Organismi Internazionali

The Age Gap in Religion Around the World. Rapporto sulla religiosità mondiale di Pew Reserch Center. (Giugno 2018)

I giovani sono meno religiosi degli anziani (ultra quarantenni): è la conclusione di un lungo studio pubblicato dal Pew Research Center alcuni giorni fa. Ciò che da valore all’accurato lavoro è la scoperta che questa differenza fra giovani e adulti coinvolge tutte le religioni, anche se vi sono alcune rare eccezioni, ed è visibile in Paesi sviluppati e non sviluppati. A influenzare l’atteggiamento dei giovani vi è il maggior benessere, il maggior studio, il cambiamento di mentalità lungo il corso della vita.

Lo studio del Pew Reserch Center riguarda 106 Paesi del mondo, studiati per 10 anni. In 46 nazioni, i giovani (da 18 a 39 anni) differiscono in negativo dagli anziani (40enni e oltre) nel dire che “la religione è molto importante”; in 56 Paesi non vi sono differenze fra i due gruppi. Solo in due Paesi, la Georgia e il Ghana, i giovani sono più religiosi degli anziani.

I sociologi spiegano le differenze nell’appartenenza religiosa indicando alcune cause. Anzitutto vi è lo sviluppo economico: dove diminuisce la preoccupazione della sopravvivenza quotidiana, si tende a dare meno importanza alla religione. Poi vi è la crescita di offerta educativa: in società dove l’accesso all’educazione è maggiore, i giovani ricevono meno educazione dai genitori e dalle famiglie e quindi sono meno religiosi. Infine vi è il cambiamento che avviene durante il percorso della vita: via via che uno invecchia, ha figli, e si fa più vicino il pensiero della morte, diventa più religioso.

D’altra parte, si afferma nel rapporto “anche se vi sono parti del mondo che si stanno secolarizzando, ciò non significa necessariamente che tutta la popolazione mondiale stia diventando meno religiosa. Al contrario, le aree più religiose sperimentano la crescita più alta di popolazione, avendo alti tassi di fertilità e una popolazione relativamente giovane”. Anzi, proprio in nazioni dove la crescita della popolazione è alta, lì le persone dicono che la religione è importante. Al contrario, in Paesi dove la crescita della popolazione è bassa o negativa, come in Cina e Giappone, solo una piccola percentuale di giovani afferma che la religione è importante.

 

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Rapporto Unctad sullo sviluppo economico 2018 in Africa dedicato alle Migrazioni.

E’ stato pubblicato il Rapporto sullo sviluppo economico 2018 in Africa dell’Unctad dal titolo “Economic Development in Africa Report: Migration for Structural Transformation”. Il nuovo documento rileva come si stia accorciando la forbice tra le migrazioni intra e quelle extra del continente. La maggior parte dei migranti africani si muove all’interno del continente: nel 2017 19 milioni di migranti si sono trasferiti dentro l’Africa, mentre sono stati 17 milioni gli africani quelli che hanno lasciato.

«Gran parte del discorso pubblico, in particolare per quanto riguarda le migrazioni internazionali africane, è pieno di idee sbagliate che sono diventate parte di una narrativa divisiva, ingannevole e dannosa». Questi spostamenti portano anche tanti benefici: grazie alle migrazioni infatti cresce il Pil di molti paesi. Sia quelli africani, che quelli extra continente.

 

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