Ddl Zan: non si tratta solo di una minaccia alla libertà di opinione. Di Fabio Fuiano

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Ddl Zan: non si tratta solo di una minaccia alla libertà di opinione

 

di Fabio Fuiano

 

Molti cattolici oggi si stanno battendo a giusta ragione contro il DDL Zan-Scalfarotto sull’omofobia. Ma mi preme fare delle osservazioni sul contenuto di questa battaglia. Ho notato che si tende a porre moltissima enfasi sul fatto che il DDL in questione negherebbe la libertà di parola e la manifestazione del pensiero: in altri termini, sembrerebbe introdurre un “reato di opinione”. Motivo per cui tutto si giocherebbe sul terreno della libertà, escludendo aprioristicamente ogni riferimento alla fede e alla morale cattolica in nome di una “laicità” della battaglia. Ma cosa significa “laicità”? Stricto sensu l’aggettivo “laico” si riferisce ad una persona che non ha ricevuto una consacrazione. Di per sé, dunque, “battaglia laica” potrebbe voler significare che i promotori della stessa siano laici. Il problema è che il termine viene usato in ben altra accezione: si crede di operare una separazione tra fede e ragione e, più ancora, tra Stato e Chiesa.

Ma una ragione che non sia guidata e sopraelevata dalla fede, è sufficiente a cogliere ciò che è vero? Mettiamo per un momento che la nostra ragione non sia già inficiata dal peccato originale e quindi dalla nostra natura decaduta, anche se così non è. Poniamoci dunque in quella condizione primordiale di Adamo prima del peccato originale, quando la sua intelligenza era perfettamente integra e non offuscata dal disordine introdotto dalla disobbedienza a Dio. Con tale ragione Adamo poteva vedere Dio, poteva cioè riconoscere la Verità e abbracciarla. Sappiamo tutti com’è andata a finire. Prendiamo ora un altro esempio: Satana.

Un’intelligenza immensamente più grande di quella umana, essendo lui una creatura angelica e quindi puro spirito. Satana aveva accesso in maniera ancor più diretta di Adamo a quella Verità. Eppure, decise diversamente. Vedete, cari amici, è vero che determinate questioni attengono alla sfera della legge naturale inscritta in ogni uomo. Quanto vorrei però che avessero ragione coloro che pensano di risolvere i grandi problemi dell’umanità, le grandi derive filosofiche e teologiche, semplicemente mettendosi davanti ad un tavolo mettendo a confronto i dati di realtà e ragione con le falsità del mondo moderno. Così non è purtroppo. Perché? Perché la realtà è che se nemmeno l’intelligenza di Satana e di Adamo è stata sufficiente per accettare la Verità, figurarsi una ragione umana che è persino ferita dal peccato (e non solo quello originale, ma anche quello attuale). È in questo senso che operare una separazione tra fede e ragione, espungendo la prima ed esaltando la seconda, a lungo andare si rivela essere un auto-menomazione in quanto si sta rinunciando alla fonte stessa da cui attingere per poter continuare a combattere.

D’altra parte le due entità Stato/Chiesa per molto tempo sono state unite e per un motivo molto semplice: che la Chiesa essendo Maestra di Morale (ovvero insegnando all’uomo qual è il fine ultimo del suo agire, ovvero Dio) ha non solo il diritto, ma il dovere di ribadire a tutti i popoli, a tutti gli Stati esistenti al mondo, che vi sono atti intrinsecamente malvagi perché non ordinati al proprio fine ultimo. L’aborto, così come tutti gli attacchi alla vita umana innocente e gli atti omosessuali sono atti intrinsecamente dis-ordinati, in quanto si discostano dall’ordine naturale e divino voluto da Dio.

È deleterio questo continuo tentativo, da parte dei cattolici stessi, di relegare quanto la Chiesa ha sempre insegnato ad un ambito meramente privato e privare la Dottrina Cattolica della sua componente inevitabilmente sociale, negando, in ultima analisi, la stessa Regalità Sociale di Cristo e i molteplici frutti prodotti in quell’epoca in cui, per dirla con Leone XIII, “la filosofia dell’evangelo governava gli Stati, quando la forza e la sovrana influenza dello spirito cristiano era entrata bene addentro nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in tutti gli ordini e apparati dello Stato; quando la religione di Gesù Cristo, posta solidamente in quell’onorevole grado che le spettava, andava fiorendo all’ombra del favore dei princìpi e della dovuta protezione dei magistrati; quando procedevano concordi il sacerdozio e l’impero, stretti avventurosamente fra loro per amichevole reciprocità di servigi” (Immortale Dei).

San Tommaso d’Aquino, San Bonaventura da Bagnoregio e tutti i più grandi filosofi/teologi della patristica medievale ci direbbero che le opinioni altrui andrebbero sfidate non sul piano della libertà (che non è fine a se stessa, non è ab-soluta, nel senso di slegata da un riferimento più alto e oggettivo), ma sul piano della Verità che non dipende né da me, né da te che leggi, né da Zan, ma è un dato che pre-esiste al nostro pensiero. Allora che si esprimano pure delle opinioni, certo, su quanto sia più bello il rosso del blu o su che abito sia meglio mettersi ad un ballo di gala. Ma sulla Verità (e ripeto, non su quello che io credo essere verità, ma su quello che oggettivamente è verità) non è lecito avere un’opinione, nel senso che la mia mente deve necessariamente riconoscere e accettare il dato di realtà.

Infatti cos’è la Verità? Veritas est adaequatio rei et intellectus (San Tommaso e Scolastica): la verità consiste nell’adeguarsi dell’intelletto alla realtà delle cose. Invece molti oggi, persino tra i cattolici, sembrano rifuggire come la peste l’idea di una Verità assoluta e oggettiva, come se la Verità fosse qualcosa che imponendosi sull’uomo dall’esterno sia qualcosa che possa “fargli del male”. Ma come può la Verità, che l’uomo cerca per propria natura, essere qualcosa di esterno che faccia del male? Semmai essa è il pieno compimento della natura umana, che viene sopraelevata dalla grazia e porta l’uomo alla santità! In altri termini, l’uomo può essere realmente felice solo in conformità alla propria natura, che si fonda sulla Verità e tende ad essa!

Oggi invece sembra che si voglia preservare il diritto dell’uomo di distruggersi da solo mediante il peccato. Questo accade perché non si è più abituati a guardare la realtà sub specie aeternitatis, ovvero in prospettiva dell’eternità. Io non direi mai ad una persona che ha il “diritto” di peccare, perché ben so cosa il male morale provoca all’anima e cosa può comportare per l’eternità. Questo non vuol dire che una persona non può peccare, perché siamo pur sempre deboli e non sempre riusciamo a cooperare con la grazia santificante in misura sufficiente a non cadere, ma semplicemente che non si possa pretendere il diritto di insegnare il peccato come se fosse giusto e per di più sotto la tutela della legislazione vigente … cosa che ormai abbiamo visto da tempo con leggi come il divorzio, l’aborto, la fecondazione artificiale, le DAT, le Unioni Civili e via discorrendo.

Molti dicono: “io devo difendere il diritto di tutti a manifestare le proprie idee” (ovvero, nel bene e nel male). Questo ragionamento sembra non tenere in debito conto che la manifestazione di idee perniciose non è esente poi da un tramutarsi in prassi perniciose. Nella fattispecie, le filosofie gnostiche che hanno letteralmente demolito il concetto di una “natura umana” data da sempre e per sempre, sostituendovi un surrogato di indeterminatezza, hanno determinato l’ideologia del genere e da questa si è poi giunti alle rivendicazioni del mondo LGBT, tra le quali la più aberrante è quella dell’utero in affitto, profondamente legato ad aborto ed eugenetica.

Ed ecco come, da una semplice e apparentemente innocente idea, si è passati ad un atto delittuoso e profondamente concreto come l’aborto. Ignorare questo legame significa non cogliere il nesso di causa-effetto tra una determinata visione antropologica e una precisa concezione dello Stato e della politica. Se si dà per assunta l’idea che l’uomo si plasma da sé e che non abbia una natura oggettiva, uno Stato che approvi leggi come il DDL Zan-Scalfarotto è la logica conseguenza.

L’unico modo per vincere questa battaglia è adottare il principio dell’agere contra: per cui alla falsità si deve opporre la verità e al vizio la virtù. Senza una strategia del genere non metteremo mai in discussione le fondamenta su cui si basano certe proposte di legge e continueremo a subire cocenti sconfitte, come è già accaduto in passato. Se oggi siamo arrivati ad una tale dissoluzione morale e sociale, lo dobbiamo ad una rinuncia del mondo cattolico ad essere militante in virtù di una difesa incondizionata della libertà che però, senza la verità perde totalmente di significato e si tramuta in schiavitù.

 

Fabio Fuiano