Dopo il coronavirus: “The Great Reset”. Uno sguardo al di là della pandemia. Di Sgarfabula

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Tavolo di Lavoro sul dopo-coronavirus

 Dopo il coronavirus: The Great Reset

Uno sguardo al di là della pandemia.

 

di Sgarfabula

 

 Le semplici riflessioni che qui si propongono nascono, come molte altre, dal disorientamento che si prova dopo mesi di distanziamento sociale, limitazioni delle libertà personali e incertezza sul domani conseguenti all’esplosione della pseudo-pandemia da corona-virus. Il marasma di effetti collaterali indesiderati che questo evento, tanto inaspettato per l’uomo comune quanto nefasto nei suoi esiti ai livelli economico, sociale e finanche politico, non può che indurci a rivolgere lo sguardo verso possibili scenari futuri, per il nostro Paese, per noi cristiani e infine anche per la Chiesa, coscienti che difficilmente si potrà tornare alla normalità precedente la pandemia.

Queste considerazioni scaturiscono soprattutto dalla rapida lettura, e successiva meditazione, del recente e pregevole intervento con il quale S.E. l’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi ha dipinto con grande efficacia il quadro generale della attuale situazione prodotta dalla pandemia, indicando anche i criteri per una normalizzazione della vita pubblica, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica.

Cosa siamo riusciti a vedere finora?

In effetti, lo svilupparsi della pandemia è apparso sin dal suo inizio come avvolto in una cappa di fitta incertezza, che arrivava nelle nostre case attraverso una narrativa spesso imprecisa e contraddittoria.

Tante ipotesi e pareri si sono sentiti circa l’origine di questo virus, le cause che l’hanno prodotto, la gravità della pandemia, i rimedi più efficaci. Il mondo scientifico è stato e rimane ancora molto diviso su molti aspetti, non ultimo il rimedio vaccinale.

Ma confusa è apparsa anche l’azione del governo che nell’emergenza ha adottato provvedimenti intempestivi, talvolta approssimativi e anche di dubbia costituzionalità.

Insomma, abbiamo vissuto per mesi immersi in una inquietante confusione. Tanto che alcuni narratori dei fatti presenti hanno recuperato il termine noto in politica come confusionismo, per indicare il metodo con cui gli agenti del mondialismo portano avanti la propria agenda imponendo il caos a livello globale. Un’opinione pubblica frastornata e impaurita dal battage mediatico dei giornali, televisioni e soprattutto da internet, non è più in grado di compiere un’analisi obiettiva dei fatti, risultando così incapace di leggere le trame di un’emergenza che, nel suo divenire, si dimostra sempre più come un evento artatamente programmato.

Molti sono consapevoli che

La pandemia non ha fatto che accelerare ed aggravare tendenze precedentemente in atto nel contesto della crisi economica mondiale. Tra queste emerge la polarizzazione sempre più spinta del confronto politico e sociale, non solo negli Stati Uniti ma, anche se in forma meno radicale, in altri paesi occidentali, soprattutto europei. Il palesarsi di una nuova edizione della guerra fredda tra super potenze (USA-Cina e marginalmente Russia). Il continuo progredire della scalata cinese ai vertici dell’economia mondiale, sostenuta dai poteri finanziari e dalle grandissime corporations. Il progressivo indebolimento dell’Unione Europea che ha ridato il primato agli interessi particolari dei singoli paesi membri, i quali lo hanno sancito con la chiusura dei confini e con una falsa solidarietà nell’affrontare l’emergenza sanitaria. Molti paesi hanno così assunto una postura marcatamente autoritaria, a grave discapito della libertà personale e soprattutto di culto. La Chiesa si è vista ancella di governi atei e liberali che l’hanno tenuta segregata come non si vedeva da lungo tempo.

Cosa non ci dicono i giornali.

Ragionare sul futuro significa valutare molti fattori, interni ed esterni al nostro Paese, e non si può trascurare quello che si sta presentando come lo scenario più probabile per il dopo corona-virus. E’ materia di analisi geo-economica e politica, ma che pare non interessare i media generalisti, apparentemente distratti e focalizzati su questioni nazionali, certamente importanti, ma di piccolo cabotaggio politico.

Si tratta di uno scenario da poco annunciato e che vedrà poste in essere le nuove linee di sviluppo dell’economia mondiale. Ad annunciarlo, agli inizi di giugno 2020, è stato il portavoce del World Economic Forum (WEF), Klaus Schwab, parlando di un Great Reset come di una grande ripartenza del capitalismo che trarrà vantaggio dalla contrazione delle economie mondiali dovuta alla pandemia. Questo organismo sovranazionale, che non rappresenta i popoli o gli stati, ma include i vertici della finanza e dell’economia mondiale, si ritroverà a Davos, in Svizzera, nel gennaio del 2021, in occasione del suo 50esimo incontro annuale, per discutere e decidere il futuro del mondo.

Questa notizia non può lasciarci tranquillamente indifferenti e ci pone di fronte a molti interrogativi quali: chi comanda veramente il mondo, qual’è il ruolo della politica come arte del bene comune e in rapporto all’economia, quale il senso dello stato come servizio per il bene della comunità nazionale, cosa ne sarà dei diritti naturali e fondamentali come la libertà nelle sue varie forme di espressione, in particolare quella religiosa?

Più importante ancora è chiedersi quale debba essere il ruolo della Chiesa affinché questo processo di mondializzazione realizzi la giustizia sociale, il vero bene comune e quell’ordine rivolto al fine ultimo di ogni essere umano.

Rispondere al primo interrogativo significa prendere coscienza che un ristretto consesso di potentissimi attori del mondialismo (la grande industria, la grande finanza, i giganti tecnologici non solo occidentali e alcuni centri di influenza/Think Tank) è in grado di imporsi sugli stati sovrani e sui corpi multinazionali, come le Nazioni Unite o l’Unione Europea, influenzandone le politiche in ogni ambito del sociale al fine di realizzare una governance globale privatizzata.

Cosa prevede il Great Reset?

Sarà necessario dedicare particolare attenzione ai prossimi lavori del World Economic Forum, perché la sua agenda globalista si svilupperà in maniera così attraente che verrà probabilmente accolta con grande entusiasmo sia dalle classi intellettuali dominanti che dalle persone più semplici.

Questo concetto di grande ripartenza si sostiene su posizioni ideologiche ormai note, dalle quali partiranno linee d’azione politica finalizzate alla ridefinizione dei meccanismi economici a livello globale.

Si continuerà ancora con l’ideologia verde per far accettare benevolmente la green economy di obamiana memoria e il più recente Green New Deal promosso dalla  Commissione Europea. Il Centro Studi inglese Chatham House sostiene che il razionale di un piano di global green recovery sia quello di creare nuovi posti di lavoro verde, a ristoro di quelli persi con la pandemia e, al contempo, di allontanarci dai rischi connessi con i cambiamenti climatici. Pertanto si parlerà ancora di global warming e si recupererà l’ormai trascurata Greta Thunberg. Quindi ancora madre terra, che per noi cattolici significa difesa del creato, come ci insegna l’enciclica Laudato si di Papa Francesco. E ancora protezione della natura e del genere umano che ben si affianca all’Agenda 2030 dell’ONU e ci porrà di fronte alle politiche di contenimento delle nascite, alla gestione delle migrazioni, tutto sempre per uno sviluppo sostenibile.

Un’altro ambito sarà quello delle uguali opportunità e dell’inclusione per favorire le diversità, qualsiasi sia la razza, l’orientamento sessuale o la religione purché, è sottinteso, non sia il cristianesimo, che sta vivendo  un allarmante picco di persecuzione e di odio tanto che le prossime vittime del subbuglio sociale alimentato dal movimento Black Lives Matter poterebbero essere i cristiani americani.

Le uguali opportunità sono una parola magica che richiama alla mente le parole del ministro italiano della sanità, il quale ha giustificato l’impegno del governo nella ricerca di un vaccino come una misura per assicurare a tutti il diritto alla salute. Una posizione, quella italiana, coerente con quelle iniziative, istituzionali o private, che il filosofo neo-marxista Fusaro chiama capitalismo terapeutico. Si tratta, dal lato del l’EU, del programma di vaccinazioni (sviluppato ben prima della pandemia) Horizon 2022 e del passaporto vaccinale. In ambito privato l’Agenda ID2020 promossa dalla Global Alliance for Vaccines and Immunizations porterebbe all’istituzione dell’identità digitale. Queste iniziative saranno foriere di ulteriori sviluppi come l’abbandono della moneta contante, a tutto vantaggio del sistema bancario, e permetteranno, dopo l’attivazione della rete 5G, un controllo totale della popolazione che, a quel punto, sarà entrata pienamente nel nuovo capitalismo di sorveglianza.

A coronamento e supporto delle istanze mondialiste insite nell’idea di  un Great Reset è arrivato, puntale, il sostegno del Segretario Generale dell’ONU che, in un intervento del 26 giugno scorso, ha auspicato l’impegno degli stati per il conseguimento di una governance mondiale multilaterale. Perché nel nostro mondo, dove gli stati e le varie realtà politiche sono strettamente interdipendenti, il multilateralismo solidale è la giusta risposta dell’ONU per superare la crisi sanitaria attuale e per conseguire il bene mondiale. Uno strumento, quindi, per risolvere tutte le forme di diseguaglianza, scongiurare i pericoli delle crisi economiche e delle guerre, nonché quelli derivanti dall’anarchia dello spazio virtuale.

E possibile un mondialismo cattolico?

I pochi e brevi accenni al futuro ci presentano ancora un modello di società dominato dall’economia e che continua il suo progressivo allontanamento da ogni riferimento alla morale cristiana.

L’ONU parla generalmente di bene comune mondiale, ma quale è il fondamento di tale bene? La pace terrena, la ricchezza, la salute? Questo  approccio rischia di trasformarci da società di battezzati a società di pacifisti, materialisti o di vaccinati. Manca quel bene veramente comune e che è di ordine soprannaturale.

Lasciamo ai teologi ed esperti di dottrina sociale chiarire se mai il mondialismo potrà avvicinarsi minimamente ad un modello di società perfetta, coerente con la Dottrina della Chiesa, una sorta di ritrovata Cristianitas. Se la risposta sarà negativa dovremo in qualche modo agire e concorrere con la Provvidenza alla realizzazione della Civitas Dei.

Monsignor Crepaldi, con il suo recente intervento sull’attuale situazione di crisi, ha dato un deciso segnale in questa direzione, sollecitando un’azione politica efficace e soprattutto ben fondata sui principi della  Dottrina Sociale. Senza una chiara concezione del valore di libertà, che non neghi la Verità, non avremo cittadini veramente liberi e onestamente partecipi della vita della Nazione. Senza un’attenta disamina dei limiti dell’organizzazione politica ed amministrativa dello stato non saranno possibili vere e produttive riforme.

Che l’invito del Vescovo possa trovare ascolto ai più alti livelli della Nazione, perché senza un sicuro indirizzo morale e dottrinale l’azione politica rischia di ridursi a mero accoglimento di interessi particolari o dei diktat provenienti dagli organismi sovranazionali.

Concludiamo ricordando che le nazioni rinascono più forti dalle crisi che le colpiscono quando dispongono di una leadership politica fedele al proprio popolo, che sia solidamente ancorata ai valori fondanti della società politica che rappresenta e mantenga forte il senso dell’identità nazionale.

A questi requisiti fondamentali si devono aggiungere anche l’attitudine ad una onesta autocritica e la capacità di introdurre cambiamenti selettivi in ambiti ben definiti.

Ma per paesi come l’Italia la mancanza di libertà da costrizioni geopolitiche  rimane un fattore fortemente penalizzante.