Chiesa nel Mondo

Aborto in Argentina, esame di coscienza per i vescovi. Di Germán Masserdotti

(lanuovabq.it) Nella Repubblica Argentina, durante il pontificato di un Papa argentino che non ha ancora visitato la sua patria come successore dell’Apostolo San Pietro, è appena stata approvata la legge abortista che finisce per rendere legale, giuridicamente, un vero e proprio genocidio in atto già da tempo nel Paese.

L’esecutivo guidato da Alberto Fernándezsono un cattolico che crede che l’aborto non sia un peccato» ha detto) ha ribadito le ragioni di “salute pubblica” per giustificare la presentazione del progetto di legge abortista.

Per un’analisi dettagliata, conviene tenere a mente ciò che ha detto l’Associazione per la promozione dei diritti civili (Prodeci):
«Questa legge disconosce la scienza della biologia umana ed è moralmente e giuridicamente aberrante per vari motivi. Il primo perché è contrario a qualsiasi criterio etico l’uccidere un essere umano innocente e indifeso. Il diritto alla vita è di ordine naturale e anteriore a qualunque tipo di riconoscimento legale, perché il legislatore non ha alcuna facoltà di negoziarlo. Secondo, perché vìola clamorosamente il nostro ordine costituzionale e risulta inconciliabile con il quadro giuridico che riconosce l’esistenza di una persona come diritto dal momento del concepimento. Allo stesso modo si violentano le costituzioni provinciali che riconoscono esplicitamente il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale. Questo progetto di legge ha preteso di promuovere anche l’indottrinamento a favore dell’aborto attraverso l’educazione sessuale integrale, che implica un asservimento ideologico da parte di moltissime realtà educative».

Detto questo, è necessario fare una considerazione sul ruolo della Chiesa Cattolica in Argentina a proposito della battaglia a favore o contro la legge appena licenziata. In questo caso dobbiamo distinguere tra la azione del laicato cattolico e quella della gerarchia ecclesiastica.

I laici cattolici, soprattutto a partire dal 2018, si sono gettati in trincea per difendere la vita dei nascituri imparando a abbattere le differenze di temperamento in favore di una causa comune. Hanno coordinato gli sforzi, ognuno secondo le proprie competenze, trasformandosi in un fronte compatto. Lo hanno fatto assieme anche agli Evangelici e con tanti uomini di buona volontà.

In cambio non hanno ricevuto un messaggio concreto e diretto di incoraggiamento né di appoggio da parte del Papa. Si è ripetuto lo stesso schema che abbiamo visto nel 2018, a differenza però del risultato del voto. Non è ragionevole pensare che con lettere private rivolte a “terzi” si potesse convincere un presidente, una vice-presidente e i deputati e i senatori a votare per il fronte celeste (il colore utilizzato dal fronte pro life).

È ragionevole pensare che senza un messaggio in prima persona e pubblico, si possa dire che è stato fatto tutto il possibile? Senza neppure una parola all’Angelus domenicale?

Per quanto riguarda la Conferenza Episcopale Argentina (CEA), secondo il consolidato stile di “dialogo democratico”, sembra ormai Sara Kay catapultata nel mondo orwelliano di 1984 (come se il personaggio dei fumetti inconsapevole di tutto fosse gettata in un mondo tenebroso e dittatoriale ndr.).

Tanto più che, esattamente come la classe partitocratica argentina, la Cea rappresenta sé stessa e non l’autentico popolo di Dio che ogni giorno, in ogni ora, in ogni minuto, in ogni istante, lascia la vita sul campo di battaglia sotto il comando dei suoi capi naturali e con l’aiuto spirituale di tanti bravi sacerdoti e pochi vescovi che parlano il linguaggio del Vangelo e non quello del mondo.

Sembra che la Conferenza Episcopale Argentina non si renda conto che la sua influenza, tanto nella classe politica come tra i fedeli cattolici, sia ogni volta più insignificante. Non si deve essere un genio per comprendere una delle ragioni, evidente tra tanti esempi, sta nelle sue dichiarazioni: come il movimento hippie, hanno predicato pace e amore però non il Vangelo. È un po’ che nelle sue dichiarazioni si è perso il dovere di rifondare il Paese in Gesù Cristo.

Tuttavia, siamo obbligati a continuare a combattere la buona battaglia e a non cessare di sperare. Come ha affermato la pulzella d’Orleans: «A noi tocca la lotta e a Dio la vittoria».

Germán Masserdotti

Sull’illiceità morale dell’uso dei vaccini a base di cellule derivate da feti umani abortiti

(www.aldomariavalli.it) Vi proponiamo un documento circa l’illiceità morale dei vaccini realizzati utilizzando cellule derivate da feti abortiti. il testo è sottoscritto da un cardinale e tre vescovi. Il cardinale è Janis Pujats, arcivescovo metropolita emerito di Riga (Lettonia). I vescovi sono Tomash Peta, arcivescovo dell’arcidiocesi di Maria Santissima ad Astana (Kazakistan), Jan Pawel Lenga, emerito di Karaganda (Kazakistan), Joseph E. Strickland, vescovo di Tyler (Usa) e Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Maria Santissima ad Astana (Kazakistan).

***

Recentemente è emerso da servizi di informazione e varie fonti giornalistiche che, in relazione all’emergenza Covid-19, in alcuni paesi sono stati prodotti vaccini utilizzando linee cellulari di feti umani abortiti, e in altri paesi è prevista la produzione di tali vaccini. Sono sempre più numerose le voci di ecclesiastici (conferenze episcopali, singoli vescovi e sacerdoti) che affermano che, in mancanza di alternative per una vaccinazione con sostanze eticamente lecite, sarebbe moralmente lecito per i cattolici utilizzare i vaccini, sebbene per il loro sviluppo siano state utilizzate linee cellulari di bambini abortiti. I sostenitori di un tale vaccino invocano due documenti della Santa Sede (Pontificia accademia per la vita, “Riflessioni morali sui vaccini preparati da cellule derivate da feti umani abortiti” del 9 giugno 2005 e Congregazione per la dottrina della fede, Istruzione “Dignitas Personae, su alcune questioni bioetiche” dell’8 settembre 2008), che consentono l’uso di tale vaccinazione in casi eccezionali e per un tempo limitato sulla base di quella che nella teologia morale viene chiamata cooperazione materiale, passiva e remota con il male. I documenti citati affermano che i cattolici che ricorrono a tale vaccinazione hanno allo stesso tempo “il dovere di manifestare il proprio disaccordo al riguardo e di chiedere che i sistemi sanitari mettano a disposizione altri tipi di vaccini”.

Nel caso dei vaccini ottenuti da linee cellulari di feti umani abortiti vediamo una chiara contraddizione tra la dottrina cattolica, che rifiuta categoricamente e al di là di ogni ombra di ambiguità l’aborto in tutti i casi come un grave male morale che grida vendetta al cielo (vedi Catechismo della Chiesa cattolica 2268, 2270 ss.), e la pratica di considerare i vaccini derivati da linee cellulari fetali abortite moralmente accettabili in casi eccezionali di “urgenza”, sulla base di una cooperazione materiale, passiva e remota. Sostenere che tali vaccini possono essere moralmente leciti se non ci sono alternative è di per sé contraddittorio e non può essere accettabile per i cattolici. Si devono ricordare le seguenti parole di Papa Giovanni Paolo II sulla dignità della vita umana non nata: “L’inviolabilità della persona, riflesso dell’assoluta inviolabilità di Dio stesso, trova la sua prima e fondamentale espressione nell’inviolabilità della vita umana. È del tutto falso e illusorio il comune discorso, che peraltro giustamente viene fatto, sui diritti umani – come ad esempio sul diritto alla salute, alla casa, al lavoro, alla famiglia e alla cultura – se non si difende con la massima risolutezza il diritto alla vitaquale diritto primo e fontale, condizione per tutti gli altri diritti della persona” (Christifideles laici, 38). L’uso di vaccini prodotti dalle cellule di bambini non nati assassinati contraddice la massima risolutezza nel difendere la vita non ancora nata.

Il principio teologico della cooperazione materiale è certamente valido e può essere applicato a tutta una serie di casi (pagamento delle tasse, uso di prodotti da lavori di schiavitù, ecc.). Tuttavia, questo principio difficilmente può essere applicato al caso dei vaccini ottenuti da linee cellulari fetali, perché coloro che consapevolmente e volontariamente ricevono tali vaccini entrano in una sorta di concatenazione, seppur molto remota, con il processo dell’industria dell’aborto. Il crimine di aborto è così mostruoso che qualsiasi tipo di concatenazione con questo crimine, anche se molto remoto, è immorale e non può essere accettato in nessuna circostanza da un cattolico una volta che ne sia pienamente consapevole. Chi usa questi vaccini deve rendersi conto che il suo corpo sta beneficiando dei “frutti” (sebbene sia occorsa una serie di processi chimici) di uno dei più grandi crimini dell’umanità.

Qualsiasi collegamento con il processo di aborto, anche il più remoto e implicito, getterebbe un’ombra sul dovere della Chiesa di rendere ferma testimonianza alla verità che l’aborto deve essere completamente rifiutato. I fini non possono giustificare i mezzi. Stiamo vivendo uno dei peggiori genocidi conosciuti dall’uomo. Milioni e milioni di bambini in tutto il mondo sono stati massacrati nel grembo della madre, e giorno dopo giorno questo genocidio nascosto continua attraverso l’industria dell’aborto e le tecnologie fetali e la spinta di governi e di organismi internazionali a promuovere tali vaccini come uno dei loro obiettivi. I cattolici non possono cedere adesso; farlo sarebbe grossolanamente irresponsabile. L’accettazione di questi vaccini da parte dei cattolici, sulla base del fatto che implicano solo una “cooperazione remota, passiva e materiale” con il male, giocherebbe nelle mani dei loro nemici e indebolirebbe l’ultima roccaforte contro l’aborto.

Che altro può essere l’uso di linee cellulari embrionali di bambini abortiti se non la violazione dell’ordine della creazione dato da Dio, dal momento che si basa sulla già grave violazione di questo ordine uccidendo un nascituro? Se a questo bambino non fosse stato negato il diritto alla vita, se le sue cellule (che da allora sono state ulteriormente coltivate più volte nella provetta) non fossero disponibili per la produzione di un vaccino, non potrebbero essere commercializzate. Quindi, c’è una doppia violazione dell’ordine sacro di Dio: da un lato attraverso l’aborto stesso e dall’altro attraverso l’atroce affare di commercializzare il tessuto dei bambini abortiti. Tuttavia, questo doppio disprezzo dell’ordine della creazione non può mai essere giustificato, seppur con l’intenzione di preservare la salute di una persona attraverso una vaccinazione basata su questo disprezzo dell’ordine della creazione dato da Dio. La nostra società ha creato una religione sostitutiva: la salute è stata resa il bene più grande, operazione fatta con la creazione di un “dio” a cui si devono fare sacrifici. In questo caso con una vaccinazione che sfrutta la morte di un’altra vita umana.

Nell’esaminare le questioni etiche che circondano i vaccini, dobbiamo chiederci: perché tutto questo è diventato possibile? Perché la tecnologia basata sull’omicidio è emersa in medicina, il cui scopo è portare vita e salute? La ricerca biomedica che sfrutta i nascituri innocenti e usa i loro corpi come “materia prima” ai fini dei vaccini sembra più simile al cannibalismo. Dovremmo anche considerare che, in ultima analisi, per alcuni nell’industria biomedica, le linee cellulari dei bambini non ancora nati sono un “prodotto”, l’abortista e il produttore del vaccino sono il “fornitore” e i destinatari del vaccino sono consumatori. La tecnologia basata sull’omicidio è radicata nella disperazione e finisce nella disperazione. Dobbiamo resistere al mito che “non ci sono alternative”. Al contrario, dobbiamo procedere con la speranza e la convinzione che le alternative esistono e che l’ingegno umano, con l’aiuto di Dio, le possa scoprire. Questa è l’unica via per passare dall’oscurità alla luce e dalla morte alla vita.

Il Signore ha detto che alla fine dei tempi anche gli eletti saranno sedotti (cfr. Mc. 13,22). Oggi, l’intera Chiesa e tutti i fedeli cattolici devono cercare urgentemente di essere rafforzati nella dottrina e nella pratica della fede. Nell’affrontare il male dell’aborto, più che mai i cattolici devono “astenersi da ogni apparenza di male” (1 Tess. 5,22). La salute fisica non è un valore assoluto. L’obbedienza alla legge di Dio e la salvezza eterna delle anime devono avere il primato. I vaccini derivati dalle cellule di bambini non nati e crudelmente assassinati hanno un carattere chiaramente apocalittico e possono presagire il marchio della bestia (cfr. Apoc. 13,16).

Alcuni ecclesiastici ai nostri giorni rassicurano i fedeli affermando che una vaccinazione con un vaccino anti Covid-19, preparato con linee cellulari di un bambino abortito è moralmente lecita, se non sono disponibili alternative, giustificandola con la cosiddetta “cooperazione materiale e remota” con il male. Tali affermazioni degli ecclesiastici sono altamente anti-pastorali e controproducenti, considerando la continua crescita dell’industria dell’aborto e delle tecnologie fetali disumane, in uno scenario quasi apocalittico. È proprio in questo contesto attuale, che probabilmente potrebbe ancora peggiorare, che i cattolici categoricamente non possono incoraggiare e promuovere il peccato di aborto neanche in un modo molto remoto e lieve, accettando il vaccino menzionato. Pertanto, come successori degli Apostoli e dei Pastori, responsabili della salvezza eterna delle anime, abbiamo ritenuto impossibile tacere e adottare un atteggiamento ambiguo riguardo al nostro dovere di resistere con “massima risolutezza” (Papa Giovanni Paolo II) contro il “crimine indicibile” dell’aborto (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 51).

Questa nostra dichiarazione è stata scritta con il consiglio di medici e scienziati di diversi paesi. Un contributo sostanziale è arrivato anche dai laici, dalle nonne, dai nonni, dai padri e dalle madri di famiglia, dai giovani. Tutte le persone consultate indipendentemente da età, nazionalità e professione hanno rifiutato all’unanimità e quasi istintivamente un vaccino preparato da linee cellulari embrionali di bambini abortiti, e allo stesso tempo hanno considerato inadatta l’applicazione del principio della “cooperazione materiale e remota” e di alcune analogie riferite a questo caso. Ciò è confortante e allo stesso tempo molto rivelatore, poiché la loro unanime risposta è un’ulteriore dimostrazione della forza della ragione e del sensus fidei.

Abbiamo più che mai bisogno dello spirito dei confessori e dei martiri che evitino il minimo sospetto di collaborazione con il male della propria epoca. La Parola di Dio dice: “Siate semplici come figli di Dio senza rimprovero in mezzo a una generazione depravata e perversa, nella quale dovete risplendere come luci nel mondo” (Fil. 2,15).

 

12 dicembre 2020, Memoria della Beata Vergine Maria di Guadalupe

Cardinale Janis Pujats, arcivescovo metropolita emerito di Riga (Lettonia)

+ Tomash Peta, arcivescovo metropolita dell’arcidiocesi di Maria Santissima a Astana (Kazakistan)

+ Jan Pawel Lenga, arcivescovo-vescovo emerito di Karaganda (Kazakistan)

+ Joseph E. Strickland, vescovo di Tyler (USA)

+ Athanasius Schneider, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Maria Santissima a Astana (Kazakistan)

Burke: Le Forze Del Male Usano Il Covid Per Imporre Il Great Reset Al Mondo

Il cardinale Raymond Leo Burke ha tenuto sabato scorso una poderosa omelia sulla situazione generata dal Covid 19, negli Stati Uniti e nel mondo, illustrando l’uso perverso della crisi che i Poteri stanno mettendo in atto usando la paura; e l’inefficacia della Chiesa nel rispondere a questa sfida.

 

In un momento in cui “abbiamo bisogno di essere vicini l’uno all’altro nell’amore cristiano, le forze mondane ci isolerebbero e ci farebbero credere di essere soli e dipendenti da forze laiche, il che ci renderebbe schiavi del loro programma senza Dio e assassino”, ha detto il cardinale Raymond Burke durante l’omelia del sabato.

Burke, il fondatore del Santuario di Nostra Signora di Guadalupe, ha tenuto una potente omelia a La Crosse, Wisconsin, luogo di pellegrinaggio sabato sera.

“Veniamo a Nostra Signora di Guadalupe nel suo giorno di festa con il cuore turbato e pesante. La nostra nazione sta attraversando una crisi che minaccia il suo stesso futuro di libero e democratico. La diffusione in tutto il mondo del materialismo marxista, che ha già portato distruzione e morte alla vita di tanti, e che ha minacciato le fondamenta della nostra nazione per decenni, sembra ora impadronirsi del potere di governo sulla nostra nazione”, ha iniziato il suo sermone Burke.

“Per ottenere guadagni economici, noi come nazione ci siamo permessi di diventare dipendenti dal Partito comunista cinese, un’ideologia totalmente opposta alle fondamenta cristiane su cui le famiglie e la nostra nazione rimangono al sicuro e prosperano”, ha continuato.

Burke ha parlato specificamente degli Stati Uniti, ma “evidentemente molte altre nazioni stanno attraversando una crisi simile, molto allarmante”, ha detto.

“Poi c’è il misterioso virus di Wuhan, sulla cui natura e prevenzione i mass media ci danno quotidianamente informazioni contrastanti. Ciò che è chiaro, tuttavia, è che è stato usato da certe forze, nemiche delle famiglie e della libertà delle nazioni, per portare avanti la loro malvagia agenda. Queste forze ci dicono che ora siamo i soggetti del cosiddetto ‘Grande Reset’, il ‘nuovo normale’, che ci viene dettato dalla loro manipolazione dei cittadini e delle nazioni attraverso l’ignoranza e la paura”, ha detto il cardinale.

Date queste “gravi” condizioni, agli americani viene ora chiesto di trovare “il modo di capire e dirigere” la loro vita in una “malattia e la sua prevenzione”, piuttosto che “in Dio e nel suo piano per la nostra salvezza”.

“La risposta di molti vescovi e sacerdoti, e di molti fedeli, ha manifestato una dolorosa mancanza di una sana catechesi. Tanti nella Chiesa sembrano non capire come Cristo continui la sua opera di salvezza in tempi di peste e di altri disastri”, ha detto Burke.

“Per di più, la nostra santa madre Chiesa, la nostra santa madre Chiesa, la sposa immacolata di Cristo, in cui Cristo è sempre all’opera per la nostra eterna redenzione, è afflitta da notizie di corruzione morale, specialmente in materia di sesto e settimo comandamento, che sembrano aumentare di giorno in giorno. Nella nostra nazione, i rapporti su Theodore McCarrick hanno giustamente tentato molti cattolici devoti di mettere in dubbio i pastori, che in accordo con il piano di Cristo per la Chiesa devono essere le loro guide sicure, insegnando le verità della fede, guidandoli nel giusto culto di Dio e nella preghiera a Lui, e guidandoli attraverso la perenne disciplina della Chiesa”, ha continuato.

Invece, i fedeli troppo spesso “non ricevono nulla in risposta, o una risposta che non è fondata sulle verità immutabili della fede e della morale”.

“Ricevono risposte che sembrano provenire non da pastori, ma da dirigenti laici”. La confusione riguardo a ciò che la Chiesa ci insegna e ci chiede veramente in accordo con il suo insegnamento genera divisioni sempre maggiori all’interno del corpo di Cristo. Tutto ciò paralizza la Chiesa nella sua missione di testimonianza della verità divina e dell’amore divino in un momento in cui il mondo non ha mai avuto più bisogno di ora che la Chiesa fosse un faro”, ha dichiarato Burke.

“Nell’incontrare il mondo, la Chiesa vuole falsamente sistemarsi nel mondo invece di chiamare il mondo alla conversione in obbedienza alla legge divina scritta in ogni cuore umano e rivelata nella sua pienezza nell’incarnazione redentrice di Dio Figlio”, ha aggiunto.

Il cardinale ha detto che questi problemi “rappresentano una sfida formidabile” per la vita cristiana e hanno prodotto “la sofferenza più dolorosa”.

“Sì, i nostri cuori sono comprensibilmente pesanti, ma Cristo, per intercessione della sua Vergine Madre, solleva i nostri cuori al suo, rinnovando la nostra fiducia in Lui, che ci ha promesso la salvezza eterna nella Chiesa. Egli non sarà mai infedele alle sue promesse. Non ci abbandonerà mai”, conclude Burke. “Non lasciamoci ingannare dalle forze del mondo e dai falsi profeti. Non abbandoniamo Cristo e non cerchiamo la nostra salvezza in luoghi dove non si può mai trovare”.

(www.marcotosatti.com)

 

Per leggere il testo dell’Omelia in inglese CLICCA QUI

Cinque vescovi contro i vaccini prodotti con feti abortiti.

(http://www.renovatio21.com) Dopo alcune imbarazzanti e semplicistiche prese di posizione da parte del mondo cattolico sul tema dell’utilizzo di vaccini prodotti con linee cellulari di feto abortito, con particolare riferimento all’attualità del vaccino anti-COVID un cardinale e quattro vescovi fra cui Mons. Athanasius Schneider tuonano contro l’utilizzo di questi farmaci, dichiarando fermamente che un cattolico non può in alcun modo partecipare, nemmeno in maniera indiretta e remota, al grande crimine contro Dio e contro l’umanità: il Male assoluto dell’aborto.

Renovatio 21 offre ai lettori la traduzione di questo importantissimo documento, che consigliamo di leggere fino alla fine. Un vero argine contro la deriva superficiale e a tratti liberale assunta da tanti ambienti in teoria intransigenti, che sono puristi nella liturgia ma incredibilmente permissivi verso ciò che in questo documento è giustamente definito come «cannibalismo bio-medico».

In calce a questo articolo, la versione in lingua inglese del documento.

 

Nelle ultime settimane, agenzie di stampa e varie fonti di informazione hanno riferito che, in risposta all’emergenza COVID-19, alcuni Paesi hanno prodotto vaccini utilizzando linee cellulari di feti umani abortiti.

In altri paesi, tali vaccini sono in fase di pianificazione. Un coro crescente di ecclesiastici (conferenze episcopali, singoli vescovi e sacerdoti) ha affermato che, nel caso in cui non fosse disponibile alcun vaccino alternativo che utilizzi componenti eticamente leciti, sarebbe moralmente consentito per i cattolici ricevere vaccini prodotti con linee cellulari di bambini abortiti.

I sostenitori di questa posizione invocano due documenti della Santa Sede: il primo, della Pontificia Accademia per la Vita, si intitola «Riflessioni morali sui vaccini preparati da cellule derivate da feti umani abortiti» ed è stato pubblicato il 9 giugno del 2005; la seconda, un’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede, si intitola «Dignitas Personae, su alcune questioni bioetiche», ed è stata pubblicata l’8 settembre del 2008. Entrambi questi documenti consentono l’uso di tali vaccini in casi eccezionali e per un tempo limitato, sulla base di quella che nella teologia morale viene chiamata cooperazione al male materiale, remota e passiva.

I suddetti documenti affermano che i cattolici che utilizzano tali vaccini hanno «il dovere di rendere noto il loro disaccordo e di chiedere che il loro sistema sanitario renda disponibili altri tipi di vaccini».

Nel caso dei vaccini ottenuti da linee cellulari di feti umani abortiti, vediamo una chiara contraddizione tra la dottrina cattolica di rifiutare categoricamente, e senza ombra di dubbio, l’aborto in tutti i casi come un grave male morale che grida vendetta al cielo (vedi Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2268, n. 2270), e la pratica di considerare i vaccini derivati da linee cellulari fetali abortite moralmente accettabili in casi eccezionali di «urgente bisogno» – per motivi di remota, passiva, cooperazione al male materiale. Sostenere che tali vaccini possono essere moralmente leciti se non ci sono alternative è di per sé contraddittorio e non può essere accettabile per i cattolici.

Si devono ricordare le seguenti parole di Papa Giovanni Paolo II sulla dignità della vita umana non nata:

«L’inviolabilità della persona, riflesso dell’assoluta inviolabilità di Dio, trova la sua prima e fondamentale espressione nell’inviolabilità della vita umana. Soprattutto, la protesta comune, che giustamente si fa a favore dei diritti umani – ad esempio, il diritto alla salute, alla casa, al lavoro, alla famiglia, alla cultura – è falsa e illusoria se il diritto alla vita, il più basilare diritto fondamentale e condizione per tutti gli altri diritti personali, non è difeso con la massima determinazione» (Christifideles Laici, 38).

L’uso di vaccini prodotti da cellule di bambini non nati e assassinati contraddice una «massima determinazione» a difendere la vita non ancora nata.

Il principio teologico della cooperazione materiale è certamente valido e può essere applicato a tutta una serie di casi (ad esempio nel pagamento delle tasse, nell’uso di prodotti ricavati dal lavoro in schiavitù, e così via). Tuttavia, questo principio difficilmente può essere applicato al caso dei vaccini ottenuti da linee cellulari fetali, perché coloro che consapevolmente e volontariamente ricevono tali vaccini entrano in una sorta di concatenazione, seppur molto remota, con il processo dell’industria dell’aborto.

Il crimine di aborto è così mostruoso che qualsiasi tipo di concatenazione con questo crimine, anche se molto remoto, è immorale e non può essere accettato in nessuna circostanza da un cattolico una volta che ne sia pienamente consapevole.

Chi usa questi vaccini deve rendersi conto che il suo corpo sta beneficiando dei «frutti» (sebbene passi attraverso una serie di processi chimici) di uno dei più grandi crimini dell’umanità. Qualsiasi legame con il processo di aborto, anche il più remoto e implicito, getterà un’ombra sul dovere della Chiesa di rendere ferma testimonianza della verità che l’aborto deve essere completamente rifiutato. I fini non possono mai giustificare i mezzi.

Stiamo vivendo uno dei peggiori genocidi conosciuti dall’uomo. Milioni e milioni di bambini in tutto il mondo sono stati massacrati nel grembo della madre e giorno dopo giorno questo genocidio nascosto continua attraverso l’industria dell’aborto, la ricerca biomedica e la tecnologia fetale, e la spinta dei governi e degli organismi internazionali a promuovere tali vaccini come uno degli obiettivi primari.

Adesso non è il momento per i cattolici di cedere; farlo sarebbe gravemente irresponsabile.

L’accettazione di questi vaccini da parte dei cattolici, sulla base del fatto che implicano solo una «cooperazione remota, passiva e materiale» con il male, giocherebbe nelle mani dei nemici della Chiesa e la indebolirebbe come ultima roccaforte contro il male assoluto dell’aborto.

Cos’altro può essere un vaccino derivato da linee cellulari fetali se non una violazione dell’Ordine di Creazione dato da Dio?

Poiché si basa su una grave violazione di questo Ordine attraverso l’omicidio di un bambino non ancora nato. Se a questo bambino non fosse stato negato il diritto alla vita, se le sue cellule (che sono state ulteriormente coltivate più volte in laboratorio) non fossero state rese disponibili per la produzione di un vaccino, non potrebbero essere commercializzate

Abbiamo quindi qui una doppia violazione del sacro Ordine di Dio: da un lato, attraverso l’aborto stesso, e dall’altro, attraverso l’atroce attività del traffico e della commercializzazione dei resti di bambini abortiti. Tuttavia, questo doppio disprezzo per l’Ordine divino della Creazione non può mai essere giustificato, nemmeno per il motivo di preservare la salute di una persona o di una società attraverso tali vaccini.

La nostra società ha creato una religione sostitutiva: la salute è diventata il bene supremo, un dio sostituto a cui si devono offrire sacrifici – in questo caso, attraverso un vaccino basato sulla morte di un’altra vita umana.

Nell’esaminare le questioni etiche che circondano i vaccini, dobbiamo chiederci: come e perché tutto questo è diventato possibile? Non c’era davvero alternativa? Perché la tecnologia basata sull’omicidio è emersa in medicina, il cui scopo è invece portare vita e salute?

La ricerca biomedica che sfrutta i nascituri innocenti e usa i loro corpi come «materia prima» ai fini dei vaccini sembra più simile al cannibalismo che alla medicina.

Dobbiamo anche considerare che, per alcuni nell’industria biomedica, le linee cellulari dei bambini non ancora nati sono un «prodotto», l’abortista e il produttore del vaccino sono il «fornitore» e i destinatari del vaccino sono i «consumatori».

La tecnologia basata sull’omicidio è radicata nella disperazione e finisce nella disperazione. Dobbiamo resistere al mito secondo il quale «non ci sono alternative». Al contrario, dobbiamo procedere con la speranza e la convinzione che le alternative esistono e che l’ingegno umano, con l’aiuto di Dio, le possa scoprire. Questo è l’unico modo per passare dall’oscurità alla luce e dalla morte alla vita.

Il Signore ha detto che alla fine dei tempi anche gli eletti saranno sedotti (cfr Mc 13:22). Oggi, l’intera Chiesa e tutti i fedeli cattolici devono cercare urgentemente di essere rafforzati nella dottrina e nella pratica della fede.

Nell’affrontare il male dell’aborto, i cattolici devono più che mai «astenersi da ogni apparenza di male» (1 Tessalonicesi 5:22).

La salute fisica non è un valore assoluto. L’obbedienza alla legge di Dio e la salvezza eterna delle anime devono avere il primato.

I vaccini derivati dalle cellule di bambini non nati crudelmente assassinati hanno un carattere chiaramente apocalittico e possono presagire il marchio della bestia (vedere Apocalisse 13:16).

Alcuni ecclesiastici dei nostri giorni rassicurano i fedeli affermando che ricevere un vaccino COVID-19 derivato dalle linee cellulari di un bambino abortito è moralmente lecito se non è disponibile un’alternativa. Giustificano la loro affermazione sulla base della «cooperazione materiale e remota» con il Male.

Tali affermazioni sono estremamente anti-pastorali e controproducenti, soprattutto se si considera il carattere sempre più apocalittico dell’industria dell’aborto e la natura disumana di alcune ricerche biomediche e tecnologie embrionali.

Ora più che mai, i cattolici non possono categoricamente incoraggiare e promuovere il peccato dell’aborto, nemmeno il minimo, accettando questi vaccini. Pertanto, come Successori degli Apostoli e Pastori responsabili della salvezza eterna delle anime, riteniamo impossibile tacere e mantenere un atteggiamento ambiguo riguardo al nostro dovere di resistere con «massima determinazione» (Papa Giovanni Paolo II) contro «l’indicibile crimine dell’aborto» (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 51).

Questa dichiarazione è stata scritta su consiglio e consiglio di medici e scienziati di vari paesi. Un contributo sostanziale è arrivato anche dai laici: da nonne, nonni, padri e madri di famiglia, e dai giovani. Tutti i  soggetti consultati – indipendentemente dall’età, dalla nazionalità e dalla professione – hanno respinto all’unanimità e quasi istintivamente l’idea di un vaccino derivato dalle linee cellulari dei bambini abortiti. Inoltre, hanno ritenuto debole e inadeguata la giustificazione offerta per l’utilizzo di tali vaccini (ovvero «cooperazione materiale a distanza di tanto tempo»).

Ciò è confortante e, allo stesso tempo, molto rivelatore: la loro unanime risposta è un’ulteriore dimostrazione della forza della ragione e del sensus fidei.

Abbiamo più che mai bisogno dello spirito dei confessori e dei martiri che evitino il minimo sospetto di collaborazione con il male della loro epoca

La Parola di Dio dice: «Siate semplici come figli di Dio senza rimprovero in mezzo a una generazione depravata e perversa, nella quale dovete risplendere come luce nel mondo» (Fil. 2, 15).

 

12 dicembre 2020, Memoria della Beata Vergine Maria di Guadalupe

Cardinale Janis Pujats, arcivescovo metropolita emerito di Riga

+ Tomash Peta, arcivescovo metropolita dell’arcidiocesi di Santa Maria ad Astana

+ Jan Pawel Lenga, arcivescovo / vescovo emerito di Karaganda

+ Joseph E. Strickland, Vescovo di Tyler (USA)

+ Athanasius Schneider, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Santa Maria ad Astana

 

 

 

( Fonte: https://www.crisismagazine.com/)

In recent weeks, news agencies and various information sources have reported that, in response to the Covid-19 emergency, some countries have produced vaccines using cell lines from aborted human fetuses. In other countries, such vaccines are being planned.

A growing chorus of churchmen (bishops’ conferences, individual bishops, and priests) has said that, in the event that no alternative vaccine using ethically licit substances is available, it would be morally permissible for Catholics to receive vaccines made from the cell lines of aborted babies. Supporters of this position invoke two documents of the Holy See: the first, from the Pontifical Academy for Life, is titled, “Moral reflections on vaccines prepared from cells derived from aborted human fetuses” and was issued on June 9, 2005; the second, an Instruction from the Congregation for the Doctrine of the Faith, is titled, “Dignitas Personae, on certain bioethical questions” and was issued on September 8, 2008. Both of these documents allow for the use of such vaccines in exceptional cases and for a limited time, on the basis of what in moral theology is called remote, passive, material cooperation with evil. The aforementioned documents assert that Catholics who use such vaccines at the same time have “the duty to make known their disagreement and to ask that their healthcare system make other types of vaccines available.”

In the case of vaccines made from the cell lines of aborted human fetuses, we see a clear contradiction between the Catholic doctrine to categorically, and beyond the shadow of any doubt, reject abortion in all cases as a grave moral evil that cries out to heaven for vengeance (see Catechism of the Catholic Church n. 2268, n. 2270), and the practice of regarding vaccines derived from aborted fetal cell lines as morally acceptable in exceptional cases of “urgent need” — on the grounds of remote, passive, material cooperation. To argue that such vaccines can be morally licit if there is no alternative is in itself contradictory and cannot be acceptable for Catholics.

One ought to recall the following words of Pope John Paul II regarding the dignity of unborn human life: “The inviolability of the person which is a reflection of the absolute inviolability of God, finds its primary and fundamental expression in the inviolability of human life. Above all, the common outcry, which is justly made on behalf of human rights — for example, the right to health, to home, to work, to family, to culture — is false and illusory if the right to life, the most basic and fundamental right and the condition for all other personal rights, is not defended with maximum determination” (Christifideles Laici, 38). Using vaccines made from the cells of murdered unborn children contradicts a “maximum determination” to defend unborn life.

The theological principle of material cooperation is certainly valid and may be applied to a whole host of cases (e.g. in paying taxes, the use of products made from slave labor, and so on). However, this principle can hardly be applied to the case of vaccines made from fetal cell lines, because those who knowingly and voluntarily receive such vaccines enter into a kind of concatenation, albeit very remote, with the process of the abortion industry. The crime of abortion is so monstrous that any kind of concatenation with this crime, even a very remote one, is immoral and cannot be accepted under any circumstances by a Catholic once he has become fully aware of it. One who uses these vaccines must realize that his body is benefitting from the “fruits” (although steps removed through a series of chemical processes) of one of mankind’s greatest crimes.

Any link to the abortion process, even the most remote and implicit, will cast a shadow over the Church’s duty to bear unwavering witness to the truth that abortion must be utterly rejected. The ends cannot justify the means. We are living through one of the worst genocides known to man. Millions upon millions of babies across the world have been slaughtered in their mother’s womb, and day after day this hidden genocide continues through the abortion industry, biomedical research and fetal technology, and a push by governments and international bodies to promote such vaccines as one of their goals. Now is not the time for Catholics to yield; to do so would be grossly irresponsible. The acceptance of these vaccines by Catholics, on the grounds that they involve only a “remote, passive and material cooperation” with evil, would play into the hands of the Church’s enemies and weaken her as the last stronghold against the evil of abortion.

What else can a vaccine derived from fetal cell lines be other than a violation of the God-given Order of Creation? For it is based on a serious violation of this Order through the murder of an unborn child. Had this child not been denied the right to life, had his cells (which have been further cultivated several times in the lab) not been made available for the production of a vaccine, they could not be marketed. We therefore have here a double violation of God’s holy Order: on the one hand, through the abortion itself, and on the other hand, through the heinous business of trafficking and marketing the remains of aborted children. Yet, this double disregard for the divine Order of Creation can never be justified, not even on the grounds of preserving the health of a person or society through such vaccines. Our society has created a substitute religion: health has been made the highest good, a substitute god to whom sacrifices must be offered — in this case, through a vaccine based on the death of another human life.

In examining the ethical questions surrounding vaccines, we have to ask ourselves: How and why did all of this become possible? Was there truly no alternative? Why did murder-based technology emerge in medicine, whose purpose is instead to bring life and health? Bio-medical research that exploits the innocent unborn and uses their bodies as “raw material” for the purpose of vaccines seems more akin to cannibalism than medicine. We also ought to consider that, for some in the bio-medical industry, the cell lines of unborn children are a “product,” the abortionist and vaccine manufacturer are the “supplier,” and the recipients of the vaccine are “consumers.” Technology based on murder is rooted in hopelessness and ends in despair. We must resist the myth that “there is no alternative.” On the contrary, we must proceed with the hope and conviction that alternatives exist, and that human ingenuity, with the help of God, can discover them. This is the only way to pass from darkness to light, and from death to life.

The Lord said that in the end times even the elect will be seduced (cf. Mk. 13:22). Today, the entire Church and all Catholic faithful must urgently seek to be strengthened in the doctrine and practice of the faith. In confronting the evil of abortion, more than ever Catholics must “abstain from all appearance of evil” (1 Thess. 5:22). Bodily health is not an absolute value. Obedience to the law of God and the eternal salvation of the souls must be given primacy. Vaccines derived from the cells of cruelly murdered unborn children are clearly apocalyptic in character and may possibly foreshadow the mark of the beast (see Rev. 13:16).

Some churchmen in our day reassure the faithful by affirming that receiving a Covid-19 vaccine derived from the cell lines of an aborted child is morally licit if an alternative is not available. They justify their assertion on the basis of “material and remote cooperation” with evil. Such affirmations are extremely anti-pastoral and counterproductive, especially when one considers the increasingly apocalyptic character of the abortion industry, and the inhuman nature of some biomedical research and embryonic technology. Now more than ever, Catholics categorically cannot encourage and promote the sin of abortion, even in the slightest, by accepting these vaccines. Therefore, as Successors of the Apostles and Shepherds responsible for the eternal salvation of souls, we consider it impossible to be silent and maintain an ambiguous attitude regarding our duty to resist with “maximum of determination” (Pope John Paul II) against the “unspeakable crime” of abortion (II Vatican Council, Gaudium et Spes, 51).

This statement was written at the advice and counsel of doctors and scientists from various countries. A substantial contribution also came from the laity: from grandmothers, grandfathers, fathers and mothers of families, and from young people. All of those consulted — independent of age, nationality and profession — unanimously and almost instinctively rejected the idea of a vaccine derived from the cell lines of aborted children. Furthermore, they considered the justification offered for using such vaccines (i.e. “material remote cooperation”) as weak and unsuitable. This is comforting and, at the same time, very revealing: their unanimous response is a further demonstration of the strength of reason and the sensus fidei.

More than ever, we need the spirit of the confessors and martyrs who avoided the slightest suspicion of collaboration with the evil of their own age. The Word of God says: “Be simple as children of God without reproach in the midst of a depraved and perverse generation, in which you must shine like lights in the world” (Phil. 2, 15).

December 12, 2020, Memorial of the Blessed Virgin Mary of Guadalupe

Cardinal Janis Pujats, Metropolitan archbishop emeritus of Riga
+ Tomash Peta, Metropolitan archbishop of the archdiocese of Saint Mary in Astana
+ Jan Pawel Lenga, Archbishop/bishop emeritus of Karaganda
+ Joseph E. Strickland, Bishop of Tyler (USA)
+ Athanasius Schneider, Auxiliary bishop of the archdiocese of Saint Mary in Astana

Trump e il progetto globalista. Versione italiana dell’intervista di Mons. Viganò a Katholische.net

Versione italiana dell’intervista di Mons. Viganò a Katholische.net

 

  1. Lei è stato per anni Nunzio apostolico negli USA, conosce questo paese – la prima potenza mondiale, specialmente del cosiddetto mondo libero – da molto vicino. Cosa sta succedendo negli USA.

Gli Stati Uniti d’America stanno assistendo in questi mesi alla realizzazione del piano globalista, nel quale sono coinvolte tutte le nazioni del mondo, salvo rare eccezioni. Questo piano non può non includere anche la più importante democrazia occidentale, sia per la sua potenza economica sia per il ruolo da protagonista che essa ricopre negli equilibri politici internazionali. Avere contro gli USA, con Donald Trump come Presidente e i Repubblicani in maggioranza al Congresso e negli Stati dell’Unione, renderebbe concreta quell’opposizione, quella voce di dissenso al pensiero unico, che la dittatura mondialista non può tollerare. Non dimentichiamo che l’ideologia della Sinistra globalista non accetta voci discordanti che possano metterla in discussione. Quello a cui assistiamo è un attacco pianificato e organizzatissimo, che si avvale della collaborazione di parti significative delle istituzioni, della quasi totalità dei media e del finanziamento di potenti multinazionali e organizzazioni internazionali. Oltre a ciò, è evidente che vi sono interferenze anche esterne, sia in termini economici sia di endorsement del candidato democratico.

Vorrei anche sottolineare il ruolo destabilizzante svolto dai movimenti vicini ai Dem come BLM e Antifa, tutti finanziati da Soros. Lo spazio di tempo che intercorre tra l’ufficioso annuncio della vittoria di Joe Biden e la conferma del reale vincitore potrebbe essere usato dalla Sinistra per suscitare sommosse e disordini, secondo il noto copione del deep state.

 

  1. A fine ottobre si è rivolto con una lettera aperta al presidente Trump, nella quale ha usato toni piuttosto apocalittici: erano toni adeguati? A elezioni svolte si sente confermato? Accuse e preoccupazioni di una frode sistematica sono giustificate?

 L’uso del termine «apocalittico» in questo contesto mi pare assolutamente corretto, perché si riferisce alla battaglia finale tra Dio e Satana annunciata nella Sacra Scrittura. Gli avvenimenti ai quali assistiamo forse non sono parte dell’ultimo scontro, nel quale l’Anticristo sembrerà prevalere e in cui la Chiesa e la società tradizionale verranno spietatamente perseguitate. Di sicuro però questa fase storica avrà delle ripercussioni dirette sul modo e sui tempi in cui il regno dell’Anticristo si instaurerà. La Presidenza di Trump, in questo senso, può rappresentare un forte ostacolo contro il deep state e contro il globalismo, che nella sua essenza ideologica è antiumano e anticristiano. Se sono in gioco le sorti del mondo, mi pare che i toni non possano che essere apocalittici.

Quanto alle frodi elettorali che vanno emergendo in questi giorni, penso sia imprescindibile che venga fatta chiarezza da parte degli organi preposti, in modo da assicurare la regolarità dei conteggi. La democrazia non può essere invocata a fasi alterne, delegittimandola come populismo non appena la volontà popolare si discosta da quello che l’élite le vuole far accettare. La Sinistra mondiale, per giungere al potere e per mantenerlo, si è sempre e solo avvalsa della violenza delle armi o della frode: pensiamo al totalitarismo socialista, alle sue declinazioni del nazionalsocialismo, del fascismo e del comunismo.

 

  1. Com’è possibile che negli USA, paese prototipo di tutte le democrazie rappresentative, un’elezione possa essere manipolata?

La possibilità che le elezioni siano oggetto di manipolazione mi pare superata dall’evidenza dei fatti. Le decine e decine di video postati sui social in cui si vedono gli addetti al conteggio che manomettono le schede elettorali, sacchi di voti gettati nei cassonetti o abbandonati sul ciglio delle strade, fanatici che si vantano di aver falsificato i voti per odio nei confronti di Trump non lasciano spazio a dubbi. Ciò che si dovrà verificare non è l’esistenza di questi brogli, ma la loro entità e gravità. E non dimentichiamo le manomissioni scoperte nel software di scansione dei voti, degli azionisti e dei proprietari delle società incaricate della loro gestione.

Qui non sono in discussione piccoli imbrogli di una oscura contea, ma il sistema nel suo insieme, nel quale le interferenze esterne si stanno mostrando sistematiche, deliberate, coordinate sempre e solo in favore di Biden e a danno di Trump. Il risultato di queste elezioni, a prescindere da chi sia il vincitore finale, non può rimanere compromesso dal dubbio di queste gravissime irregolarità. Non a caso i tribunali si stanno muovendo, dopo le centinaia di denunce, per verificare quanto accaduto.

Tengo tuttavia a sottolineare un elemento molto significativo: la democrazia è considerata dalla Sinistra come uno strumento di potere. Se i cittadini, abilmente persuasi dai media, si lasciano convincere a votarli, trionfa il popolo; se non cedono all’indottrinamento martellante e alle promesse utopiche dei politici, se votano per un partito o un candidato non di Sinistra, il popolo diventa incapace di scegliere da chi farsi governare; e un’élite, un’aristocrazia decide al suo posto cosa è bene e cosa è male per le masse.

 

  1. Possiamo considerare concluse le elezioni, come sostengono Biden, il Partito democratico e la maggior parte dei mass-media?

 Le elezioni sono regolate da leggi e regolamenti precisi: affidarsi alle proiezioni dei network televisivi spacciate come dati definitivi rischia di ritorcersi contro chi vuole imporre i propri desideri come realtà incontestabile. Abbiamo capito benissimo da che parte sono schierati i leader mondiali, i media, le multinazionali dell’informazione, la finanza mondiale, le organizzazioni umanitarie e la stessa chiesa bergogliana; ma questo non rende meno vera la presenza di irregolarità e meno urgente la necessità di un riconteggio scrupoloso e rispettoso delle norme. Sempre che, per i democratici, il rispetto delle norme abbia ancora un senso.

 

  1. Ha indirizzato anche un appello ai Cattolici e tutti gli Americani di buona volontà: crede che sia stato ascoltato? Come hanno votato i Cattolici, i quali storicamente erano per tanto tempo più vicini ai democratici?

 Da quello che finora è stato possibile comprendere dai risultati delle elezioni, l’elettorato cattolico si è espresso in maggioranza a favore di Trump. Nonostante la campagna denigratoria messa in atto dalla Conferenza Episcopale Americana, dagli intellettuali progressisti sedicenti cattolici, con l’aberrante orchestrazione di Jorge Mario Bergoglio e del cerchio magico vaticano, i Cattolici statunitensi hanno compreso che è preferibile un candidato protestante che difende la vita e la famiglia rispetto ad un candidato sedicente cattolico che promuove l’aborto fino al nono mese di gravidanza, la teoria gender, l’ideologia LGBTQ e le istanze del globalismo.

Quello che emerge, incontestabilmente, è il disorientamento dei fedeli dinanzi all’asservimento proditorio dei vertici della Gerarchia cattolica al mondialismo, e la spaccatura sempre più evidente tra il popolo cristiano e i suoi Pastori, troppo occupati a perorare l’accoglienza indiscriminata dei clandestini e a chiudere le chiese in ossequio ai diktat dei Comitati di salute pubblica.

Di certo, gli scandali finanziari e sessuali di tanta parte dell’Episcopato progressista, il suo lassismo morale e le sue deviazioni dottrinali sono perfettamente coerenti con l’appoggio politico ai democratici americani e in genere alla Sinistra mondiale; un appoggio ampiamente ricambiato e che dovrebbe far riflettere.

 

  1. Trump è stato denigrato e ridicolizzato per quattro anni, ma ha ottenuto (dati attuali) otto milioni di voti in più del 2016, cioè più voti di Barack Obama, il quale per la sinistra politica era una specie di “messia” secolare. Si può dire, che Trump in realtà è il più popolare Presidente statunitense dai tempi di Ronald Reagan?

Pur essendo doveroso attendere l’esito finale del voto per valutare la popolarità di Trump, possiamo prendere atto della sua capacità di coalizzare quei valori e quel sentimento di sano patriottismo che viceversa i Dem vorrebbero rinnegare e cancellare in nome dell’adesione incondizionata al piano globalista. Trump ha saputo farsi interprete della maggioranza dell’elettorato americano, e da questo deriva la sua popolarità. Spiace constatare che in altri contesti – come ad esempio in Italia – l’opposizione sembra volersi confinare al ruolo di gatekeeping che in passato è stato svolto da altri movimenti oggi al governo. Mi pare che questo preluda, salvo ripensamenti dell’ultimo momento, ad una sorta di incomprensibile suicidio politico.

 

  1. Si sente dire, che Trump nei quattro anni della sua presidenza non sarebbe stato in grado di ottenere il pieno controllo sull’apparato federale? Esiste quello, che viene chiamato Deep State? Se esiste, si è attivato anche per le elezioni?

Chi subentra dopo anni di governo Dem alla Presidenza degli Stati Uniti non può pensare di riformare in poco tempo un articolato sistema istituzionale. Quanto Trump ha fatto finora dimostra il suo lodevole impegno, ma allo stesso tempo rivela l’infiltrazione capillare del deep state nelle stanze del potere. Il controllo delle istituzioni, della Magistratura e dei media da parte della Sinistra – come vediamo anche in Italia – è il risultato di decenni di attività sotterranea, di nomine, di ricatti, di conflitti di interesse. Non possiamo pretendere che in quattro anni sia possibile risanare una situazione così generalizzata, soprattutto quando si agisce nel doveroso rispetto della legge e non, come fanno altri, nella violazione sistematica del diritto e della giustizia.

 

  1. Come mai la Santa Sede e Papa Francesco hanno a loro modo appoggiato questa marginalizzazione di Trump? Siamo confusi: esiste un legame tra Democratici e Chiesa Cattolica?

 La Chiesa Cattolica non ha nulla a che spartire con i Democratici, le cui idee sono inconciliabili con l’insegnamento di Cristo. È invece evidente l’appoggio non disinteressato della deep church al deep state: un’alleanza che vede unito il progressismo politico al progressismo religioso, per la realizzazione di una società anti-cristica con una sua Religione Universale.

I legami dell’intelligencija progressista con i Dem sono consolidati e risalgono al Sessantotto, al movimento studentesco, alle istanze di rinnovamento fatte proprie dal Vaticano II in chiave non meno eversiva di quanto non abbia fatto la Sinistra in ambito politico. D’altra parte, dopo decenni di indottrinamento ideologico anche negli Atenei e nelle associazioni cattoliche, era impossibile non vederne gli esiti nefasti nella società.

Certo è che Bergoglio oggi è stato scelto a livello mondiale come garante spirituale del mondialismo, sulla base dei desiderata che John Podestà aveva indicato nelle sue famose email a proposito della «primavera della Chiesa». Mi pare che il lavoro sinora svolto dall’Argentino possa a giusto titolo meritare l’approvazione e il plauso dei Dem e, più in generale, di chi vuole instaurare il Nuovo Ordine Mondiale.

 

  1. Nigel Farage pochi giorni prima delle elezioni diceva che il “momentum” è propizio per Trump. Dallo spoglio dei voti sembra uscito invece il contrario: a Suo parare cosa dovrebbe fare Trump in questo momento?

 Trump rimane ufficialmente in carica fino al 20 Gennaio 2021. Attendiamo i risultati dei riconteggi dei voti e l’esito delle denunce di brogli, come previsto dalla legge e come dovrebbero auspicare tutte le parti in causa. A quel punto potremo dire se Farage aveva ragione. Nel frattempo, come confermato dal Senato americano, Trump ha pieno diritto di pretendere chiarezza e di ricorrere a tutti gli strumenti che la legge gli offre per tutelare la volontà dei suoi elettori espressa nelle urne.

  1. Non assistiamo anche ad una guerra psicologica?

 Questa guerra è essenzialmente psicologica: essa si basa su una palese manipolazione delle masse, principalmente ad opera dei media mainstream. Si è giunti a censurare le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti sui social e addirittura in diretta televisiva, in nome di un presunto diritto degli organi dell’informazione ad oscurare notizie arbitrariamente giudicate false. Ma questo atteggiamento censorio era iniziato con il fact checking da parte di entità ideologicamente connotate, nel tentativo di definire fake news le notizie non conformi alla narrazione ufficiale.

Lo stesso avviene, a livello mondiale, nell’informazione che riguarda la pandemia. I dati ufficiali smentiscono inesorabilmente la versione mediatica di una catastrofe, ma nonostante questo ci si ostina a terrorizzare le masse perché il Covid, a prescindere dalla sua mortalità, deve essere utilizzato come strumento per imporre limitazioni, altrimenti inaccettabili, dei diritti fondamentali. Non ci si stupisca allora di sentire Biden annunciare prossimi lockdown e la volontà di rendere obbligatoria la mascherina ovunque: egli risponde agli stessi poteri che stanno dietro all’emergenza pandemica.

Faccio notare che anche l’annuncio del vaccino prodotto dalla Pfizer – di cui è azionista lo stesso “filantropo” Bill Gates che tanto ha a cuore la riduzione della popolazione mondiale – è stato rinviato fino all’annuncio della presunta vittoria di Biden, svelando platealmente l’uso politico che le case farmaceutiche fanno delle proprie ricerche scientifiche. Leggo su internet che Sandra Zampa, già vicepresidente del PD e ora Sottosegretaria alla Salute del governo Conte abbia ringraziato la Pfizer per questa operazione.

 

  1. Cosa possono o devono fare a Suo parere i Cattolici americani e del mondo?

 I Cattolici americani possono e devono pregare, perché dinanzi al dispiegamento così massiccio di forze avverse solo l’intervento di Dio può far venire alla luce la verità. Ciò non esclude, ovviamente, di rinnovare la testimonianza coerente dei Cattolici in ambito sociale. Ma questa azione umana, sempre ispirata al bene comune, non deve perdere di vista la dimensione soprannaturale. Gesù Cristo è Signore della Storia e Re delle nazioni: Egli non abbandonerà i Suoi figli nel momento della prova, se essi ricorreranno fiduciosi a Lui e alla Sua Santissima Madre.