È nato il popolo della Dottrina sociale della Chiesa. La Terza Giornata della DSC a Lonigo

Giornata dsc

In un grande convento francescano di una piccola cittadina veneta, sabato scorso 17 ottobre è accaduta una cosa molto significativa. A Lonigo (Vicenza) si è tenuta la Terza Giornata Nazionale della Dottrina sociale della Chiesa. Il solito convegno! si dirà… e invece non è stato il solito convegno ma qualcosa di meglio e di più. Lì si è dato appuntamento un popolo cattolico che non intende rinunciare alla Dottrina sociale della Chiesa così come la Chiesa l’ha sempre insegnata, che dal basso si organizza e si collega per aiutarsi a tenere fede a questo patrimonio, seriamente preoccupato da come la Chiesa stessa lo stia trascurando se non abbandonando.

Alla chiamata dell’Osservatorio Van Thuân e della Nuova Bussola Quotidiana hanno risposto non solo singole persone ma soprattutto molte realtà associative e centri culturali cattolici già collegati tra loro nel Coordinamento nazionale Justitia et Pax per la Dottrina sociale della Chiesa. Le relazioni della mattinata – il vescovo Crepaldi, Gotti Tedeschi, Milano, Severance, Cascioli – hanno messo in evidenza le ideologie che oggi occupano non solo il mondo ma anche la Chiesa. Tra esse e la Dottrina sociale c’è una opposizione frontale, sicché se il loro sviluppo è lasciato correre ciò accade per la carenza nell’utilizzo della Dottrina sociale della Chiesa. Il mondo ecclesiale parla di ecologia, di povertà, di decrescita, di natura, di sostenibilità, di mondialità, di integrazione, di fratellanza così come ne parla il mondo piuttosto che secondo le categorie della propria Dottrina sociale. Le diocesi e le parrocchie credono alle bugie sul riscaldamento globale, denunciano lo spreco dell’acqua ma non dicono una parola contro lo sterminio dell’aborto. Pensano che “dare a Cesare quel che è di Cesare” consista nell’obbedire ai decreti governativi anti-covid, e dimenticano che anche a questo proposito bisogna “dare a Dio quel che è di Dio”.

Il popolo che ha partecipato a questa Terza Giornata della Dottrina sociale della Chiesa prende atto del suo abbandono da parte della Chiesa. La nuova teologia morale la rende impossibile. Le Diocesi non pensano ad utilizzarla in modo integro per la formazione dei laici. La Facoltà teologica di Milano dice che bisogna “superare” la Dottrina sociale della Chiesa. I vescovi italiani organizzano un pellegrinaggio ambientalista, molti di quelli americani invitano a votare Biden, quelli tedeschi hanno preso una strada di uscita dalla dottrina cattolica su questioni fondamentali di etica sociale, quelli spagnoli hanno proposto al loro governo di inserire l’insegnamento della religione nella materia di “educazione ai valori”: il Vangelo ridotto ad educazione civica dei governi socialisti. Il collegamento tra bioetica, biopolitica, biodiritto e Dottrina sociale della Chiesa stabilito inequivocabilmente dalla Evangelium vitae è rifiutato. Nessun intervento chiaro e forte sulle recenti politiche contro la vita. I parroci alla prima comunione regalano ai bambini piantine da mettere a dimora. Si lanciano le parrocchie plastic free. Durante il lockdown la Chiesa ha omesso di educare i fedeli all’uso della ragione, applicando disposizioni ancora più irragionevoli di quelle governative. Di diritto naturale e di legge morale naturale, da sempre capisaldi della Dottrina sociale cattolica, raramente si sente parlare. Che non si possa militare in tutti i partiti politici non si può più dire. Comandamenti che hanno uno sfondo sociale molto evidente vengono considerati non imperativi: dal dovere di santificare le feste a non desiderare la donna d’altri, dal non uccidere al non fornicare. Il diritto alla proprietà privata, invece, pur essendo tutelato da due comandamenti, viene messo volentieri in discussione.

Nel pomeriggio della Terza Giornata di Lonigo di sabato scorso ci sono stati molti interventi di questo popolo della Dottrina sociale della Chiesa. Non si vuole che la società multi-religiosa diventi il fine della vita sociale e politica perché questo la Dottrina sociale non l’ha mai insegnato. Si vuole una economia della vita, della famiglia, della natalità, dei corpi intermedi naturali e non una politica dell’ambiente o della società aperta, o delle agenzie internazionali. Non si pensa che la Chiesa faccia parte di una più grande fratellanza in cui inserirsi, ma si pensa che Gesù Cristo abbia, come Creatore, costituito la fratellanza del genere umano, e che come Salvatore l’abbia redenta dal peccato. Non si vuole rinunciare allo sviluppo in cambio della sostenibilità, perché l’unica cosa insostenibile è il sottosviluppo. Non si vuole cedere ad un nuovo socialismo statalista, finanziario e globalista che si vuole imporre con la scusa delle emergenze sanitarie.

Esiste già ormai da un anno il Coordinamento Justitia et Pax che collega tra loro queste realtà sia locali che nazionali. Bisognerà ampliarlo e renderlo ancora più strutturato e operativo che non ora. Poi bisognerà dar vita ad una opera formativa continuativa nei territori della cattolicità italiana. Bisognerà anche entrare con una sola voce nel merito di tante questioni sociali e politiche di oggi in cui lo smarrimento della bussola è evidente e dove il silenzio del magistero si fa più sonoro. Bisognerà poi pensare anche a delle opere.

Non è stato solo un convegno è stato qualcosa di meglio e di più.

Stefano Fontana

 

LIBERARE L’ECONOMIA DALLE IDEOLOGIE:

UN PRESSANTE INVITO DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi

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