05 settembre 2020. IV Pellegrinaggio ad AQUILEIA – Alle Sorgenti della nostra Fede di Tradizione Marciana.

Basilica-di-Aquileia

 Porteremo ancora lo stendardo di Cristo?

Considerazioni di un pellegrino

 

Percorrendo l’antica via Julia Augusta, dall’entroterra friulano verso Aquileia e Grado, ci pare distaccarci progressivamente dalla dimensione materiale della nostra vita, dominata da un groviglio di pensieri sul presente post-pandemico, l’incerto futuro economico e politico del Paese,   le possibili conseguenze delle numerose crisi internazionali a noi vicine, come nel Medio Oriente e in Nord’Africa, le inquietanti prospettive transumaniste rivolte al superamento della persona-creatura di Dio. Non ultima la triste constatazione di far parte di una Chiesa rinunciataria, che si è messa volontariamente e sommessamente la mascherina alla bocca, realizzando così il tronfio e massonico trionfo dell’idea d’una Chiesa sottomessa allo Stato. Oggi possiamo facilmente e pienamente renderci conto che la nostra Chiesa cattolica è sempre più ridotta ad una semplice ONG, la gerarchia pare smarrita, insicura, incerta nella dottrina, condizionata dai poteri politici e privata della sua forza.

Sono pensieri alquanto tristi, perché ci sembra di essere in procinto di abbandonare un mondo che era ancora cristiano-cattolico fino a pochi decenni or sono. Incombe sull’Italia e sull’Europa la minaccia islamica, un nuovo ordine mondiale si fa strada nelle menti e nei programmi delle sovrastrutture internazionali, prende corpo la nuova religione laica e globale nella quale si dissolveranno le religioni monoteiste, soprattutto la nostra Fede, un tempo baluardo certo e insuperabile a difesa dell’Ordine voluto da Dio.

Pensieri foschi certo, ma nel realismo che li nutre troviamo anche la certezza che il Signore agisce nella storia e che noi possiamo già essere qui ora in piena comunione con Dio, uniformando ogni giorno la nostra alla Sua volontà, memori del monito paolino che ci invita ad agire per concorrere alla realizzazione della Sua signoria sul mondo.

Avvicinandoci ad Aquileia si scorge da lontano il maestoso campanile della Basilica intitolata a Santa Maria Assunta, chiesa madre per le genti che appartenevano al suo glorioso e vasto Patriarcato. Poi, facendoci via via più prossimi al suo centro si scorgono le vestigia di quella che fu un’antica città romana fortificata, capitale della X^ Regio Venetia et Histria. Da qui i romani andarono ad erigere una colossale muraglia per impedire altre invasioni barbariche oltre alle precedenti degli Illiri, Liburni ed Istri. Costruirono il vallo romano, che andava da Aidussina, lungo il Carso, fino a Fiume.

Oggi noi non costruiamo più muri per impedire le moderne invasione barbariche, che ci vengono presentate come legittime migrazioni, espressione del diritto dei popoli a muovere verso terre più ricche. Movimenti a cui, ci viene detto, non deve essere opposta alcuna resistenza, perché non rappresentano alcuna minaccia alla nostra ormai dissolta civiltà, né di tipo sociale, nemmeno sul piano politico e tantomeno religioso. Lo affermò nel novembre del 2018 anche l’attuale Capo di Stato Maggiore delle nostre Forze Armate, il Generale Vecciarelli il quale, sorprendentemente per uno che per ufficio e missione sarebbe chiamato a difendere la Patria, affermava che «oggi non è più necessario difendere i confini, quella che va difesa è la libertà di tutti i cittadini, di muoversi e di fare impresa».

Papa Francesco, celebrando in questi giorni l’anniversario della sua visita a Lampedusa ha rinnovato con vigore l’invito ad accogliere i migranti: «è Dio che ci chiede di poter sbarcare» ricorda il Pontefice. Ed è così che oggi il Carso triestino non è più un luogo di difesa, lo attraversano indisturbati e pacificamente accompagnati, frotte di migranti spesso in indumenti griffati, che, quando ripresi dalle telecamere, alzano la mano beffardi mostrandoci un segno di vittoria.

Ma eccoci giunti in piazza del Capitolo, di fronte abbiamo la maestosa Basilica. Tutto qui intorno richiama la Cristianità, si respira un’atmosfera di pace che tocca il più profondo del nostro intimo, ci sentiamo al sicuro, come protetti da una schiera angelica. Abbandoniamo naturalmente quella dimensione materiale e terrena che aveva fin qui accompagnato il nostro ragionare. Il pensiero non può che rivolgersi ora a ciò che ci trascende. Si pensa alla propria vita, passata e futura, si prega che quella eterna ci veda uniti al nostro Dio. Rendiamo grazie al Signore per ogni bene ricevuto, in particolare la Fede.

Ci ricordiamo allora come la leggenda ci narra che la religione di Cristo entrò nella nostra Regione per opera dell’Evangelista Marco, che giunse ad Aquileia nel 45 e vi predicò la religione cristiana. In un vecchio volumetto della Collezione di Almanacchi Regionali, Achille Gorlato scrive che San Marco dopo aver acquistati molti proseliti e dopo aver incaricato della propagazione della Fede i suoi discepoli Ermagora e Fortunato ritornò in Alessandra d’Egitto. I cristiani col tempo aumentarono in numero e la dottrina di Cristo si propagò ben presto in tutta la Regione, la Venezia Giulia, Trieste e l’Istria. Racconta ancora il Gorlato che i pagani iniziarono ben presto a perseguitare i cristiani e che molti si lasciarono martoriare prima di rinunciare alla loro Fede. Così anche noi avemmo i nostri martiri: SantErmagora, San Fortunato, San Giusto, San Servolo, SantEufemia, Santa Tecla e altri. Dopo l’editto di Costantino del 313 sorsero le prime Basiliche cristiane delle quali abbiamo testimonianza in Aquileia, come a Grado, Trieste e Parenzo.

Queste splendide chiese, oltre ad essere ancora luoghi dove rendere il nostro culto a Dio, sono testimonianza viva di una civiltà che è sorta e si è sviluppata con l’espandersi della religione cristiana. I nostri padri nella fede seppero costellare il bacino mediterraneo e l’Europa di luoghi di culto che sono anche scrigni di arte e bellezza. Cosa che da tempo noi cattolici non siamo più capaci di fare.

Le splendide chiese del passato sono a dirci la potenza spirituale della Fede nell’epoca di Cristianità, sono un perenne memento di ciò che il Cristianesimo fu e dovrebbe essere. La Basilica patriarcale di Aquileia è uno di questi luoghi sacri capaci di richiamare le anime alla considerazione di Dio e alla riflessione su ciò che la Fede dovrebbe rappresentare per la Civiltà.

Ogni volta che uno di questi luoghi sacri è manomesso e ferito, è la Civiltà Cristiana ad essere oggetto di violenza. Lo sanno bene coloro che incendiano e devastano le belle chiese d’Europa per distruggere, simbolicamente, il Cristianesimo e la Cristianità. La recrudescenza degli atti vandalici ai danni delle chiese, quelle molto belle e costruite a maggior gloria e lode di Dio, che si sono verificati negli ultimi tempi, soprattutto in Francia, ma non solo, ci dice proprio questo. L’ultimo in ordine di tempo è stato l’incendio scoppiato il 18 luglio scorso nella Cattedrale di Nantes.

Il Gatestone Institute ha pubblicato recentemente un’indagine in merito alla crescente ostilità verso il Cristianesimo soprattutto in Europa. Nel 2019 oltre tremila siti cattolici tra chiese, cimiteri, scuole sono stati oggetto di attacchi vandalici in paesi come l’Italia, la Francia, la Gran Bretagna, la Germania e la Spagna. Un evidente segno di intolleranza per la nostra Fede, che trova l’origine in motivazioni politiche, religiose ed ideologiche, tutte favorite dalla tanto sbandierata quanto perversa laicità degli stati ex-cristiani.

Se l’odio religioso in Medio Oriente ha portato alla distruzione da parte dell’ISIS della cattedrale di Aleppo (da poco ridata alla città), all’incendio di quella di Mosul, è negli Stati Uniti che si assiste ora ad una ondata di attacchi ai simboli cristiani senza precedenti, ad opera dei gruppi neo marxisti e della Nuova Sinistra (Antifa e BLM).

Ma come interpretare la recentissima apertura dell’ex Basilica cristiana di Santa Sofia in Costantinopoli al culto islamico, voluta dal Presidente turco Erdogan. Se alcuni, come certi commentatori di Pandora TV, intravedono in questo provvedimento una sorta di reazione turca alla decisione statunitense di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele (dicembre 2017), altri, soprattutto nel mondo ortodosso, vi hanno ravvisato un pericoloso attacco alla civiltà cristiana, come ha affermato il Patriarca di tutte le Russie Kirill e lo stesso Presidente Putin. In definitiva questa decisione turca appare come una ulteriore pressione nei confronti dell’Europa, dove il conflitto tra Cristianità ed Islam si dimostra sempre ineliminabile nel definire l’identità europea.

E Poi?

Vien da pensare che poi toccherà a San Pietro, gli islamici non sanno quando, ma è questo ciò che vogliono. In questo loro desiderio di combattere il cristianesimo sono agevolati dagli apostati stati liberali dell’Occidente ex-cristiano, con cui hanno in comune appunto l’odio per la nostra religione.

Se l’esser qui ad Aquileia ci dona conforto all’anima, non possiamo non nutrire una profonda preoccupazione per le sorti di questo pontificato e per la Chiesa Universale. Tutto appare in rovina, le chiese di pietra come la Chiesa istituzione, almeno la sua parte terrena, pur sapendo che Essa è di istituzione divina, pertanto indefettibile.

Ma Aquileia e la sua storia ci dicono ancora tanto. Un preziosissimo diploma di Carlo Magno, dell’anno 811, testimonia della visita del Patriarca di Aquileia Massenzio alla corte di Aquisgrana per ottenere l’aiuto dell’Imperatore nella ricostruzione della Basilica Patriarcale che, per la perfidia dei Goti, degli Avari e delle altre nazioni era rimasta sino ad allora derelitta ed abbandonata (Gianni Zonin -Aquileia).

Pare di scorgere la Chiesa di oggi stretta in una crisi che sembra esser anche di carattere finanziario. Ma se l’Imperatore carolingio assicurò i fondi per la ricostruzione della Basilica chi verrà oggi in soccorso della Chiesa di Cristo? Non di certo l’Unione Europea i cui paesi hanno rifiutato l’invito di Papa Giovanni Paolo II ad includere le radici cristiane nella Costituzione Europea, in forza del principio fondamentale della laicità dello stato. Ci domandiamo, pertanto, quali siano i governi, i sovrani su cui possa contare la Chiesa oggi? Quali gli eserciti di Dio, per dirla con Rodney Stark?

Ci conforta anche sapere che il Presidente russo Putin ed il siriano Al-Assad si siano impegnati a costruire una replica della Basilica di Santa Sofia, in Siria, nella provincia di Hama. E’ un segno forte di resistenza al turco ma questo non potrà bastare per ricostituire l’originaria presenta cristiana in Siria, il 10 per cento della popolazione prima della guerra. Il supporto occidentale e soprattutto turco all’Isis e all’Islam radicale sarà sempre un forte ostacolo, soprattutto oggi quando molte voci in Turchia spingono per una ricostituzione del califfato sull’onda della conversione in moschea di Santa Sofia.

L’intolleranza religiosa, soprattutto verso i cristiani, è alimentata particolarmente dalla Fratellanza Mussulmana e si estenderà parallelamente all’espansionismo turco, capace di seminare tensioni religiose e conflitti geopolitici dall’Europa al Nord Africa al Medio Oriente allargato (ultimo caso l’Armenia), tanto che il Centro Studi Gefira indicava già qualche anno fa il turco come possibile causa di un futuro conflitto mondiale. Preoccupazione confermata anche dalla nuova politica di difesa che la Svizzera, paese neutrale per antonomasia, ha appena avviato con un deciso programma di riarmo proprio in vista di un possibile conflitto nel medio termine a causa soprattutto dell’aumentare dell’estremismo religioso che minaccia tutta l’Europa.

Alla luce di questi avvenimenti ci chiediamo a cosa potrà servire il documento firmato da Francesco ad Abu Dhabi sulla Fratellanza Umana, così pieno di buoni propositi e pervaso di sincretismo religioso. E’ stato l’inizio della nuova religione umanitaria globalista o la resa della cattolicità all’avanzante Islam a trazione turca?

E ancora, quale sarà l’atteggiamento del mondo occidentale ex-cristiano e quale quello del mondo cristiano greco-ortodosso? Chi salverà l’Europa dall’islam?

Al momento attuale non possiamo negare che quella che era la Cristianità occidentale, romana si trova in una condizione di profonda difficoltà, prigioniera del mondo laicista e liberale, a cui si è volontariamente adeguata e sottomessa nel secolo scorso, privandosi in tal modo delle sue principali prerogative quali l’indirizzo morale, l’istruzione, il ruolo di guida nella società e anche di riferimento dottrinale per lo sviluppo degli ordinamenti giuridici nazionali.

Ma mentre i paesi dell’Occidente non hanno più forti legami spirituali tra loro, i paesi dell’Europa cristiano-ortodossa hanno fatto risorgere lo spirito cristiano. L’importanza della Fede ed il bisogno di Dio hanno aperto un’epoca che la Chiesa Ortodossa ha chiamato “il secondo battesimo della Russia”, iniziata negli anni 90 e sotto questa spinta è cresciuto il più forte legame tra paesi ortodossi, quello religioso. Ne è prova il deciso riavvicinamento tra la Russia e la Grecia in difesa anche della comune fede ortodossa che ha sempre avuto in Costantinopoli e nella Basilica di Santa Sofia il proprio fulcro spirituale.

Dovremmo quindi sperare, noi cattolici, in un soccorso ortodosso, per evitare di soccombere sotto i colpi della spada islamica?

Il nostro primo pensiero non deve essere quello che ipotizza scenari geopolitici futuribili, per quanto la cosa possa essere interessante, deve esser piuttosto quello d’un impegno instancabile per ricostruire un forte sentimento cattolico nel nostro Paese, riscoprire il senso del sacro ed il bisogno di Dio, certi che senza la Sua Grazia non possiamo nulla.

Questo è il motivo che da quattro anni ci porta ad Aquileia in pellegrinaggio, con labari e stendardi, alla riscoperta della nostra Fede di Tradizione marciana memori della grandezza del Patriarcato d’Aquileia e della Cristianità che da Aquileia nacque.  Quest’anno il pellegrinaggio si terrà sabato 5 settembre prossimo. Venite!

Un pellegrino della Compagnia di SantAntonio

 

Z Aquileia 2020-5