Essere senza tempo. Accelerazione della storia e della vita

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Diego Fusaro centra l’obiettivo e intuisce che una delle tragedie del nostro tempo è di avere negato il pensiero di santa Caterina da Siena, la quale insisteva di vivere nel presente, poiché «il tempo dell’uomo è quanto una punta d’aco e più no». Scellerati invece i moderni, che si sono lasciati ingannare dagli idealisti e dai sognatori. Uno tra molti, Johann Gottlieb Fichte: «Il mio animo non può trovar posto nel presente, né riposarvi un attimo» ma, piuttosto, il presente è solo un «mezzo per il raggiungimento di uno stato migliore». Lo disse Fichte, ma avrebbe potuto dirlo Hegel, Schopenhauer, Marx o chiunque altro. Da qui tutti gli storicismi, i modernismi, le folli corse verso l’inesistente futuro, i rinnegamenti del passato, le rivoluzioni, l’agitazione perpetua, l’autoassoluzione dalle colpe attuali, la condanna dei padri, la santificazione dei posteri a prescindere.

Fusaro ha cercato di dire che non c’è mai stata pazzia più grande al mondo, che quella di scappare dal presente. Dall’imporsi violento di questo delirio – scrive – «dominò incontrastata la passione per il futuro» e s’«impose con forza l’idea che la verità risiedesse nel domani». Una sorta, insomma, di «sindrome della fretta», quale esito patologico «dell’impazienza futurologica». Se queste parole sgorgano ora da un marxiano (non marxista) come Fusaro, c’è ancora un po’ di posto per la speranza che questo disordine odioso possa, prima o poi, crollare per implosione.

Non più dunque il «tutto scorre» eracliteo, ma il «tutto corre» degli ultimi trecento anni. E il giudeo-cristianesimo non è estraneo a tutto ciò: quel Gesù Cristo che disse «Verrò presto!» (Ap 20, 20) ha innescato, in un certo senso, la pulsione teleologica per l’avvento del Regno. Dal Nuovo Testamento in poi – spiega Fusaro – la storia prese la forma di una linea, che va dal passato al futuro, sulla quale eventi irripetibili fluidificano anche le «strutture» portanti, metafisiche e sovrastoriche. Lo stimolo alla conversione si è così corrotta in «fretta soteriologica», la redenzione in «accelerazione» e l’eresia di Gioacchino da Fiore ha fatto credere ai moderni che l’unica operazione del cristiano fosse quella di coltivare l’«impazienza per il Giudizio universale».

 

Silvio Brachetta

 

Diego Fusaro, “Essere senza tempo. Accelerazione della storia e della vita”, Bompiani, 2017, pp. 409, euro 13,00