottrina sociale della Chiesa”, continuando così la tradizione dei precedenti. Questi convegni hanno lo scopo di affrontare non argomenti particolari ma di costruire nel tempo una approfondimento organico delle basi teoretiche della Dottrina sociale della Chiesa, in relazione alla filosofia e alla teologia cristiane eminentemente rappresentate dal pensiero dell’Aquinate.

Dopo aver trattato nelle precedenti edizioni del bene comune, della sussidiarietà e della persona umana, quest’anno gli organizzatori propongono di fissare lo sguardo sulla libertà e l’autorità. Non si potrà certo negare l’importanza dell’argomento e la necessità urgente di fare chiarezza in proposito. A questo riguardo, i Relatori – che ringrazio anche io per la loro partecipazione –  non presenteranno tanto la fenomenologia sociale e politica della libertà e della autorità, quanto piuttosto si occuperanno del fondamento ontologico sia dell’una che dell’altra, illuminando così anche la fenomenologia sociale e politica. Essi, inoltre, non potranno non parlare anche di un terzo elemento fondamentale che, pur non apparendo nel titolo, giocherà un ruolo decisivo: la verità.

La Dottrina sociale della Chiesa ha fin da sempre istruito i fedeli sul rapporto tra la libertà e l’autorità politica. La teologia politica cattolica, che riprende e purifica la filosofia politica classica, ha doverosamente affrontato queste tematiche di fondo. Anche la Dottrina sociale della Chiesa moderna, a cominciare dalle encicliche di Leone XIII Libertas sulla libertà e Diuturnum illud sulla autorità, è partita proprio da lì, segno che si tratta di due pietre d’angolo fondamentali per la costruzione dell’edificio. Giovanni Paolo II nella Centesimus annus e Benedetto XVI nella Caritatis in veritate hanno confermato nei suoi imprescindibili tratti di fondo l’insegnamento del magistero sulla libertà e sull’autorità.

Uno dei tratti più caratteristici di questo insegnamento è il loro rapporto con la verità. A questo proposito la visione cattolica è chiara: la libertà senza verità diventa un arbitrio privo di fondamento, un volontarismo assoluto e privo di criteri di senso, una pretesa di eliminare l’indisponibile, con la conseguenza di trovarsi in una situazione di conflittualità permanente cui solo la eliminazione della libertà da parte di un forte potere può porre rimedio, ma a caro prezzo.

Questo essenziale rapporto con la verità è stato da molti criticato di intellettualismo. L’antropologia cattolica assegna un primato dell’intelletto sulla volontà, perché non si può volere se non ciò che si conosce, ma nello stesso tempo considera la volontà come un elemento che mobilita tutte le facoltà della persona, comprese quelle dell’intelletto. L’accusa di intellettualismo è, quindi, infondata, e mira a separare la libertà dalla verità, anteponendo così l’esistenza all’essenza.

Ci si incontra qui con la grande questione, con cui tuttora dobbiamo fare i conti, della visione moderna della libertà che, nei suoi principi contraddice la visione classica e cattolica. Senz’altro questo convegno se ne occuperà. L’accusa di intellettualismo viene mossa dalla modernità teoretica non solo ai concetti di libertà e autorità, ma a tutto l’impianto metafisico realistico della filosofia e della teologia cristiane. Si tratta però di un’accusa strumentale. Ad accusare di intellettualismo il realismo metafisico di san Tommaso è proprio il razionalismo moderno [da che pulpito … si potrebbe dire] che, per impossessarsi della verità e gestirla nella prassi a proprio uso e consumo, deve demolire la trascendenza dell’essere rispetto al pensiero, chiamandola, appunto, intellettualismo. Libertà e autorità oggi sono antitetiche tra loro, ma anche unite, con l’autorità fortemente impegnata in primo piano nel promuovere la libertà come licenza, salvo poi legare i cittadini presunti liberi al proprio ferreo dominio. Le dinamiche moderne di libertà e autorità devono molto a Thomas Hobbes.

Tra libertà e autorità si compire il destino dell’uomo. I due concetti devono essere esaminati a fondo, anche nei loro aspetti che possiamo chiamare “drammatici”. Per dirla con Cornelio Fabro: “Al momento cruciale – la electio – è alla volontà sola che è lasciato sospeso il destino dell’uomo…! Sola con Dio” [Tra Kierkeegard e Marx, Firenze 1952, p. 154].

Come si vede da questi pochi e semplici accenti, il tema del convegno ha una portata vastissima. Oltre a seguire le Relazioni del convegno dovremo quindi darci appuntamento alla pubblicazione degli Atti per cogliere fino in fondo tutta questa vastissima portata.

 

LINK PER VISUALIZZARE IL CONVEGNO IN DIFFERITA: QUI