La Santa Sede

Intervento di mons. Gallagher all’incontro su “Protezione delle minoranze religione nelle aree di conflitto”. ONU, New York, 28 Settembre 2018

“I cristiani restano il gruppo religioso più perseguitato al mondo anche se si assiste ad un incremento di attacchi verso gli ebrei, soprattutto in alcune parti d’Europa, e verso i musulmani perseguitati da gruppi fondamentalisti che non condividono l’interpretazione dei principi della loro fede”. Così monsignor Paul Richard Gallagher, segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati (praticamente il Ministro degli Esteri del Vaticano) durante l’incontro sulla Protezione delle minoranze religione nelle aree di conflitto, organizzato ieri a margine della 72ma assemblea generale delle Nazioni Unite.

Quando le nazioni si riuniscono a New York è sempre per parlare di questioni di massima importanza. “Mantenere la pace e la sicurezza internazionale” e “promuovere la soluzione delle controversie internazionali e risolvere pacificamente le situazioni che potrebbero portare a una rottura della pace”, come si legge nei primi due articoli dello Statuto, sono gli obiettivi sempre attuali che si ripropone l’Onu, obiettivi oggi quanto mai attuali e necessari da perseguire, in un palcoscenico internazionale dove regna l’incertezza, la violenza e il fondamentalismo religioso. Chi provocatoriamente lancia missili, chi vigliaccamente si lancia contro la gente a bordo di un furgone, chi fa appelli di guerra o rivendicazione, chi invece tace e sta fermo a guardare. In passato ci sono stati senza dubbio momenti di maggiore tensione, ma anche nei momenti più difficili (pensiamo alla crisi cubana del 1962 e alla relativa minaccia nucleare) la situazione (almeno) era chiara, e questo facilitava le operazioni di risoluzione dei problemi stessi.

Promotori dell’appuntamento sono stati le Missioni Permanenti d’Ungheria e della Santa Sede presso l’Onu, assieme all‘Istituto per una democrazia culturale. Il segretario Gallagher ha rilevato come in uno scenario internazionale simile “mantenere la pace e la sicurezza” passi innanzitutto per la “protezione delle minoranze religiose, siano esse cristiane, ebraiche, islamiche o di altre fedi”. Oggi infatti il tema della libertà religiosa si impone come un’emergenza e un’emergenza che riguarda tutti. Intolleranza religiosa e xenofobia sono sempre più in crescita e sempre più sfociano in forme di violenza. I timori di Gallagher d’altronde non sono altro che quelli del suo mandatario, Papa Francesco, il quale ha più volte evidenziato come il dialogo interreligioso sia oggi troppo spesso ostacolato e intervallato da atti di violenza e intolleranza inaccettabili, e come in realtà si stia assistendo ad una “terza guerra mondiale”, semplicemente “a pezzi”.

Dal canto suo, il segretario Gallagher ha proposto sette punti che ritiene necessari per proteggere le minoranze religiose. Innanzitutto è necessario agire. Agire per scuotere “l’inerzia della comunità internazionale chiamata a salvaguardare il rispetto dei diritti umani fondamentali tra cui il ritorno sicuro nelle proprie case delle minoranze etniche e religiose del Medio Oriente”. Dopodiché c’è bisogno di “riaffermare lo stato di diritto e l’uguaglianza davanti alla legge basata sul principio di cittadinanza, indipendentemente dalla religione, dalla razza o dall’etnia”; ad esempio, “il diritto alla libertà di religione e di coscienza implica il diritto di cambiare liberamente la propria religione senza subire discriminazioni o essere condannati a morte”. Ma perché questo avvenga bisogna riuscire a “garantire reciproca autonomia e indipendenza tra Stati e comunità religiose”.

In tutto ciò poi i leaders religiosi devono avere un ruolo attivo, perché hanno la responsabilità di condannare gli abusi compiuti nel nome di un credo religioso, che di fatto “sono azioni terroristiche e violente contro credenti di altre fedi”. Un dialogo interreligioso efficace è quindi antidoto contro il fondamentalismo. Ma questo processo bisogna ripartire anche “dal basso”, cioè ancora una volta dall’istruzione, da quella istruzione che i bambini e i ragazzi di tutto il mondo hanno il diritto di ricevere. “L’istruzione e una solida educazione religiosa – ha dichiarato – sono fondamentali per impedire la radicalizzazione che porta all’estremismo, la persecuzione delle minoranze religiose e il terrorismo”. Infine c’è estremamente bisogno di “bloccare il flusso di soldi e di armi destinati a coloro che intendono usarli per esercitare violenza”, ha concluso Gallagher, ricordando l’intervento di Papa Francesco ad Al-Azhar, secondo il quale fermare le atrocità non comporta solo l’affrontare “l’odio e i tumori del cuore che generano la violenza”, ma significa anche fermare gli strumenti che portano quella violenza.

Francesco Donat-Cattin

www.farodiroma.it

 

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Intervento di Mons. Gallagher all’ONU su “Pena di morte: Povertà e diritto alla rappresentanza legale” New York, 25 Ottobre 2018

Ha ricordato l’insegnamento di Giovanni Paolo II, prima, e la recente riformulazione del Catechismo della Chiesa cattolica da parte di Francesco, il “ministro degli Esteri” della Santa Sede, monsignor Paul Richard Gallagher, che, a New York per la 73esima sessione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, è intervenuto per tornare a chiedere «l’abolizione universale della pena di morte».

«Come è ben noto – ha detto il segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede all’evento collaterale di alto livello sul tema “Pena di morte: Povertà e diritto alla rappresentanza legale” – nell’ultimo secolo la Santa Sede ha coerentemente perseguito l’abolizione della pena di morte e negli ultimi decenni questa posizione è diventata più chiaramente articolata. Venti anni fa, la questione è stata inquadrata all’interno del giusto contesto etico della difesa della dignità inviolabile della persona umana e del ruolo dell’autorità legittima per difendere in modo giusto il bene comune della società», ha proseguito Gallagher in riferimento alla enciclica Evangelium vitae di Giovanni Paolo II: «Considerando le circostanze pratiche presenti nella maggior parte degli Stati, come risultato dei continui miglioramenti nell’organizzazione del sistema penale appare evidente al giorno d’oggi che mezzi altri dalla pena di morte “sono sufficienti a difendere la vita umana contro un aggressore e a proteggere l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone”. Per questa ragione, “la pubblica autorità deve limitarsi a questi mezzi, perché corrispondono meglio alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana”».

«Papa Francesco – ha proseguito l’arcivescovo britannico – ha ulteriormente sottolineato che l’azione legislativa e giudiziaria dell’autorità statale deve essere sempre guidata dal “primato della vita umana e la dignità della persona umana”. Egli ha messo in guardia dal fatto che c’è “la possibilità di errore giudiziario e sull’uso fatto dai regimi totalitari e dittatoriali… come mezzo per reprimere la dissidenza politica o per perseguitare le minoranze religiose e culturali”», ha ricordato Gallagher citando un discorso pronunciato nel 2015 da Jorge Mario Bergoglio ai delegati dell’associazione internazionale di diritto penale. «Di conseguente, il rispetto per la dignità di ogni persona umana e il bene comune sono i due pilastri su cui la Santa Sede ha sviluppato la sua posizione. Questo è esattamente quello che la nuova versione del Catechismo della Chiesa cattolica mette in evidenza laddove afferma che “la Chiesa cattolica insegna, alla luce del Vangelo, che ‘la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e alla dignità della persona’ e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo”. L’abolizione universale della pena di morte – conclude monsignor Gallagher – sarebbe una coraggiosa riaffermazione della convinzione che l’umanità può affrontare con successo il crimine e del nostro rifiuto di cedere alla disperazione davanti al male, offrendo al criminale la possibilità di cambiare».

Nell’introdurre il suo discorso, l’arcivescovo ha registrato con soddisfazione il fatto che cresce il numero di Stati membri delle Nazioni Unite che sostiene l’abolizione della pena capitale ed ha in particolare ringraziato gli organizzatori dell’incontro, ossia l’alto commissariato dell’Onu per i diritti umani (Ohchr), l’Italia, il Brasile, il Burkina Faso, la Francia e Timor est.

Iacopo Scaramuzzi

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“Popoli dell’Occidente, ritornate ai monasteri!” Omelia del Card. Sarah a sacerdoti,laici e genitori.

Omelia del Cardinale Robert Sarah nella Cattedrale di Chartres,  a conclusione del pellegrinaggio di Pentecoste (21 maggio), che ha visto giungere da Parigi a Chartres una folla di 15mila pellegrini.

 

Permettetemi di ringraziare calorosamente prima di tutto sua eccellenza Philip Pastori, vescovo di Cartres, per la sua accoglienza tanto cordiale in questa meravigliosa cattedrale.

Cari pellegrini di Chartres. “La Luce è venuta nel mondo”, ci dice Gesù nel Vangelo di oggi, ma gli uomini hanno preferito le tenebre.

E voi, cari pellegrini, avete accolto l’unica Luce che mai tradisce, quella di Dio? Avete camminato per tre giorni. Avete pregato, cantato, sofferto sotto il sole e la pioggia. Voi avete accolto nel vostro cuore la Luce. Avete davvero rinunciato alle tenebre, seguendo Gesù, che è la Luce del mondo?

Cari amici, permettetemi di porvi questa domanda radicale. Perché se Dio non è la nostra luce, tutto il resto diviene inutile. Senza Dio, tutto è tenebra. Dio è venuto fra noi, si è fatto uomo e ci ha rivelato l’unica verità che salva; ed è morto per liberarci dal peccato. E nel giorno di Pentecoste ci ha donato lo Spirito Santo. Egli ci ha offerto la luce della fede, ma noi preferiamo le tenebre.

Guardiamo attorno a noi. La società occidentale ha scelto di organizzarsi senza Dio. Ed ecco che ora la vediamo abbandonata alle luci tremolanti e ingannatrici della società dei consumi, del profitto ad ogni costo e di un individualismo forsennato. Un mondo senza Dio è un mondo di tenebre, un mondo di menzogne e di egoismi. Senza la luce di Dio la società occidentale è diventata come una nave alla deriva nella notte.

Non c’è più il necessario amore per accogliere dei figli, per proteggerli fin dal seno materno e per preservarli dall’aggressione della pornografia. Privata della Luce di Dio, la società occidentale non sa più rispettare i suoi vecchi, accompagnare verso la morte i propri ammalati, dare attenzione ai più poveri e deboli. È abbandonata alle tenebre della paura, della tristezza e dell’isolamento. Questa società lascia proliferare le più folli ideologie. Una società occidentale senza Dio può diventare il bersaglio di un terrorismo etico e morale più virulento e distruttore di quello degli islamisti.

Ricordatevi che Gesù ci ha detto: “Non abbiate paura di coloro che possono uccidere il corpo, ma non possono uccidere l’anima. Temete piuttosto colui che può far perdere nella geenna sia l’anima che il corpo”. Cari amici, perdonatemi questa descrizione, ma è necessario essere lucidi e realisti. Se vi parlo in questo modo è perché nel mio cuore sacerdotale e di pastore sento la compassione per tante anime smarrite, perdute, tristi, inquiete e sole. Chi potrà condurle alla luce? Chi mostrerà loro il cammino della verità? Il solo e vero cammino della libertà è quello della croce. Le lasceremo senza far nulla in preda all’errore, a un disperato nichilismo o all’islamismo più aggressivo?

Noi dobbiamo proclamare al mondo che la nostra speranza ha un nome: Gesù Cristo, l’unico Salvatore del mondo e dell’umanità!

Cari pellegrini di Francia, guardate questa cattedrale. È stata costruita dai vostri antenati per proclamare la loro fede. Tutto, nella sua architettura, nella sua struttura, nelle sue vetrate, proclama la gioia di essere salvati ed amati da Dio! I vostri avi non erano certamente perfetti, non erano senza peccato, ma volevano lasciare un segno della luce della loro fede per rischiarare le tenebre. Io oggi grido a te, popolo di Francia: svegliati! Scegli la luce! Rinuncia alle tenebre! Come possiamo farlo?

Il Vangelo di oggi ci risponde: “Colui che agisce secondo verità, viene alla luce”. Lasciamo che la Luce dello Spirito santo illumini concretamente, semplicemente le nostre vite, e penetri nelle regioni più intime e profonde del nostro essere! Agire secondo verità vuol dire mettere Dio al centro della nostra vita, come la Croce è al centro di questa cattedrale.

Cari fratelli, scegliamo di ritornare ogni giorno a Lui! Scegliamo fin da questo momento di impegnarci ogni giorno a trovare qualche minuto di silenzio per ritornare a Dio e per dirgli: “Signore, regna in me! Io ti dono tutta la mia vita. Cari pellegrini, senza silenzio non avremo luce. Le tenebre si nutrono dell’incessante rumore del mondo, che ci impedisce di tornare a Dio.

Prendiamo esempio dalla liturgia delle messe di questi giorni. Esse ci portano all’adorazione, al timore figliale e amoroso di fronte alla grandezza di Dio, che ha il suo culmine nella consacrazione, in cui, tutti assieme, tutti rivolti verso l’altare, gli sguardi rivolti verso l’Ostia, verso la Croce, in una comunione silenziosa, siamo nel raccoglimento e nell’adorazione. Fratelli, amiamo queste liturgie che ci fanno gustare la presenza silenziosa e trascendente di Dio, che ci fa rivolgere al Signore!

Cari Fratelli sacerdoti, ora mi rivolgo in modo speciale a voi. Il santo sacrificio della Messa è il luogo in cui troverete la Luce per il vostro ministero. Il mondo in cui viviamo ci sollecita senza cessare, e noi siamo in continuo movimento. E sarà grande il pericolo di diventare degli operatori sociali. Ma così facendo non porteremo nel mondo la luce di Cristo, ma la nostra propria luce, che non è quella che attendono gli uomini.

Facciamo in modo di rivolgerci verso Dio, in una celebrazione liturgica raccolta, piena di rispetto, di silenzio e impregnata di sacralità. Non c’è nulla di cui vantarci nella liturgia, perché tutto riceviamo da Dio e dalla Chiesa! Non cerchiamo lo spettacolo o la riuscita. La liturgia ce lo insegna, essere prete non è prima di tutto fare molto, ma è essere sulla croce con il Signore. La liturgia è il luogo in cui l’uomo incontra Dio faccia a faccia. La liturgia è il momento più sublime, in cui Dio ci insegna a riprodurre in noi l’immagine del Suo figlio Gesù Cristo, in modo che sia la nascita per una moltitudine. Non può essere un’occasione di distrazione, di lotta e di disputa.

Nella forma ordinaria, così come nella forma straordinaria del rito Romano, l’essenziale è rivolgersi verso la croce, verso il Cristo, il nostro Oriente, il nostro Tutto, il nostro unico Orizzonte! Che si tratti della forma ordinaria o di quella straordinaria, cerchiamo di celebrare ogni giorno come in questi giorni, secondo il consiglio del Concilio Vaticano II: “Con una nobile semplicità, senza inutili aggiunte, senza ricerche estetiche strane e teatrali, ma con il senso del sacro, con l’unico pensiero del dare gloria a Dio e con un vero spirito di fede nella Chiesa di oggi e di sempre.

Cari fratelli sacerdoti, serbate sempre questa certezza: quella di essere con Cristo sulla croce. E il celibato sacerdotale proclama al mondo proprio questa grande realtà!  Il nuovo progetto, amato da alcuni, di slegare il celibato sacerdotale, conferendo il sacramento dell’ordine a degli uomini sposati (dei viri probati), adducendo ragioni o necessità o di carattere pastorale, avrà in realtà gravi conseguenze, rompendo definitivamente con la tradizione apostolica. Noi andremo costruendo in questo modo un sacerdozio secondo la nostra natura umana, ma non perpetueremo e non perseguiremo il sacerdozio di Cristo obbediente, povero e casto. In effetti il prete non è solamente un “alter christus”, un altro Cristo, ma è veramente lo stesso Cristo! Ed è per questo che, al seguito di Cristo e della Chiesa, il sacerdote sarà sempre un segno di contraddizione.

E a voi, cari cristiani, laici impegnati nella vita della città, voglio dire con forza: “Non abbiate paura! Non abbiate paura di portare a questo mondo la Luce di Cristo! La vostra prima testimonianza deve essere la vostra stessa vita, il vostro esempio di vita. Non nascondete mai la sorgente della vostra speranza, ma al contrario, proclamate, testimoniate, evangelizzate! La Chiesa ha bisogno di voi. Ricordate a tutti che solo il Cristo crocifisso rivela l’autentico senso della libertà!

E a voi, cari genitori, desidero indirizzare un messaggio del tutto particolare. Essere padri e madri di famiglia nel giorno d’oggi è una difficile avventura, piena di sofferenze, di ostacoli, pensieri e preoccupazioni. La Chiesa vi dice grazie, si, grazie per il dono generoso di voi stessi! Abbiate il coraggio di allevare i vostri bambini alla luce di Cristo. Sarete costretti spesso a lottare contro il vento dominante, a sopportare i sospetti e le beffe altrui. Ma noi non siamo qui per piacere al mondo. Noi proclamiamo il Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei e follia per i pagani!

Non abbiate paura. Non rinunciate a questo impegno! La Chiesa parla per voce dei papi, in modo speciale dopo l’enciclica Humanae vitae vi affida una missione profetica. Testimoniate davanti a tutti la vostra gioiosa fede in Dio, che ci ha fatti guardiani intelligenti dell’ordine naturale! Annunciate ciò che Gesù ci ha rivelato con la sua vita. Cari Genitori, la Chiesa vi ama! Amate la Chiesa! Ella è vostra madre!

A voi giovani, che siete qui tanto numerosi, indirizzo ora il mio saluto. Vi prego di ascoltare prima di tutto un anziano che è molto più autorevole di me. Si tratta dell’evangelista San Giovanni. Al di là dell’esempio della sua vita, San Giovanni ha lasciato anche un messaggio scritto per voi giovani. Nella sua prima lettera leggiamo delle parole commoventi di un anziano apostolo ai giovani delle chiese che aveva fondato. Ascoltate questa forte voce di un vegliardo. “Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti. La parola di Dio dimora in voi. Voi avete vinto il maligno. Non amate il mondo, né chi è dal mondo. Il mondo che non dobbiamo amare e al quale non dobbiamo conformarci – come ha detto padre Cantalamessa nella sua omelia del Venerdì Santo -, non è, lo sappiamo bene, il mondo creato da Dio. Non sono le persone che sono nel mondo, verso le quali, al contrario, dobbiamo continuamente  andare. Soprattutto le più povere e deboli, per servirle e amarle umilmente.

Il mondo che non dobbiamo amare e il mondo caduto sotto la dominazione del peccato e di Satana. È il mondo delle ideologie che negano la natura umana e distruggono le famiglie. È il mondo delle strutture onusiane, che imponngono imperativamente una nuova etica mondiale. E sembra che tutti debbano sottomettersi a questa nuova etica mondiale. Un grande scrittore britannico del secolo scorso, un credente, Thomas S. Eliot, ha scritto delle parole che ci dicono molto di più che tanti libri: “In un mondo di fuggitivi, colui che prende la direzione opposta sarà considerato un disertore”.

Cari giovani cristiani, se permettete a un anziano come era San Giovanni, di dirigersi direttamente a voi, anch’io vi esorto e vi dico: “Voi che avete vinto il maligno, combattete tutte le leggi contro natura che vorrebbero imporvi. Opponetevi a tutte le leggi contro la vita, contro la famiglia! Siate quelli che prendono la direzione opposta. Osate essere contro corrente! Per noi cristiani la direzione opposta non corrisponde a un luogo, ma a una Persona, a Gesù Cristo, nostro amico e nostro Redentore!

A voi giovani affido un compito particolare: salvate l’amore umano dalla tragica deriva in cui è caduto! L’amore, che non è più il dono di sé stessi, ma solo il possesso dell’altro. Una possessione spesso violenta e tirannica. Dio, dalla croce, nella sua umanità ci fa capire come Egli sia agape, ossia l’Amore che si dona fino alla morte. Amare veramente è morire per l’altro, come quel giovane gendarme, il colonnello Arnoud Bertrame.

Cari giovani, voi avete provato spesso questa lotta fra la luce e le tenebre che è presente nelle vostre anime. Qualche volta siete sedotti dai facili piaceri di questo mondo. Con tutto il mio cuore sacerdotale vi dico: “Non abbiate esitazioni: Gesù vi donerà tutto. Seguendolo potrete essere dei santi e non perderete nulla, ma guadagnerete l’unica gioia che mai vi sarà tolta. Cari Giovani, se qualcuno di voi oggi si sente chiamato da Cristo a seguirlo come sacerdote, come religioso o religiosa, non esitate a dire a lui “fiat”! Un si entusiasta e senza condizioni. Dio vuole aver bisogno di voi! Quale gioia e quale grazia!

L’Occidente è stato evangelizzato dai santi e dai martiri. Voi, giovani d’oggi, sarete i santi e i martiri che le nazioni attendono per una nuova evangelizzazione. Le vostre patrie hanno sete di Cristo! Non tradite le loro attese! La Chiesa ha fiducia in voi. Io prego perché siano numerosi fra voi coloro che risponderanno alla sua chiamata durante questa messa. Alla chiamata di Dio, a seguirlo. A lasciare tutto per Lui, per la sua luce. Quando Dio chiama, è una chiamata radicale a seguirlo fino al dono totale, fino al martirio del corpo e del cuore.

Caro popolo di Francia, sono i monasteri che hanno costruito la civilizzazione del tuo paese. Sono le persone, gli uomini e le donne che hanno accettato di seguire radicalmente Gesù, fino in fondo. Sono loro che hanno costruito l’Europa cristiana, e l’hanno fatto perché hanno messo Dio al primo posto, costruendo una civilizzazione bella e pacifica, come questa cattedrale.

Popolo di Francia e popoli dell’Occidente, voi non troverete la pace e la gioia finché non metterete Dio al primo posto! Ritornate alle vostre radici! Ritornate alla sorgente! Ritornate ai monasteri! Si, lo dico a tutti voi: osate passare qualche giorno in un monastero! In questo mondo in tumulto, pieno di brutture e bassezze, i monasteri sono delle oasi di gioia e bellezza! Lì farete esperienza del fatto che è possibile mettere Dio al centro della vita, e potrete sperimentare la gioia che mai tramonta.

Cari pellegrini, rinunciamo alle tenebre e scegliamo la luce! Chiediamo alla Santissima Vergine Maria di insegnarci a dire il suo “fiat”, il suo «si», pienamente, come Lei! Di saper accogliere, come Lei, la luce dello Spirito Santo. In questi giorni in cui, grazie alla sollecitudine del Santo Padre, papa Francesco, noi festeggiamo Maria, Madre della Chiesa, domandiamo a questa Santissima Madre il dono di un cuore grande, un cuore che non rifiuta nulla a Dio, un cuore che brucia d’amore per la gloria di Dio! Un cuore ardente, capace di annunciare agli uomini la Buona Novella. Un cuore immenso, come quello di Maria, delle dimensioni della Chiesa e del Cuore di Gesù.

Così sia.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=J3hqJSVxUBI

Traduzione di Claudio Forti

"Sviluppare un atteggiamento di riconciliazione" Discorso dell’arcivescovo Tomasi alla sessione del Comitato Esecutivo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati 02 ottobre 2012

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" I popoli della fame ci interpellano. La Dottrina sociale della Chiesa, risorsa per lo sviluppo". Discorso della Dott.ssa Flaminia Giovanelli, Sottosegretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace 17 novembre 2011

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