Al filosofo Remi Brague il Premio 2017 alla Cultura Cattolica di Bassano del Grappa

Brague

“Bisogna temere non il dialogo ma la dissoluzione della cultura cattolica in un sincretismo umanitario”

Sarà conferito al filosofo Rémi Brague il Premio Internazionale Cultura Cattolica. L’iniziativa, organizzata della Scuola di Cultura Cattolica di Bassano del Grappa (con il patrocinio dell’Osservatorio Internazionale cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa), è giunta alla sua 35ª edizione e negli anni ha segnalato al pubblico le personalità che nel loro campo di attività hanno saputo “fare della fede cultura”, come auspicava Papa Giovanni Paolo II. Tra gli assegnatari del Premio, infatti, compaiono alcuni tra i maggiori intellettuali cattolici degli ultimi decenni: al prof. Gianfranco Morra, che fu il primo a riceverlo nel 1983, sono seguite personalità come Augusto Del Noce, don Divo Barsotti, Cornelio Fabro, Vittorio Messori, don Luigi Giussani, l’allora cardinale Joseph Ratzinger, il card. Giacomo Biffi, lo scrittore Eugenio Corti e il card. Carlo Caffarra.

Il riconoscimento verrà consegnato a Rémi Brague venerdì 17 novembre alle 20:30 presso il Teatro Remondini a Bassano del Grappa. Durante la cerimonia, il prof. Brague risponderà alle domande del giornalista del Foglio Giulio Meotti, che lo interrogherà sui temi legati alla cultura e all’attualità. Temi che sono particolarmente cari al filosofo parigino, che nei tempi più recenti si è molto dedicato all’Europa e alla sua crisi d’identità, tanto da preconizzarne un declino se essa non dovesse riscoprire le sue radici profondamente cristiane e porre fine all’inverno demografico che la attanaglia. La ricetta di Brague è proprio quella di un “ritorno al Medioevo cristiano”, quello che ha fatto sorgere in quei secoli, tutt’altro che bui, i grandi Padri della Chiesa, i teologi, gli scrittori e i pensatori che hanno fatto grande l’Europa. Lungi dal rigettare il contributo dei tempi moderni in ambiti come la politica, la scienza e la tecnologia, Brague suggerisce come via d’uscita “l’atteggiamento intellettuale” del Medioevo cristiano. «Bisogna riprenderlo; mi sembra l’unico possibile, dato che il fallimento del progetto moderno è stato riconosciuto», ha dichiarato in una recente intervista.

A questi argomenti è legato il testo che ha probabilmente proiettato il nome di Brague verso il pubblico più vasto, un libro del 1992, tradotto in italiano nel 1998 con il titolo “Il futuro dell’Occidente”, che fa parte della sua grande produzione culturale, con più di centoventi tra saggi e articoli e circa quindici monografie tradotte in diverse lingue. È significativa anche la sua opera di approfondimento e di traduzione di opere legate al pensiero arabo ed ebraico, come il “Trattato di logica” e il “Trattato di etica” di Maimonide. Brague ha inoltre ricoperto, dal 2002 al 2013 la prestigiosa cattedra intitolata a Romano Guardini della Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco dedicata a “una visione cristiana del mondo”.

«Nel corso dei secoli, l’Europa – grazie alle sue radici non soltanto greche ed ebraiche, ma anche e altrettanto robustamente romane – ha dato vita a varie fasi di Rinascenza: dalla carolingia a quella del Trecento, sino al Rinascimento in senso proprio», si legge nella motivazione al Premio redatta dal presidente della Giuria che lo assegna, il prof. Lorenzo Ornaghi. «Illuminata e guidata dalla religione cristiana – prosegue –, l’Europa ha fatto nascere e ha diffuso forme di un umanesimo ben più intenso di quello presente in altre culture», contribuendo in maniera fondamentale a definire «la sua anima vera, la sua attitudine a dialogare con culture differenti, la sua capacità di coltivare sempre una ragionevole e affidabile spes contra spem»..

Ritorna qui il tema del dialogo, che Brague ha saputo affrontare con chiarezza e senza retorica, sostenendo che non bisogna certo temerlo, perché ö«il vero dialogo non può minacciare le radici cristiane dell’Europa», ma è necessario tuttavia fare attenzione a non «sciogliere la fede cattolica in un sincretismo umanitario».

Andrea Mariotto